Certe canzoni…

Ci sono canzoni che sono un punto debole. 

Senza tempo. Senza difesa.

Per me una è questa. E la tua qual è?

Alla fine tre cose contano:

quanto hai amato,

come hai gentilmente vissuto

e con quanta grazia hai lasciato andare le cose non destinate a te.

(Detto buddista)

FELICE DOMENICA!

 

54 commenti

Archiviato in citazioni, emozioni, Intrattenimento, Musica, Senza categoria

Un pò di bon ton… imperiale

Se vi trovate a Vienna  consiglio di andare a visitare la  Hofburg, residenza invernale della famiglia imperiale e, tra i vari musei presenti  all’interno, non dimenticate  il Sisi Museum, dedicato alla  mitica principessa.

sissi

L’imperatrice Elisabetta di Baviera in abito da ballo (1865). Dipinto di Franz Xaver Winterhalter (dettaglio)

E’ una visita molto interessante che vi proietterà immediatamente nel mondo dorato della nobiltà del tempo e che offre tante gradevoli curiosità. Non sto ad elencarle tutte, ma già al pianterreno vi accoglie il museo delle argenterie e dei servizi da tavola di corte, eccezionale raccolta degli oggetti un tempo necessari al governo della casa imperiale. I visitatori hanno qui occasione di familiarizzare con le tradizioni e gli addobbi della mensa imperiale: si possono vedere spettacolari centrotavola, gli argenti, le stoviglie e centinaia di servizi da tavola pregiatissimi.

Al piano superiore, poi, c’è davvero da restare basiti per le tante curiosità che via via incontri: dagli abiti più famosi della principessa Sissi ai gioielli (tutti copie), dal  baule delle medicine da viaggio (enorme) alle velette, dalle spazzole ai guanti e  le sue ricette di bellezza, la sua maschera mortuaria, la lima originale che fu l’arma dell’attentato, ecc…

 Interessante la sezione cinematografica e multimediale e nell’ultima stanza  si può ammirare  la tavola apparecchiata per i pranzi ufficiali di Francesco Giuseppe. Bella, vero?

??????????

La tavola era  solennemente addobbata  con centrotavola dorati adorni di fiori, frutta e confetteria. Sui  piatti c’erano i segnaposto d’argento. Ogni portata aveva il suo piatto: la minestra e i dolci venivano serviti in piatti di porcellana, mentre per tutte le altre portate si utilizzavano piatti d’argento (e capirai…). Sulle posate, sempre d’argento eh,  c’era il simbolo dell’aquila bicipite. Con ogni portata veniva servito un vino diverso, e per ciascuno di essi era prescritto un bicchiere a parte; ogni  commensale aveva una propria caraffa dell’acqua e del vino e una saliera personale.

??????????

L’imperatore era seduto al centro della tavola, di fronte a lui l’ospite d’onore; seguivano poi gli altri commensali secondo il grado di parentela o il rango. Gli uomini si alternavano sempre alle donne e la conversazione era concessa soltanto con i vicini di tavola (questa è un po’ dura…). Gli invitati venivano serviti contemporaneamente all’imperatore, che iniziava immediatamente a mangiare. Una pietanza veniva dichiarata terminata non appena l’imperatore deponeva le posate e immediatamente sparecchiata, quindi niente tentennamenti nel mangiare! L’imperatore, però, pare stesse attento  a deporre le posate soltanto quando gli invitati avevano terminato. Un pranzo comprendeva da 9 a 13 portate (no comment…)  e durava al massimo 45 minuti.Il caffè e i liquori venivano serviti al termine in un’ altra stanza dove era inoltre concesso ai signori di fumare.

 ??????????

Spettacolare il tovagliolo. Sapientemente piegato “in stile imperiale”,  in ciascuna delle cavità della piega ospitava un panino. La piegatura dei tovaglioli, in fine cotone damascato e della misura di una tovaglia da the, era autorizzata soltanto nei pranzi di corte cui fosse presente l’imperatore ed era un segreto ben custodito, tramandato oralmente soltanto a poche persone selezionate. Tuttora questa piegatura dei tovaglioli può essere utilizzata soltanto nelle visite di stato di teste coronate e presidenti e sembra che esistano soltanto due persone che ne conoscono il segreto che non  rivelano a nessuno! Beh…io non ci tengo a conoscerlo. Preferisco il tovagliolo “Strelitzia ” di Laura che, inoltre, nel suo blog di cucina ci insegna come realizzarlo e senza segreti di Stato!

strelitzia2

42 commenti

Archiviato in Articoli, costume e società, Cucina, Intrattenimento, Senza categoria, Viaggi

Budapest

Impegnativo  visitare una metropoli in un giorno. Ma se hai  volontà e forza nelle gambe,  se non perdi tempo a mangiare o a fare shopping,  se sei informata su cosa vedere, se hai ricevuto buoni consigli sull’itinerario e sfrutti tutti i mezzi di trasporto che la città offre, riesci a vedere davvero tanto.

Così è stato a Budapest, città monumentale che non vedevo da 25 anni. Potendo, sceglierei posti sempre nuovi da visitare, ma l’idea di tornare in un luogo a distanza di tempo mi piace ugualmente  e addirittura penso che sia utile per non dimenticare, per rafforzare l’idea o modificarla, per vivere simili o nuove e diverse sensazioni. E poi gli occhi che guardano sono occhi diversi, cresciuti, adulti e la visione può essere un’altra.

Ponte delle catene

Di Budapest avevo un ricordo grigio, triste e soffocante che adesso si è modificato, ma qualcosa di quelle sensazioni provate allora è rimasto. Non so bene il perché: troppo breve questo tempo di permanenza e forse resto ancora condizionata dalla storia e dai miei ricordi del passato.

Non posso scordare la frontiera  ungherese di 25 anni fa e quei giovanissimi doganieri che quasi tendevano la mano per un’offerta di ogni  genere. Ricordo che li facemmo entrare nella nostra roulotte e li invitammo a prendere ciò che desideravano e loro non si fecero pregare, accettando con un sorriso biscotti, conserve, pasta e qualsiasi prodotto italiano noi fossimo disposti a dare. Ci chiesero anche sigarette e giornali pornografici (che non trovarono) e scordarono persino di controllare i documenti. Ricordo anche alcune vecchine che vendevano scialli coloratissimi davanti la porta di casa e una di esse ci invitò ad entrare e con circospezione  aprì un cassetto e tirò fuori un fazzoletto dove era avvolta  una pietra che sembrava un brillante. Sperava l’acquistassimo. E ricordo ancora una macelleria con un lungo bancone da esposizione e con soli due pezzetti di carne. Ricordi che oggi sono fortunatamente solo ricordi, ma nell’aria qualcosa di non ben definito è rimasta: allora c’era il comunismo, oggi pare ci sia una ventata di fascismo mascherato di democrazia. Non so, ma a distanza di tempo la sensazione di insoddisfazione, sofferenza e soffocamento del sempre sfuggente  popolo magiaro, è rimasta.

??????????

Senza nulla togliere alla bellezza della città, dei monumenti, degli edifici, di alcuni ponti, delle alture, dei panorami, del fiume, non ho potuto fare a meno di notare la necessità di manutenzione che molti di essi hanno, i tantissimi negozi chiusi ed abbandonati, le strade pulite ma non curate, il traffico disordinato. Non ho avvertito sensazioni di pericolo come comunemente si dice,  ma ho notato tantissimi barboni e gente che ad ogni ora rovistava nei cassonetti della spazzatura. Un lungo tratto di treno in terra ungherese ha, inoltre, rafforzato l’idea di un Paese che fatica ad uscire dal periodo di buio.

Piena di turisti, soprattutto italiani, a Budapest ci si muove facilmente con vari mezzi. Noi, causa il gran caldo, abbiamo scelto un bus turistico, facendo soste lunghe a quasi tutte le fermate. Il giro sul Danubio con il battello al tramonto ci ha regalato una visione di panorami e di colori sulla città davvero splendidi. Perché una delle cose più belle di Budapest sono gli scenari che cambiano in continuazione, offrendo visuali  sempre diverse tra loro. Gli stili architettonici, poi,…li trovi tutti!

Parlamento

 La passeggiata notturna sul lungofiume  e in alcune vie del centro ha fatto emergere lo stridore tra i vari stati sociali che convivono nelle metropoli del mondo, Budapest compresa. I ponti, che uniscono e mai separano, mani tese alla comunicazione e alla fratellanza, ci hanno dato la possibilità di visitare agevolmente a piedi vari punti di Buda e di Pest e l’isola Margherita e di divertirci per un paio d’ore con le bici.

 La visita alla Sinagoga mi ha lasciata perplessa: una mescolanza  di stili e persino  di religiosità diverse, che non fa giustizia alla memoria delle migliaia di ebrei perseguitati ed uccisi. Anche il salice di acciaio trasmette a fatica delle sensazioni: tutto sembra costruito per giustificare il salato biglietto d’ingresso.  Alle terme abbiamo dovuto rinunciare per mancanza di tempo, così come alla visita del Parlamento che è in restauro e dei musei, ma tanto altro è stato visto ed apprezzato.

DSCN4313

E ciò che  continuo  ad apprezzare di questa  bella città è quell’ unione  che ha dato forza ed importanza a due città rese una e senza la quale tutto sarebbe stato ancora più difficile.

??????????

23 commenti

Archiviato in Articoli, Senza categoria, Viaggi

Sugli Alti Tatra

Che  ami più il mare che la montagna è risaputo, ma questo non significa che non so apprezzarla . Diciamo che se posso scegliere preferisco andare verso sud, ma anche la direzione nord non è così male. E la mia montagna sta a nord. Ciò che del nord mi preoccupa è la neve, il ghiaccio perché, inesperta come sono, non saprei fronteggiarli. Ma se devo farlo…

DSCN4327

Gli Alti Tatra non sono le mie montagne, ma ero lì in compagnia di persone che li conoscono abbastanza bene e mi sono fidata di loro. Dissero di portare indumenti caldi perché c’era ancora un po’ di neve oltre i 2000 metri ed io portai indumenti caldi. Poi trovammo almeno 25 gradi…sudore a josa…pazienza. Neve e ghiaccio, seppur a tratti, non mancavano e quando soffiava il vento era come fare le saune finlandesi.

Avremmo dovuto prendere la funivia per arrivare sulla vetta più alta delle uniche montagne slovacche che sembrano nate dal nulla tra la pianura, ma il vento non lo permise…pazienza: la montagna sa riservare sorprese e così gli amici proposero in alternativa di passeggiare (!!!) per crinali per andare a vedere un ruscello con relativa cascatella. Chiesi la difficoltà e il tempo previsto per la scarpinata. Risposta :facile, circa 20 minuti. Ok, si può fare (forse).

 L’autista del bus ci salutò e ci dirigemmo  per il sentiero che inizialmente presentava solo un po’ di neve sporca e semisciolta. Camminando camminando, però…

??????????

-Ehi, ma dove andiamo? Qui c’è ghiaccio, non ho scarpe adatte. Non è meglio tornare indietro?

-Ma no, è facile e poi il ghiaccio sarà solo in qualche curva a nord, dai. Guarda che bello che è qui!

Sì, per essere bello era bello: l’aria, il cielo, il vento profumato, la voce degli alberi e del ruscello, il lago gelato, la compagnia. Tutto bello, ma io con le mie Hogan da passeggio iniziavo a scivolare…

??????????

Intanto il sentiero si faceva sempre più stretto, sempre più pietroso e più innevato e ghiacciato. Attorno a me conifere e alberi che stavano mettendo i germogli e attorno a me anche la desolazione tristissima di intere fiancate di montagna con alberi spezzati, tronchi accatastati alla meno peggio, cespugli e arbusti a bloccare strade, ruscelli e sentieri. I colleghi mi spiegarono che nove anni fa un vento micidiale distrusse migliaia e migliaia di alberi che rimasero a marcire a terra e i tronchi secchi furono facile preda di un coleottero che si insinuò così in tutti i boschi dei Tatra, attaccando anche gli alberi che si erano salvati dal tornado e che ora sono ammalati e fragili ad ogni soffio di vento appena più forte. Occorrono milioni e milioni di euro per bonificare e rimboschire la vastissima zona colpita dal disastro ambientale e la Slovacchia non è l’Austria o la Svizzera o l’Italia del nord. E così la mattanza di alberi continua, la zona è sempre più esposta agli incendi e alle frane ed è davvero tristissimo vedere certe fiancate. Per gli slovacchi è un dolore fortissimo perché amano queste loro montagne che dividono con la Polonia, che hanno piste da sci ben attrezzate e che sono ricchissimi di fauna.

Alti-Tatra-dopo-la-bufera-di-vento-del-2004-

Foto web

Alla prima curva in discesa del sentiero ecco le prime cadute. C’era  ghiaccio durissimo e si camminava come sull’olio. Cercai due robusti rami a mo’ di bastone e cominciai ad andare di tallone e a 3 metri all’ora…

 Trascorsa la prima ora eravamo nemmeno a metà percorso. La cascata sembrava vicina, sembrava…si saliva e si scendeva su sassi e tratti pianeggianti sempre più ghiacciati con borsetta a tracolla che andava di qua e di là e che alla fine appesi al collo per avere le mani libere e con le sneakers da città in pelle e  camoscino, para di gomma, tacchetto e strass che si staccavano ad ogni affondo! Le cadute e gli scivoloni del gruppo iniziarono a non contarsi più. Decisi di posare la fotocamera e di concentrarmi per cercare di non rompermi l’osso del collo. Non so come, ma riuscii ad arrivare alla cascata senza poggiare il sedere per terra, ma due storte alla caviglia non riuscii ad evitarle.

??????????

Bella la cascata, bella bella, ma per andare avanti occorreva attraversare un guado di acqua freddissima. Tornare indietro? Impossibile: il bus era già giù, allo chalet dove poi avremmo pranzato e la fame cominciava a farsi sentire. Quindi avanti tutta!

Arrotolai i jeans al ginocchio e dissi addio alle mie amate Hogan…slpash, splash, splash…aggrappata a ramoscelli, chinata carponi, seduta su massi sporgenti per scivolare piano…inzuppata fino alla coscia, borsetta tenuta coi denti per evitare di bagnare cellulare e fotocamera. Evviva la montagna!!

DSCN4348

-Voi siete mattì! –urlai agli amici slovacchi che ridevano – vi aspetto sull’Etna per vendicarmi!!

Intanto altri cadevano come birilli e già prevedevo una nottata in bianco perché la mia collega di stanza aveva battuto fortemente un ginocchio che era già gonfio.

Il sentiero era trafficatissimo di gente attrezzata per le scarpinate di montagna, appunto! Mi aggrappavo a chiunque mi tendesse una mano vedendomi in difficoltà, persino alla giacchetta di un bimbo mentre scivolavo sul ghiaccio. Fiatone a trombone e crampi alle caviglie e allo stomaco per la fame.

 Erano trascorse oltre due ore e alla fine, non so davvero come, arrivai al ristorante senza ossa rotte. Lo chalet era confortevole e con tanto di camino acceso e, senza chiedere nessun permesso, tolsi  scarpe e calzini bagnati, li misi ad asciugare e a piedi nudi mi sedetti a tavola a gustare un brodino di verdure. Quando servirono un buon secondo di carne, la mia collega slovacca mi chiese se l’indomani volevo fare rafting sul Danubio. Indovinate voi quale fu la mia risposta…

??????????

32 commenti

Archiviato in Articoli, emozioni, Intrattenimento, Senza categoria, Viaggi

BLU

Ho sempre amato il colore blu : dai grembiulini scolastici ai gioielli, dall’abbigliamento ad alcuni arredi di casa. Nel mio armadio ci sono sempre  una giacca, una gonna  o un pull blu e a casa, vuoi che sia un vasetto o un posacenere, una tenda, una lampada o un cuscino, il blu non manca mai. E’ un colore che mi dà serenità, equilibrio ed armonia.

Amo e cerco il blu anche nell’arte e se siamo in una galleria, di certo mi potete trovare ferma davanti a quadri come questo

vicente romero

Pittura ad olio di Vicente Romero 

E poi sono circondata dal blu: è il colore della mia montagna di fuoco che in queste settimane ci  fa sussultare alquanto coi suoi boati e i suoi tremori

ETNA: CENERE LAVICA, CANCELLATI TRE VOLI DA CATANIA

Etna – Eruzione aprile 2013 – Foto web

ed è il colore del mio mare. Ah, che voglia del mio blu!!

??????????

Costa del messinese

Arriverà l’estate col suo blu , arriverà, lo so,  e nel frattempo, per lavoro e per piacere,  torno ad ammirare  il maestoso Danubio che non può essere che blu!

foto_ungheria_001_Budapest_Danubio

Vi abbraccio di blu. A dopo :-)

33 commenti

Archiviato in Articoli, emozioni, Intrattenimento, Senza categoria, Terra mia, un pò di me

Il Presidente che vorrei…

Vorrei un Presidente Italiano capace di pronunciare discorsi come questi, con forza e convinzione.

Che tipo di pace cerchiamo?

 Sto parlando di una pace vera.

 Il tipo di pace che rende la vita sulla terra degna di essere vissuta.

 Non solamente la pace del nostro tempo, ma la pace in tutti i tempi.

 I nostri problemi vengono creati dall’uomo,

 perciò possono essere risolti dall’uomo.

 Perché in ultima analisi,

 il legame fondamentale che unisce tutti noi

 é che abitiamo tutti su questo piccolo pianeta.

 Respiriamo tutti la stessa aria.

 Abbiamo tutti a cuore il futuro dei nostri figli.

 E siamo tutti solo di passaggio.

John Fitzgerald Kennedy – Discorso alla Nazione -1962

 o ancora

“Ich bin ein Berliner!“ - John F. Kennedy, discorso tenuto a Berlino il 26 giugno 1963

http://www.formazionepolitica.org/vedit/15/immagini/File/02%20febbraio/Kennedy%20Berlino.pdf

 

e anche

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

 Robert Kennedy – Discorso pronunciato all’Università del Kansas – 1968

rfk_jfk_480_01Photo by Paul Schutzer

 

27 commenti

Archiviato in Articoli, citazioni, Notizie e politica, pensieri, Senza categoria

Siamo palme

Condivido una poesia molto musicale che avvolge,  attira ed inquieta e che ci rende comunque testimoni di un miracolo: la vita. Quella vita che, però, secondo il poeta si sviluppa non accumulando, ma perdendo. Concetto difficile da accettare, ma se ci pensiamo  bene…ci innalziamo in forza, bellezza e sapienza perdendo rami, come il tronco delle palme che va, via via, sempre più  maestoso verso l’azzurro. Ogni perdita, però, è un dolore…

Cosa perdiamo?

Perdiamo la dolcezza della ninna nanna, le favole, i giochi dell’infanzia, lo stupore del primo bacio, la meraviglia della prima notte d’amore…

Perdiamo alcuni nostri cari, delle amicizie, degli amori, a volte la fede. Perdiamo lo stupore, perdiamo…

E diveniamo dei sopravvissuti, felici comunque di essere vivi anche in mezzo al deserto.

 

PALME

Nasciamo dalla sete. Siamo palme

che crescono a forza di perdere

i propri rami. I tronchi sono ferite,

cicatrici rimarginate dal vento e dalla luce,

quando il tempo, quello che fa e quello che trascorre,

occupa il cuore e lo trasforma in nido

di perdite, ne erige la sua aspra colonna.

E per questo le palme sono allegre

come coloro che hanno saputo soffrire in solitudine

e ora si cullano nell’aria, spazzano nubi

e dalle loro chiome consegnano

inni alla luce, fonti di fuoco.

Tremano, testimoni di un miracolo

che conoscono soltanto loro.

 

Siamo come la sete delle palme

e ogni ferita aperta verso la luce

ci fa sempre più alti, più felici.

Perdite sono i nostri tronchi. È trono

il nostro dolore. Non è bello

soffrire, ma bisogna aver sofferto

per sentire, come un intimo nido,

la meraviglia dei sopravvissuti

che ringraziano l’aria, e poi scoppiano

per l’alta gioia in mezzo al deserto.

 Juan Vicente Piqueras

palme

24 commenti

Archiviato in emozioni, pensieri, poesie, Senza categoria