Natalina e l’elisir di lunga vita

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Liquore di sambuco

Liquore di sambuco – Foto presa qui

La mia dirimpettaia a marzo compirà centouno (101) anni! E’ una signora abbastanza arzilla, lucidissima, divertente e romantica e nostalgica nei ricordi del marito scomparso da tempo. Ama l’uncinetto e fino a due anni fa regalava a tutti centrini e sottobicchieri. Con lei è piacevole chiacchierare. Da un anno si muove con la sedia a rotelle, ha superato due volte il Covid e cerca di minimizzare sui suoi malanni, che pur ci sono. Senza figli, ha dei pronipoti che, a volte sbraitando, non le fanno mancare il necessario e vive di giorno con due badanti che si alternano tra mattina e pomeriggio. Le signore la alzano al mattino verso le 9.00, la accudiscono e la sera la mettono a letto alle 19.00. La notte Natalina è sola ma è abbastanza abile col cellulare che tiene addosso e che sa usare in caso di problemi. Le piace tanto chiacchierare al telefono e ricevere visite e in tal caso si mette tutta elegante con abiti lunghi, collane, bracciali o con vaporose vestaglie. Il filo di rossetto e il fard non mancano mai.

Per i 100 anni noi del quartiere abbiamo organizzato una festicciola con tanto di dolcetti e regalo: una smart tv corredata da un lungo cavo televisivo. Penserete che siamo stati tanto buoni…beh, un po’, Natalina merita. In realtà siamo stati un tantinello egoisti perché la nostra centenaria ha un’abitudine che in estate un pochino ci tormenta, ma solo un pizzichino. Alle 19.00 la badante prima di andar via ha l’ordine di accendere il televisore perché Nalalina vuole compagnia vocale. L’apparecchio resta acceso tutta la notte e a buon volume poichè sta nella stanza adiacente la camera da letto e lei ha bisogno di sentire finchè non prende sonno e, se durante la notte si sveglia, dice di sentirsi confortata dal suono della tv. Il televisore verrà spento l’indomani. Ora capirete che d’estate con le porte aperte noi vicini dormiamo col sottofondo della tv di Natalina. Ci siamo abituati, nessuno ha mai protestato ma… le abbiamo regalato il nuovo schermo per poterlo vedere comodamente in camera da letto e magari spegnerlo a un certo punto della notte…Tutto risolto? Niente affatto perché Natalina ha dato ordine di cambiare la smart tv con un decoder per poter sentire/vedere le nuove frequenze col suo vecchio televisore e, poiché il nuovo era stato preso in un ipermercato, con la rimanenza ha acquistato alimenti, piante, abbigliamento, collane e…non so quante casse di liquore di sambuco!

A Natale ci ha offerto il panettone e ci ha spiegato tutto:

-Volete sapere il segreto della mia lunga vita?

Eravamo tutti sull’attenti.

-Il liquore di sambuco! Lo bevo da una vita e ora ve ne offro un goccetto.

Abbiamo prontamente accettato, anche io che sono quasi del tutto astemia, e ascoltato con tanta attenzione:

– 3 gocce di liquore di sambuco al mattino nel latte, poi un dito di liquore dopo pranzo e due dita dopo cena. Vi ho già detto che voglio vivere fino a 114 anni e ora vi svelo il perché: a 14 anni feci la “fuitina” con mio marito e gli dissi che il nostro matrimonio sarebbe durato 100 anni. Brindammo col liquore di sambuco preparato da mia nonna e da allora non l’ho più lasciato. Michele è andato via prima con l’infarto, io sono rimasta per mantenere la promessa: sono sempre sposata con lui.

Forse fu il liquore, non so, mi lacrimarono gli occhi e pensai che altri 13 anni di sottofondo televisivo notturno ci possono stare tutti.

E ora la UE viene a dirci che vino e alcolici sono cancerogeni…maddai…: Natalina docet! 🙂

La pallina rosa

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Ehi, c’è nessuno? Da giorni urlo per uscire da questo scatolone! Per favore, per piacere ,…AiUtOoO…, voglio uscire! No, eh! Bianco, bianco, quest’anno tutto bianco! E io sono rosa. Sono bella, pulita, elegante, perfetta nel mio drappeggio delicato che mi rende tanto barocca e con gli arabeschi di perline, perline bianche, piccole, lucenti. Daiii, almeno per le perline che sono bianche, mettimi sull’albero di Natale, uffa! Appendimi anche sui rami di dietro, seminascosta: saprò essere all’altezza.

Questo è il mio momento: mi hai scelta tanti anni fa quando decidesti che l’albero natalizio avrebbe avuto tanti bei colori. Insieme ad altre sorelle abbiamo fatto bella mostra nel tuo salotto per molto tempo e ora ci condanni dentro questo scatolone perché hai deciso che quest’anno il tuo albero sarà solo con decori bianchi! Noi, e dico noi perché qui dentro sono in compagnia di altre palle rifiutate, rosse, blu, verdi, dorate, noi siamo tanto arrabbiate; attendiamo buone buone oltre dieci mesi chiuse nel sottotetto, caldissimo d’estate e freddissimo di inverno, solo per vivere questo mese natalizio per brillare, respirare, sentire le vostre voci, i profumi della cucina, il calore di una casa e ora ci tratti così per il capriccio di un colore: non è giusto!

Quanto tristemente tremenda sa essere la selezione.

E poi…bianco…: un non colore! Il colore della neve che non c’è mai, il colore della pelle malata, del cielo triste e freddo, dello zucchero e del sale che fanno male…ok, ok, dico stupidate perché il bianco sa essere anche bello ma ha bisogno di un altro colore accanto per emanare forza e splendore.  In questi giorni alcune volte sei venuta a rovistare dentro la scatola, chissà cosa cercavi e tutte le volte in noi si riaccendeva la speranza di essere scelte: ci mostravamo, cercavamo di brillare e di sorriderti ma tu niente: chiudevi il coperchio e noi ripiombavamo nel buio.

Fammi uscire da qui, prendimi e posami dove vuoi, su un tavolinetto, dentro una tazza, appendimi a un chiodo della lavanderia ma fammi vivere questo momento! Natale è arrivato e chiusi dentro questo scatolone stiamo soffrendo: c’è candela Babbo Natale col berretto mezzo squagliato, angelo verde con l’ala spezzata, la campanella blu e rossa scrostata, ci sono gli elfi coi vestitini sfilacciati, fiocchi ammosciati, stelle con le punte rotte: tutti malaticci e meritano cure, non abbandono. Noi palline stiamo bene, siamo sempre belle, solo il nostro colore non ti va più e non è giusto! Il colore è solo una patina, un esterno, un rivestimento, l’essenza è ciò che conta e noi siamo pronte a far festa, a dare luce, a fare compagnia ancora una volta.

Stasera, notte di Natale, notte di magia, dentro questa scatola ci faremo forza tutti insieme: tintinneremo, ci scuoteremo e creeremo un suono assordante o forse dolcissimo, chissà. Poi ci sfregheremo e ci muoveremo così tanto da riuscire a lacerare il cartone di questa gabbia. Usciremo fuori e rotoleremo da ogni parte sino a raggiungere il nostro albero di Natale e ci posizioneremo sotto i suoi rami. Qualcuna di noi si scorticherà, qualche altra si ferirà malamente e sarà il prezzo da pagare per provare a vivere la nostra vita in ogni maniera. Ce la faremo? Non lo so. So che ci stiamo caricando di energia per superare capricci non voluti e non meritati. Solo così sarà Natale.

TANTI AUGURI, AMICI DI BLOG, SERENE FESTIVITA’ E FELICE ANNO NUOVO, RICCO DI PACE E SALUTE.

Marirò

Il nuovo che verrà.

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Foto web presa qui

Buon Ferragosto, amici di WP. Come state? Spero bene. Ogni tanto ritorno 🙂

No, non ho intenzione di chiudere, privatizzare o abbandonare il blog, ho avuto periodi intensi che mi hanno distratta dallo scrivere e dal leggere nella blogsfera e la voglia di riprendere sta tornando. Avrò adesso più tempo libero perché ho deciso di anticipare di un paio di anni il pensionamento. Decisione presa non con facilità o entusiasmo eccessivo; l’idea di iniziare rapporti affettivi con nuovi alunni e poi doverli lasciare a metà percorso mi turbava. Non amo lasciare, preferisco non iniziare. Mi sento comunque inquieta anche se ancora non riesco a percepire appieno la portata della mia scelta di anticipo. Ho amato il mio lavoro, mi mancherà tanto e questo è un dato di fatto ma saprò trovare nuovi equilibri.

Pensavo proprio ieri a quanto il nostro inconscio a volte ci possa aiutare nell’affrontare il nuovo che sarà.

Cercavo qualcosa da indossare per la cena della sera e mi sono improvvisamente resa conto di non aver acquistato nulla di nuovo in questa estate che sta per finire. Di acquisti ne ho fatti ma sono stati tutti acquisti invernali! A giugno, a Madrid, 36 gradi costanti, ho comprato una felpa molto pesante. Le mie amiche hanno storto il naso, io l’ho acquistata in un baleno, senza riflettere. A luglio, a Torino, un caldo asfissiante, ho fatto un unico acquisto nell’elegante Via Roma: un pullover di lana pregiata. Ok, comprato con uno sconto speciale, con una commessa che sa fare il suo lavoro, insomma…al momento attende insieme alla felpa in un cassetto. I primi di agosto, a Palermo, ho comprato una bella borsa, anch’essa super scontata e super firmata: c’erano tanti modelli leggeri e sportivi, tanti colori luminosi e solari e io che ho scelto? Pelle nera! Una classica borsa di pelle nera, eterna e tanto invernale.

Roba da psicologo!

Per la cena di Ferragosto ho rimediato con un vecchio abito che ancora mi sta bene e ho realizzato che non avrò il tempo di far fare un giro a ogni vestito sino alla fine dell’estate: l’armadio è strapieno di roba leggera. Dei nuovi acquisti invernali non sono affatto pentita, mi piacciono e a pensarci bene forse inconsapevolmente in quei negozi questa estate è iniziata la mia “lotta”, il mio adattamento verso il nuovo che mi attende. Sarà dura? Non so, forse. So che saranno necessarie delle coccole, almeno nel primo periodo, e ho iniziato a farmele.

Buon proseguo d’estate, carissimi. Non spingo il tempo, vorrei anzi in qualche modo trattenerlo. Domani forse andrò a comprare un nuovo costume. Qui fino a ottobre inoltrato si possono fare caldi bagni e adesso potrò farli anche io.

🙂

Quando lui non può entrare perchè potenzialmente guardone.

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Alcuni giorni fa mi trovavo in un centro commerciale e, mentre passeggiavo con mio marito per le vie della grande struttura, ho notato nella vetrina di un famoso negozio di lingerie, dei pigiami maschili e femminili carini e a buon prezzo.

Pensando anche a canotte, calze e boxer per lui e ad altro per me, decido di mettermi in fila all’ingresso perché nel piccolo negozio si entra max tre alla volta. Mio marito mi segue riluttante dopo qualche minuto. Finalmente arriva il mio turno e inizio a guardare e chiedere modelli, taglie, colori a una delle due commesse. Scelgo alcuni capi e attendo che il marito entri per decidere su ciò che lo riguarda. Ma lui è ancora in fila. La commessa fa entrare due signore dietro e entrambi pensiamo a un atto di galanteria finchè lui non chiede esplicitamente di entrare. La commessa prontamente gli spiega che in quel negozio è vietato l’ingresso agli uomini.

<<Ma vendete articoli maschili>>, replica basito.

<< Sono le signore che comprano qualche articolo per i loro uomini>>, risponde un pochino imbarazzata la commessa. << E’ per via dei camerini, sono protetti da semplici tende e gli specchi grandi sono fuori>>.

<< Quindi pensate che noi uomini siamo tutti dei guardoni? E se fossi solo e avessi bisogno di una canotta?>> aggiunge lui stizzito.

<<Può indicarmi l’articolo e glielo faccio scegliere in strada o attende che nel negozio non ci siano donne in prova>>.

Io non so che fare, resto ferma con qualche indumento in mano per entrambi. Mio marito mi guarda con lampi e fumi dagli occhi:<<Non prendere nulla per me, questo negozio non è degno!>> E si allontana.

La commessa nota il mio smarrimento e aggiunge:<< Sapesse, cara signora, quanti ne vediamo!>>

Di solito sono dalla parte delle donne, mai dalla parte della discriminazione sessista tout court. Ripongo gli articoli che ho in mano e esco. Prima di allontanarmi cerco invano nelle vetrine un cartello che indichi il divieto agli uomini – tutti potenziali guardoni. Se riesco in parte a comprendere il discorso camerini, non comprenderò mai la vendita di articoli in strada per qualsiasi uomo.  

Quando lo raggiungo è adirato, gli dico di lasciar perdere, risponde che ci vuole coerenza, che non dovrebbero vendere articoli per uomini se poi di tutti gli uomini fanno un fascio. Io, che nell’animo ho una discreta dose femminista, stavolta gli do ragione. E ripenso a una frase di Michela Murgia che lessi anni fa in un suo post sul maschilismo e sui mafiosi “ …come nel maschilismo, si nasce già immischiati. Nessuno è innocente se crede di dover rispondere solo di sé”, chiamando in causa tutto il genere maschile per violenza, maschismo, patriarcato, mafia, ecc… Beh, cara Michela, no. Gli uomini devono tutti sicuramente impegnarsi contro i mali dei secoli, tu però vai oltre e ritieni che gli uomini debbano criticare il loro genere, il loro essere uomini, chiedere scusa di essere tali per poter essere considerati non immischiati nelle brutture di alcuni. Lo stesso sarebbe per noi donne per versanti simili. No, signora Murgia, non ci sto, almeno non con le sue totalitarie certezze. Nessuno deve rinnegare il suo essere maschio o femmina, nessuno ha “difetti di fabbricazione”, nessuno deve battersi il petto a priori. Ognuno, ogni singolo essere, uomo o donna, è la sua essenza individuale, frutto della somma e anche della selezione ragionata dell’educazione ricevuta, ognuno è la distanza che sa mettere verso le malvagità, è le scelte che fa (di non sbirciare dal buco della tenda, ad esempio), è la responsabilità che sa assumersi, è il contributo che sa dare alla collettività, è la capacità e la cultura che possiede. Un insieme utile a evitare la facile via della discriminazione gratuita.

Buon Natale

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Mi riaffaccio timidamente su WP dopo mesi di assenza. Lo faccio in occasione del Natale e anche perché ho iniziato a sentire la mancanza di questo luogo fatto soprattutto di belle persone, di gradevoli parole, di pensieri profondi, di storie garbate, di riflessioni importanti, di consigli utili.  In questo lungo, incerto e preoccupante periodo che stiamo vivendo abbiamo bisogno, più di altro, di cordiale condivisione e di amicizia, pur tra le opinioni diverse.

E’ stato un autunno pesante, carico di tensione a scuola, con numerosissimi contagi tra i bambini, quarantene, Dad, rientri, tamponi, chiusure, ecc… Ieri sera la mia terza dose, fatta stavolta con riluttanza, con fatica perché dai vaccini mi aspettavo di meglio. E invece sarà il terzo Natale punto e a capo. Ma sono qui e i due “famigerati” vaccini Astrazeneca che avevo in corpo, le pp2 incollate al viso per sei ore e le prudenze hanno fatto sì che, nonostante fossi stata attorniata da ben 14 bambini con la Beta che ha circolato liberamente per una decina di giorni prima di capire cosa stesse accadendo, io non ne restassi contagiata.

Ora si profila Omicron: non l’avrà vinta! Questo è l’augurio che faccio a tutti noi. Si va avanti con determinazione e coraggio.

E a voi tutti che leggerete auguro, inoltre, di trascorrere un sereno Natale, tra gli affetti veri.

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Ringrazio chi mi ha scritto in privato, preoccupato per la mia lunga assenza e chi ha continuato a lasciare un messaggio, un saluto, una traccia, tra le pagine di questo blog. Mi dispiace trovare blog ancora chiusi tra i miei contatti e mi ha davvero addolorato apprendere della dipartita di Marghian, persona bella in ogni senso. Anche Marghian, come altri amici blogger che non ci sono più, resterà nel mio blogroll. Idem chi ha chiuso definitivamente o non passa da qui da anni, andando altrove. Non ho mai cancellato nessuno dalla lista perché ognuno ha dato nel tempo un importante e piacevole contributo affinchè Marirò andasse avanti. Anche qui.

E’ successo anche a voi, vero?

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Si dice che la lettura sia un’emozione e un vero piacere. Si dice anche che sia una sana e buona abitudine, specie se realizzata nella tua comfort zone. Non si dice quasi mai che può diventare una priorità. Perché a volte lo diventa, soprattutto se hai un buon libro tra le mani e consideri un peccato non continuare a leggerlo per dover, ad esempio, preparare la cena. Così esci dalla comoda e rassicurante comfort zone, cerchi soluzioni e assumi qualche rischio. Se qualche pagina sarà macchiata di verde, di giallo, di rosso, poco importerà: i libri, le emozioni, devono essere vissuti (anche in cucina).

Per favore, un like…

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beachsoccer

Una settimana fa, prima pizza in pizzeria dopo un lungo intero anno: ero emozionata. Il contesto, inoltre, era perfetto: sul lungomare, noi due soli, sotto le stelle.

Eravamo in pochi nel piccolo spazio all’aperto della pizzeria, quasi timorosi l’un l’altro. Distanziamento tra i tavoli discreto, zona tavoli max 2 e zona tavoli max 4. Tendo a confondermi con le regole che cambiano in continuazione e coi colori che vanno e vengono, quindi mascherina fpp2 rigorosamente indossata e tolta solo all’arrivo delle patatine: non riesco ancora ad abbassare la guardia nonostante sia vaccinata con doppia dose e continuo a guardare storto chi non si comporta secondo le regole. Ci vorrà tempo per abbassare le difese, la pandemia mi ha turbata.

Mentre consumiamo la pizza, buona, anzi ottima per quel gusto in più chiamato “ritorno alla normalità”, notiamo una giovane signora che si ferma a discutere tra i vari tavoli con il cellulare in bella vista. Non ha fiori in mano da vendere, né oggettini vari. Parla coi clienti che iniziano a smanettare coi cellulari. Penso a una intervista, a un sondaggio, non so. Lo scopro quando arriva al nostro tavolo.

-Scusate, avete Facebook?

-Io no, mio marito.

Si rivolge, così, a mio marito:

-Per favore, mi serve un like. E’ per mio figlio, per un suo disegno sul beach soccer, il liceo deve scegliere il logo, vince il disegno che prende più like entro le 21.00 di stasera. Ho chiesto a tutti i miei amici e parenti, a tutti i gruppi Wapp che conosco, non so più a chi chiedere e l’altro disegno è in vantaggio. Mio figlio ci tiene tantissimo così non sono riuscita a stare ferma e sto girando tutti i locali, ho altri dieci minuti di tempo per aiutarlo.

Ha la voce tremula e concitata, chiaro che ha fretta di andare nelle altre due pizzerie vicine: -Per favore…la concorrenza è agguerrita…non ho più tempo…

Mio marito prende il cellulare, si fa guidare dalla signora e mette il like al disegno. Lei ringrazia e corre verso l’altra pizzeria.

Alcuni giorni dopo ho cercato sul web il sito del liceo che frequenta il ragazzo e ho scoperto che il suo disegno ha vinto il concorso per una manciata di likes in più rispetto al disegno rivale. Con la vittoria lo studente si aggiudica la partecipazione gratuita alle gare, pubblicazioni, interviste, notorietà paesana. E felicità.

-Cuore tecnologico di mamma- ha commentato mio marito.

Beh, il disegno che ha vinto è carino, l’iniziativa pure, il cuore tecnologico di mamma è pur sempre un vero cuore di mamma, ci sarà un ragazzino felice, la scuola è finita, si torna al mare e in pizzeria, riprendo il blog.

L’estate è arrivata! 🙂

All’autunno si penserà poi.

“Non mi guarda nessuno!”

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Federica, non ancora dieci anni, è una bella bambina, bassina, paffutella, curata nell’abbigliamento. Fatica un po’ nell’apprendimento perché è una gran pigrona ma nelle conversazioni sa spesso essere geniale e deduttiva. E’ in una fase di passaggio tra infanzia e fanciullezza, come è giusto che sia; l’adoro quando indossa i cerchietti con le orecchie da coniglio o si pettina coi codini e i fiocchetti rosa. E’ in combutta con se stessa perché, pur bimba, manifesta fretta di crescere in vari modi, dallo smaltino alle unghie alla maglietta con gli strass, dagli stivaletti di vernice agli orecchini a cerchi colorati.

Giorni fa, mentre usava le forbici per realizzare un graffito, mi accorsi che si stava tagliando i pantaloni della divisa di scuola.

<<Federica, che stai combinando?!>>

<<Niente, niente>>.

Mi avvicino: <<Niente? Hai bucato i pantaloni. Perché?>> Federica non risponde, si gira indispettita dall’altra parte cercando di ignorarmi. Inizio a dirle che ha rovinato dei bei pantaloni, che la sua mamma avrebbe dovuto spendere dei soldi per acquistarne di nuovi, che ha rischiato di farsi male, che queste cose non si fanno, ecc…e torno alla cattedra impensierita per quel suo gesto. Lei mi segue:

<<Non ti devi preoccupare, maestra. Io lo faccio perché mi piacciono i pantaloni strappati>>.

<<Non capisco, spiegami>>.

<<Vedo che tutti hanno i pantaloni con gli strappi>>.

<<Tutti chi? A scuola non sono permessi i pantaloni strappati>>.

<<Li portano le maestre giovani e le ragazze e anche molte mamme>>.

Comincio a capire e mi sento sollevata: niente autolesionismo, niente sindrome borderline, solo voglia di diventare grande. E’ vero che alcune maestre giovani vengono a scuola coi jeans strappati sulle cosce, idem qualche bambina e nei dintorni ci sono mamme vestite tutte attillate, leopardate, strappate e con oblò sparsi.

<<I pantaloni strappati sono brutti! E poi gli strappi si fanno sui jeans, non sulle tute>>.

<< A me piacciono. Mia mamma non me li compra e io mi taglio le tute!>>

Guardo i suoi pantaloni. I tagli sono anche fatti bene, seppur senza l’effetto da lei sperato perché sotto Federica indossa un collant di lana blu che fortunatamente le forbici non hanno raggiunto. Non so se ridere o restare seria.

<<Perché ti piacciono? Cos’hanno di bello? Potresti anche sentire freddo alle gambe. A me sanno di vecchio, di stracci>>.

<<Mi piacciono, sono di moda>>.

<<Ma no, sono già passati di moda. Hai rovinato un paio di pantaloni caldi e comodi e questo non si fa. Ne hai tagliati altri?>>.

<<Un altro. Sai maestra, io non so più cosa voglio fare da grande>>.

<<La veterinaria. Lo hai sempre detto: tu ami gli animali>>.

<<Non lo so più, non so se voglio fare la modella o la veterinaria>>.

<<Potrai fare entrambe le cose>>.

<<Si, ma…>>

<<Ma cosa?>>

<<Sai perché mi piacciono i pantaloni con gli strappi? Per essere guardata>>.

<<Guardata? Da chi?>>

<<Da tutti. Tutti guardano quelle che hanno i pantaloni strappati, a me non mi guarda nessuno!>>

<<Ma che dici?>>

<<E’ così. Se farò la modella mi guarderanno tutti>>.

<<Ma anche se farai la veterinaria potranno guardarti tutti. E coi pantaloni senza strappi!>>

Federica è perplessa e la campanella del cambio dell’ora mi salva. Le dico di non tagliuzzare più nulla e che ne avremmo riparlato.

 Dovrò farlo? Non so, sono discorsi seri, difficili, forse inutili perché andranno a cozzare con la naturale precocità insita in ogni adolescente, con la sfacciata realtà in cui viviamo, con la nevrosi e l’omologazione che ci circonda, con il bombardamento mediatico che ci condiziona, con il senso di inadeguatezza che ognuno di noi avverte in molte occasioni e a ogni età.

“Per essere guardata…” Federica è nella fase preadolescenziale, una fase incerta, sospesa tra i cerchietti con le orecchie da coniglio e gli ambiti jeans attillati e strappati, in bilico tra un “mamma/maestra abbracciami” e un “faccio quello che voglio ai miei vestiti perché voglio essere guardata ora e subito”. E’ nella fase in cui lo sguardo degli altri, coetanei e non, inizia a giocare un ruolo importante nella costruzione dell’immagine di sé.

Non so se riprenderò il discorso con lei e con tutta la classe. Una parte di me sa che sarebbe giusto e importante farlo, l’altra parte mi suggerisce di rispettare questa loro fase di vita. Però dovrò stare anche dalla parte di molte mamme giudiziose e cercare di aiutarle a non ritrovarsi a dover spendere quattrini per sostituire pantaloni ridotti a brandelli. Devo pensarci ma so già che non potrò dire ai miei alunni che la loro maestra a dodici anni di nascosto si arrotolava più volte in vita la cintura della gonna nel disperato tentativo di renderla più corta!

NATALE 2020

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Cari amici,

BUONE FESTE!

Ho poche parole per questo Natale 2020, un Natale atipico, diverso. Il periodo pandemico che stiamo vivendo, ora divenuto lungo e pesante, ci destabilizza, ci preoccupa e ci confonde.

Riusciremo a cogliere il meglio di questi lunghi giorni di chiusura che ci attendono? Non so. Non è una scelta volontaria e desiderata, è una situazione imposta dalla realtà e come tale temo che non sarà ben sopportata. Proviamo quindi ad apprezzare ciò che si potrà: l’essenza del Natale, un maggiore riposo, meno caos e confusione, tempi lenti e sonnacchiosi. Finchè staremo bene e in salute tutto potrà essere affrontato col sorriso e divenire persino piacevole.

Quindi, prudenza, forza e avanti tutta verso tempi più sereni e gioiosi.

Auguri a voi e ai vostri cari.

Marirò

Parlami di Lei

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A Elena piaceva il sito web della sua azienda. A volte la sera entrava per aggiornarsi, per comunicare nella chat o nelle mail coi colleghi, specie con quelli delle filiali estere e certe volte anche col marito, dipendente della stessa ditta, quando era in trasferta. Il sito era ben impostato e con funzionalità che Elena scopriva di volta in volta. Il gruppo web della sua filiale era costituito da una cinquantina di persone e questo permetteva di conoscersi tutti meglio, durante le giornate lavorative si potevano incontrare pochi colleghi e sempre frettolosi.

Nelle ultime settimane Elena aveva avuto delle lunghe conversazioni, via chat e mail, con Guenda, la dolce ragioniera del terzo piano. La sua mamma si stava spegnendo e Elena aveva cercato di aiutarla raccontando l’esperienza vissuta anni prima in famiglia. Guenda era molto triste e un sabato sera Elena le inviò una mail:

-Parlami di Lei, se ti va.

La mail per errore fu inviata a tutti i componenti del gruppo. Elena si rese conto dello sbaglio quando già era a letto e decise che l’indomani avrebbe inviato le scuse al gruppo.

Quando la mattina seguente accese il computer notò che era già tardi: aveva ricevuto nella notte una decina di mail di risposta. C’era quella di Guenda con un ritratto tenero e commovente della madre. C’erano alcune risposte di colleghi che chiedevano una spiegazione, chi con un semplice punto interrogativo, chi con frasi del tipo :-Dici a me?

Trovò divertentissima la mail del direttore Osvaldo sulla sua cagnolina. Descriveva una “Lei” impertinente, testarda e deliziosa che ne combinava una al giorno. La “Lei” dell’avvocato era Belen; ne era follemente innamorato e ossessionato. Raccontava dei sogni masturbatori che faceva, delle migliaia di foto che ritagliava dai giornali e di tante altre stupidate. Diversa la posta di Anna, sua collega vicina di stanza, con un lungo e sincero sfogo sulla figlia quindicenne inquieta e ribelle che stava mettendo in crisi tutta la famiglia. La “Lei” di Piero era la fidanzata, una tipa Alfa che gli stava scombussolando la vita. Elena si sorprese nel leggere situazioni alquanto crude e, pensando al piglio dirigenziale di Piero, mai avrebbe immaginato che si lasciasse dominare da una donna in modo tanto forte e distruttivo.

Confusa, spense il computer senza sapere bene cosa fare. Ignorare la posta ricevuta? Limitarsi a spiegare l’errore commesso? Rispondere? Anna, Guenda, Piero avevano scritto storie personali, intime, segrete. Le avevano scritte a lei e magari attendevano una risposta, un consiglio, un parere, un qualcosa. Ne sarebbe stata capace? Turbata, decise di non dire nulla al marito e di riflettere meglio.

La sera riaccese il computer con la speranza che la storia fosse già finita. Invece trovò ancora risposte, parecchie scherzose, altre molto serie e strettamente confidenziali. La “Lei” era la dipendenza da cannabis, la suocera megera e cattiva, la moglie ormai insopportabile. Tutte le mail erano ricche di considerazioni e particolari. Erano veri e propri sfoghi, tormenti che da tempo aspettavano di uscir fuori e che avevano trovato nella scrittura una forma di catarsi e in lei, una semisconosciuta,  la destinataria di fiducia. Da un lato si sentì onorata, dall’altro completamente spiazzata. Con loro aveva solo rapporti di lavoro o poco più. Cosa avrebbe dovuto fare? Come si sarebbe presentata in ufficio l’indomani? Non poteva affrontare da sola la situazione, doveva parlarne con suo marito, spiegargli l’accaduto e farsi consigliare. Lui era saggio, conosceva i colleghi meglio di lei e da molto tempo. Sì, ne avrebbe parlato con Andrea non appena fosse rientrato.

Ma dov’era Andrea? Presa dai pensieri delle mail quasi non ricordava nulla di quella domenica non ancora trascorsa. A che ora era uscito? Per andare dove?

Fu mentre cercava il cellulare per chiamarlo che sentì un beep di ricezione posta. Era la mail di Viviana, la bella del piano alto.

“Ciao Elena, vuoi che ti parli di Lei?

Si chiama Elena ed è la moglie di Andrea, il mio amore da due anni. Adesso lui sta tornando a casa da Lei. Vuoi che continui questa mail? Fammi sapere.

Viviana “

Elena rimase immobile per un tempo indefinito. Non sentì Andrea entrare in casa e non capì cosa le stesse dicendo. Notò solo che lui teneva in mano un sacchetto di frutta e un vasetto di menta. Si alzò lentamente e indicò al marito lo schermo del pc. Poi guardò il vasetto e la frutta e disse:-<<Portali a lei e non tornare più>>.