Le grandi paure

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Addolorata e angosciata come tutti, ieri ho avuto poche parole. Anche io sono stata incollata alla tv, per tutto il giorno ho ascoltato e riascoltato notizie, interviste, opinioni, ho visto e rivisto le  drammatiche immagini del terremoto al Centro Italia, i filmati, in tv e su internet, uguali e già conosciuti  nella sostanza. Non riuscivo a scollarmi dagli schermi,  come fosse un’ossessione o  un mantra capace di allentare quella ancestrale paura che ho per la terra che trema. Eppure ai terremoti, vivendo ai piedi di un vulcano attivo, sono abituata.

Dei terremoti ho già parlato qui in occasione di quello avvenuto in Emilia e non saprei che altro aggiungere di diverso e di più significativo.

 Ieri ho anche letto parecchi post, qui su wordpress; è bastato inserire la parola chiave “terremoto” sulla pagina Lettore e sono apparsi tantissimi articoli di blogger, che leggo o sconosciuti,  che hanno scritto di tutto e di più. Chi ha dato consigli, chi ha riportato notizie utili per la solidarietà e gli aiuti, chi ha espresso il dolore in versi o ha proposto di pregare, chi ha scritto sulla affascinante potenza distruttrice di Madre Natura. chi, in preda all’ira, ha inveito contro la qualsiasi, dai politici ai giornalisti, ai soccorsi che dovevano trovarsi sul posto cinque minuti dopo la prima scossa o ai sismologi che non sanno avvertire in tempo. C’è stato chi ha dato rigorose spiegazioni scientifiche e altri che  hanno dato di testa, chiamando in causa il caldo, le tempeste solari, le trivelle (e chi si è astenuto al voto all’ultimo referendum), gli americani, gli extraterrestri (non potevano mancare!) e via dicendo. In questo post si raccoglie una piccola carrellata di sciocchezze (per dirla pulita) prese dal web.

Molti blogger, dicevo,  siamo rimasti in silenzio, ammutoliti. Ognuno reagisce a suo modo. Un post mi ha colpita più di altri: scritto con una garbata leggerezza da MD, un blogger oncologo,  qualche mese fa e riferito ai tanti terremoti del Giappone (sempre meno distruttivi grazie alle rigorose leggi antisismiche adottate), scuote il lettore per un parallelismo efficace tra le più grandi e destabilizzanti paure dell’essere umano, cancro e terremoti. L’ imperativo che li lega è quello di tentare di sconfiggerli, puntando sulla prevenzione dell’uno e dell’altro. E qui ad essere chiamati in causa, con la dovuta umiltà,  siamo tutti noi. Nessuno escluso.

sismografo

Fantastici e duraturi castelli di sabbia

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Ne convengono in tanti: la coppia più bella di questa estate, nel tratto di spiaggia che frequenta  Paola, è  proprio quella dei due giovani che  si sono conosciuti su Facebook. Belli lo erano anche la scorsa estate, con il loro bambino appena nato, ora lo sono  forse più per via del pancione del secondo figlio in arrivo. Qualcuno storce ancora il naso, ma poco importa.

Lui è uno schianto, un vichingo svedese che ha lasciato uomini e  donne (di tutte le età) a bocca aperta, non solo per la sua fisicità da 10 e lode, ma anche per affabilità, simpatia, cordialità, serietà. Lei è la classica bella donna mediterranea  che tutti in quella spiaggia erano abituati a vedere  sola e in compagnia di un libro. Un pomeriggio di alcuni anni fa, mentre era sdraiata a prendere il sole  e  intenta a smanettare col cellulare, chiese a Paola, l’amica di sua madre,  se era  su FB. Lei  rispose di no e Francesca  disse che si era iscritta da pochi mesi e che le si era aperto un mondo nuovo. Paola le raccomandò, dall’alto della sua moscia maturità, di stare attenta. A Natale Francesca le inviò  un messaggio di auguri dalla Svezia, aggiungendo che era il Natale più bello della sua vita. Nel Natale seguente  ricevette l’invito del su0 matrimonio e ora Paola sta tentando di costruire un castello di sabbia con il suo bambino.

Castelli di sabbia, già…così venne definita la storia dei due innamorati dalla maggior parte delle signore della spiaggia appena si seppe che lei si era trasferita  da lui. Paola ancora  ricorda i pianti dei genitori di Francesca, increduli che la loro unica, colta, educata, ricca figlia avesse preso una decisione così repentina e folle grazie a una banalissima e pericolosissima chat. Paola fu sincera con l’amica, le disse che era  felice per la ragazza, che non sopportava più di vedere una trentenne uscire nelle sere estive coi genitori e gli amici di questi, che dovevano smetterla di soffocarla, di cercare il buon partito da sposare, che dovevano lasciarla andare, anche a costo di errori, e fidarsi di lei.

 Ricorda ancora quella sera in pizzeria  quando si trovò a prendere le  difese della nuova coppia contro tutte le signore scandalizzate dal loro incontro tecnologico :-Senza sapere nulla delle famiglie, della provenienza? Dureranno meno di un anno! Un tuffo nel buio! Sul web puoi trovare il diavolo!!!

“Vero, puoi trovare il diavolo o la  normalità”, ribatteva Paola. Si schierò dalla parte dei due giovani  sin da subito e  a spada tratta, senza sapere  il  perché, o forse sì. Conosceva  Francesca da quando era una ragazzina e l’aveva sempre vista triste, annoiata, schiacciata dalla forte personalità dei genitori. Ma non era  solo questo La cosa che  le piacque  fu, intanto,  la loro naturale e bella sincerità: “Ci siamo conosciuti su Facebook”. Avrebbero potuto dire qualsiasi altra cosa, di essersi incontrati in un convegno universitario, al foyer di un teatro, in un museo, ovunque e non avrebbero sollevato vespai. Invece dissero la verità e la sottolinearono durante la festa del loro matrimonio con una delle torte con sopra decorato il logo di FB e un faccino ammiccante.

Torta-nuziale-ad-un-piano-tipo-Ruffle-cake

Durante quella pizza da incubo al femminile,  Paola fu disturbata da tutti quei declami delle signore bene contro il web, un puritanesimo falso e strisciante che non muore mai, capace di annientare chiunque. Si lanciò contro i mulini a vento, brandendo la spada verso tutte:- “Ma tu che dici che su Internet ci stanno solo mostri, significa che anche tuo figlio è un mostro! O credi che tuo figlio ora non stia  chattando con qualcuno mentre noi stiamo mangiando la pizza?” E fu persino cattiva verso un’altra signora che asseriva con veemenza l’importanza di conoscere le famiglie di provenienza:-“ E infatti tua nipote che ha sposato il figlio del dirimpettaio, è già divorziata!”

Alcune ne dissero di tutti i colori, altre le ammutolì lei con battute argute, poche stettero in un silenzio nascosto e imbarazzato,  una le chiese se per caso anche lei  stava a chattare e solo una signora ammise simpaticamente che, nonostante sposata e nonna come Paola, si divertiva  a colloquiare sui social di varie amenità, per gioco e passatempo. Lei tranquillizzò tutte dicendo che non era iscritta su FB, ma frequentava  i blog  e che, se l’argomento la interessava, lasciava commenti e scambi di opinione.  Si quietarono e si quietò pure lei. No, no,  Paola non disse che un tempo aveva frequentato  una chat che le aveva regalato momenti molto belli, puliti, semplici e anche tormentosi. Non disse che certi ricordi a distanza di anni ancora la accompagnano affettuosamente e serenamente, non lo disse perché quelli furono  momenti tutti suoi e che nessuno, all’infuori di lei, proprio nessuno potrà mai comprendere nella sua vera essenza senza sporcarli, anche solo lievemente.

Francesca ha un po’ di nausea:-”Torno a casa, posso lasciarti il bambino? Gioca così bene con te.”

“ Certo, vai tranquilla, riposati. Zia Paola sa costruire castelli di sabbia duraturi e fantastici!”

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Sandcastle

Foto prese dal web

Agosto

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E’ un mese particolare, c’è voglia di tutto e, soprattutto,  di tutto ciò che ti eri ripromesso di realizzare in estate, senza riuscirci. L’augurio è proprio questo: qualsiasi cosa vi siete  prefissi,  da un’esigenza a un  capriccio, che sia!

Agosto afa

assaggio ananas

anguria

assaporo aranciata

adoro attività

all’aria aperta

Isabella Scotti

Come ben dice Isabella nel suo tautogramma, Agosto è un mese da vivere pienamente, specialmente all’aria aperta. La sensazione che l’estate, col suo senso di vacanza e libertà dagli impegni,  stia per finire diviene, ahimè, sempre più chiara via via che i suoi giorni scorrono. Ma non pensiamoci, non adesso, e godiamo di questo caldo e solare mese nel modo  più sereno e bello possibile.

Il mio tautogramma:

AGOSTO

Assola, abbaglia, acceca, arrossa,

affolla, abbonda, abbraccia,

assorda, amplifica,

addolcisce,

accalora,

ama.

libri-per-lestate

Tra le tante che offre il web per il mese agostano, ho scelto questa immagine perché in questo periodo mi rappresenta.  Anche cappello e telo mare sono identici ai miei, compresa la voglia di lettura. Ho appena finito di leggere “L’Usignolo”, di Kristin Hannah e lo consiglio vivamente a tutti. E’ un libro potente, e non per le sue 466 pagine, che sanno scorrere veloci, ma per ciò che racconta e per come lo racconta: le donne e la resistenza contro il nazismo. Ispirato a una storia vera accaduta in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato tra i cinque libri più letti nel 2015 negli States. Non voglio aggiungere altro, solo dire che sono felice che ancora si scrivano libri come “L’Usignolo”, capaci di coinvolgerti, commuoverti, assorbirti totalmente  e che sono lieta, fiera, orgogliosa che,  siano esistite Donne come le sorelle Rossignol, protagoniste del romanzo. E queste Donne esisteranno sempre.

Lusignolo

Felice Agosto a tutti, buone vacanze!🙂

 

I Macchiaioli e le giubbe rosse

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Nei giorni scorsi ho visto  al Chiostro del Bramante di Roma, l’interessante  mostra de I Macchiaioli-Le collezioni svelate. La mostra ospita molte tele importanti di artisti italiani che, a metà dell’Ottocento, crearono un movimento pittorico  basato sul verismo e su un uso del colore tramite macchie e violenti contrasti luminosi. I Macchiaioli, in contrapposizione all’arte Rinascimentale, ritraevano la natura direttamente all’aria aperta, appuntando su taccuini e tavolette le impressioni che ricevevano dal vero, prediligendo  i paesaggi della campagna toscana, la vita quotidiana, il tempo libero e la villeggiatura, i poveri e la loro condizione sociale e soprattutto la tragica situazione bellica dell’Unità d’Italia .  Con la tecnica del ton gris e dell’utilizzo dello specchio nero per rendere il chiaroscuro, nacque una pittura tutta italiana che anticipò la più famosa e amata arte dell’Impressionismo  francese.

I  “macchiajuoli”, termine che venne usato in modo dispregiativo,  non furono compresi e  apprezzati nel mercato artistico del tempo e i loro bei quadri furono acquistati prevalentemente  da privati per passione, amore dell’arte e  per  spirito di mecenatismo, per  aiutare, così,  quei giovani artisti, rei di vivere in uno Stato politicamente e geograficamente smembrato,  ad andare avanti e a continuare a proporre una ricerca e un rinnovamento dell’arte.La mostra di Roma “svela” le collezioni private dei mecenati e  mostra al pubblico un centinaio di splendidi quadri di Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe De Nittis, Odoardo Borrani, Oscar Ghiglia, Federico Zandomeneghi e pochi altri. La mostra, inoltre,  permette al visitatore di scoprire il clima storico che fa da sfondo alla vicenda di questi artisti, legata soprattutto alle violente situazioni del Risorgimento.

Tante le tele che mi hanno colpita. Fra queste c’è il bellissimo quadro “Cucitrici di camicie rosse” di Odoardo Borrani.

Borrani Odoardo_Le cucitrici di camicie rosse (1863, coll privata)[1]

Odoardo Borrani – “Cucitrici di camicie rosse”, 1863

La prima cosa che salta all’occhio è la data, 1863, cioè due anni dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia, quindi a “cose” fatte. Un dettaglio non indifferente se si analizza bene la scena che Borrani rappresenta col “senno di poi”. Il quadro è, secondo i critici d’arte, un inno al Risorgimento. Per me è un inno poco convinto. La scena rappresentata è intima e carica di simboli. Vuole sottolineare, come scritto da tante parti, il contributo delle donne, delle madri, delle sorelle dei tanti soldati che combatterono per l’Unità d’Italia. E sin qui nulla da dire: le “cucitrici” che cuciono la lana rossa sin dal primo mattino, la pendola segna le 7.15, simboleggia il rito, la preghiera, la partecipazione alle vicende del tempo. La stanza è luminosa, ben arredata, borghese, quasi opulenta per quei tempi di guerra. Si nota un quadro color seppia dell’eroe del tempo, Garibaldi, e colpisce quel bastone della tenda a forma di freccia, chiaro simbolo di guerra e lotta. E morte. Le donne sono concentrate nel lavoro e sono serie, troppo serie. Nessuna sorride, nessuna guarda verso la finestra, come se temessero di venire a conoscenza dei misfatti dei loro uomini  verso altri uomini e altre donne. Forse ascoltano le ultime novità che riguardano il Sud d’Italia e che sta raccontando la donna di spalle ultima arrivata e le altre stanno con gli occhi abbassati, in silenzio. Ecco, colpisce il silenzio  di queste donne che cuciono le giubbe garibaldine. Non sono convinte, non sembrano soddisfatte, orgogliose, contente. Sono preoccupate, perplesse e forse anche addolorate e vergognate.

Non so se la mia analisi di semplice donna del Sud  sia esatta o se è viziata dal “senno di poi” della Storia. La “macchia”  ha comunque saputo indirizzarmi alle emozioni personali che derivano dall’ambiente in cui vivo. Proprio come  i Macchiaioli che seppero riprodurre  le loro emozioni dal Vero.

Gigolò all’avanguardia

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“Come sta Manu’?”

“Ah, non parlarmene, è ammattita!”

“Oh, mi spiace, ancora problemi col divorzio…”

“Macchè! Non so dirti che sta combinando: dopo quello che il suo ex marito le ha fatto passare, ora lei…”

“ Non riesce a dare un taglio?”

“ Infatti, sta troppo spesso con lui.”

“ Hanno un figlio, fa bene a non interrompere i rapporti, lui è pur sempre il padre di Luca.”

“E che rapporti! Lo sai già che, dopo la separazione,  ha fatto  altri due figli con altre due donne e Manu che fa?  Fa sesso col suo ex marito!”

“Caspita!”

“Vabbè,  non solo sesso: i due vanno a cena, a teatro, ai concerti, fanno viaggi in varie località, col figlio e senza il figlio, passeggiano sul lungomare mano nella mano. Ti sembra normale?”

“Beh, insomma, ma se lei ha superato quei rancori tipici delle separazioni, in fondo che c’è di male a restare in contatto?”

“Come che c’è di male?!? Come fa a trovare un altro uomo da sposare se si fa vedere in giro sempre con lui??? E lui…sai come è pronto a presentarla a tutti –la mia EX moglie, la mia EX- e come pronuncia forte quell’EX! E’ uno stronzo!”

“ Tu credi che Manu voglia risposarsi? Forse non ci pensa lontanamente dopo i dispiaceri che ha preso, forse è ancora innamorata del suo ex marito, o forse…”

“Certo che vuole risposarsi! E’ giovane, carina, con un figlio, sola, precaria, con mille problemi economici da affrontare. Non è facile, lo so, ma fare i viaggetti con quello, riceverlo in casa sino all’alba…chi se la dovrebbe prendere?”

“ Chi se la dovrebbe prendere….mica è un pacco!”

“Per me sta sbagliando tutto.”

“Ma sai, forse dovremmo vederla diversamente. Manu è una donna giovane, può anche avere delle esigenze, dei desideri e magari pensa che sia …come dire?…che sia meglio esaudire questi desideri con un uomo che conosce bene invece che con semisconosciuti. Magari c’è ancora innamoramento e passione tra i due. ”

“Ma sei matta?!? Lui di donne ne cambia una a settimana e poi una donna divorziata deve sapersi contenere in attesa di una nuova storia d’amore.”

 “Tipo chiudersi in casa e attendere nuovi pretendenti? E chi lo dice? Già, già… noi donne dobbiamo contenerci sempre, in un modo o nell’altro, i signori maschietti possono farsi l’harem, loro hanno le esigenze fisiologiche da rispettare! Sai che penso? Che se lei ha dei desideri, non solo sessuali, anche di compagnia, viaggi, cene romantiche, ecc… sta facendo bene a utilizzare, e ripeto UTILIZZARE,  il padre di suo figlio, anche se è uno stronzo!”

“Il tuo pensiero è sconvolgente!”

“E perché?”

“Perché è , è…non so definirlo… moderno, sfacciatamente moderno, oltranzista, estremista  all’avanguardia! Dici che lo sta utilizzando come gigolò.”

“Chissà, forse in un certo senso sì, ma spero che a pagare sia lui!”

“Oh, certo, lei non naviga nell’oro. Un gigolò all’avanguardia: e brava la Manu! Quanto mi piace Richard Gere, ma all’avanguardia!”

“Ah, ah, ah, gigolò all’avanguardia, sì! Dai, andiamo a prenderci una granita che fa troppo caldo e i pensieri rischiano di liquefarsi!”

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American Gigolo (1980) Directed by Paul Schrader Shown from left: Richard Gere, Lauren Hutton

Luglio

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Ho sempre associato Luglio alla luminosità, diurna e notturna. La luce del mare, delle spiagge, dei cieli azzurri di montagna, del grano maturo delle campagne, dei lunghi pomeriggi, delle notti stellate, delle costellazioni visibili. E alla luce , ai giorni lenti di relax, alle notti calde e languide abbiamo pensato, Isabella e io, mentre scrivevamo  questi tautogrammi per augurare a tutti un luminoso e lieto mese di Luglio.

Luglio

languidamente

la luna

luccicherà lago.

Leggerò libri.

Leggiadre libellule

libreranno leggere

lungo lampioni

luminosi

 Isabella Scotti

separatore

La luna lancia luccichii lassù,

le lampare luminose  laggiù.

Lei, leggiadra, lega liane.

Lui, lento, livella legname.

Limano, lucidano

laccano, lavorano.

Labbra luccicanti lodano Luglio

leccando lamponi,

lambendo limoni.

Marirò

separatore

Al nostro gioco si è appena unita  la cara Diemme con un tautogramma tutto da “lovvare” (e non sto scherzando)😉 Grazie, DM!

Lovvo luglio:

lavoro lentamente,

lietamente limonerei

libidosamente languendo,

laggiù,

lontano,

leggiadramente levata.

Diemme

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Edvard Munch-Summer night in the beach (1902)

Di Pooh, ragazzi e automobilisti

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Cosa può accadere in una piccola città del Sud quando si realizza un evento che richiama 35.000 persone in una sera? Il caos? La paralisi totale della città? Soldi a valanga? Beh, forse questi effetti ci sono anche stati, non ne sono certa perchè il caos l’ho vissuto di striscio, ma ho visto anche tanto ordine e compostezza e i soldi, se ci sono stati, non sono andati a me. Di certo ho notato l’alzata di ingegno di tante persone, cosa che in questi tempi di magra è anche comprensibile.

La città è Messina, l’evento è stato il concerto dei Pooh e l’alzata di ingegno l’hanno realizzata un sacco di ragazzi trasformandosi in posteggiatori per gli spettatori che hanno riempito lo stadio in una bella ed emozionante sera di inizio estate.

Il sindaco della città, giustamente preoccupato, ha tempestato giornali e radio di ordini e consigli per la viabilità, predisponendo blocchi stradali, sensi unici, posteggi comunali a pagamento differenziato secondo la distanza dallo stadio(da 13 a 8 euro), bus navetta a 2 euro con corse da vari punti della città  e, nonostante questo,  strade e  autostrade si sono comunque bloccate. Inevitabile. Perché a quel concerto non c’erano solo i messinesi , ma migliaia di persone provenienti da tutte le province della Sicilia e anche dalla Calabria. I Pooh piacciono, inutile dirlo, e il concerto di Messina ha unito generazioni di nonni, genitori e figli, tutti insieme per rendere omaggio ad una delle band italiane più apprezzate, formata da musicisti seri e bravi che si sono esibiti al gran completo per l’ultima volta, regalando momenti di performance musicale eccellenti, grandi effetti scenografici e commozione.

Ma torniamo ai simpatici ragazzi che vivono nei grandi condomini che circondano lo stadio di Messina. Non so se è una consuetudine per ogni manifestazione che avviene al S. Filippo, per me era la prima volta in quello stadio ed è stata la prima volta che ho visto “espropriato” ogni cortile, ogni slargo, ogni posteggio, ogni stradina, ogni box e garage privato di ciascun complesso nelle adiacenze dello stadio per far posteggiare noi spettatori.

 I posteggi comunali bastavano a stento per la miriade di bus turistici arrivati da ogni dove. E noi poveri automobilisti? Nessun problema: seguimi e per soli 10 euro posteggi a casa mia!

Così i ragazzi di ogni condominio si sono dati da fare: con cartelli e motorini, dopo aver fatto sparire le auto di chi abita in quelle case, sistemate altrove per quella notte, aprono cancelli e saracinesche, ti guidano col motorino per le viuzze interne di quegli enormi complessi e riempiono all’inverosimile ogni spazio utile. Dentro i cortili  sono organizzatissimi: chi fa il posteggiatore, chi stacca i bigliettini colorati, chi incassa i soldi, chi ti chiede se nel frattempo vuoi lavati i vetri dell’auto, chi vende nelle borse frigo gelati, ghiaccioli e bibite a prezzi stracciati. Non sono le persone che puoi incontrare ai semafori delle strade, sono i ragazzi che abitano negli appartamenti di quelle case, mi spiega una simpatica morettina mentre mi chiede se, per soli 5 euro, al ritorno voglio trovare l’auto con tutti i vetri puliti. Dice anche che si è unita al gruppo con un po’ di titubanza per via degli esami di maturità che deve affrontare a breve, ma che un piccolo guadagno le fa tanto comodo. Così mi avvio al concerto con la consapevolezza che al ritorno guiderò meglio: i vetri puliti sono importanti quando si guida di notte!  :-)

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CANZONE DEL DESIDERIO DI GIUBILO

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Andremo per mari mai navigati
a pescare i rossi pesciolini dell’allegria.
Quando mi sentirai ridere, amore taciturno,
crederai di ascoltare la musica dei miei braccialetti sottili.

O penserai che il vento, a cavalcioni sulla prua,
si è messo a canticchiare una gioiosa canzone di marinai.
E nelle tue pupille erranti non si rifletterà ancora
la schiuma sconosciuta dei miei denti
fra il corallo appena lavato dalle labbra fresche.

Siccome non sai che so ridere, amore singhiozzante,
rimarrai con gli occhi fissi sull’acqua.
A evocare uccelli di isole remote
o brevi canzoni chiare.

E lo stupore ti metterà in bocca
il ronzio di tutte le parole mai dette.
Quando capirai che ho gettato al porto del giubilo
la nostra notturna ebrezza d’essere tristi.

JUANA DE IBARBOUROU  (da La rosa de los vientos, 1931)

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Juana de Ibarbourou o Juana de América, poetessa Uruguaiana, (1895-1979)

Questa poesia, letta e riletta, fatico a ben  inquadrarla. Sicuramente non mi ha lasciata indifferente e quando il poetare colpisce, ha già assolto al suo compito. Mi è chiara l’atmosfera onirica, mi piace quel diffuso sentore di mare,  quel tintinnio di braccialetti sottili, suono dolce, leggero, di  gioia. Noto la dolcezza, il tentativo,l’impegno di  trasformare un amore triste,  piangente, taciturno.

Qualcosa, però, continua a sfuggirmi. Tuttavia, nei versi della poetessa Uruguaiana  predomina la speranza e l’impegno di un cambiamento positivo, pur nella consapevolezza di una realtà difficile e pesante. Un concetto che possiamo estendere al periodo buio e singhiozzante che, in vari versanti, stiamo vivendo.

L’incompiuto

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Frequentavano gli stessi luoghi di lavoro e, pian piano, dopo l’iniziale indifferenza e una certa successiva reciproca antipatia, ebbero modo di conoscersi meglio. Parlando, ascoltandosi, osservandosi, scattò un qualcosa di indefinibile, o forse chiaramente definibile, un’attrazione che tennero saldamente a bada. Non fu semplice, ma l’impegno non mancò da nessuna delle parti. Lui era libero, lei no. Lui aveva già dato e conquistato una nuova libertà che ora gli lasciava ampi spazi per il gioco. Lei non era mai stata sfiorata dall’idea del gioco, per indole e per assenza di desiderio di trasgressione, avendo trovato un discreto equilibrio nella sua relazione di coppia.

Quando entrambi compresero meglio la situazione, iniziarono a staccarsi. Nessuno dei due desiderava complicazioni, non erano più in età di follie e inoltre né lui né lei avevano chiaro cosa fosse nato tra loro: sicuramente stima, simpatia e una certa dose di attrattiva che aveva portato lui a un delicato e impercettibile  corteggiamento e lei a riscoprire la voglia d’essere pensata e gentilmente  corteggiata. Da lì a continuare e a saltare il fosso ce ne sarebbe voluto  e lei non era certa di volerlo. Questo era chiarissimo a lei e abbastanza chiaro anche a lui che  sapeva  che sarebbe stata una strada irta e che avrebbe potuto non trattarsi di un gioco. Non con lei e non per lei.

Mai lui e lei parlarono di questo, mai un cenno o una forte allusione, mai un gesto o uno sfiorarsi; mai oltre il lecito. Così non furono necessarie parole e, senza un niente, iniziò la distanza.

 Lui quasi bruscamente si staccò dall’ambiente , nonostante fosse  un ambiente gradevole, che  gli piaceva e riempiva parte della sua vita da single. Ma c’era lei:  vederla, starle accanto, discutere, lavorare insieme  e non poterla avere, era divenuta  quasi  una  sofferenza. Lei  comprese il motivo del trasferimento di lui, accettò, si sentì sollevata, ma anche smarrita e più sola.

In quella specie di fuga avevano lasciato dell’incompiuto, un progetto che per essere terminato  aveva bisogno delle competenze di entrambi. Lui doveva completare la prima parte, lei la seconda e ultimare le rifiniture insieme. Il progetto  rimase chiuso in un cassetto dell’ufficio anche se lui a casa aveva eseguito  ciò che gli competeva. Avrebbe dovuto solo  consegnarlo a lei, ma non si decideva a farlo. Avrebbe significato  riavvicinarla e non era più certo della sua resistenza; temeva anche  quella di lei. Si distrasse in altri modi e riprese a giocare, divertendosi anche, ma certi pensieri riaffioravano soventi  e se ne sorprendeva. Impossibile che lei, senza nulla fare e dire, gli fosse entrata nella pelle e ogni suo poro la reclamasse. La distanza non aveva prodotto gli effetti sperati, piuttosto aveva evidenziato l’assenza.

Anche per lei fu un po’ la stessa cosa: quante volte si ritrovò a pensare a quel progetto incompiuto! No, no, non doveva prendere in giro se stessa, no! Le mancava lui. Avrebbe potuto chiamarlo con la scusa di quel lavoro, sarebbe stato semplice, normale, ma temeva fortemente e decise che non avrebbe compiuto quel passo perché forse, poi,  avrebbe  continuato a camminare, anche a correre, verso lui. E questo poteva rappresentare la gioia o la rovina per entrambi. Riuscì a chiudere cassetto e questione, pur tra i turbamenti: in fondo era forte, piena dei suoi principi e abituata alla rinuncia.

Una sera lei, mentre si apprestava a chiudere computer e ufficio, sentì il bip di una nuova e-mail. Per un attimo pensò di leggerla l’indomani, ma ebbe quasi un presentimento. Le poche parole le crearono un tumulto:

Carissima, non ho dimenticato.  In queste settimane ho completato la prima parte del nostro incompiuto . Devo consegnarti il plico, ma ho difficoltà a venire in ufficio. Ti aspetto domani pomeriggio a casa mia.

Lei rilesse un paio di volte, chiuse il pc, prese il paltò di cammello e si incamminò verso  casa. Quasi sorrise quando si accorse che non riusciva ad inserire la chiave nella serratura della porta per via di uno strano tremore alle mani.

Asit Kumar Patnaik -

Painting by  Asit Kumar Patnaik

Giugno

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Ed è arrivato Giugno, mese dolce, carico di aspettative, progetti e sogni. Ma è per molti un mese stracarico di impegni. Io ne sono immersa, tanto da dimenticare l’ appuntamento con i tautogrammi. Mi viene in aiuto ancora una volta la cara Isabella, che ringrazio infinitamente. Il suo bel tautogramma è un’esplosione di profumi e colori, così come sa essere questo mese che apre la bella stagione.

Giungerà giugno gioioso

Germoglieranno gelsomini,

gigli, gladioli,

ginestre, girasoli.

Grano giallo.

Gireranno giostre.

Giocheremo giardino.

Isabella Scotti

Da parte mia solo poche  parole, ma sincero e intenso è l’ augurio per un Giugno sereno, colorato di belle cose e …con ampi spazi per il riposo🙂

Gioiosi girasoli gialli,

gingillandosi,

gongolano gai.

leonid afremov

                                                                     I girasoli – Leonid Afremov

L’amico Bruno si è appena unito al gioco del tautogramma con queste belle righe che mi hanno immediatamente trasportata nel passato quando a Giugno, finita la scuola, iniziavano i giochi di strada. Erano semplici, genuini, appunto, e tanto divertenti. Conservo ancora qualche sbiadita cicatrice e tutte le risate spensierate.

Galoppando giungeremo ggioendo.

Gustosi gelati gola guadagneranno;

gente generosa gode grappoli gustosi,

giochi genuini ginocchia graffieranno.

Bruno

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