Tag

, , , , , , , ,

Ho raccolto l’invito di un gioco-catena proposto dalla carissima Silvia e che consiste nel postare  la foto di un animale che ci viene assegnato e fare un post al fine di sensibilizzare sul rispetto degli animali.  Sinceramente non ho capito bene le regole del giochino ma, poichè sono amica di Silvia e degli animali, poco importa ed ho deciso di partecipare.

Silvia in fondo al cuore mi ha assegnato la gazzella,

un’antilopina docile e mansueta, vittima di una miriade di predatori, attratti dalla sua bellezza e dalla sua carne tenera. Non sapendo bene che tipo di post fare, se narrativo, scientifico, poetico (manco a parlarne…), di citazione, ecc…mi sono affidata alla memoria e così ho ripreso in mano uno dei libri più belli mai letti, La mia Africa”, di Karen Blixen e ho pensato di proporvi il brano “La gazzella Lulu”.

La regola del gioco, se vi piacerà continuarlo, vuole che ad  ogni commentatore si assegni un animale per poi postare una foto accompagnata con questo stesso testo: XXX  mi ha assegnato YYY e seguirà, se lo si vorrà, un post. Nessun obbligo, naturalmente.

Buona lettura 🙂

 

impala

Impala, comunemente chiamato antilope della savana o gazzella – foto web presa qui

La gazzella

di Karen Blixen

Lulu era una giovane antilope della tribù delle antilopi dei boschi, le più belle forse delle antilopi africane. Poco  più grandi dei daini, vivono nei boschi o nelle macchie : timide, ritrose, a differenza delle  antilopi della pianura, si fanno vedere di rado. Ma le colline del Ngong e tutta la zona  circostante erano il loro paradiso : di mattina presto le si vedeva sbucare dai cespugli,  uscire nella radura. La loro pelliccia, in quella luce, splendeva come rame; il maschio si   distingueva per le corna dalle curve delicate.

Fu così che Lulù divenne un membro della mia famiglia.

Una mattina (…) mentre passavo  in macchina per il Ngong un gruppetto di bambini kikuyu mi chiamò gridando dal ciglio della  strada : avevano in collo una piccola antilope e me la mostravano da lontano. Dovevano averla trovata dentro la macchia e speravano di vendermela. Ma io ero in ritardo per l’appuntamento a Nairobi, non avevo tempo per pensare alle antilopi. Non mi fermai nemmeno. Al pomeriggio,  tornando alla fattoria, arrivata allo stesso posto, fui accolta di nuovo dal medesimo urlo. I  bambini  erano ancora là, sul ciglio della strada, un po’ stanchi e delusi. Dovevano aver cercato di vendere l’antilope a tutti quelli che passavano per strada, ma adesso  si avvicinava il tramonto ed erano ansiosi di concludere l’affare. Tendevano la bestia verso di me, per tentarmi. Sennonchè io avevo avuto una giornata   faticosa, così continuai per la mia strada senza curarmi di rispondere. Tornai a casa, pranzai e me ne andai a letto senza pensarci più.

Mi ero addormentata che mi mi  svegliai con un gran senso di terrore. L’immagine dei bambini e dell’antilope si era  ricomposta e mi stava davanti , nitida come un quadro. Mi alzai a sedere sul letto non meno atterrita che se qualcuno avesse cercato di soffocarmi. Che sarebbe successo dell’antilope  in mano ai suoi catturatori che l’avevano tenuta tutto quel caldo giorno sospesa per le  gambe riunite ? Così piccola certo non sapeva mangiare da sé. Io, levita e prete allo stesso tempo, le ero passata due volte davanti senza badarle; e ora dov’era? Mi alzai in preda al panico, svegliai i servi , dissi che dovevano trovare l’antilope e portarmela la  mattina, altrimenti li avrei licenziati tutti quanti. Si misero subito in moto (…)

La mattina dopo, molto presto, avevo  appena bevuto una tazza di tè, quando entrò il mio domestico Juma con l’antilope fra le  braccia : era  una femmina, le mettemmo nome Lulu, che nella  lingua suaheli significa  “perla “. Lulu era piccola  come una gatta e aveva grandi occhi viola, sereni, le zampe così   fragili che, nel piegarsi e nel  distendersi, pareva si dovessero spezzare. Le orecchie, lisce  come seta, erano straordinariamente espressive; il naso nero come un tartufo. Gli zoccoli minuscoli le davano l’aria di una damigella cinese vecchio stile, con i piedi stretti nei lacci. Tenere in mano una cosa così perfetta era un’esperienza rara.

la mia africa

 

E Serena Settimana Santa a voi tutti 🙂 

Annunci