Pagine antistress

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Li chiamano libri antistress e uno mi fu regalato due anni fa da una mia carissima collega e amica: “Potrà esserti utile in certi momenti per rilassarti, per cacciare via i pensieri o anche solo per divertirti. So che ti piace colorare, abbinare tinte e creare sfumature. Aiuti sempre volentieri i bambini quando proponiamo i mandala per farli rilassare.” Vero, proprio così, ma il libro antistress, dopo un breve sguardo, fu posato e dimenticato.

Non so, forse è vero che certe cose arrivano da sole al momento giusto o forse sono solo coincidenze, fatto sta che pochi giorni fa, riordinando la libreria, il libro mi è capitato tra le mani e ieri pomeriggio, dopo una settimana di varie situazioni che hanno rischiato di mandarmi in tilt, mi sono seduta e ho iniziato a sfogliarlo e a “leggerlo” con un po’ di interesse. Sono una tipa diffidente per natura, difficilmente mi faccio coinvolgere dalle mode del momento, tanto per riferirmi al buon successo che questi libri da colorare per adulti hanno avuto,  e non possiedo quel disincanto che molti erroneamente mi attribuiscono verso le parolone e il martellamento persuasivo, ad esempio di certa psicologia. Delle proprietà benefiche della coloritura, però so, e lo osservo spesso nel mio lavoro con i bambini.  Così ieri ho sorriso benevolmente pensando alla mia amica e alle sue parole e ho richiuso il libro e acceso il computer, ma nemmeno la blogsfera o la partitella di burraco riuscivano a distogliere certi miei nebulosi pensieri.

Improvvisamente metto il pc in stand-by e vado a prendere l’astuccio dei colori. Perché non provare? Apro il coloring book in una pagina a caso, osservo i minuziosi disegni e mi concentro sui particolari. Decido di usare tinte quanto più possibili reali e inizio a colorare le foglie, poi i fiori. Ci vuole una buona dose di concentrazione, non è così semplice come pare, i disegni sono stretti, esigono anche fantasia e inventiva e più volte mi fermo per decidere come proseguire. Mi focalizzo sul presente, sul “qui e ora” di questa pagina, sull’ unicorno e sui tronchi d’albero e anche sull’uccello paradisiaco. Non ho fretta, una leggera calma si impossessa di me, forse sta avvenendo una sorta di meditazione attiva, forse mi sto connettendo solo con me stessa perché nemmeno il bip di un messaggino riesce a distrarmi e, mentre la mano scorre con più sicurezza, immagino il dialogo tra i due animali e, perché no, anche tra i fiori.

Ho trascorso più di un’ora così, lasciando lontano lo stress del quotidiano. La mia amigdala è rimasta in pausa mentre i miei due emisferi cerebrali si attivavano per seguire le linee e combinare i colori. Ho sprecato il mio tempo? Forse. Avrei potuto stirare, ad esempio. O forse no. Il quieto stand-by che il libro antistress mi ha regalato è stato un momento rigenerante di un percorso di vita affollato da troppi pensieri.

Domani chiamerò la mia amica per chiacchierare un po’ e  per ringraziarla ancora una volta, ma prima dovrò finire di colorare e sistemare la mia paginetta antistress.

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NORD e SUD uniti nella vergogna

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FORMICHE sui malati all’ospedale S. Carlo di NAPOLI.

SCARAFAGGI  ben annidati dietro i forni delle cucine e nei magazzini di vettovaglie e alimenti dell’ospedale Molinette di TORINO e  galleggianti sui  cibi per i malati.

Non ci resta che aspettare i topi in qualche ospedale del Centro e l’Italia sarà più unita che mai. Nella VERGOGNA!

 

DDL Vaccini obbligatori: come trasformare una giusta intenzione in una pessima legge

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Faccio parte della generazione di vaccinati per obbligo e faccio parte di una categoria a rischio per stretto contatto con bambini anche non vaccinati.

Per la prima categoria: ho qualche vivido ricordo delle vaccinazioni che avvenivano a scuola, le goccette amare dell’antipolio ingentilite da una zolletta di zucchero e l’antivaiolo fatta con un attrezzo che graffiava la pelle e lasciava una brutta cicatrice. Quest’ultima veniva fatta sul braccio, ma non ai “raccomandati”, e io ero una di questi, così dovetti recarmi dietro la lavagna, alzare la gonna e farmi graffiare la coscia. Mia madre riteneva che la cicatrice nella coscia fosse meno visibile che nel braccio. Il mio imbarazzo fu enorme anche perché la lavagna non mi protesse adeguatamente da certa nudità, dagli sguardi e dai risolini dei compagni. Oltre questo non accadde nulla di clamoroso né a me né ai miei compagni. Le malattie esantematiche le presi tutte e non serbo ricordi allucinanti.

Per la seconda categoria:  ricordo che sino al 1999 noi insegnanti  dovevamo controllare per ogni alunno iscritto i certificati medici che attestavano l’avvenuta vaccinazione e relativi richiami, poi bastarono  le autodichiarazioni dei genitori sulle vaccinazioni e tutto si doveva trascrivere sui registri di classe. Guai a sbagliare! I rimbotti dei direttori scolastici erano severissimi. Dopo più nulla. Le vaccinazioni persero l’obbligatorietà e noi insegnanti ci liberammo di un lavoraccio. Negli anni seguenti e non obbligatori  non ho notato nulla di evidente sulla salute generale degli alunni, se non una diminuzione delle malattie esantematiche, che comportano sempre almeno 10 giorni di assenza, e un leggero incremento di scarlattina e parotite. Negli ultimi due anni si è registrato un incremento  di herpes zoster e polmonite. Nessun alunno mi ha mai contagiato nulla, a parte l’influenza (cosa peraltro reciproca), ma ricordo gli enormi problemi di tre mie colleghe che furono contagiate dalla varicella e sesta malattia e che ebbero complicazioni lunghe e non indifferenti e si dovettero assentare dal lavoro per oltre un mese. La scorsa settimana un bidello della mia scuola ha beccato il morbillo.

Non sono un medico, sono una persona che si affida alla scienza e a quest’ultima riconosce gli enormi progressi fatti nel campo della salute e, riferendomi specificatamente ai vaccini, non si può non riconoscere negli Stati con vaccinazione obbligatoria la scomparsa di tremende malattie, ad esempio  vaiolo e polio. Non entro, pertanto, nella diatriba, anche medica, della pericolosità dei vaccini, scientificamente non provata, e mi basta constatare l’allungamento della vita.

Sul diritto decisionale dei genitori verso la salute dei figli ho, invece, le idee chiare. Un genitore può decidere di non far vaccinare il figlio nella misura in cui quest’ultimo non diventi, poi, un onere per gli altri e lo Stato. So che è forte e brutto dirlo così, ma questo è quanto. Il  genitore può anche assumersi la responsabilità di non far vaccinare il figlio per le malattie infettive a patto che lo faccia crescere sotto una stretta campana di vetro. Così non è,  quindi si ha il dovere di vaccinazione verso la salute del minore e verso la collettività e il sistema sanitario. Le malattie costano, si sa.

Un ultimo aspetto mi porta a essere ulteriormente a favore della nuova legge sulla obbligatorietà dei vaccini e riguarda i cambiamenti demografici cui stiamo assistendo.  Per non farla troppo lunga e dirla diretta… nei dati medici mondiali si legge ad esempio che per il morbillo sono proprio  i Paesi centro Africani ad essere oggi con minore copertura vaccinale. Molti di questi sono Paesi dove esistono fortissima instabilità politica o guerre e quindi le campagne di vaccinazioni sono quasi impossibili. Alcuni di questi sono in situazione epidemiologica seria e proprio da quest’ area arrivano i migranti che sbarcano in Italia, in assenza di qualunque regime di  screening sanitario o quarantena prevista. C’è quindi ragionato timore che presto  i dati sanitari di morbillo o altro, peggioreranno.

Sicuramente, però, mi lascia molto perplessa la violenza del nuovo DDL per i contenuti che esprime. Obbligare in poco meno di due mesi milioni di bambini e ragazzi a sottoporsi a 8-12 vaccinazioni, pena la non frequenza a nido e infanzia o salate sanzioni alle elementari, medie e licei, è allucinante, anche a livello organizzativo,  per le famiglie, per le aziende sanitarie e per le scuole. Minacciare, poi, presidi e insegnanti e soprattutto assegnare multe alle famiglie fino a 7.500 euro e decretare addirittura la possibile  sospensione della patria potestà per chi non vaccinerà, è aberrante.

E’ la “cultura del dubbio” sui vaccini che si è espansa in questi ultimi decenni a giustificare e rendere necessaria  tanta costrizione o, in assenza oggi di una vera emergenza sanitaria,  è solo l’incosciente fretta di legiferare di questi nuovi governanti in odore di onnipotenza?

Ora più che mai si rende necessaria una legge decisa, ma capace di informare, aggiornare, dare serenità, convincimento e  tempi adeguati a quanti sono ancora nel dubbio delle vaccinazioni e all’entourage organizzativo.

Minacce e terrore non hanno mai fatto bene a nessuno.

Ah, scordavo: pare che anche gli insegnanti  e gli operatori sanitari (e anche gli impiegati pubblici) avranno l’obbligo di vaccinarsi. E chi non vorrà farlo? Sarà licenziato. Punto.

“Con immutato amore”

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Come stai? Sono qui, mi vedi? Ti sto aspettando. Da mesi.

Qualcosa non va più tra noi? Sei sfuggente, mi eviti, mi dimentichi, mi lasci sul più bello. So che mi pensi, a volte sento il tuo sguardo su di me, ma poi lo lasci cadere, ti giri, vai via, fai altro. Perché? Non abbandonarmi, non lasciarmi così, in un angolo. Ti prego, ti prego…

Sai che posso darti ancora tanto. Guardami, sono sempre io, mi riconosci? So che non hai dimenticato, so che sei sempre tu, so che tutto tornerà presto come prima. Devo avere pazienza, lo so.

Ricordi i nostri momenti? Tanti, tantissimi e bellissimi. Sempre insieme, noi due, sempre pronti a rubare spazi e attimi a ogni ora del giorno e della notte… Quante ne abbiamo combinate! Ricordi tutte quelle volte che mi nascondevi? O quando dicevi le bugie perché avevamo preso troppo tempo e… Ma che bello era sentire le tue mani su di me, il tuo profumo, il tuo silenzio, i sospiri, i tuoi pensieri! Non sopportavi nessun tipo di distrazione, staccavi il telefono, spegnevi la tv, ti infastidiva anche la musica di sottofondo. Volevi silenzio e la giusta luce, né forte né debole e poi sceglievi i luoghi più comodi e  belli per il nostro stare insieme. Beh, non sempre; a volte erano posti sconvenienti, anche un pizzico nauseabondi…sì, sì, sai a cosa mi riferisco…alla cucina, ad esempio, con tutti quegli odori di cibo attorno a noi, oppure al  bagno, ma a te piaceva anche così e non mi lamentavo. Mai un lamento da parte mia, nemmeno quando mi trattavi male, non tanto male, un pochino  male, ma comprendevo e restavo in attesa. E ricordi quella volta che mi lasciasti in un grande negozio? Volevi che qualcuno mi trovasse, ma io appartenevo a te e tornasti con affanno a riprendermi, accarezzandomi a lungo.  

So che qualche volta ho arrecato delusione, anche noia e stanchezza,  ma tante altre volte ho saputo dare emozione pura: batticuore e lacrime, tensione e goduria, sogno, serenità e compagnia. Non puoi aver dimenticato così!

 Oh, lo so, lo so…i pensieri, le preoccupazioni, il lavoro, gli impegni, la stanchezza, la vita frenetica, i nuovi passatempi. Ecco, questi benedetti, effimeri passatempi…

Torna da me! La gelosia mi corrode, la dimenticanza mi soffoca! Io valgo di più, non scordarlo.Ho bisogno di te e anche tu hai bisogno di me, ora più che mai. Ti prego, considera sempre quanto ti ho voluto e ti voglio bene.

Con immutato amore, 

il tuo

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Colori

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Si dice che per far Primavera ci vuol poco. E anche per far Pasqua. 

Un fascio di radiante giallo, una spruzzata di armonico verde, due ovetti di cioccolato, semplici note musicali, l’argento della luna piena  e l’oro della  gioia. Dove vendono quest’ultima? In chiesa? In una scuola? In un negozio specializzato? Servirebbe anche un’onda azzurra, quella del mare, fresca e profumata, utile a spazzare via i cupi pensieri. E non guasterebbe nemmeno il rosa del tempo lento, del dolce far nulla, magari in compagnia di buone parole cantate, sussurrate, impresse su carta. Non dovrebbe mancare il rosso, pennellate di rosso brillante per far vibrare corpo e anima in un felice connubio di passione e sentimento.  E poi ci vuole  l’arancione, pois di buonumore, spontaneità, umanità.  E il marrone, colore della terra, del tronco degli alberi, della famiglia, dell’amore per le proprie origini, della prudenza, della pazienza e tenacia. E il viola della spiritualità. In ultimo, ma mai ultimo, non deve mancare  un grande e robusto drappo  arcobaleno capace di racchiudere tutti i colori della Salute e di far, così,  sempre  Primavera .

Auguri colorati. Buona Pasqua, Serena Primavera!

Fresie

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Fresie.

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Si preannunciava una giornata solare, in cielo non c’erano più nubi scure,  l’erba del giardinetto era tornata calma, seppur ancora scompigliata dalla bufera dei giorni precedenti. Ivana sorseggiava in terrazza su uno scomodo divanetto di legno un caffè dal gusto non gradevole; la vecchia moka aveva fatto il suo tempo e chiedeva di smettere la sua esistenza. “Anche tu…”, pensò, gettando uno sguardo triste alla caffettiera.

Aveva dormito male quella notte, peggio delle altre, eppure poteva essere diverso visto  che erano tornati tutti a casa. Invece no, il peso delle settimane precedenti le era piombato addosso insieme alle parole di suo padre. Le ultime parole. Ivana lo conosceva bene e sapeva della sua testardaggine, del suo orgoglio, della fermezza che lo distinguevano: non le avrebbe più rivolto la parola se lei avesse insistito per farlo curare. Questa era stata la terribile sentenza mentre si apprestavano a tornare a casa dall’ospedale. Era stato un ottimo padre, sotto ogni profilo, e Ivana lo amava immensamente. Entrambi, seppur in tempi diversi, si erano sacrificati l’uno per l’altra, lui per crescerla dopo la precoce morte della madre e lei per accudirlo durante la sua vecchiaia. Non era stata solo una vita di sacrifici e rinunce, ma una esistenza soprattutto di attenzioni,  tenerezze, sorrisi e viaggi,  avventure,  scoperte insieme. Poi la malattia, lenta e inesauribile. Ivana portava con sé le angosce, le preoccupazioni, le speranze, di quell’altalena di alti e bassi, di quel via vai in ospedale, di quelle nottate a vegliare quell’uomo che era stato una roccia e che ora era l’ombra di se stesso.

“E’ la quinta volta che mi fai ricoverare qui. Promettimi che non ce ne sarà una sesta. Dovrà accadere prima o poi, lo comprendi? Lascia che accada!” Questo le aveva detto suo padre con una voce flebile, ma tanto autorevole, pochi minuti prima che arrivassero i barellieri per portarlo a casa. Ivana era rimasta in silenzio e il padre aveva continuato:“ Ne ho parlato anche coi dottori, non accetterò più trasfusioni. Non è vita questa: lasciami andare…”

“No, papà, non posso farlo. Queste sacche di sangue ti rimettono su e non è un dramma venire qui ogni due mesi per le trasfusioni. Finchè faranno effetto noi saremo qui e insieme torneremo a casa.”

“A casa…a far cosa? Ormai non ho forza di nulla, non riesco in niente, ho dolori ovunque, sono appeso ai fili e comandato dalle badanti che mi hai messo attorno…”

“Devo lavorare, lo sai…”

“lo so, non ti faccio colpa di questo, stai sacrificando la tua vita, trascurando la tua famiglia, i tuoi amici…sei sempre al mio capezzale,…lasciami andare…promettimi che non torneremo più qui.”

“Non chiedermelo!”

“Cosa temi? La mia assenza? Sono un peso…No, Ivana, sei solo una grande egoista!”

“Ma che stai dicendo?!”

“So cosa temi: il rimorso di coscienza! Ma te lo sto chiedendo io…non avrai responsabilità alcuna…fallo per me, liberami dalle sofferenze e dalle umiliazioni di questo schifo di malattia, te ne prego. Non portarmi più qui: il nostro tempo insieme si esaurirà con le sacche di sangue che mi hanno appena iniettato. Sarà un tempo buono, ci prepareremo insieme…”

“Smettila di dire questo, non puoi chiedermelo! Sei tu l’egoista! Stai pensando solo a te, alle tue sofferenze fisiche, alla tua esistenza tra letto e poltrona. Non pensi a me, ai tuoi nipoti che non vedrai più crescere…e dici che io…no, papà, a costo di sedarti, torneremo qui finchè vita vorrà!”

“ Continui a chiamarla vita, questa… Sono morto da tempo, Ivana. Renditene conto.”

“Non sei morto, sei qui, sto parlando con te, mi guardi negli occhi, mi dai consigli, ascolti me e i bambini, il mese scorso hai anche fatto ripetere la geografia a Luca.  Che farò senza te? No, papà, non chiedermelo mai più. Non può una figlia decidere questo.”

“Ti sto chiedendo un gesto di amore. “

“Mi stai chiedendo di lasciarti morire!”

“Sì.”

“No. Ora cambiamo discorso, per piacere. Sai, hanno detto che domani sarà una bella giornata, tornerà il sole.  Andremo sul terrazzo e pianteremo tanti fiori colorati. Che ne dici? Luca ci aiuterà volentieri.”

“Non parlerò più con te sino a che non mi prometterai che mi libererai da questa esistenza. Non più una parola. L’ultima per te è adesso: ti amo, Ivana, ti amerò sempre e anche tu. Aiutami.”

“Papà, ti prego, ti prego…”

Ivana uscì dalla stanza e, incurante della bufera sferzante, corse fuori da quell’ospedale. Camminò a zonzo, senza nemmeno sapere dove, il cuore in gola, le lacrime che si confondevano con la pioggia. Sapeva che doveva rientrare in ospedale, stava arrivando l’ambulanza per tornare tutti a casa. I barellieri erano ormai diventati amici di suo padre, il signor Mario l’avrebbe persino fatto sorridere. C’erano anche le due badanti ad assisterlo. No, non poteva tornare lì dentro, non in quel momento, non in quello stato, non con quella sentenza terribile. Non avrebbe sopportato il silenzio di suo padre e nemmeno la sua assenza. Continuò a camminare sotto la pioggia battente, rallentando il passo. In strada non c’erano passanti, solo alcuni automobilisti  frettolosi di tornare a casa per sfuggire da  quella tempesta di acqua e vento. Confusa, fradicia, quasi non sentì la richiesta di aiuto che proveniva da qualcuno. Si volse distratta e notò che una vecchietta era scivolata sul marciapiedi. Ivana andò verso la signora e la aiutò a rialzarsi. “Le buste, le buste… le prenda, sono un po’ pesanti. Ci sono i bulbi.” Solo in quel momento Ivana notò delle buste della spesa e alcuni semi e bulbi sparsi per terra. Li raccolse e li diede alla signora: “Sta bene?” La signora sorrise: “Sì, penso di non essermi rotta nulla, questa pioggia…grazie. Le chiedo un ultimo favore: mi accompagni nel negozio, è qui vicino. Le buste pesano,  lei potrà asciugarsi e le darò anche un ombrello.” Ivana prese sottobraccio la signora e presto arrivarono in un negozio di merceria: “Grazie, qui sono al sicuro. Le mie buste di fiori?” Ivana porse le buste e chiese che semi e bulbi fossero. La signora rispose che erano vari tipi di fiori che sarebbero sbocciati in estate. Poi prese una manciata di semi e li regalò a Ivana. “Sono semi di fresie. Se li curerà bene, col caldo saranno una meraviglia. Non deve avere fretta di vedere il fiore, la bellezza sta nell’assistere alla crescita lenta,foglia dopo foglia, germoglio dopo  germoglio. Poi il fiore  si aprirà in tutto il suo splendore e profumo. Durerà, ma segnerà anche il tempo del distacco. Lentamente, dopo aver donato tutto di sé, la saluterà. Oltre non potrà. Sa che le fresie sono il fiore dell’amore platonico, del mistero, dei ricordi, della malinconia? Nel mio giardino non mancano mai: quanta dolce malinconia del bel tempo che fu…”

“Non è riuscita a fermare nulla di quel tempo?”

“Oh, sì. Non puoi fermare il tempo né le persone care, ma nel cuore sì.”

Il sole si fece più deciso, Ivana si alzò lentamente dal divanetto e andò a prendere la giacca della sera prima per farla asciugare. Dalla tasca tirò fuori i semi delle fresie e poi svegliò Luca: ”Dai, ragazzino, ho bisogno di te. Andiamo al vivaio e poi dal nonno, staniamolo dal letto e facciamoci consigliare per sistemare le aiuole. E’ tempo di fiori: godiamoli finchè sarà possibile.”

Vuoi incrementare le visite al blog?

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Se tenete alle visite e alle visualizzazioni del vostro blog , se vi fa piacere vedere alta alta la colonnina della pagina statistiche di WP, se vi produce frizzicore ricevere notifiche di Word Press, quelle con la saetta che comunicano che stai registrando molto traffico, che hai visite alle stelle,  scrivete PARAFRASI! Sì, parafrasi, versioni in prosa di brani poetici famosi, commenti di brani letterari, riflessioni e quant’altro possa servire agli studenti. Unica attenzione è, ovviamente, di scriverli bene perché può capitare che intere scolaresche li leggeranno e utilizzeranno  in toto e,… insomma, ci siamo capiti…

Dico questo perché dal primo marzo mi accorgo che le visite al mio blog stanno aumentando vertiginosamente senza che io abbia pubblicato qualcosa di eclatante. Il post con visualizzazioni alle stelle, precisamente 5.380 visite in 8 giorni, numeri per il mio blog assolutamente eccezionali, è un post che riporta una bellissima poesia di Alda Merini.  Non sorprende che nella settimana della Giornata della Donna la poesia “A tutte le donne” venga cercata e copincollata. A suo tempo lo feci pure io. E’ una poesia che si trova in migliaia di siti, basta digitare il titolo su Google e la trovi ovunque. Di solito, però, trovi solo la poesia, corredata da una buona immagine e dei commenti sulla bellezza dei versi.

Incuriosita dalle visite e visualizzazioni di questi giorni e dai termini di ricerca che testualmente dicono “Ili6 a tutte le donne”, manco se quei versi li avessi scritti io (magari!!!), vado a rileggere il post e i commenti e tutto comincia a essermi chiaro: in un mio commento avevo scritto una specie di versione in prosa del testo della Merini. Sicuramente molti prof in queste settimane  avranno assegnato la parafrasi della poesia e più di cinquemila studenti hanno letto e magari ritenuto interessante e utile quel mio commento per il lavoro scolastico.

Beh, essere utile agli studenti è in fondo il mio lavoro e mi fa piacere, ma quel mio commento nacque come riflessione a ruota libera e non esattamente come parafrasi o versione in prosa;  avrei, in tal caso, curato meglio le figure retoriche, la sintassi e il periodare. Comunque, speriamo ora che i prof siano clementi…

Ma guarda che responsabilità che si ritrova ad avere  Ili6!

Quindi, cari amici blogger, se volete visualizzazioni alle stelle, ricordate che le scuole ci leggono e…andate con parafrasi, riassunti, analisi del testo, ecc… ecc…

Lasciando il tono un po’ canzonatorio, ripropongo con piacere la poesia (e il mio commento). Un grazie va alla  grande Alda Merini, non per le visualizzazioni, bensì  per quanto ci ha donato:

alda merini

A TUTTE LE DONNE

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso

sei un granello di colpa

anche agli occhi di Dio

malgrado le tue sante guerre

per l’emancipazione.

Spaccarono la tua bellezza

e rimane uno scheletro d’amore

che però grida ancora vendetta

e soltanto tu riesci

ancora a piangere,

poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,

poi ti volti e non sai ancora dire

e taci meravigliata

e allora diventi grande come la terra

e innalzi il tuo canto d’amore.

Alda Merini

 ili6ha detto:

7 marzo 2012 alle 16:12

Versi di una grande poetessa per ogni donna.

Donna fragile e delicata, donna forte e grandiosa, donna madre, donna combattiva, ferita, spaccata, ma ancora intatta pur nella sua fragilità.
Donna sempre meravigliata dalla violenza. Donna condannata sin dalle sue origini da una storiella che sicuramente non ha voluto nè scritto Dio, ma un comune uomo che un dio si credeva.
Donna che sa ancora emozionarsi e piangere tutte le volte che scopre un’ingiustizia o si imbatte in una sofferenza.
Donna che, seppur sfiancata dai soprusi, dalla schiavitù, dalle torture, continua a combattere contro chi vuole schiacciarla e calpestarla.
Donna che sempre e comunque sa essere fonte di vita e alla vita sa guardare in un solo modo: con gli occhi dell’Amore.

A tutte le donne e a tutti gli uomini che combattono per una vita migliore. Auguri a tutte e a tutti noi.

8 MARZO 2010 - FESTA DELLA DONNA

Agognato made in Italy

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Sto pensando di cambiare la mia vecchia, seppur ancor efficiente, Ford station wagon. Mi ha stancata, troppo lunga, troppo seria. Vorrei una automobile carina, sportiva, di segmento B o massimo medium C, non eccessivamente costosa, comoda, scattante, rossa. Assolutamente non voglio un SUV o una JEEP, basta il fuoristrada di mio marito che spesso guido anche io, e assolutamente, dopo due Fiat e  il “tradimento” Ford, vorrei tornare a un’automobile INTERAMENTE PRODOTTA  IN ITALIA.

Mi sto informando e sto scoprendo che per un’auto interamente Made in Italy oggi potrei acquistare

QUESTA!!!!!!!!!!!!!  WOW!!!

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oppure QUESTA!!! WOW BIS!!!

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o QUESTA, che è bella sì, anche se è più grande di ciò che cerco, inoltre bisogna aspettare perchè stanno ancora decidendo dove costruirla e comunque dovrei preparare qualcosa come 30.000 euro…

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E il resto? Non sono pratica  di automobili, mai avuta la fissa ; nella ormai mia lunga vita ne ho possedute solo tre, ma mi par di capire che il resto delle auto di marca italiana si produce fuori.

Beh, certo che noi italiani, a partire dai nostri governanti e capi sindacalisti,  siamo davvero degli intelligentoni, non c’è che dire…

Avete consigli e suggerimenti  da darmi sul rigorosamente prodotto in Italia? Saranno ben accetti.

Ermetismi carnascialeshi

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h.8.05 –DOMENICA. Mi butta dal letto dicendomi che avremo degli ospiti a pranzo e che il menù sarà a base di pesce che ha già comprato e che mi aspetta sul lavello della cucina.

– Ma hai deciso tutto tu! Avevo altri programmi per questa domenica di Carnevale. E i cinque buchi? Il sugo è già pronto…

-Peppe non mangia carne, il sugo lo congeli per martedì. In compenso ci sono i gamberi  per  la zuppa e dei calamari che ancora parlano…

-Se se, fanno glu glu …anche i miei piedi stanno parlando, anzi urlano coi tacchi di ieri…

-Ieri sera non hai smesso un attimo di saltare!

-Saltare? Vorrai dire ballare!

-Ok, ok, dai, schiattare dalle coperte!

Vabbè…assonnata e con andatura h.11.10, mi avvio in cucina. Poveri piedi miei… Però che bello poter tornare ai tacchi alti: era ora!

h.9.50 Mi accorgo che per il menù deciso da LUI  mancano alcuni ingredienti importanti. Lo avverto, mi dice che andrà al supermercato fra poco, così esco dalla cucina e vado a fare la doccia. Dopo sistemo la camera da pranzo, preparo antipasto e contorno e all’improvviso  mi rendo conto che è quasi mezzogiorno e sto ancora aspettando quegli ingredienti.

h.11.50– Lo chiamo al cellulare e gli faccio presente che i calamari ex glu glu devono cuocere al forno per almeno mezz’ora. Che fa, chiacchiera?!? Schiattare!!!

Arriva trafelato dopo 15 minuti con gli ingredienti richiesti  e sbotta:

-Ma non potevi chiamarmi prima?

-Prima? Quale prima e quando prima???

-Prima di dopo.

-Prima di dopo…bello questo ermetismo carnascialesco…

-Prima mi chiami troppo presto e dico che c’è tempo , poi mi chiami troppo tardi e devo correre come un pazzo. Non trovi mai la giusta via di mezzo!

-Ah, io, eh?! Come questo invito, dopo una serata con tacco 9 e ritiro alle 3 di notte…

-Tacco 9 e ritiro alle 3 di notte si risolvono: basta non replicare.

-Sì? Provaci e per il resto della tua vita NON  gusterai  più la MIA zuppa di gamberi. E ora porta questi bicchieri in tavola che con le acca  11.10 mi potranno cadere.

– Acca 11.10? Ora fai tu ermetismo carnevalesco…

-Ma no, sono solo i miei numeri fortunati di oggi. 😉

Separazioni e figli minori

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Li pesterei. Certi genitori li passerei al frullatore! Specie certi padri, perché sono spesso i padri a determinare uno sfascio familiare. Mettono al mondo dei figli, tre-quattro, e poi divorziano perché all’inseguimento di emozioni e pulsioni nuove. No, mi spiace: hai messo al mondo due- tre-quattro figli? Bene: hai preso un serissimo impegno di vita, molto serio e ora, che ti garbi o meno, questi figli li farai crescere insieme all’altro genitore, quanto più possibile in armonia, fino a che non saranno abbastanza corazzati da affrontare una separazione. (Si arriverà mai a questa corazza? Non lo so, ma lo spero.)

Anche un solo figlio in età infantile-adolescenziale regge il mio ragionamento, ma quando i figli sono tre-quattro indicano che ci fu (un tempo) una chiara e consapevole scelta di costruzione di famiglia e ora questa famiglia, che ti ha stufato, che ti è venuta a noia, che non ti basta più perché magari all’orizzonte c’è altro, ora questa famiglia te la tieni e la tratti anche coi guanti gialli! Le conseguenze che si disseminano, con tanti figli piccoli lasciati a mamma e nonna sono anche di tipo economico. Non tutti sono Trump o Berlusca. E non tutti sanno separarsi con consapevolezza, garbo e rispetto reciproco, mantenendo una accettabile unitarietà familiare. Le conseguenze sono soprattutto sui piccoli che improvvisamente diventano fragili e insicuri, che si caricano di colpe, rabbia e violenza, che si sentono sbilanciati e perduti, nonostante gli sforzi che può riuscire a  fare il genitore con cui restano. L’altro diventa il genitore della domenica, del weekend quando va bene, quello delle giostre e dei popcorn, del cellulare e della nuova fidanzata di turno da imporre. No, troppo comodo, mio caro…prenditi tutte le amanti che vuoi, ma finchè i tuoi figli, quelli che anche tu hai contribuito a mettere al mondo, non raggiungeranno una certa età e maturità, la sera starai a casuccia e non squilibrerai il baricentro della loro giovanissima esistenza! Quando, poi, cresceranno, potrai andartene a zappare dove vorrai!

So di essere dura, durissima, ma assisto quotidianamente alla forte sofferenza di alcuni bambini in questa esatta situazione e alle conseguenze a livello affettivo, sociale e scolastico.

L’ultimo caso, avvenuto lo scorso anno, mi ha fatto saltare la mosca al naso quando il padre è venuto ad avvertirmi della separazione e della probabile reazione violenta che il figlio avrebbe manifestato visto che, più dei due fratelli, non aveva accettato questa nuova situazione. Ha voluto precisare che non c’erano altre donne e che sarebbe stato molto vicino al figlioletto ora che lui era più sereno. Sì??? Il padre non si era accorto che il figlio aveva capito da tempo il problema e che era già in esplosione da timore. Non poteva accorgersene, era distratto da altro! Per le problematiche scolastiche, soprattutto a livello di socialità, che non sono poche, il mio unico riferimento rimasto è la madre e l’altro giorno, a un mio accenno, mi ha testualmente detto :- “No, maestra, non mi dica nulla, non so più dove sbattermi la testa. Sappia che se a scuola fa quattro a casa fa otto. Questo è il numero di telefono di suo padre, chiami lui, unico responsabile della caduta verso il basso dei figli!”