Inizio d’autunno

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Questa mattina mi sono svegliata lentamente, senza fretta, come spesso succede la domenica. Ho avvertito subito un rumore strano, un ticchettio leggero e ho pensato a qualche uccellino intento a bere  un po’ d’acqua nella ciotola del cagnolino. Poi ho capito che stava piovendo  e sono corsa a guardare fuori. Sì, pioveva dolcemente. Il cielo era grigio, ma di un grigio chiaro, rassicurante. Non c’era freddo;  ho aperto la porta del balcone  per sentire meglio il suono della pioggia e sono tornata a  letto a crogiolarmi tra le lenzuola. Da settimane aspettavo di sentire quel ticchettio, già annunciato, ma era stata un’attesa vana, solo qualche nuvolone silenzioso.

L’odore di caffè che proveniva dalla cucina, poi, mi ha fatta alzare. Lui guardava dalla finestra:-“Hai visto? L’estate sta davvero  finendo.”

– “Già. Bella l’estate, ma ora  mi piace che stia arrivando l’autunno. Mi aiuti a pulire i funghi e a sistemare le noci che hai raccolto  al bosco ieri? Farlo da sola diventa una fatica.”

E così, per meglio ascoltare e guardare la pioggia, dopo aver indossato una felpina sui pigiami e dei guanti, ci siamo sistemati sul  terrazzo coperto  e  abbiamo iniziato la nostra prima domenica d’autunno  spazzolando funghi, pelando mallo e mangiando qualche buona noce.

Ho sempre detto che l’autunno è la mia stagione preferita. Mi piacciono le sue temperature miti, i colori caldi, i tramonti dolci, i frutti generosi che ci offre. In realtà ogni stagione ha i suoi aspetti belli e quando una nuova stagione sta per arrivare, desidero solo che accada.

passeggiata-sotto-la-pioggia-di-cristiano-banti

Cristiano Banti  – Passeggiata sotto la pioggia – 1880

Un pensiero bello

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innamorati

Primi giorni di scuola in una quinta elementare qualsiasi. Complice una gradevole lettura sulle vacanze e sui primi amorini estivi, la domanda della maestra è scontata. Non lo sono parecchie  risposte degli alunni:

Maestra-E voi in estate vi siete innamorati? Su, raccontate! Non voglio curiosare, non voglio nomi, ma ditemi se e  perchè vi siete innamorati.

G.:-Sì, mi sono innamorato dei suoi occhi colore del cielo.

D.:-Sì, era bello, elegante, noi diciamo figo, e mi faceva ridere.

F.:Dai, maestra,…lo sa tutta la scuola che da un anno io…io ho un pensiero bello in questa classe. Non potevo innamorarmi di un’altra!

Maestra:- Giusto!

S.(il pensiero bello di F.): -No, ho già il mio pensiero bello.

K.– Non farmi pensare, maestra! Dovrò aspettare giugno per rivederlo! ( si emoziona e le scappa una lacrima).

Maestra.- No, non pensarci, giugno arriverà presto.

E:-No, tutti i ragazzini di questa estate erano insipidi.

Maestra: Caspita!

C.:-Io sì, ma lei no. Pensava a mangiare gelati. Si farà una buffa!

S.(fidanzata da due anni con L).- No, io sono già impegnata.

Maestra:-Così tanto da non avere distrazioni, brava! Cosa ti piace di lui?

S.– Tutto.

L.(fidanzato da due anni con S.): – Io non mi sono innamorato, ma due si sono innamorate di me.

S.(saltando dalla sedia):- E tu che hai fatto?!?!

L.-Niente, lo giuro!

Maestra: Niente perché sei anche tu innamorato?

L.– Certo e di lei mi piace Più. Di. Tutto. (S. si siede, occhi dolci, guance come il fuoco).

A.:-Non me lo chiedere, maestra, perché non te lo dico.

Maestra: ok, ok.

R.:-Non lo so. Mi piaceva la sua voce e come mi parlava. Mi piaceva fare giri in bici insieme e nuotare con lei. Non lo so, ma la penso ogni giorno.

Un compagno gli chiede:- Ti manca?

R.– Sì.

Compagno: -Allora ti sei innamorato.

N:– Sì, mi sono un poco innamorata, ma già non ci penso più.

Maestra:-Oh!

N:– Ci saranno amori migliori.

Maestra: Già. Hai ragione.

P.:- No, mi vergognavo a innamorarmi.

Compagna:- Ma che c’è da vergognarsi? Sono pensieri naturali.

P.:– Poi mia mamma, mia zia, …mi avrebbero preso in giro.

Compagno:- Mica glielo dovevi dire!

P.:-Quelle si accorgono anche di una zanzara che vola nella casa accanto!

Maestra: Altri vogliono aggiungere qualcosa? No? Ok. Grazie per queste risposte, mi avete fatta tornare ragazzina di 10 anni, con i miei primi batticuori! Belle sensazioni, anche qualche sofferenza, insomma sentimenti uguali a quelli che molti di voi state provando. Sono identici  anche alle sensazioni che i vostri genitori provarono alla vostra età: affetti, simpatie, amicizie forti, che hanno avuto anche loro. Non chiamiamoli amore, non lo sono ancora. Chissà se per i vostri genitori  quei pensieri belli finirono presto, come quello mio per Gaetano, o se continuarono a lungo o per sempre. Chiedeteglielo, saranno contenti di parlarne e anche di ascoltarvi. Potrebbero consigliarvi tante cose. Non abbiate timori, nessuno sarà preso in giro e non si arrabbieranno.  Se vi viene qualche dubbio loro sapranno risolverlo nel modo giusto. I genitori sono le guide più esperte, più fidate, della vostra vita. Soprattutto non affidate le vostre prime cotte  a un telefonino o a Facebook. Il vostro punto di riferimento sicuro sono mamma e papà, non dimenticatelo mai.

F:– Maestra, ora posso sedermi con S.?

Maestra:– Cioè con il tuo pensiero bello? Ma sì,  mi piacciono i pensieri belli, però… niente distrazioni quando si studia!😉

 

“Gli sdraiati”di Michele Serra e il circolo beach dei lettori

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Anche in questa estate, con gli amici del mare (che non sono solo del mare) abbiamo continuato a scambiarci dei libri. Complice il tempo libero, nei mesi estivi si legge di più e così, nel ristretto “circolo beach dei lettori”, come lo chiamo io, quando capita un testo interessante , lo si passa a chi ama leggere e poi il libro va in discussione. A volte queste sono accanite, accolgono pareri diversi e perdurano per settimane, tra un tuffo e una spalmata di solare. E’ una cosa carina e anche positiva per gli sviluppi che la conversazione-recensione può prendere, per la difesa a oltranza di questo o quello scrittore, per le riflessioni, anche argute, che si originano.

E’ importante che il  libro sia cartaceo, un e-book non puoi prestarlo, solo citarlo e i libri kindle che ho letto negli scorsi mesi li ho potuti solo consigliare o meno. Limiti del virtuale.

sdraiati

Il libro che in questa stagione ha scatenato una specie di putiferio nel mio gruppo è stato “Gli sdraiati”, di Michele Serra. Sono costretta a  fare spoiler e inizio dicendo che gli sdraiati sono i nostri adolescenti, nativi digitali. Nel racconto-saggio-monologo interiore di Serra sta l’amarezza di un padre che cerca disperatamente un contatto con il figlio diciannovenne e non riesce ad averlo. Questo nel primo impatto di lettura perché se scavi  può uscir fuori che gli sdraiati sono i padri, generazione anni cinquanta-sessanta senza un punto di partenza e di arrivo sicuro. Padri rimasti a metà strada tra il vecchio mondo e il nuovo in cui non sono ancora giunti e forse non giungeranno mai. La nostra generazione, afferma lo psicoanalista Luigi Zoja , soffre ancora nell’individuare la giusta figura paterna, dopo aver odiato e rifiutato quella autoritaria e patriarcale del passato e aver dileggiato quella amorfa e  senza spina dorsale, del tipo sempre  muto davanti a un televisore. I padri di oggi si sono trovati, così,  a essere padri senza un addestramento culturale. Zoja afferma che gli uomini, da almeno tre decenni, hanno rifiutato questo addestramento e si è proceduto nel deserto della figura paterna.

Tralascio  le discussioni nel gruppo di lettura quando ho timidamente portato avanti questa tesi: gli uomini stavano per sbranarmi! Il padre di Michele Serra è indifeso, confuso, con sensi di colpa,  anaffettivo. Dice peste e corna del figlio, lo cerca coi suoi non so – non capisco e il ragazzo si sottrae. Il padre è un tappeto, come il kilim che sta all’ingresso della casa; il figlio lo calpesta con le sue scarpe dure, lo stropiccia, lo ignora, gli sta lontano. Teme il padre, ma non vuole la lotta: non accetta il passaggio del testimone.  Il padre, peraltro,  non sa cosa ha da passargli, forse dei vasi da innaffiare. Persino il tatuatore del figlio gli suggerisce di stare vicino al ragazzo e di parlargli. Così questo padre lancia un invito al ragazzo: scalare una montagna. E’ anche disposto a pagarlo  per quella impresa insieme. Alla fine il ragazzo, mosso dalla pietà o dallo sfinimento, accetta e i due partono per il Colle; il padre non è certo di farcela, gli anni passano e le sue forze diminuiscono, e dubita fortemente del figlio, impreparato fisicamente e con un abbigliamento sbagliato per l’alta montagna.  Si arriva al finale del libro. Il padre, nella faticosa salita, si distrae e perde di vista il figlio, pensa sia rimasto indietro, si sia perso, e lo chiama disperatamente. Il figlio, invece, è avanti, lo ha superato, è in cima. Ora il padre può invecchiare.

Ho volutamente, e brutalmente, sintetizzato,  Michele Serra mi perdonerà,  e tralasciato le parti più belle del libro per invitarvi alla lettura e torno repentinamente al gruppo beach di amici: tutti abbiamo concordato sulla buona scrittura di Serra, sulla tematica non banale del libro, seppur vecchia di secoli, sulle riflessioni del monologo, spesso ermetiche, complesse, tristi, ironiche, divertenti,  che fanno pensare. Il gruppo di lettura  si è, invece, spaccato  nel finale del libro. In verità sono rimasta quasi sola a dire che il finale era quello giusto e mi era piaciuto che il ragazzo ce l’avesse fatta a superare il padre, che si era “alzato”. Deve essere così: le generazioni future devono essere sempre migliori delle precedenti, altrimenti non c’è crescita, altrimenti è la fine. I miei amici sostenevano che  è così, che siamo alla frutta e che  lo scrittore aveva scelto un finale consolatorio, che avrebbe, invece, dovuto far morire uno dei due protagonisti per lanciare un forte segnale a questa generazione di sdraiati nullafacenti che sono i giovani di oggi. No, mi spiace, non concordo, non posso concordare: sono un’insegnante, vivo col futuro  e mai sosterrò che questi ragazzi, che faticosamente stanno diventando grandi, con traballanti figure paterne e istituzionali, siano dei falliti in partenza. Se lo fossero, i veri  e unici falliti saremmo tutti noi che li abbiamo accompagnati sin qui.

SETTEMBRE

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Continuando l’ appuntamento mensile coi giochi linguistici, diamo il BENVENUTO al mese di Settembre con il  tautogramma della cara Tachimio che punta l’accento sulla riapertura delle scuole (fatemi gli auguriiiiiiiii) e sul cambio di rotta di questo mese che, pian piano, chiude le porte all’estate, pur regalandoci ancora colori e calore.

Settembre 

sarà scarsamente

soleggiato

sterlizia sarà splendida

sulla sabbia senza scarpe

sorriderò

scuola s’aprirà

Sandro e Stefania

saranno scontenti.

Isabella Scotti

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Non riesco ancora a togliere dagli occhi e dalla mente la drammaticità del sisma nel Centro Italia. Il mio tautogramma lo dedico, pertanto,  a questo doloroso recentissimo evento, nella speranza che Settembre possa essere, per le persone coinvolte,  risolutivo di molte problematicità.

Scossa, scossa, scossa!

Strade, sentieri, soffitti, solai sbriciolati,

scuole sbalzate,

Storia sbranata.

Sgomento.

Scossa, scossa, scossa!

Sangue, strage,

scempio,  sconquasso.

Strazio.

Scossa, scossa, scossa!

Silenzio.

Soccorsi, solidarietà, sostegno.

Salvezza.

Speranza.

Soave sole settembrino

sorreggerà sogni sbiaditi

sviluppando sorrisi.

Marirò

lago_scandarello

Lago Scardarello – Amatrice -Rieti  (Italy)

Le grandi paure

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Addolorata e angosciata come tutti, ieri ho avuto poche parole. Anche io sono stata incollata alla tv, per tutto il giorno ho ascoltato e riascoltato notizie, interviste, opinioni, ho visto e rivisto le  drammatiche immagini del terremoto al Centro Italia, i filmati, in tv e su internet, uguali e già conosciuti  nella sostanza. Non riuscivo a scollarmi dagli schermi,  come fosse un’ossessione o  un mantra capace di allentare quella ancestrale paura che ho per la terra che trema. Eppure ai terremoti, vivendo ai piedi di un vulcano attivo, sono abituata.

Dei terremoti ho già parlato qui in occasione di quello avvenuto in Emilia e non saprei che altro aggiungere di diverso e di più significativo.

 Ieri ho anche letto parecchi post, qui su wordpress; è bastato inserire la parola chiave “terremoto” sulla pagina Lettore e sono apparsi tantissimi articoli di blogger, che leggo o sconosciuti,  che hanno scritto di tutto e di più. Chi ha dato consigli, chi ha riportato notizie utili per la solidarietà e gli aiuti, chi ha espresso il dolore in versi o ha proposto di pregare, chi ha scritto sulla affascinante potenza distruttrice di Madre Natura. chi, in preda all’ira, ha inveito contro la qualsiasi, dai politici ai giornalisti, ai soccorsi che dovevano trovarsi sul posto cinque minuti dopo la prima scossa o ai sismologi che non sanno avvertire in tempo. C’è stato chi ha dato rigorose spiegazioni scientifiche e altri che  hanno dato di testa, chiamando in causa il caldo, le tempeste solari, le trivelle (e chi si è astenuto al voto all’ultimo referendum), gli americani, gli extraterrestri (non potevano mancare!) e via dicendo. In questo post si raccoglie una piccola carrellata di sciocchezze (per dirla pulita) prese dal web.

Molti blogger, dicevo,  siamo rimasti in silenzio, ammutoliti. Ognuno reagisce a suo modo. Un post mi ha colpita più di altri: scritto con una garbata leggerezza da MD, un blogger oncologo,  qualche mese fa e riferito ai tanti terremoti del Giappone (sempre meno distruttivi grazie alle rigorose leggi antisismiche adottate), scuote il lettore per un parallelismo efficace tra le più grandi e destabilizzanti paure dell’essere umano, cancro e terremoti. L’ imperativo che li lega è quello di tentare di sconfiggerli, puntando sulla prevenzione dell’uno e dell’altro. E qui ad essere chiamati in causa, con la dovuta umiltà,  siamo tutti noi. Nessuno escluso.

sismografo

Fantastici e duraturi castelli di sabbia

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Ne convengono in tanti: la coppia più bella di questa estate, nel tratto di spiaggia che frequenta  Paola, è  proprio quella dei due giovani che  si sono conosciuti su Facebook. Belli lo erano anche la scorsa estate, con il loro bambino appena nato, ora lo sono  forse più per via del pancione del secondo figlio in arrivo. Qualcuno storce ancora il naso, ma poco importa.

Lui è uno schianto, un vichingo svedese che ha lasciato uomini e  donne (di tutte le età) a bocca aperta, non solo per la sua fisicità da 10 e lode, ma anche per affabilità, simpatia, cordialità, serietà. Lei è la classica bella donna mediterranea  che tutti in quella spiaggia erano abituati a vedere  sola e in compagnia di un libro. Un pomeriggio di alcuni anni fa, mentre era sdraiata a prendere il sole  e  intenta a smanettare col cellulare, chiese a Paola, l’amica di sua madre,  se era  su FB. Lei  rispose di no e Francesca  disse che si era iscritta da pochi mesi e che le si era aperto un mondo nuovo. Paola le raccomandò, dall’alto della sua moscia maturità, di stare attenta. A Natale Francesca le inviò  un messaggio di auguri dalla Svezia, aggiungendo che era il Natale più bello della sua vita. Nel Natale seguente  ricevette l’invito del su0 matrimonio e ora Paola sta tentando di costruire un castello di sabbia con il suo bambino.

Castelli di sabbia, già…così venne definita la storia dei due innamorati dalla maggior parte delle signore della spiaggia appena si seppe che lei si era trasferita  da lui. Paola ancora  ricorda i pianti dei genitori di Francesca, increduli che la loro unica, colta, educata, ricca figlia avesse preso una decisione così repentina e folle grazie a una banalissima e pericolosissima chat. Paola fu sincera con l’amica, le disse che era  felice per la ragazza, che non sopportava più di vedere una trentenne uscire nelle sere estive coi genitori e gli amici di questi, che dovevano smetterla di soffocarla, di cercare il buon partito da sposare, che dovevano lasciarla andare, anche a costo di errori, e fidarsi di lei.

 Ricorda ancora quella sera in pizzeria  quando si trovò a prendere le  difese della nuova coppia contro tutte le signore scandalizzate dal loro incontro tecnologico :-Senza sapere nulla delle famiglie, della provenienza? Dureranno meno di un anno! Un tuffo nel buio! Sul web puoi trovare il diavolo!!!

“Vero, puoi trovare il diavolo o la  normalità”, ribatteva Paola. Si schierò dalla parte dei due giovani  sin da subito e  a spada tratta, senza sapere  il  perché, o forse sì. Conosceva  Francesca da quando era una ragazzina e l’aveva sempre vista triste, annoiata, schiacciata dalla forte personalità dei genitori. Ma non era  solo questo La cosa che  le piacque  fu, intanto,  la loro naturale e bella sincerità: “Ci siamo conosciuti su Facebook”. Avrebbero potuto dire qualsiasi altra cosa, di essersi incontrati in un convegno universitario, al foyer di un teatro, in un museo, ovunque e non avrebbero sollevato vespai. Invece dissero la verità e la sottolinearono durante la festa del loro matrimonio con una delle torte con sopra decorato il logo di FB e un faccino ammiccante.

Torta-nuziale-ad-un-piano-tipo-Ruffle-cake

Durante quella pizza da incubo al femminile,  Paola fu disturbata da tutti quei declami delle signore bene contro il web, un puritanesimo falso e strisciante che non muore mai, capace di annientare chiunque. Si lanciò contro i mulini a vento, brandendo la spada verso tutte:- “Ma tu che dici che su Internet ci stanno solo mostri, significa che anche tuo figlio è un mostro! O credi che tuo figlio ora non stia  chattando con qualcuno mentre noi stiamo mangiando la pizza?” E fu persino cattiva verso un’altra signora che asseriva con veemenza l’importanza di conoscere le famiglie di provenienza:-“ E infatti tua nipote che ha sposato il figlio del dirimpettaio, è già divorziata!”

Alcune ne dissero di tutti i colori, altre le ammutolì lei con battute argute, poche stettero in un silenzio nascosto e imbarazzato,  una le chiese se per caso anche lei  stava a chattare e solo una signora ammise simpaticamente che, nonostante sposata e nonna come Paola, si divertiva  a colloquiare sui social di varie amenità, per gioco e passatempo. Lei tranquillizzò tutte dicendo che non era iscritta su FB, ma frequentava  i blog  e che, se l’argomento la interessava, lasciava commenti e scambi di opinione.  Si quietarono e si quietò pure lei. No, no,  Paola non disse che un tempo aveva frequentato  una chat che le aveva regalato momenti molto belli, puliti, semplici e anche tormentosi. Non disse che certi ricordi a distanza di anni ancora la accompagnano affettuosamente e serenamente, non lo disse perché quelli furono  momenti tutti suoi e che nessuno, all’infuori di lei, proprio nessuno potrà mai comprendere nella sua vera essenza senza sporcarli, anche solo lievemente.

Francesca ha un po’ di nausea:-”Torno a casa, posso lasciarti il bambino? Gioca così bene con te.”

“ Certo, vai tranquilla, riposati. Zia Paola sa costruire castelli di sabbia duraturi e fantastici!”

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Sandcastle

Foto prese dal web

Agosto

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E’ un mese particolare, c’è voglia di tutto e, soprattutto,  di tutto ciò che ti eri ripromesso di realizzare in estate, senza riuscirci. L’augurio è proprio questo: qualsiasi cosa vi siete  prefissi,  da un’esigenza a un  capriccio, che sia!

Agosto afa

assaggio ananas

anguria

assaporo aranciata

adoro attività

all’aria aperta

Isabella Scotti

Come ben dice Isabella nel suo tautogramma, Agosto è un mese da vivere pienamente, specialmente all’aria aperta. La sensazione che l’estate, col suo senso di vacanza e libertà dagli impegni,  stia per finire diviene, ahimè, sempre più chiara via via che i suoi giorni scorrono. Ma non pensiamoci, non adesso, e godiamo di questo caldo e solare mese nel modo  più sereno e bello possibile.

Il mio tautogramma:

AGOSTO

Assola, abbaglia, acceca, arrossa,

affolla, abbonda, abbraccia,

assorda, amplifica,

addolcisce,

accalora,

ama.

libri-per-lestate

Tra le tante che offre il web per il mese agostano, ho scelto questa immagine perché in questo periodo mi rappresenta.  Anche cappello e telo mare sono identici ai miei, compresa la voglia di lettura. Ho appena finito di leggere “L’Usignolo”, di Kristin Hannah e lo consiglio vivamente a tutti. E’ un libro potente, e non per le sue 466 pagine, che sanno scorrere veloci, ma per ciò che racconta e per come lo racconta: le donne e la resistenza contro il nazismo. Ispirato a una storia vera accaduta in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato tra i cinque libri più letti nel 2015 negli States. Non voglio aggiungere altro, solo dire che sono felice che ancora si scrivano libri come “L’Usignolo”, capaci di coinvolgerti, commuoverti, assorbirti totalmente  e che sono lieta, fiera, orgogliosa che,  siano esistite Donne come le sorelle Rossignol, protagoniste del romanzo. E queste Donne esisteranno sempre.

Lusignolo

Felice Agosto a tutti, buone vacanze!🙂

 

I Macchiaioli e le giubbe rosse

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Nei giorni scorsi ho visto  al Chiostro del Bramante di Roma, l’interessante  mostra de I Macchiaioli-Le collezioni svelate. La mostra ospita molte tele importanti di artisti italiani che, a metà dell’Ottocento, crearono un movimento pittorico  basato sul verismo e su un uso del colore tramite macchie e violenti contrasti luminosi. I Macchiaioli, in contrapposizione all’arte Rinascimentale, ritraevano la natura direttamente all’aria aperta, appuntando su taccuini e tavolette le impressioni che ricevevano dal vero, prediligendo  i paesaggi della campagna toscana, la vita quotidiana, il tempo libero e la villeggiatura, i poveri e la loro condizione sociale e soprattutto la tragica situazione bellica dell’Unità d’Italia .  Con la tecnica del ton gris e dell’utilizzo dello specchio nero per rendere il chiaroscuro, nacque una pittura tutta italiana che anticipò la più famosa e amata arte dell’Impressionismo  francese.

I  “macchiajuoli”, termine che venne usato in modo dispregiativo,  non furono compresi e  apprezzati nel mercato artistico del tempo e i loro bei quadri furono acquistati prevalentemente  da privati per passione, amore dell’arte e  per  spirito di mecenatismo, per  aiutare, così,  quei giovani artisti, rei di vivere in uno Stato politicamente e geograficamente smembrato,  ad andare avanti e a continuare a proporre una ricerca e un rinnovamento dell’arte.La mostra di Roma “svela” le collezioni private dei mecenati e  mostra al pubblico un centinaio di splendidi quadri di Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe De Nittis, Odoardo Borrani, Oscar Ghiglia, Federico Zandomeneghi e pochi altri. La mostra, inoltre,  permette al visitatore di scoprire il clima storico che fa da sfondo alla vicenda di questi artisti, legata soprattutto alle violente situazioni del Risorgimento.

Tante le tele che mi hanno colpita. Fra queste c’è il bellissimo quadro “Cucitrici di camicie rosse” di Odoardo Borrani.

Borrani Odoardo_Le cucitrici di camicie rosse (1863, coll privata)[1]

Odoardo Borrani – “Cucitrici di camicie rosse”, 1863

La prima cosa che salta all’occhio è la data, 1863, cioè due anni dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia, quindi a “cose” fatte. Un dettaglio non indifferente se si analizza bene la scena che Borrani rappresenta col “senno di poi”. Il quadro è, secondo i critici d’arte, un inno al Risorgimento. Per me è un inno poco convinto. La scena rappresentata è intima e carica di simboli. Vuole sottolineare, come scritto da tante parti, il contributo delle donne, delle madri, delle sorelle dei tanti soldati che combatterono per l’Unità d’Italia. E sin qui nulla da dire: le “cucitrici” che cuciono la lana rossa sin dal primo mattino, la pendola segna le 7.15, simboleggia il rito, la preghiera, la partecipazione alle vicende del tempo. La stanza è luminosa, ben arredata, borghese, quasi opulenta per quei tempi di guerra. Si nota un quadro color seppia dell’eroe del tempo, Garibaldi, e colpisce quel bastone della tenda a forma di freccia, chiaro simbolo di guerra e lotta. E morte. Le donne sono concentrate nel lavoro e sono serie, troppo serie. Nessuna sorride, nessuna guarda verso la finestra, come se temessero di venire a conoscenza dei misfatti dei loro uomini  verso altri uomini e altre donne. Forse ascoltano le ultime novità che riguardano il Sud d’Italia e che sta raccontando la donna di spalle ultima arrivata e le altre stanno con gli occhi abbassati, in silenzio. Ecco, colpisce il silenzio  di queste donne che cuciono le giubbe garibaldine. Non sono convinte, non sembrano soddisfatte, orgogliose, contente. Sono preoccupate, perplesse e forse anche addolorate e vergognate.

Non so se la mia analisi di semplice donna del Sud  sia esatta o se è viziata dal “senno di poi” della Storia. La “macchia”  ha comunque saputo indirizzarmi alle emozioni personali che derivano dall’ambiente in cui vivo. Proprio come  i Macchiaioli che seppero riprodurre  le loro emozioni dal Vero.

Gigolò all’avanguardia

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“Come sta Manu’?”

“Ah, non parlarmene, è ammattita!”

“Oh, mi spiace, ancora problemi col divorzio…”

“Macchè! Non so dirti che sta combinando: dopo quello che il suo ex marito le ha fatto passare, ora lei…”

“ Non riesce a dare un taglio?”

“ Infatti, sta troppo spesso con lui.”

“ Hanno un figlio, fa bene a non interrompere i rapporti, lui è pur sempre il padre di Luca.”

“E che rapporti! Lo sai già che, dopo la separazione,  ha fatto  altri due figli con altre due donne e Manu che fa?  Fa sesso col suo ex marito!”

“Caspita!”

“Vabbè,  non solo sesso: i due vanno a cena, a teatro, ai concerti, fanno viaggi in varie località, col figlio e senza il figlio, passeggiano sul lungomare mano nella mano. Ti sembra normale?”

“Beh, insomma, ma se lei ha superato quei rancori tipici delle separazioni, in fondo che c’è di male a restare in contatto?”

“Come che c’è di male?!? Come fa a trovare un altro uomo da sposare se si fa vedere in giro sempre con lui??? E lui…sai come è pronto a presentarla a tutti –la mia EX moglie, la mia EX- e come pronuncia forte quell’EX! E’ uno stronzo!”

“ Tu credi che Manu voglia risposarsi? Forse non ci pensa lontanamente dopo i dispiaceri che ha preso, forse è ancora innamorata del suo ex marito, o forse…”

“Certo che vuole risposarsi! E’ giovane, carina, con un figlio, sola, precaria, con mille problemi economici da affrontare. Non è facile, lo so, ma fare i viaggetti con quello, riceverlo in casa sino all’alba…chi se la dovrebbe prendere?”

“ Chi se la dovrebbe prendere….mica è un pacco!”

“Per me sta sbagliando tutto.”

“Ma sai, forse dovremmo vederla diversamente. Manu è una donna giovane, può anche avere delle esigenze, dei desideri e magari pensa che sia …come dire?…che sia meglio esaudire questi desideri con un uomo che conosce bene invece che con semisconosciuti. Magari c’è ancora innamoramento e passione tra i due. ”

“Ma sei matta?!? Lui di donne ne cambia una a settimana e poi una donna divorziata deve sapersi contenere in attesa di una nuova storia d’amore.”

 “Tipo chiudersi in casa e attendere nuovi pretendenti? E chi lo dice? Già, già… noi donne dobbiamo contenerci sempre, in un modo o nell’altro, i signori maschietti possono farsi l’harem, loro hanno le esigenze fisiologiche da rispettare! Sai che penso? Che se lei ha dei desideri, non solo sessuali, anche di compagnia, viaggi, cene romantiche, ecc… sta facendo bene a utilizzare, e ripeto UTILIZZARE,  il padre di suo figlio, anche se è uno stronzo!”

“Il tuo pensiero è sconvolgente!”

“E perché?”

“Perché è , è…non so definirlo… moderno, sfacciatamente moderno, oltranzista, estremista  all’avanguardia! Dici che lo sta utilizzando come gigolò.”

“Chissà, forse in un certo senso sì, ma spero che a pagare sia lui!”

“Oh, certo, lei non naviga nell’oro. Un gigolò all’avanguardia: e brava la Manu! Quanto mi piace Richard Gere, ma all’avanguardia!”

“Ah, ah, ah, gigolò all’avanguardia, sì! Dai, andiamo a prenderci una granita che fa troppo caldo e i pensieri rischiano di liquefarsi!”

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American Gigolo (1980) Directed by Paul Schrader Shown from left: Richard Gere, Lauren Hutton

Luglio

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Ho sempre associato Luglio alla luminosità, diurna e notturna. La luce del mare, delle spiagge, dei cieli azzurri di montagna, del grano maturo delle campagne, dei lunghi pomeriggi, delle notti stellate, delle costellazioni visibili. E alla luce , ai giorni lenti di relax, alle notti calde e languide abbiamo pensato, Isabella e io, mentre scrivevamo  questi tautogrammi per augurare a tutti un luminoso e lieto mese di Luglio.

Luglio

languidamente

la luna

luccicherà lago.

Leggerò libri.

Leggiadre libellule

libreranno leggere

lungo lampioni

luminosi

 Isabella Scotti

separatore

La luna lancia luccichii lassù,

le lampare luminose  laggiù.

Lei, leggiadra, lega liane.

Lui, lento, livella legname.

Limano, lucidano

laccano, lavorano.

Labbra luccicanti lodano Luglio

leccando lamponi,

lambendo limoni.

Marirò

separatore

Al nostro gioco si è appena unita  la cara Diemme con un tautogramma tutto da “lovvare” (e non sto scherzando)😉 Grazie, DM!

Lovvo luglio:

lavoro lentamente,

lietamente limonerei

libidosamente languendo,

laggiù,

lontano,

leggiadramente levata.

Diemme

PE0137

Edvard Munch-Summer night in the beach (1902)