“Con immutato amore”

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Come stai? Sono qui, mi vedi? Ti sto aspettando. Da mesi.

Qualcosa non va più tra noi? Sei sfuggente, mi eviti, mi dimentichi, mi lasci sul più bello. So che mi pensi, a volte sento il tuo sguardo su di me, ma poi lo lasci cadere, ti giri, vai via, fai altro. Perché? Non abbandonarmi, non lasciarmi così, in un angolo. Ti prego, ti prego…

Sai che posso darti ancora tanto. Guardami, sono sempre io, mi riconosci? So che non hai dimenticato, so che sei sempre tu, so che tutto tornerà presto come prima. Devo avere pazienza, lo so.

Ricordi i nostri momenti? Tanti, tantissimi e bellissimi. Sempre insieme, noi due, sempre pronti a rubare spazi e attimi a ogni ora del giorno e della notte… Quante ne abbiamo combinate! Ricordi tutte quelle volte che mi nascondevi? O quando dicevi le bugie perché avevamo preso troppo tempo e… Ma che bello era sentire le tue mani su di me, il tuo profumo, il tuo silenzio, i sospiri, i tuoi pensieri! Non sopportavi nessun tipo di distrazione, staccavi il telefono, spegnevi la tv, ti infastidiva anche la musica di sottofondo. Volevi silenzio e la giusta luce, né forte né debole e poi sceglievi i luoghi più comodi e  belli per il nostro stare insieme. Beh, non sempre; a volte erano posti sconvenienti, anche un pizzico nauseabondi…sì, sì, sai a cosa mi riferisco…alla cucina, ad esempio, con tutti quegli odori di cibo attorno a noi, oppure al  bagno, ma a te piaceva anche così e non mi lamentavo. Mai un lamento da parte mia, nemmeno quando mi trattavi male, non tanto male, un pochino  male, ma comprendevo e restavo in attesa. E ricordi quella volta che mi lasciasti in un grande negozio? Volevi che qualcuno mi trovasse, ma io appartenevo a te e tornasti con affanno a riprendermi, accarezzandomi a lungo.  

So che qualche volta ho arrecato delusione, anche noia e stanchezza,  ma tante altre volte ho saputo dare emozione pura: batticuore e lacrime, tensione e goduria, sogno, serenità e compagnia. Non puoi aver dimenticato così!

 Oh, lo so, lo so…i pensieri, le preoccupazioni, il lavoro, gli impegni, la stanchezza, la vita frenetica, i nuovi passatempi. Ecco, questi benedetti, effimeri passatempi…

Torna da me! La gelosia mi corrode, la dimenticanza mi soffoca! Io valgo di più, non scordarlo.Ho bisogno di te e anche tu hai bisogno di me, ora più che mai. Ti prego, considera sempre quanto ti ho voluto e ti voglio bene.

Con immutato amore, 

il tuo

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Colori

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Si dice che per far Primavera ci vuol poco. E anche per far Pasqua. 

Un fascio di radiante giallo, una spruzzata di armonico verde, due ovetti di cioccolato, semplici note musicali, l’argento della luna piena  e l’oro della  gioia. Dove vendono quest’ultima? In chiesa? In una scuola? In un negozio specializzato? Servirebbe anche un’onda azzurra, quella del mare, fresca e profumata, utile a spazzare via i cupi pensieri. E non guasterebbe nemmeno il rosa del tempo lento, del dolce far nulla, magari in compagnia di buone parole cantate, sussurrate, impresse su carta. Non dovrebbe mancare il rosso, pennellate di rosso brillante per far vibrare corpo e anima in un felice connubio di passione e sentimento.  E poi ci vuole  l’arancione, pois di buonumore, spontaneità, umanità.  E il marrone, colore della terra, del tronco degli alberi, della famiglia, dell’amore per le proprie origini, della prudenza, della pazienza e tenacia. E il viola della spiritualità. In ultimo, ma mai ultimo, non deve mancare  un grande e robusto drappo  arcobaleno capace di racchiudere tutti i colori della Salute e di far, così,  sempre  Primavera .

Auguri colorati. Buona Pasqua, Serena Primavera!

Fresie

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Fresie.

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Si preannunciava una giornata solare, in cielo non c’erano più nubi scure,  l’erba del giardinetto era tornata calma, seppur ancora scompigliata dalla bufera dei giorni precedenti. Ivana sorseggiava in terrazza su uno scomodo divanetto di legno un caffè dal gusto non gradevole; la vecchia moka aveva fatto il suo tempo e chiedeva di smettere la sua esistenza. “Anche tu…”, pensò, gettando uno sguardo triste alla caffettiera.

Aveva dormito male quella notte, peggio delle altre, eppure poteva essere diverso visto  che erano tornati tutti a casa. Invece no, il peso delle settimane precedenti le era piombato addosso insieme alle parole di suo padre. Le ultime parole. Ivana lo conosceva bene e sapeva della sua testardaggine, del suo orgoglio, della fermezza che lo distinguevano: non le avrebbe più rivolto la parola se lei avesse insistito per farlo curare. Questa era stata la terribile sentenza mentre si apprestavano a tornare a casa dall’ospedale. Era stato un ottimo padre, sotto ogni profilo, e Ivana lo amava immensamente. Entrambi, seppur in tempi diversi, si erano sacrificati l’uno per l’altra, lui per crescerla dopo la precoce morte della madre e lei per accudirlo durante la sua vecchiaia. Non era stata solo una vita di sacrifici e rinunce, ma una esistenza soprattutto di attenzioni,  tenerezze, sorrisi e viaggi,  avventure,  scoperte insieme. Poi la malattia, lenta e inesauribile. Ivana portava con sé le angosce, le preoccupazioni, le speranze, di quell’altalena di alti e bassi, di quel via vai in ospedale, di quelle nottate a vegliare quell’uomo che era stato una roccia e che ora era l’ombra di se stesso.

“E’ la quinta volta che mi fai ricoverare qui. Promettimi che non ce ne sarà una sesta. Dovrà accadere prima o poi, lo comprendi? Lascia che accada!” Questo le aveva detto suo padre con una voce flebile, ma tanto autorevole, pochi minuti prima che arrivassero i barellieri per portarlo a casa. Ivana era rimasta in silenzio e il padre aveva continuato:“ Ne ho parlato anche coi dottori, non accetterò più trasfusioni. Non è vita questa: lasciami andare…”

“No, papà, non posso farlo. Queste sacche di sangue ti rimettono su e non è un dramma venire qui ogni due mesi per le trasfusioni. Finchè faranno effetto noi saremo qui e insieme torneremo a casa.”

“A casa…a far cosa? Ormai non ho forza di nulla, non riesco in niente, ho dolori ovunque, sono appeso ai fili e comandato dalle badanti che mi hai messo attorno…”

“Devo lavorare, lo sai…”

“lo so, non ti faccio colpa di questo, stai sacrificando la tua vita, trascurando la tua famiglia, i tuoi amici…sei sempre al mio capezzale,…lasciami andare…promettimi che non torneremo più qui.”

“Non chiedermelo!”

“Cosa temi? La mia assenza? Sono un peso…No, Ivana, sei solo una grande egoista!”

“Ma che stai dicendo?!”

“So cosa temi: il rimorso di coscienza! Ma te lo sto chiedendo io…non avrai responsabilità alcuna…fallo per me, liberami dalle sofferenze e dalle umiliazioni di questo schifo di malattia, te ne prego. Non portarmi più qui: il nostro tempo insieme si esaurirà con le sacche di sangue che mi hanno appena iniettato. Sarà un tempo buono, ci prepareremo insieme…”

“Smettila di dire questo, non puoi chiedermelo! Sei tu l’egoista! Stai pensando solo a te, alle tue sofferenze fisiche, alla tua esistenza tra letto e poltrona. Non pensi a me, ai tuoi nipoti che non vedrai più crescere…e dici che io…no, papà, a costo di sedarti, torneremo qui finchè vita vorrà!”

“ Continui a chiamarla vita, questa… Sono morto da tempo, Ivana. Renditene conto.”

“Non sei morto, sei qui, sto parlando con te, mi guardi negli occhi, mi dai consigli, ascolti me e i bambini, il mese scorso hai anche fatto ripetere la geografia a Luca.  Che farò senza te? No, papà, non chiedermelo mai più. Non può una figlia decidere questo.”

“Ti sto chiedendo un gesto di amore. “

“Mi stai chiedendo di lasciarti morire!”

“Sì.”

“No. Ora cambiamo discorso, per piacere. Sai, hanno detto che domani sarà una bella giornata, tornerà il sole.  Andremo sul terrazzo e pianteremo tanti fiori colorati. Che ne dici? Luca ci aiuterà volentieri.”

“Non parlerò più con te sino a che non mi prometterai che mi libererai da questa esistenza. Non più una parola. L’ultima per te è adesso: ti amo, Ivana, ti amerò sempre e anche tu. Aiutami.”

“Papà, ti prego, ti prego…”

Ivana uscì dalla stanza e, incurante della bufera sferzante, corse fuori da quell’ospedale. Camminò a zonzo, senza nemmeno sapere dove, il cuore in gola, le lacrime che si confondevano con la pioggia. Sapeva che doveva rientrare in ospedale, stava arrivando l’ambulanza per tornare tutti a casa. I barellieri erano ormai diventati amici di suo padre, il signor Mario l’avrebbe persino fatto sorridere. C’erano anche le due badanti ad assisterlo. No, non poteva tornare lì dentro, non in quel momento, non in quello stato, non con quella sentenza terribile. Non avrebbe sopportato il silenzio di suo padre e nemmeno la sua assenza. Continuò a camminare sotto la pioggia battente, rallentando il passo. In strada non c’erano passanti, solo alcuni automobilisti  frettolosi di tornare a casa per sfuggire da  quella tempesta di acqua e vento. Confusa, fradicia, quasi non sentì la richiesta di aiuto che proveniva da qualcuno. Si volse distratta e notò che una vecchietta era scivolata sul marciapiedi. Ivana andò verso la signora e la aiutò a rialzarsi. “Le buste, le buste… le prenda, sono un po’ pesanti. Ci sono i bulbi.” Solo in quel momento Ivana notò delle buste della spesa e alcuni semi e bulbi sparsi per terra. Li raccolse e li diede alla signora: “Sta bene?” La signora sorrise: “Sì, penso di non essermi rotta nulla, questa pioggia…grazie. Le chiedo un ultimo favore: mi accompagni nel negozio, è qui vicino. Le buste pesano,  lei potrà asciugarsi e le darò anche un ombrello.” Ivana prese sottobraccio la signora e presto arrivarono in un negozio di merceria: “Grazie, qui sono al sicuro. Le mie buste di fiori?” Ivana porse le buste e chiese che semi e bulbi fossero. La signora rispose che erano vari tipi di fiori che sarebbero sbocciati in estate. Poi prese una manciata di semi e li regalò a Ivana. “Sono semi di fresie. Se li curerà bene, col caldo saranno una meraviglia. Non deve avere fretta di vedere il fiore, la bellezza sta nell’assistere alla crescita lenta,foglia dopo foglia, germoglio dopo  germoglio. Poi il fiore  si aprirà in tutto il suo splendore e profumo. Durerà, ma segnerà anche il tempo del distacco. Lentamente, dopo aver donato tutto di sé, la saluterà. Oltre non potrà. Sa che le fresie sono il fiore dell’amore platonico, del mistero, dei ricordi, della malinconia? Nel mio giardino non mancano mai: quanta dolce malinconia del bel tempo che fu…”

“Non è riuscita a fermare nulla di quel tempo?”

“Oh, sì. Non puoi fermare il tempo né le persone care, ma nel cuore sì.”

Il sole si fece più deciso, Ivana si alzò lentamente dal divanetto e andò a prendere la giacca della sera prima per farla asciugare. Dalla tasca tirò fuori i semi delle fresie e poi svegliò Luca: ”Dai, ragazzino, ho bisogno di te. Andiamo al vivaio e poi dal nonno, staniamolo dal letto e facciamoci consigliare per sistemare le aiuole. E’ tempo di fiori: godiamoli finchè sarà possibile.”

Vuoi incrementare le visite al blog?

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Se tenete alle visite e alle visualizzazioni del vostro blog , se vi fa piacere vedere alta alta la colonnina della pagina statistiche di WP, se vi produce frizzicore ricevere notifiche di Word Press, quelle con la saetta che comunicano che stai registrando molto traffico, che hai visite alle stelle,  scrivete PARAFRASI! Sì, parafrasi, versioni in prosa di brani poetici famosi, commenti di brani letterari, riflessioni e quant’altro possa servire agli studenti. Unica attenzione è, ovviamente, di scriverli bene perché può capitare che intere scolaresche li leggeranno e utilizzeranno  in toto e,… insomma, ci siamo capiti…

Dico questo perché dal primo marzo mi accorgo che le visite al mio blog stanno aumentando vertiginosamente senza che io abbia pubblicato qualcosa di eclatante. Il post con visualizzazioni alle stelle, precisamente 5.380 visite in 8 giorni, numeri per il mio blog assolutamente eccezionali, è un post che riporta una bellissima poesia di Alda Merini.  Non sorprende che nella settimana della Giornata della Donna la poesia “A tutte le donne” venga cercata e copincollata. A suo tempo lo feci pure io. E’ una poesia che si trova in migliaia di siti, basta digitare il titolo su Google e la trovi ovunque. Di solito, però, trovi solo la poesia, corredata da una buona immagine e dei commenti sulla bellezza dei versi.

Incuriosita dalle visite e visualizzazioni di questi giorni e dai termini di ricerca che testualmente dicono “Ili6 a tutte le donne”, manco se quei versi li avessi scritti io (magari!!!), vado a rileggere il post e i commenti e tutto comincia a essermi chiaro: in un mio commento avevo scritto una specie di versione in prosa del testo della Merini. Sicuramente molti prof in queste settimane  avranno assegnato la parafrasi della poesia e più di cinquemila studenti hanno letto e magari ritenuto interessante e utile quel mio commento per il lavoro scolastico.

Beh, essere utile agli studenti è in fondo il mio lavoro e mi fa piacere, ma quel mio commento nacque come riflessione a ruota libera e non esattamente come parafrasi o versione in prosa;  avrei, in tal caso, curato meglio le figure retoriche, la sintassi e il periodare. Comunque, speriamo ora che i prof siano clementi…

Ma guarda che responsabilità che si ritrova ad avere  Ili6!

Quindi, cari amici blogger, se volete visualizzazioni alle stelle, ricordate che le scuole ci leggono e…andate con parafrasi, riassunti, analisi del testo, ecc… ecc…

Lasciando il tono un po’ canzonatorio, ripropongo con piacere la poesia (e il mio commento). Un grazie va alla  grande Alda Merini, non per le visualizzazioni, bensì  per quanto ci ha donato:

alda merini

A TUTTE LE DONNE

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso

sei un granello di colpa

anche agli occhi di Dio

malgrado le tue sante guerre

per l’emancipazione.

Spaccarono la tua bellezza

e rimane uno scheletro d’amore

che però grida ancora vendetta

e soltanto tu riesci

ancora a piangere,

poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,

poi ti volti e non sai ancora dire

e taci meravigliata

e allora diventi grande come la terra

e innalzi il tuo canto d’amore.

Alda Merini

 ili6ha detto:

7 marzo 2012 alle 16:12

Versi di una grande poetessa per ogni donna.

Donna fragile e delicata, donna forte e grandiosa, donna madre, donna combattiva, ferita, spaccata, ma ancora intatta pur nella sua fragilità.
Donna sempre meravigliata dalla violenza. Donna condannata sin dalle sue origini da una storiella che sicuramente non ha voluto nè scritto Dio, ma un comune uomo che un dio si credeva.
Donna che sa ancora emozionarsi e piangere tutte le volte che scopre un’ingiustizia o si imbatte in una sofferenza.
Donna che, seppur sfiancata dai soprusi, dalla schiavitù, dalle torture, continua a combattere contro chi vuole schiacciarla e calpestarla.
Donna che sempre e comunque sa essere fonte di vita e alla vita sa guardare in un solo modo: con gli occhi dell’Amore.

A tutte le donne e a tutti gli uomini che combattono per una vita migliore. Auguri a tutte e a tutti noi.

8 MARZO 2010 - FESTA DELLA DONNA

Agognato made in Italy

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Sto pensando di cambiare la mia vecchia, seppur ancor efficiente, Ford station wagon. Mi ha stancata, troppo lunga, troppo seria. Vorrei una automobile carina, sportiva, di segmento B o massimo medium C, non eccessivamente costosa, comoda, scattante, rossa. Assolutamente non voglio un SUV o una JEEP, basta il fuoristrada di mio marito che spesso guido anche io, e assolutamente, dopo due Fiat e  il “tradimento” Ford, vorrei tornare a un’automobile INTERAMENTE PRODOTTA  IN ITALIA.

Mi sto informando e sto scoprendo che per un’auto interamente Made in Italy oggi potrei acquistare

QUESTA!!!!!!!!!!!!!  WOW!!!

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oppure QUESTA!!! WOW BIS!!!

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o QUESTA, che è bella sì, anche se è più grande di ciò che cerco, inoltre bisogna aspettare perchè stanno ancora decidendo dove costruirla e comunque dovrei preparare qualcosa come 30.000 euro…

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E il resto? Non sono pratica  di automobili, mai avuta la fissa ; nella ormai mia lunga vita ne ho possedute solo tre, ma mi par di capire che il resto delle auto di marca italiana si produce fuori.

Beh, certo che noi italiani, a partire dai nostri governanti e capi sindacalisti,  siamo davvero degli intelligentoni, non c’è che dire…

Avete consigli e suggerimenti  da darmi sul rigorosamente prodotto in Italia? Saranno ben accetti.

Ermetismi carnascialeshi

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matrimonio

h.8.05 –DOMENICA. Mi butta dal letto dicendomi che avremo degli ospiti a pranzo e che il menù sarà a base di pesce che ha già comprato e che mi aspetta sul lavello della cucina.

– Ma hai deciso tutto tu! Avevo altri programmi per questa domenica di Carnevale. E i cinque buchi? Il sugo è già pronto…

-Peppe non mangia carne, il sugo lo congeli per martedì. In compenso ci sono i gamberi  per  la zuppa e dei calamari che ancora parlano…

-Se se, fanno glu glu …anche i miei piedi stanno parlando, anzi urlano coi tacchi di ieri…

-Ieri sera non hai smesso un attimo di saltare!

-Saltare? Vorrai dire ballare!

-Ok, ok, dai, schiattare dalle coperte!

Vabbè…assonnata e con andatura h.11.10, mi avvio in cucina. Poveri piedi miei… Però che bello poter tornare ai tacchi alti: era ora!

h.9.50 Mi accorgo che per il menù deciso da LUI  mancano alcuni ingredienti importanti. Lo avverto, mi dice che andrà al supermercato fra poco, così esco dalla cucina e vado a fare la doccia. Dopo sistemo la camera da pranzo, preparo antipasto e contorno e all’improvviso  mi rendo conto che è quasi mezzogiorno e sto ancora aspettando quegli ingredienti.

h.11.50– Lo chiamo al cellulare e gli faccio presente che i calamari ex glu glu devono cuocere al forno per almeno mezz’ora. Che fa, chiacchiera?!? Schiattare!!!

Arriva trafelato dopo 15 minuti con gli ingredienti richiesti  e sbotta:

-Ma non potevi chiamarmi prima?

-Prima? Quale prima e quando prima???

-Prima di dopo.

-Prima di dopo…bello questo ermetismo carnascialesco…

-Prima mi chiami troppo presto e dico che c’è tempo , poi mi chiami troppo tardi e devo correre come un pazzo. Non trovi mai la giusta via di mezzo!

-Ah, io, eh?! Come questo invito, dopo una serata con tacco 9 e ritiro alle 3 di notte…

-Tacco 9 e ritiro alle 3 di notte si risolvono: basta non replicare.

-Sì? Provaci e per il resto della tua vita NON  gusterai  più la MIA zuppa di gamberi. E ora porta questi bicchieri in tavola che con le acca  11.10 mi potranno cadere.

– Acca 11.10? Ora fai tu ermetismo carnevalesco…

-Ma no, sono solo i miei numeri fortunati di oggi. 😉

Separazioni e figli minori

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Li pesterei. Certi genitori li passerei al frullatore! Specie certi padri, perché sono spesso i padri a determinare uno sfascio familiare. Mettono al mondo dei figli, tre-quattro, e poi divorziano perché all’inseguimento di emozioni e pulsioni nuove. No, mi spiace: hai messo al mondo due- tre-quattro figli? Bene: hai preso un serissimo impegno di vita, molto serio e ora, che ti garbi o meno, questi figli li farai crescere insieme all’altro genitore, quanto più possibile in armonia, fino a che non saranno abbastanza corazzati da affrontare una separazione. (Si arriverà mai a questa corazza? Non lo so, ma lo spero.)

Anche un solo figlio in età infantile-adolescenziale regge il mio ragionamento, ma quando i figli sono tre-quattro indicano che ci fu (un tempo) una chiara e consapevole scelta di costruzione di famiglia e ora questa famiglia, che ti ha stufato, che ti è venuta a noia, che non ti basta più perché magari all’orizzonte c’è altro, ora questa famiglia te la tieni e la tratti anche coi guanti gialli! Le conseguenze che si disseminano, con tanti figli piccoli lasciati a mamma e nonna sono anche di tipo economico. Non tutti sono Trump o Berlusca. E non tutti sanno separarsi con consapevolezza, garbo e rispetto reciproco, mantenendo una accettabile unitarietà familiare. Le conseguenze sono soprattutto sui piccoli che improvvisamente diventano fragili e insicuri, che si caricano di colpe, rabbia e violenza, che si sentono sbilanciati e perduti, nonostante gli sforzi che può riuscire a  fare il genitore con cui restano. L’altro diventa il genitore della domenica, del weekend quando va bene, quello delle giostre e dei popcorn, del cellulare e della nuova fidanzata di turno da imporre. No, troppo comodo, mio caro…prenditi tutte le amanti che vuoi, ma finchè i tuoi figli, quelli che anche tu hai contribuito a mettere al mondo, non raggiungeranno una certa età e maturità, la sera starai a casuccia e non squilibrerai il baricentro della loro giovanissima esistenza! Quando, poi, cresceranno, potrai andartene a zappare dove vorrai!

So di essere dura, durissima, ma assisto quotidianamente alla forte sofferenza di alcuni bambini in questa esatta situazione e alle conseguenze a livello affettivo, sociale e scolastico.

L’ultimo caso, avvenuto lo scorso anno, mi ha fatto saltare la mosca al naso quando il padre è venuto ad avvertirmi della separazione e della probabile reazione violenta che il figlio avrebbe manifestato visto che, più dei due fratelli, non aveva accettato questa nuova situazione. Ha voluto precisare che non c’erano altre donne e che sarebbe stato molto vicino al figlioletto ora che lui era più sereno. Sì??? Il padre non si era accorto che il figlio aveva capito da tempo il problema e che era già in esplosione da timore. Non poteva accorgersene, era distratto da altro! Per le problematiche scolastiche, soprattutto a livello di socialità, che non sono poche, il mio unico riferimento rimasto è la madre e l’altro giorno, a un mio accenno, mi ha testualmente detto :- “No, maestra, non mi dica nulla, non so più dove sbattermi la testa. Sappia che se a scuola fa quattro a casa fa otto. Questo è il numero di telefono di suo padre, chiami lui, unico responsabile della caduta verso il basso dei figli!”

Voglia di primavera

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Che bella mattinata, oggi! Temperature intorno ai 20 gradi, sole deciso e un vento  non freddo nè profumato che non disturba . Così decido di prendere il caffè del pomeriggio in terrazza e mi crogiolo al sole che sa quasi di primavera. Via le scarpe, desidero che i miei piedi si riscaldino di luce, via anche i pantaloni che mi hanno accompagnata costantemente in questo buio e freddo inverno. Vado a indossare una gonna, gambe nude, infradito e torno al sole. Sì, ho voglia di smalto ai piedi, di gonne svolazzanti, di abitini scivolosi e leggeri, di gambe avvolte dalla seta, di camicie morbide. E ho voglia di colori delicati e luminosi.

So che non durerà; me lo dice questo vento bizzarro, me lo fa sapere il meteo in tv e me lo ricorda l’eco dei fuochi d’artificio che sento lontani. Oggi, S. Agata: nella mia città siamo nel pieno della festa e delle candelore danzanti. Come dice il proverbio?  “Quando vien la Candelora, de l’inverno semo fora; ma se piove o tira il vento, de l’inverno semo dentro.” No, aspetta, forse dice: “ Per la santa Candelora se tempesta o se gragnola dell’inverno siamo fora; ma se è sole o solicello siamo solo a mezzo inverno.”

Vabbè, chi la dice cotta e chi la dice cruda. Prenderemo ciò che verrà e nel frattempo mi godo  questo delizioso assaggio di primavera, lontana dalla festante e caotica  folla agatina.

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Foto prese qui

Se questi sono uomini

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Leggo nel sito di Medici Senza Frontiere e parzialmente riporto:

Senza riparo, senza protezione

Migliaia di migranti e rifugiati sono bloccati al gelo lungo la rotta balcanica. Più di 7.500 persone in Serbia vivono in campi sovraffollati e insediamenti informali. A Belgrado, circa 2.000 giovani, provenienti soprattutto da Afghanistan, Pakistan, Iraq e Siria, dormono in edifici abbandonati nel centro della città, mentre le temperature precipitano fino a meno 20. Non ci sono docce. L’unico modo per lavarsi è sotto la neve. In Grecia, sulle isole, intere famiglie vivono abbandonate all’interno di tende inconsistenti, a temperature sotto lo zero. Diverse persone sono già morte d’ipotermia. La cinica noncuranza delle politiche degli Stati europei, insieme alle temperature glaciali e alla mancanza di preparazione per l’inverno, hanno aggravato una situazione già insostenibile per migliaia di uomini, donne e bambini che cercano protezione in Europa.

Negli ultimi mesi, le autorità serbe hanno drasticamente limitato la possibilità di fornire assistenza umanitaria a queste persone, accettando solo semplici distribuzioni di cibo e coperte da parte di volontari.

Per mesi la strategia è stata quella di bloccare gli aiuti umanitari per spingere queste persone a trasferirsi nei campi ufficiali. Ma i campi sono pieni e già oltre le loro capacità, quindi i migranti non hanno alternative se non dormire in edifici abbandonati, esposti a temperature glaciali

Con l’accordo UE-Turchia e la chiusura ufficiale della rotta balcanica, l’Unione Europea ha deciso di trasformare l’intera regione in una barriera d’accesso, nel tentativo di bloccare persone provenienti da zone di guerra.

Siamo testimoni delle più crudeli e inumane conseguenze delle politiche europee. In questo momento, alle persone manca del tutto un’assistenza adeguata e questo sta mettendo le loro vite in pericolo.

I nostri team sono sul posto. Abbiamo installato dei radiatori d’emergenza per riscaldare alcuni spazi e proteggere le persone dal freddo, stiamo distribuendo coperte e trattando diversi casi di ipotermia e congelamento. Il problema non è l’inverno. Il vero problema è la mancanza di volontà politica. Migranti e rifugiati meritano di essere trattati come esseri umani, con dignità. E in questo momento, non lo sono.

Qui per leggere tutto l’articolo

Arriva il 27 Gennaio e in ogni luogo, in tv, nei blog, sui giornali, in tutte le istituzioni, nelle scuole e nella mia classe  si parla già, e giustamente,  della Shoah, del “Giorno della Memoria”, per NON dimenticare, per adoperarci tutti affinchè NON accada di nuovo.

Ma ciò che sta accadendo in Grecia e nei Balcani cos’è se non una “Shoah”???

Uomini, sono uomini e Primo Levi ci direbbe ancora una volta:” Se questo è un uomo” !

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La pastina

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E ora che si fa, piccolina? Siamo rimasti soli soletti. Vuoi fare un sonnellino? Con quegli occhioni così aperti…Dai, ti racconto una fiaba. Ma quale?

“Ello, io Iccao!”

Sì, bello zio Riccardo, bello che non sa che fare con una bimbetta di pochi mesi. Ma dico io se ti dovevano affidare a me, stamattina! Ok, la baby sitter ha l’influenza e qua sono tutti insegnanti, tuo padre, tua madre, tua zia, persino tua nonna, e sono tutti a scuola. E tu sei con me; mi piace, lo sai Giulietta  che mi piace, lo sai che ti adoro e che vorrei già essere padre di una bimba come te. Ho solo paura di non farcela a badare a te, così piccola, in queste ore che staremo insieme. Ma sì, ce la faremo. Tu fai la brava, eh! E niente cacchina!

“Ello, io Iccao! Papeina, papeina!”

PapeRina, ecco la tua PapeRrina, giocaci quanto vuoi. Zio RRRiccardo nel frattempo  prepara la pastina, una buona pastina per Giulia. Vediamo…pentolino, acqua, tre cucchiai rasi di pastina, trrre, e poi un cucchiaino raso di grattugiato. Cucchiaino raso…tua mamma l’ha ripetuto tre volte, cucchiaino raso, che ti può venire il colesterolo a quindici mesi!

“Ello, io Iccao! Papeina ella!”

Sì, bella papeina, papeRina, ma più bella tu. Aspetta, Giulia, devo prima prepararti il pranzo, poi giocheremo con Paperina. PA.PE.RI.NA. Ma non è piccola questa pentola? Qui c’è il tuo piatto con gli orsetti e il biberon con l’acqua. Ah, che sei carina col bavaglino a pois! Bevi, su, e beve anche Pa.pe.Ri.na.

“Papeina, io Iccao”

Ok, ok, Papeina. L’acqua bolle, tre cucchiai di pastina. Un po’ di sale e il grattugiato raso. Fatto, tra un minuto è pronta. Ma il sale? Oh, mio Dio, il sale? I bambini mangiano con il sale??? Il sale…sì o no? Che faccio? Telefono a tua mamma.

“Paina! Paina!”

Aspetta, Giulia, abbiamo un problema: la pastina è  pronta, ma tua madre non risponde. Nessuno risponde! Sono tutti a scuola: mando un messaggio, magari quello lo legge se ha messo il silenziatore.

-PASTINA PER GIULIA COL SALE O SENZA SALE???-

“Paina, paina!”

No, no, non piangere, hai fame, lo so, ma non piangere, ti prego ti pregotiprego…

“Paina! Paina!”

Sì, ho capito, paina, paina…madonna, sto incretinendo e sono anche tutto sudato! No, no, niente sale, buttiamo questa pastina nella pattumiera e la rifacciamo senza sale. Un attimo di pazienza. Guarda che bella Paperina!

“Paina, Iulia paina!”

Vieni in braccio, su, passeggiamo sul balcone in attesa che bolle l’acqua. Guarda che bei fiori!

“Paina, PAINAAA!”

 Mamma mia che ti fai brutta quando piangi e urli! Senti, l’ho capito che hai fame, lo zio ha sbagliato, ha messo il sale nella paSTina e il sale fa male ai bimbi piccoli come te. Tra pochi minuti avrai la tua paSTIna, buona, liscia e salutare! Guarda che belle le margheri…no, no, la camicia no, così la strappi! Già è tutta bagnata di lacrime e saliva! Meglio rientrare prima che mi scivoli dalle braccia. Mettiamo ‘sti cucchiai di pastina, calmati Giulia! Calmati, Riccardo!

“Paina, painAAA, inAAA, AAA!”

Smettila, Giulia, smetti di strillare, echecazzo! Ma che ho detto? Scusa, scusa, piccolina…sto andando fuori di testa! Tranquilla, amore, ora ci calmiamo tutti e due, la pastina è nel piatto, ma dobbiamo farla raffreddare. Soffio, sì, soffio. Ma perché non piangi più? Ti sei ammutolita? Ti ho spaventata? Scusami, sorridi, dai. Ecco l’acqua, bevi che tra un attimo si mangia. Mescoliamo bene, sì, ora non è più bollente.

Amm…buona? …amm…ti piace? Aspetta, ho bisogno di un tovagliolo, sto sudando come un maiale. Dio, che esperienza, stamattina! …amm…

“Ello, io Iccao!”

Davvero? Bella tu  e buona la pastina, vero? Ora mi fai un bel ruttino, ok? Ah, il telefono, tieni Paperina, zio RRRiccaRdo va a rispondere, stai buona, mi rrraccomando.

“Ciao, sì, tutto bene,  ti avevo cercata, non sapevo se mettere  il sale nella pastina di Giulia.”

“Ma certo, mica diventa ipertesa! Poco sale, naturalmente, ma ci vuole, altrimenti te la sputa in faccia. A dopo.”

“A dopo.”

Il sale…ipertesa…spiritosa la cognata!

“Io Riccao!

Dimmi, piccola, ti è piaciuta la pastina senza sale? Non l’hai sputata in faccia allo zio, meriti un bacione. Hai fatto il ruttino mentre ero al telefono? Oh, ma come mi hai chiamato? Hai pronunciato la R! RRRiccarrrdo, ripeti, RRRiccarrrdo.

“Riccao, ello io Riccao!”

Ahahahah, Riccao va già meglio. Rrrosa, rrriso, rrramo, rrrana, rrruttino.

“ruino, io Riccao”

No, il ruttino devi farlo tu, non zio Riccardo. Ridi? Sai che ti dico? Che il ruttino lo lasciamo perdere, non si muore senza ruttino. Ora andiamo a rotolarci sul tappeto che è tempo di giocare, wow!

“Ello, io Riccao!”

Sììì, ello io Riccao, ella Giulia, elli noi. Se è vero che la vita è fatta di tanti piccoli attimi importanti, ora ne sto vivendo uno  con te. Che ne dici della favola della rrrana e del bue? Sentirai che  botto farà la RRRanocchietta…   …Oh, sento puzzetta… Il botto mi sa che stamattina  lo farà proprio Io Riccao!