La Controra

Tag

, , , , , , ,

bmillet3

Jean-François Millet – Pausa di mezzogiorno, 1866 – Museum of Fine Arts, Boston

La Controra è uno spazio temporale delle giornate ben definito, sacro e intoccabile, specie al Meridione. Le “contra horas” vanno dalle 14.00 alle 16.00 e tutto si ferma. A Luglio e Agosto in questo lasso di tempo non si muove foglia, nessuno per strada, persone, cani o gatti, pochissime automobili in giro. I rumori sono al minimo; litigate afone, tv a basso volume, niente giochi a pallone o con le bici. Le ore caldissime della giornata creano una volontaria interruzione del fluire del tempo nell’attesa che la calura si attenui e che la quotidianità possa riprendere. Questo succede nelle campagne e nelle case di città e, vuoi per abitudine o per pura piacevolezza, di solito si espande anche nelle stagioni meno calde, divenendo sana consuetudine. Sana? Sì, sana poiché, a differenza dei luoghi comuni, le ore-contro sono molto positive; in tanti le dedicano al sonnellino ristoratore che permetterà di arrivare attivi fino a tarda sera. Al Sud la sera è sera-notte, si lavora sino a tardi, si sta fuori, si fa shopping, si cena, si passeggia ben oltre la mezzanotte. Le due ore di fermo pomeridiano vengono quindi ampiamente recuperate.

La Controra non sempre è destinata al sonnellino, tutt’altro. Chiusi gli scuri dei balconi per difendersi dal sole, diventa il tempo per la casa e la famiglia, per il dialogo, per la lettura, per la scrittura, per i giochi on line, per un film, per i propri pensieri, per la creatività, per fare l’amore. Diventa anche il tempo per qualcosa di più nascosto, nella consapevolezza che in quelle ore nessuno ti scoprirà facilmente. Io, ad esempio, ho imparato a guidare grazie alla Controra, e avevo appena 15 anni. Mia madre la sera obbligava la ritirata alle 20.00, ma se alle 14.30 mi riunivo nell’ampio androne a pianoterra con amiche e cugine per chiacchierare o ascoltare la radio sommessamente, lei acconsentiva e sonnecchiava davanti alla tv. Prendere le chiavi dell’auto e guidarla, spingendola prima a mano perché non sentisse il rumore del motore e poi fare giri sempre più ampi nel quartiere, fu il nostro segreto e amato gioco della controra: bellissimo! Quando lei se ne accorse chiamò i Carabinieri che organizzarono dietro l’angolo di casa un blocco per noi ragazze (alle 15.00 del pomeriggio!) e in sei finimmo in Caserma. Ma questa forse l’ho raccontata già in un vecchio post e ho detto anche che con me c’erano la figlia del maresciallo e quella dell’appuntato. Che ramanzina della Madonna che prendemmo!!!

Ora sono sul terrazzo, proprio nella controra, all’ombra del glicine e mi sto riposando con i ricordi. Qui soffia una leggera brezza di mare, dentro fa troppo caldo. Sto osservando l’ampio spiazzo interno del complesso e le case che si affacciano su di esso: porte tutte chiuse, nessuno in giro, silenzio. Normale. Tra un’ora si inizierà a sentire l’aroma del caffè e il tintinnio dei cucchiaini nelle tazzine, alcuni bimbi riprenderanno a giocare con la palla e comincerà la processione ciarliera di gente che scenderà in spiaggia.

Gli appartamenti dentro la mia visuale sono tutti occupati, tutti meno uno, quello del signor Gianni che per ferragosto va in crociera: beato lui. Quasi mi addormento quando noto un uomo che cammina piano e tiene in mano qualcosa, forse un fazzolettino di carta che non disdegna di buttare nel terrazzino del signor Gianni. Si ferma, attende all’ombra, ma lei non lo raggiungerà perché oggi ha ospiti. Una storia che tutto il complesso conosce…vabbè, stavolta ai due va buca. Due minuti dopo una signora toscana che ha affittato l’appartamento proprio sopra a quello del signor Gianni, si affaccia dal balcone e pulisce la tovaglia del pranzo sul terrazzino disabitato, rientra e poi torna con la paletta della pattumiera e lascia cadere giù la ghiaietta della spiaggia. Il rumore dei sassolini infrange il silenzio della controra. Eh, signor Gianni, i topi ballano quando il gatto va in vacanza, si sa.

Protetta dal glicine, vedo e non vengo vista. Noto movimenti in due appartamenti distanti e dopo un po’ una coppietta di ragazzini, con giri guardinghi e vari cenni, si incammina verso angoli più isolati del complesso. Sorrido: non tutti pensano a imparare a guidare l’auto durante la controra… Oh, vedo Mariella. La moglie sempre ingioiellata dell’ingegnere esce dal cancelletto del suo terrazzo con la scopa in mano. Di certo non vorrà spazzare il vialetto a quest’ora. Quindi? Fa alcuni passi e guarda a destra, a sinistra, in alto, la scopa sempre in mano. Si avvicina cauta al cancelletto del signor Gianni e, dopo aver guardato ancora in giro, prende la scopa e la pulisce energicamente dai pelucchi proprio sul cancello del crocerista. Mariella!!!

Quanta vita nella controra! Che faccio? Un pisolino? Inizio un nuovo libro? Scrivo un post? Intanto ho già voglia di caffè.

Annunci

Quando brucia il mare

Tag

, , , , , , ,

Fa impressione assistere in tv ai cataclismi metereologici cui ci stiamo abituando sempre più spesso, ma quando questi colpiscono luoghi che ami e che fanno parte della tua vita, l’impressione diventa vero dolore e sgomento.

Giornata di fuoco ieri nella mia città, un fuoco violento e distruttivo che ha terrorizzato moltissime persone e ha danneggiato una delle zone più belle di Catania: la Playa. Trenta e più chilometri di sabbia finissima che dal porto di Catania arriva alla Provincia di Siracusa, una striscia ricca di stabilimenti balneari, di alberghi, di zone per lo sport, di discoteche, di verde, di servizi di vario genere. Una zona molto amata dalle famiglie di Catania, un luogo bello e pulito, soprattutto a misura di bambini. Credo non esista un catanese che non abbia frequentato a lungo la Playa nelle spiagge libere o nei confortevoli lidi balneari. L’ho fatto pure io nei miei primi vent’anni di vita e ho ricordi molto belli e affettuosi.

Ieri mattina sin dall’alba si è compreso che qualcosa sarebbe andata storta nella giornata. Ci ha svegliati una pioggerella fastidiosa, sporca di polvere e il cielo aveva un colore strano, chiazzato di nuvole arlecchino. Poi il vento di Scirocco, forte impetuoso caldissimo e le temperature che via via arrivavano oltre i quaranta gradi. Un mix di potenziale pericolo e spesso basta un niente per far scoppiare violenti incendi. Quello della Playa, proprio a ridosso della città, è stato violentissimo: partito dalle sterpaglie della boscaglia vicina ai lidi e alimentato dal vento, si è propagato facilmente e ha seminato il panico tra i moltissimi bagnanti, intrappolati sulla battigia senza sapere che fare. I Vigili del Fuoco sono arrivati in massa,ma anche Forestali e Protezione Civile, bloccando la città, lottando per contenere gli incendi e traendo in salvo moltissime persone con ogni mezzo acquatico e evitando l’esplosione di un grosso distributore di carburante vicinissimo alle fiamme. Tutti gli stabilimenti balneari hanno messo a disposizione barchette e canotti, persino i pedalò, per trasportare i bagnanti via mare in zone più sicure. Nulla si è potuto fare per parecchie automobili posteggiate lungo il Viale, pochissimo per due lidi, molto danneggiati dal fuoco e per una parte degli alberi del bellissimo Boschetto della Playa.

Tanta paura, molta confusione e tanta rabbia mescolata a dispiacere. I Vigili del Fuoco stanno cercando di capire le cause dell’incendio. I 43 e più gradi delle 14.00 di ieri non fanno pensare all’autocombustione. Quindi? Quindi la rabbia monta impetuosa come lo Scirocco di ieri se si pensa a un mozzicone di sigaretta o al motore difettoso di un’auto che mandava scintille tra le sterpaglie. La rabbia colpisce proprio le sterpaglie: perché nessuno, proprietari o Amministrazione Comunale, ha ripulito i terreni circostanti? Perché non si fa seria prevenzione per gli incendi che sanno devastare ogni cosa? E ancora: perché non ci si rende conto della preziosa presenza dei Vigili del Fuoco e non se ne incrementa il numero e il Valore Professionale e Umano nella nostra Nazione? Sempre ieri altri incendi sono scoppiati nella Provincia di Catania e i Vigili del Fuoco sono arrivati dopo molte ore perché le poche unità erano tutte impegnate a salvare la città. Quando sono arrivate squadre da altre Province dell’Isola e dalla Calabria il danno era già molto esteso.

Oggi non andrò a vedere i danni che il fuoco ha fatto alla mia Playa, molti miei concittadini lo faranno ma io preferisco restare nel limbo e nella speranza che non siano così gravi. Troppo dispiacere. Però, …CATANIA! So che anche stavolta saprai rialzarti, sei abituata a risorgere dalle ceneri e lo farai anche adesso. La stagione balneare è agli inizi, durerà a lungo e saprai risollevarti velocemente. Lo farai col l’aiuto di ogni Catanese che Ti ama e con una consapevolezza nuova e bella, di rispetto per ogni tuo angolo e vita, mare, arte, cultura, vigne, vulcano, che saprà scaldare il cuore più forte del sole che ci brucia.

17025_catania_playa_catania

P.S. Un attimo prima di pubblicare questo post ho letto sul web che il proprietario di uno dei lidi più danneggiati, insieme ai dipendenti, a tanti proprietari di altri lidi e a molti volontari, ha lavorato duramente tutta la notte e il lido due ore fa ha riaperto ai clienti. Forza Catania: sai essere grande con noi!

 

 

Diventeranno donne

Tag

, , , , , , , , , , , , ,

 

20190428_094424

E’ tardo pomeriggio, a Giza fa  molto caldo e mi sto riposando nel terrazzo della camera d’albergo dopo una mattinata in giro per  necropoli. Intanto Cheope, Chefren e Micerino mi salutano da vicino. Sono alla fine di questo viaggio in terra Egizia e ho completamente allontanato la tensione che avevo prima di partire. Forse mi sono abituata a vedere soldati coi mitra e carri armati in giro per le città. Alla fine gli stupefacenti tesori dell’Egitto hanno predominato su tutto, sui rischi, sulla povertà, sulla sporcizia, sulla sciatteria, sul traffico caotico, lasciandomi a bocca aperta per la fascinazione che provocano.

20190425_072653

In attesa di fare una doccia, osservo due bambine del mio gruppo turistico che stanno giocando nel giardino dell’albergo. Graziana è partita con me, la conosco da quando è nata e so quanto sa essere accogliente e determinata al contempo. Ha fatto subito amicizia con l’altra bambina del gruppo, una bimba deliziosa che vive vicino Mosca con la mamma, il papà è toscano e vive in Italia. La coppia si riunisce ogni due-tre anni in qualche parte del mondo, quasi sicuramente in modo clandestino. La piccola parla un po’ italiano e le due bimbe, uniche del gruppo,  si comprendono quasi alla perfezione.

Graziana ha con sé due Barbie, le ha infilate nel suo  trolley ancor prima delle magliette e ora gioca con la piccola russa. Improvvisamente a loro si unisce una bimba egiziana e lo fa con una spontaneità bellissima, attirata dalle Barbie. Poco fa a pranzo avevamo notato questa bimbetta dagli occhi scurissimi, una specie di piccola mascotte della sala ristorante, figlia di una signora che lavora nelle cucine. Si attardava attorno ai nostri tavoli cercando di attirare l’attenzione delle due bambine e adesso, con un linguaggio universale che solo i bambini conoscono, sta giocando nel giardino con Graziana e Aliina. Osservo con attenzione le tre bimbe: Aliina, bionda, pelle chiarissima, occhi blu, è la più riservata delle tre. Graziana, con le sue trecce biondo scuro, è la più vulcanica: propone, disfa, comanda con garbo, non si ferma un secondo. La piccola  egiziana è bellissima, ha degli occhi scuri molto espressivi e dei capelli neri lucidissimi, ricciolini e lunghi. Li tocca spesso, li accarezza, li mostra, fiera di tanta bellezza e probabilmente lo fa perché sa che presto dovrà nasconderli. Che peccato! Qui le donne indossano tutte il velo islamico, detto Hijab, alcune il Niqab e non mancano donne con il Burka. Questi ultimi due indumenti sono una chiara  violazione dei diritti umani. A mio parere anche il primo, il velo colorato che copre capelli e collo delle donne, proprio perché obbligato, è una assoluta prepotenza, non parliamo del Niqad, nero sino ai piedi e che lascia liberi solo gli occhi. Del burka è meglio non dire perché non basterebbero parole, per quanto dure, a descriverne la rabbia e la tristezza che suscita.

20190428_111943

Le tre bimbe hanno cambiato gioco: la piccola egizia sta proponendo una specie di gioco della campana ai bordi della piscina. Alcuni turisti intanto fanno il bagno e la bambina egiziana  si avvicina a una giovane signora che sta cercando di sistemarsi una sciarpa in testa che ha comprato in una delle tante bancarelle al Cairo, un souvenir, e la piccola con sapienti mosse glielo sistema sul capo in un attimo. Lei sa come si fa, lo avrà visto fare ogni giorno alla sua mamma. La giovane turista fa un selfie così abbigliata e toglie subito lo hijab facendo capire coi gesti alla piccola che fa troppo caldo. La bimba ci resta male, forse comprende il messaggio, forse no e ritorna a giocare con le coetanee, ma ora è silenziosa.

Queste tre bimbe presto diventeranno donne e avranno strade diverse da affrontare. Mi chiedo come sarà il percorso della piccola russa. Non so come sia la situazione odierna delle donne in Russia, spero un attimo migliore di quella che ho visto anni fa, ma leggendo in giro e le cronache che arrivano non fanno ben pensare. Le istituzioni della democrazia non si sono consolidate, il patriarcato russo è fortissimo, la disuguaglianza di genere altrettanto, le donne-madri e i divorzi sono in assoluta maggioranza e poi la violenza domestica e l’autorità su cui si basa tutta la gestione familiare, atterriscono. Se non erro l’ultima legge in proposito recita che le botte sulle mogli iniziano a essere punite per legge solo se si ripetono per più di due volte l’anno!

La bimba egizia avrà sicuramente un percorso difficile da affrontare, soprattutto perché donna. Stupri violenza, tratta, mutilazioni, discriminazione lavorativa, diritti umani e tutto il contorno  politico, militare, religioso, culturale, sociale,  economico di questo Paese, che ha sì splendori di “pietre” che parlano e emozionano, ma che renderà molto pesante la strada di “lucenti riccioli neri”. Auguri, piccola.

Resta Graziana, la  sicilianuzza tutto pepe. Per strano che sembri, il percorso meno duro a oggi sicuramente sarà il suo. Lo sarà perché in questo nostro splendido e scalmanato Paese, nonostante tutto e tutti, dalla politica alla gestione amministrativa, dalla corruzione al femminicidio, dalle disuguaglianze lavorative alle acrobazie tra lavoro e famiglia, dallo stalking ai maltrattamenti domestici, resta fermo, sin dal lontano 1947, l’articolo 3 della Costituzione Italiana che recita: «I cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di condizioni sociali, di religione e di opinione politiche, hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge….». Da allora è seguito un percorso lento e tortuoso e so bene che le battaglie delle donne non sono ancora finite, ma ciò che è stato ed è oggi della Democrazia e dell’Uguaglianza Italiana, per donne e uomini, è da amare, proteggere e difendere coi denti. Noi Italiani e Italiane saremo strafalcioni, bizzarri, corrotti, inefficienti, pigri e chi più ne ha più ne metta, ma siamo un Popolo ancora libero e la LIBERTA’ è il bene più prezioso, capace di superare ogni grigiore e dare forza e speranza.

Auguri, Graziana. Auguri, Italia! Resti sempre la più bella.

Brezza

Tag

, , , , , , ,

Buona PRIMAVERA, serena PASQUA! Che siano armoniose e cioccolatose.

brezza

Pomeriggio umido e noioso, tipico di una primavera che non si decide a esplodere. Il cielo nuvoloso contribuisce a questa forma di apatia che a volte colpisce a tradimento. In palestra la fatica e il sudore si triplicano e voglio subito andare a casa a fare una doccia. Così indosso la felpina color grigio smorto, afferro la sacca e via. Questo misto di stretching, pilates e posturale farà anche bene dopo la caduta dalla bici, ma è zero entusiasmante. Anche il gruppo di signore e signorine è alquanto monotono e tedioso. Bah,…qualche altro mesetto e  poi cambio rotta, forse piscina, forse tennis,…mi pare di essere già vecchia a 20 anni! Ok, ok, diamoci una mossa che ho un invito a cena e devo portare qualcosa di pronto. Ecco, devo comprare il prosciutto e il parmigiano, quindi ci vuole una sosta al supermercato.

Poca gente nei corridoi. L’apatia colpisce in massa? Prendo le quattro cose che servono e mi avvio verso le casse. Sono tre e in ognuna ci sono due persone in fila. Scelgo la prima, la commessa mi sembra un filino più sorridente e veloce delle altre. Conosco le tre ragazze alle casse anche se confondo ancora i loro nomi, sono sempre le stesse da anni; a volte sono ciarliere coi clienti e tra loro e pronte alla battuta accogliente e spiritosa, altre volte sono ombrose e silenziose. In questo momento sono tutte zitte e prese dal lavoro fatto di gesti sempre uguali e monotoni, nonostante la varietà della clientela. Evidentemente noi clienti del momento siamo più mosci di loro.

Ma ecco che accade qualcosa e tutto cambia: arriva una Brezza e… l’afa sparisce, l’aria si riempie di voci allegre, di saluti, di sorrisi, di battute, di simpatia. La Brezza indossa dei jeans attillati e una camicia azzurra, ha i capelli castani arruffati, una barbetta appena accennata, occhi nocciola e un sorriso da urlo.

Non è ancora arrivato alle casse e già le tre commesse si sbracciano per salutarlo e lo stesso fa lui. Resto ipnotizzata: “Ti prego, ti prego, vieni alla cassa 1….” Macchè! Si dirige alla cassa 3, la più lontana da me. Sempre fortunata io, eh! Ma forse è meglio così. Sono un disastro con questa tuta anonima, i capelli raccolti a coda alla meno peggio, lucida di sudore e magari sto puzzando. Da domani in palestra si andrà con trucco, scarpe alte e minigonna. I camerini ci sono per cambiarsi, uffa!  Mi do un contegno e guardo senza interesse un espositore di dolcetti, ma la sua voce, ahhh…mescola la mia pancia e i miei ormoni.

 La Brezza ride e scherza con le commesse, fa domande, risponde ammiccante. Mi volto a guardarlo: è uno schianto, un sogno, un’oasi. Io sono trasparente per lui: si gira, si muove, aiuta una signora coi pacchi, parla, sorride. Le commesse si scordano di noi e noi ci scordiamo del mondo perchè ora è lui il mondo. E’ lui il cielo azzurro come la sua camicia; lui la terra fresca e morbida come i suoi riccioli; lui la forza che fa vibrare l’aria come la sua voce. Imbambolata, mi ritrovo a implorare in silenzio: “Guardami, parlami, avvicinati, sfiorami!” Poi la Brezza si avvicina all’espositore di dolcetti,… Dio quanto è vicino, adesso! Sento la fragranza del suo profumo, un misto di sandalo e patchouli. Ma che fa? Prende una confezione di ovetti di cioccolata e la apre: “Per te” dice, mentre mi porge un ovetto. “Per me…, l’ha detto A ME!” Prendo l’ovetto incapace di dire una parola. Brezza distribuisce un ovetto alle commesse, ai due clienti in fila alle casse e incanta tutti.

Intanto la commessa mi sta chiamando, è il mio turno.  Mi accorgo che anche lui sta pagando e spero che usciremo insieme, spero di scontrarmi coi suoi pacchi, di inciampare tra i suoi piedi:”Daiii, fammi pagare o lo perderò per sempre!” Lui ha finito, sta salutando tutti mentre si incammina verso l’uscita. E io? Io resto bloccata da un rotolo di scontrino finito e che deve essere sostituito, cavolaccio!

Lo guardo uscire, il suo lato B è incantevole come il lato A. Sorrido a questo pensiero da ormoni sconnessi, sorrido e finalmente sciolgo la tensione e cancello il grigiore. Esco in tempo per vederlo salire su un motorino e andare via con una sventola di bionda. In mano ho il suo cioccolatino. Lo scarto, lo assaporo e vado verso casa con una energia diversa.

Tanto io in quel supermercato ci torno, eccome se ci torno! 😉

 

 

 

“Tempesta emotiva”

Tag

, , , , , , ,

 

Le motivazioni della sentenza dei magistrati si sono conosciute poco fa.

Qualche psicologo mi spiega che cos’è una tempesta emotiva? Conosco le tempeste ormonali, conosco le “botte di nervi”, la tempesta emotiva per gelosia mi manca. Eppure deve essere qualcosa di importante per causare  un assassinio, un femminicidiosoprattutto determinare il successivo dimezzamento della pena di uno che ha ucciso una donna che conosceva da un mese e temeva che lei lo tradisse o lasciasse.  L’ha strangolata a mani nude. In appena un mese di conoscenza già aveva assunto la veste di padre-padrone. Cos’è stato, quindi, un delitto d’onore avallato, nel 2019, dalla legge!?!

Senza parole. Solo:

VERGOGNA!

pugno e mimose

Foto web

“Eh, maestra, così è la vita. Che vuoi farci?”

Tag

, , , , , , ,

7 anni appena: me ne restano cinque, sono in fila alla cattedra e aspettano con pazienza che io corregga un esercizio di grammatica che hanno or ora completato. Sto cercando di fare velocemente, ma gli occhi mi bruciano e devo interrompere per soffiarmi il naso o tossire col fazzoletto davanti alla bocca per tentare di non contagiarli. Mannaggia ai super raffreddori invernali! E poi, diciamolo sinceramente, sono stanca e stufa di questo lavoro lungo e antipatico; “cu, qu, cqu e capricciose” mi ballano attorno da più di una settimana e adesso peggio per me che gli ho dato 20 parole da completare. Ne potevano bastare meno e ora mi tocca fare la correzione di tutte le 400 parole!!! Fortuna che ci sono tre assenti stamattina…

Cerco di stare concentrata e di volare, chissà quanti errori mi stanno scappando…. e i 15 già corretti si stanno anche agitando. “Ok, avanti un altro” dico, mentre ho voglia di poggiare la testa sulla cattedra, di bere una spremuta di arancia e stare al calduccio di casa. Non devo avere una buona cera perché quando arriva Matteo, il penultimo, mi dice: “Eh, maestra, così è la vita. Che vuoi farci?” Lo guardo stranita, e lui: “Si deve lavorare anche se si sta male”. E mi sorride.

7 anni, 7 anni appena e ha già capito tanto della vita: merita una lode a prescindere!

bo

FOTO WEB

BUON NATALE

Tag

, , , , , ,

tumblr_o0naj2bhZC1qjle4ko1_1280

Giovanni Bellini — Madonna Lochis, 1475 – Bergamo

” Ho tagliato il cordone, un solo taglio, ho fatto il nodo del sarto e ho strofinato il suo corpo in acqua e sale. Eccolo finalmente. L’ho palpato da tutte le parti fino ai piedi. …

Il bue ha muggito piano, l’asina ha sbatacchiato forte le orecchie. E’ stato un applauso di bestie il primo benvenuto al mondo di Ieshu, figlio mio. Non ho chiamato Josef. Gli avevo promesso un figlio all’alba ed era ancora notte. Fino alla prima luce Ieshu è solamente mio. E’ solamente mio: voglio cantare una canzone con queste tre parole e basta. Stanotte qui a Bet Lèhem è solamente mio….

Fuori c’è il mondo, i padri, le leggi, gli eserciti, i registri in cui iscrivere il tuo nome, la circoncisione che ti darà l’appartenenza a un popolo. Fuori c’è odore di vino. Fuori c’è l’accampamento degli uomini. Qui dentro siamo solo noi, un calore di bestie ci avvolge e noi siamo al riparo dal mondo fino all’alba. Poi entreranno e tu non sarai più mio.

Ma finchè dura la notte, finchè la luce di una stella vagante è a picco su di noi, noi siamo soli al mondo. Possiamo fare a meno di loro, anche di tuo padre Josef che è il migliore degli uomini. Pensa: noi usciamo di qui all’alba del giorno e fuori non esiste più nessuno, nè città, nè esseri umani. Pensa: noi siamo i soli al mondo. Che felicità sarebbe, nessun obbligo all’infuori di vivere. Finchè dura la notte è così.

Abìtuati al deserto, che è di nessuno e dove si sta tra terra e cielo senza l’ombra di un muro, di un recinto. Abìtuati al bivacco, impara la distanza che protegge dagli uomini. Non è esilio il deserto, è il tuo luogo di nascita. Non vieni da un sudore di abbracci, da nessuna goccia d’uomo, ma dal vento asciutto di un annuncio….

Abìtuati al deserto che mi ha trasformato in tua madre. Sei venuto da lì, dal vuoto dei cieli, figlio di una cometa che si è abbassata fino al mio gradino. Non è il censimento a spostarci, ma una via tracciata lassù in alto. Stanotte lo capisco, domani l’avrò dimenticato”.

Erri De Luca – “IN NOME  DELLA MADRE”- 

Auguri di serene festività

depositphotos_87468880-stock-photo-stylized-christmas-tree-with-colorful

UNA BAMBINA

Tag

, , , , , ,

X.BUENO TM001 SMALL

Bueno Xavier – “Bambina con il fiocco rosso” –

 

UNA BAMBINA

 

C’è una bambina che con una certa ostinazione dice:
“a me i maschi non mi piacciono, solo le femmine!”
Non avrà mica sentito cosa fanno gli uomini alle donne in Bangladesh?

O non avrà letto di Jacqueline Newton che ebbe il viso e il corpo
bruciati dall’acido muriatico ad opera del marito che lei voleva lasciare?

O avrà forse sentito che in Galles, per dirne una,
ogni settimana due donne muoiono uccise dai loro uomini?
Non si sarà informata, per caso, sulle infibulazioni, le sterilizzazioni,
o altre robe del genere? E dei padri che violentano le piccole bambine?

Non avrà mica riflettuto sul perché le donne mai uccidono gli uomini
e sempre ne sono uccise?

No, lei dice che all’asilo i maschi le danno le spinte.
E questo lei proprio non lo capisce. Che bisogno c’è di correre
e di spingere? Quella bambina non ha ancora studiato la storia,
ma ha un’idea tutta sua di come ogni storia dovrebbe cominciare:
c’era una volta una principessa in un regno incantato.

 ALBA DONATI 

Poesia tratta dal testo ” Tu, paesaggio dell’infanzia“, Ed. La nave di Teseo

 

 

Crocchette di carezze

Tag

, , , , , , ,

20181005_123710

Mattinata incolore, grigia, umida, lenta. La lentezza è forse l’aspetto che oggi più mi piace. Ancora un po’ febbricitante per una violenta infreddatura, mi alzo tardi e piena di dolori. Ah, Autunno! Nemmeno il tempo di entrare e già mi metti ko! I disturbi influenzali, grazie all’estate, tendiamo a dimenticarli e ci sorprendono sempre all’inizio di stagione.

Sola in casa, faccio una blanda colazione. In cucina si sente l’odore delle lenticchie che di buon’ora mio marito ha preparato per il pranzo, pensandomi mezza moribonda. Bene, non ho granchè di forze e avrò un pensiero in meno in questa mattinata piovosa. Mi accomodo sul divano, ma di leggere non ho voglia. Guardo il finale di un film già visto e faccio zapping col telecomando. Non so bene che sto guardando così passo al tablet, gioco qualche partita a burraco e le perdo tutte, nella blogsfera lascio qualche commento distratto. Spengo tutto, ho solo voglia di stare con gli occhi chiusi.

Sì, lo so: se ci fossi ancora tu, tu in forze e salute, saresti qui a riassettare in cucina o a rifare il letto, sapendomi con la febbriciattola. Mi manchi, sai? Tanto. E non certo per l’aiuto in casa.  “Dai, mamma, è solo un po’ di raffreddore, non preoccuparti, sta già passando.” “Ma è meglio che non ti affatichi.” Il tuo modo di proteggermi. Sempre.

Apro gli occhi, buona parte della mattinata è trascorsa. Sono inquieta, ho voglia di carezze e di coccole. Penso ai dolcetti che ho in casa: “Se ne prendessi uno col caffè?”, ma non ho fame, i sapori sono anche alterati dal raffreddore. Misuro la febbre e vedo che sta andando via. Mi alzo dal divano e vado in cucina. Tu mi sorridi da sopra il mobile e passo lenta la mia mano sul vetro: le nostre tre carezze della sera…Ho bisogno di carezze, stamattina più che mai.

Vicino al forno noto tre patate lesse di due giorni fa. Sono tristi, quasi quanto me. Sciacquo le tazze della colazione e…all’improvviso so cosa devo fare: le crocchette di patate! Sì, voglio coccolarmi, quindi preparerò le crocchette di patate, quelle che solo tu sapevi fare eccellenti. Non ne mangio né ne preparo da anni e saranno la mia carezza di oggi.

 “Perché a te vengono così morbide e croccanti?”

“Non lo so, forse perché mi piace accarezzare a lungo l’impasto.”

Quante volte ti ho osservata prepararle, ma mai che mi venissero buone come le tue. In cucina non eri molto brava, come ogni mamma lavoratrice hai avuto sempre poco tempo da dedicare ai fornelli. Ma come preparavi tu la pasta al forno siciliana, quella con le micropolpettine e senza besciamella, e le crocchette di patate…no, nessuno chef stellato ti potrebbe mai eguagliare.

“Devi schiacciare le patate quando sono ancora calde”, mi dicevi, “dosare bene le uova e i due formaggi grattugiati e non dimenticare il basilico, che non deve mancare nella cucina dei siciliani.”

“Ora si usa friggerli a bastoncino o a palline. Tu dai sempre la forma di polpette schiacciate.”

“Che importa? Conta il sapore, non la forma, lo sai.”

Recupero energie nascoste e inizio a pelare, schiacciare, inserire gli ingredienti, compreso il basilico e impasto a lungo, con calma, come facevi tu. Preparo la padella per la frittura e faccio come te, niente olio di semi, ma olio di oliva, quello delle vigne del signor Antonio, quello che dà un sapore unico alle pietanze. Friggo le polpette schiacciate e già ho fame. Ricordi? A volte me li facevi trovare belle calde quando tornavo affamata dal lavoro e iniziavo a mangiarle sin sulle scale.

Ne assaggio due, poi altre due e inizio a preparare la tavola perché è già ora di pranzo. Mio marito mi aiuta ad apparecchiare e anche lui assaggia le crocchette: “Che bella sorpresa! Le crocchette di tua mamma non sono mai arrivate intatte a tavola. Ti sono venute buonissime, quasi come le sue.”

Sono contenta per quel suo “quasi”, non avrei voluto che fossero squisite come le tue perché le tue, e solo le tue, dovranno restare tali. E sono contenta anche per le carezze che mi sono regalata e che ci siamo scambiate mentre le preparavo.

Piccole, grandi, preziose storie.

Tag

, , , , , , , , , , , ,

Un bellissimo scritto di Giacomo Bertoni, suggerito da Lucetta, mi ha riportata alla storia di una Mamma e di suo Figlio e anche alla storia di una Scuola, di una classe di Alunni e dei loro Insegnanti. Una storia bella e importante, pur nella sua drammaticità, una delle tante piccole e preziose storie che esistono in questo mondo e che passano troppo in silenzio. Conoscere queste storie, viverle in qualche maniera, dà sempre i brividi e lascia attoniti per la forza e l’amore che le permeano.

Lei, la Signora Matilde. puoi incontrarla ogni giorno a Scuola. Accompagna Davide sin dentro l’aula poco dopo il suono della campanella, si ferma nella classe qualche minuto e viene a riprenderlo all’uscita prima delle altre mamme. A volte le fa compagnia la figlia maggiore, rarissimo quando ad accompagnare Davide è il papà per via degli orari di lavoro. Davide frequenta la quinta classe della Scuola Primaria, ha 12 anni ed è un ragazzino con gravissimi problemi psicomotori: non riesce a tenere eretto il corpo, si esprime con sguardi, suoni gutturali, urla e smorfie, soffre di ansie e di diabete. Non può fare a meno della sua speciale carrozzina e si alimenta assistito.

Mamma Matilde ogni giorno, col sole o con la pioggia, entra con l’auto nel cortile della scuola, prende dal bagagliaio la carrozzina, poi prende in braccio il figlio e lo sistema sulla sedia a rotelle, lo imbraca per bene e lo accompagna verso il portoncino, seguendo un lungo scivolo. Non sempre usa la sua carrozzina da quando l’Amministrazione Comunale ha provveduto a darne una simile a Scuola e così Matilde, Donna magra e minuta, molte mattine prende in braccio Davide e salgono insieme cinque gradini di scale. Arrivati nel corridoio, sistema Davide nella sedia speciale della Scuola e lo accompagna in classe. Aiuta le Maestre a togliere cappotti e giacchette, attende che Davide si stabilizzi e poi va via. Lo stesso si ripete al contrario all’uscita di scuola. In tutto questo Matilde viene a volte aiutata da qualche bidello, dall’insegnante di sostegno o da qualsiasi docente, genitore, personale di segreteria che in quel momento casualmente si trovi a passare da quell’angolo di corridoio. Tante altre volte fa tutto da sola.

La Signora Matilde è sempre affabile e curata, mai un lamento. Capita, però, di incrociarla disordinata, preoccupata, scura in viso quando viene chiamata dalle maestre per improvvisi problemi di Davide.

Lo scorso anno ho supplito per alcuni giorni la Maestra di Davide. Pur sapendo del bambino e della sua situazione, non nego che il mio primo impatto in quella classe fu terrorizzante, anche perché l’insegnante di sostegno sarebbe arrivata un paio d’ore dopo e idem l’assistente sanitaria. Furono i bambini della classe a dirmi di stare serena perchè mi avrebbero aiutata loro. Mi accorsi ben presto che tutti gli alunni avevano un ruolo preciso: due pensavano a far bere il compagno, sorreggendo la bottiglietta dell’acqua con la cannuccia. Davide sa indicare con un braccio quando ha sete. Due bambine erano incaricate a sorvegliare la testa del compagno, che riesce a stare eretta per una decina di minuti, poi si affloscia: “Bisogna metterla dritta altrimenti Davide respira male e può soffocare con la saliva”. C’erano i compagnetti che si preoccupavano di raccogliere eventuali oggetti che Davide poteva gettare a terra coi suoi movimenti incontrollati, c’era chi si incaricava di spostare la carrozzina perché: “ Davide così può guardare tutto e tutti e soprattutto il sole dalle finestre. Lui ama il sole, ma troppo gli fa male e dobbiamo proteggerlo”.  In un angolo della classe c’era un banco speciale perché Davide potesse lavorare con fogli, colori e materiale speciale.

Tutta la classe agiva e ruotava attorno alle esigenze del compagno in grande difficoltà. Un bambino mi disse: “ Maestra, parla a bassa voce, lui ha paura dei rumori e dei suoni forti”. Meno timorosa, iniziai la lezione senza perdere di vista quel ragazzino, ma non sapevo come rapportarmi con lui. Più volte mi avvicinai e dissi qualcosa di carino sugli adesivi spiritosi che c’erano sulla sedia a rotelle, ma Davide non entrava in contatto con me, non era abituato al suono della mia voce, preferiva guardare alcuni compagni. Poco dopo sentii dei suoni stridenti e i compagni mi avvertirono che Davide si stava innervosendo e occorreva accendere la radio. Li lasciai fare e subito dopo la voce di Laura Pausini si diffuse nell’aula. Una bambina mi spiegò che il compagno ama la Pausini, che si calma quando la ascolta perché sono le canzoni che gli canta la sua mamma: “ Noi siamo abituati a lavorare con questo sottofondo musicale”. Ed era vero; la classe mi seguì e lavorò serenamente.  Quando fu il momento della ricreazione alcuni bambini si misero attorno al compagno per non farlo sentire solo. Parlavano, scherzavano tra loro mentre Davide pareva seguirli con gli occhi e faceva smorfie. Era il suo modo di partecipare. Ricordo che mi avvicinai alla finestra e guardai il sole. Scesero delle lacrime mentre mi chiedevo tanti perché, mentre riflettevo sull’enorme lavoro svolto dalle mie Colleghe sulla classe e su Davide, mentre pensavo a mamma Matilde. Il calore del sole somigliava a Lei, a tutti quei Bambini che mi circondavano e alla loro Maestra.“Sei commossa?”, mi chiese una bimba. “Il sole mi ha abbagliata”, risposi. Poi la bambina mi invitò ad avvicinarmi a Davide: “Vuoi vederlo sorridere?”. Davide stava facendo una smorfia delicata e i suoi occhi erano vigili mentre ascoltava tre compagnetti che cantavano una canzoncina. Anche il suo braccio si muoveva al ritmo di quelle voci. Sì, stava sorridendo e tutto ebbe un significato ampio e prezioso.

Questo sarà l’ultimo anno di Davide nella mia Scuola. Giorni fa sono passata nella sua Classe per augurare a tutti buon anno scolastico. In sottofondo “Le onde” di Ludovico Einaudi:- “E la Pausini?”, ho chiesto. La Maestra ha risposto: “ Stanno diventando più grandi, pure Davide, ed è giusto che apprezzino anche altro”.