C’è un paesino in provincia di Messina adagiato in una conca tra verdi boschi e colline che si affacciano sul mar Tirreno e che si chiama San Pier Niceto, un paesino vecchio dove trovi alcune chiese, tre piazzette, quattro bar e qualche negozietto di generi alimentari. Un paese che si ripopola in estate per via dell’aria fresca e frizzantina, ma che in inverno fa scivolare la vita dei suoi pochi abitanti tra consuetudini, tradizioni ed attese.

La domenica del Corpus Domini San Pier Niceto si sveglia di colpo ed è un bel risveglio perché improvvisamente si colora e si profuma di fiori. Si svolge, infatti, un’infiorata tanto bella quanto sorprendente che richiama una moltitudine di persone, ma non per questo il paese perde la sua identità e si trasforma: nessun busines economico, niente bancarelle extra, ad eccezione dei venditori dei palloncini per i bambini, niente guadagni straordinari. Solo tanta cortesia degli abitanti che si rallegrano della confusione e dei complimenti unanimi per la manifestazione.

L’antica tradizione dell’infiorata risale all’indomani del terribile terremoto del 1693 che distrusse la Sicilia orientale  e la popolazione superstite, grata di essere ancora in vita, stese preziose coperte sui balconi e gettò petali di fiori al passaggio della sacra processione del Corpus Domini. Nel corso dei secoli la tradizione venne sviluppata ed orientata e pian piano a quei petali di fiori si diede forma; inizialmente erano forme semplici, poi divennero vere e proprie volute di arabeschi e di geometrie. Ogni abitante abbelliva il tratto di strada antistante casa con erbe e fiori, dando un significato di fede sincero e sentito. Negli ultimi decenni un’organizzazione più capillare di fioristi, artisti e studenti delle scuole d’arte e di architettura, ha fatto sì che la manifestazione valicasse i confini sanpiernicesi o messinesi e si espandesse altrove. Le ultime edizioni sono divenute tematiche e si sono ispirate ai grandi personaggi o scuole dell’arte, dando così un tocco di cultura che non guasta mai. L’anno scorso l’infiorata era dedicata ai capolavori del Caravaggio, quest’anno alle icone bizantine.

A differenza delle famose infiorate di Noto (SR) e di Caltagirone (CT), bellissime e preziose, ma contenute in una ristretta area dei due paesi, l’infiorata di San Pier Niceto colpisce per la sua estensione: tutte le strade, le stradine, i vicoli, le piazze, i gradini delle case, le scalinate, tutti, proprio tutti, vengono abbelliti da un tappeto di fiori e quadri di  polvere di marmo, senza interruzione. E’ un tripudio di colori  a perdita d’occhio e non trovi un pannello  uguale ad un altro. Si inizia con le composizioni più semplici dei bambini delle scuole e , via via che sali verso l’alto, si susseguono i capolavori dei grandi artisti, in un crescendo di soluzioni cromatiche spettacolare che si estende per chilometri e chilometri. Il fiore principe è il garofano, seguito dalle ortensie e dai gladioli, poi bacche, rose e ginestre, lavanda,  infiorescenze di piante selvatiche di campagna,  aghi di pino, araucaria, fondi di caffè, cereali e una distesa infinita di rosmarino, alloro e segatura colorata che fanno  da base a tutto.

A far da ala ci sono le coperte antichissime che pendono da ogni balcone e una moltitudine di persone che ammira in silenzio. Quando inizia la processione, il parroco, e solo lui, con gentilezza calpesta il tappeto fiorito che, l’indomani, e dopo tre giorni di certosino lavoro di preparazione, una grossa macchina aspiratore porterà via e con essa andrà via tutta quella gente che ha reso felici i sanpiernicesi . E la vita del paesino continuerà con meno colori e meno profumi, ma  già gli abitanti sono con la mente alla prossima edizione per continuare a stupire chi vorrà accostarsi a tanta fede e maestria.

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