Giugno e luglio erano i mesi delle feste in casa; ad agosto  il paese si svuotava, molti si trasferivano in montagna o al mare e prima di partire c’era l’usanza di organizzare feste da ballo in casa, nel salotto buono, quello che si apriva in rarissime occasioni.

A casa mia, nonostante il salotto fosse ampio, non organizzammo mai feste; mia mamma diceva sempre no perché mancava papà, ma ebbi la fortuna di ricevere parecchi inviti nelle case altrui perché a quei tempi una ragazzina orfana di padre veniva quasi adottata dal quartiere e non la si lasciava da sola. Si stava anche attenti a controllarla e infatti mia madre era sempre informata di tutto su me anche se io non sapevo mai da chi… Capii dopo che quelle erano comunque forme di affetto, di protezione, di amicizia: c’era un quartiere dove tutti si conoscevano, all’interno c’erano le amicizie più strette, c’era un parentado ampio e si faceva quadrato attorno a chi poteva avere qualche problema in più. Ma allora che nervoso che mi davano certe comari del quartiere!

Le feste da ballo mi piacevano. Già a quel tempo amavo ascoltare musica e ballare e difficilmente mi separavo dal mio amatissimo mangiadischi arancione. E poi le feste erano occasioni per vestirsi più eleganti ed erano occasioni di divertimento e di incontri.

 Il salotto buono si lustrava per giorni e giorni, si spostavano i mobili per ricavare spazio e si sistemavano le sedie alle pareti per le “tappezzerie”. Perché le “tappezzate” non mancavano mai e di solito erano le zitelle e  le ragazze più antipatiche, timide o bruttine. Il bello, però, di quelle feste era che alla fine  ci si divertiva un po’ tutti. Non importava avere un cavaliere, un fidanzatino, un moroso: un giro di ballo lo si faceva comunque.

Chi di solito spariva dalle feste era l’uomo di casa; se ne stava fuori, in piazza e ogni tanto veniva a controllare che tutto filasse liscio. Forse a quel tempo non era bene che l’uomo di casa accettasse quel divertimento, quel disordine, quel caos che comunque si creava. Dava la sua santa approvazione e se la filava per non affrontare eventuali situazioni che potevano crearsi e rendere l’onore domestico traballante. Responsabile, quindi, era la donna di casa che cercava di non stare nella stanza da ballo: con l’aiuto delle comari, provvedeva al buffet e si appostava negli angoli strategici della casa, per non essere vista e vedere.

La zona più difficile da controllare erano i cortili, piuttosto bui. Tutte le case avevano un cortile con l’immancabile albero di limone. A giugno e luglio faceva già tanto caldo e non mancavano le coppie che andavano a prendere “il fresco” sotto i limoni…

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Era il tempo della musica rock, del cantagiro e della hit parade trasmessa alla radio. I 45 giri dei Beatles, dei Rolling Stones, dellEquipe 84, dei Pooh, di Patty Pravo, di Mina e Battisti imperversavano. Per evitare coppie fisse e far ballare tutti si usava fare il gioco della spazzola: una spazzola veniva fregata sulla spalla del cavaliere per il cambio obbligatorio di dama. Chi restava senza dama alla fine del disco, pagava una penitenza. E le penitenze erano di vario tipo, comprese quelle di far ballare le “tappezzate”.

I ragazzi, poverelli, che erano sempre in numero minore delle femmine perché coi maschi la selezione dell’invito era durissima, faticavano l’intera sera e guai a fermarsi un attimo! Un vero tour de force per loro! Ma l’affanno valeva la pena perché da quelle feste poteva nascere qualcosa : un fidanzamento, un amorino, una strusciatina più o meno innocente…

Beh, la strusciatina era difficile perché per le feste in casa non si badava a spese… elettriche!

Il grande lampadario del salotto faceva bella mostra di sé e si ballava con le 24 lampadine accese più quelle delle appliques delle pareti: luce abbagliante! I balli erano di solito “bit”, quindi movimentati e di gruppo, e con quelli nessun problema. Ma quando partiva qualche lento ecco che il salotto si riempiva di tutte le comari dislocate nelle altre stanze. Tutte a controllare che le coppie ballassero a 20 cm di distanza almeno! Il guancia a guancia non esisteva e poi con tutta quell’illuminazione… La spazzola, inoltre, arrivava sempre al momento giusto!

Quando arrivò la canzone proibita, 45 giri vietato alla vendita ma presente in tutte le case, si trovò il modo di chiudere la porta del salotto e di spegnere il lampadario. Inutile nasconderlo: sono cambiati i luoghi, sono cambiati gli abiti, la musica e le lampadine, ma gli ardori della gioventù erano e sono sempre gli stessi.

La serata finiva a volte con un giro di contradanza comandata dal padrone di casa che rientrava per decretare la fine della festa e dopo il passaggio nella camera da pranzo. Nell’ultimo post di questi ricordi di inizio estate parlerò di “tabarè, rosoli e viscotti ‘cca liffia” perché un’altra cosa che nel tempo è cambiata sono i cibi, ma la piacevolezza del palato è sempre la stessa.