Tautogrammando…(voi di Gennaio)

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Un anno fa, proprio in questi giorni,  ho iniziato il gioco dei tautogrammi. Faticando e divertendomi,sono riuscita a coprire tutti i mesi dell’anno, anche in piacevole compagnia. Tranquilli, non ricomincio  🙂 Ma, rileggendo GENNAIO (2016) e i vari commenti , pensachetipensa,  ho iniziato a giocare con le iniziali dei nomi –nick degli amici che avevano commentato il primo post-tautogramma in questione. Così ho cercato degli aggettivi che  potevano andare bene per ciascuno (secondo la mia visione (fatemi sapere se un pochino ho azzeccato)).  Inutile dire che ne è uscito fuori un discorso parecchio  limitante e difficile, specie per alcune lettere,  ma anche divertente. Immaginatemi mentre, rigorosamente alle prese con  l’iniziale, pensavo a voi e agli aggettivi sulla vostra persona  e …”no, questo non va bene- giammai, non è così- ecco, questo  aggettivo è perfetto,-si, questo potrebbe forse andare ma se si offende?” E via dicendo…

Ok, scopriamo le carte del gioco!  😀 In fondo un blog è anche un piacevole gioco-  passatempo, quindi,  in rigoroso ordine di apparizione-commenti di un anno fa, …

DDD…DIEMME : disponibile diretta  disillusa

MMM…MARIA : morbida multicolore moderata

RRR…REBECCA:  rilassante rispettosa ribelle (su certe tematiche)

GGG…GISELZITRONE: gentile gradevole glitterata (nel blog tutto luccicoso)

SSS…SILVIA: saggia sensoriale  silurante (a volte e per giusta causa)

LLL…LAURA: leggiadra limpida laboriosa (specie tra i fornelli) 

NNN…NADIA: naturale notevole narrativa 

III…ISABELLA: impeccabile,  intelligente interattiva (specie con me per i Tautogrammi :GRAZIEEE!)

EEE…ELENA:  efficiente equilibrata essenziale

GGG…GABRIELLA: garbata genuina guizzante (con le sue matite)

MMM…MIRNA: mirabile materna  mattutina (coi buongiorno di caffè)

AAA…ARTHUR: affidabile acuto avaro (per i pochi post che scrive)

AAA…ALESSANDRA:  affabile ammirevole audace 

MMM…MARIELLA: moderata motorizzata montana

TTT…TULLIO:  tempestoso talentuoso  tollerante (verso i miei fuori tema)

AAA…ANNAMARIA: amichevole armoniosa attendibile

LLL…LUNA: light lucente (coi click) lapidaria (nei titoli dei suoi  post)

NNN…NICOLA: nitido narrativo nordico (d’Italia)

GGG…GIUSYMAR: gioviale  gradevole giramondo

NNN…NIVES: nonna notevole  nitida

NNN…NINNI: narrativo neoclassico nuvoloso (a volte)

E tutti gli altri cari amici di blog che mancano da questo elenco? Non saranno trascurati, vedremo nei  commenti o nei prossimi mesi.  😉

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L’invito

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Quel pensiero si  insinuò improvviso nella sua mente, lento,  strisciante  e Anna lo ricacciò subito. No, non lo avrebbe fatto, mai e poi mai, anche se la signora poteva meritarlo.  Continuò a fare la spesa al  supermarket e si concentrò sulle verdure; ne servivano di vario tipo per la cena con quegli ospiti esigenti e antipatici che aveva dovuto invitare. Quante cose si devono fare per il quieto vivere! Ma  suo marito l’aveva obbligata, stavolta toccava a loro invitare il direttore e la moglie e Luca teneva a fare bella figura. Il direttore era un uomo simpatico e cordiale, la moglie…meglio sorvolare. La sua voce stridula era ancora in un angolo del  cervello di Anna…

“Ma come non capite?! Davvero siete dei trogloditi!”

Da una settimana non si pensava ad altro che a quell’invito: la casa da addobbare, la tavola da apparecchiare con gusto, il menù particolare da preparare. Quest’ultimo Anna  lo aveva deciso con Viviana dopo varie consultazioni su internet. Viviana sarebbe venuta nel  pomeriggio per aiutarla in cucina e poi avrebbero affrontato insieme la serata e… la signora.

Anna mise nel carrello ciò che serviva e si avviò verso la cassa. Fu lì che vide quella confezione abbandonata  da qualcuno in un cestello e il pensiero maligno tornò prepotente: “La prendo? Sembra un segnale…beh, potrà servire per altre occasioni …no, non li userò stasera, no…” Di fretta, di sottecchi, come se la stesse rubando, prese quella scatoletta e la poggiò sul nastro della cassa. Pagò tutto, sistemò la spesa nei sacchetti e tornò a casa. Iniziò subito a trafficare tra i fornelli e quando suo marito arrivò il frugale pranzo era pronto e così anche qualche portata per la sera. Luca aveva comprato delle stelle di Natale da usare come centrotavola e una candela blu che si abbinava bene al servizio di piatti inglese che usavano per le occasioni importanti: “ Dai, so che ti pesa questa cena, ma è importante per il mio lavoro in azienda e poi Toni è una brava persona, persino simpatica, vedrai, e Viviana e Matteo sono nostri amici da sempre. Andrà tutto bene. Mi raccomando per i cibi, stai attenta, è giusto rispettare certe esigenze.” Anna lo rassicurò, seppur con poca convinzione. Quel pensiero era sempre lì, non riusciva proprio a liberarsene:  “ Noi rispettiamo le esigenze, ma la signora lo fece al bosco da Viviana? Ricordi come ci trattò? Quello che disse? Come ci guardava schifata e altezzosa?! Non chiedermi mai più cose del genere, sarà la prima e ultima volta, quella tizia è insopportabile!”

“Non vi rendete conto del male che fate e che vi fate!”

Viviana fu puntuale e aiutò Anna a preparare le panelle di ceci, ad affettare le mele e a lavare e sistemare le altre verdure. I legumi erano  cotti e le due amiche iniziarono a schiacciare e condire: “ Il dolce lo porta lei, non saprei da dove cominciare.” In realtà non c’era nulla di complicato in quel menù semplice e salutare, era il “contorno” che infastidiva le due donne: “ Ho comprato del panpepato, sempre che la signora gradisca…Ricordi la borsa di camoscio che sfoggiava quella domenica da te?” Viviana annuì: “Certo che ricordo, al barbecue arrivarono all’improvviso e fu tutto enormemente irritante, ma stasera cerchiamo di non pensarci. Passami gli spinaci. Il riso dove lo tieni?”

Fu aprendo il pensile della pasta che Viviana vide quella scatoletta: “ Uhm…quasi quasi mi viene una bella ideuzza…”, disse guardando ammiccante la padrona di casa. “ E’ un giorno che ci penso e che non riesco a cancellare l’ideuzza”, rispose Anna , “Quella lo meriterebbe. Luca mi ucciderà se si venisse a sapere, ma la cosa non sai quanto mi intriga!” Viviana prese la scatoletta e iniziò a canticchiare un famoso ritornello :

Pensiero stupendo

tatataratata

Nasce un poco strisciando

ci ha definiti carnivori!

Si potrebbe trattare di bisogno d’amore 

lei, con la cintura di lucertola!

 Meglio non dire, la la…”

Suonò il campanello, gli ospiti arrivarono e furono accolti con sorrisi. Anna e Viviana  notarono subito gli stivali di pelle morbidissima indossati dalla signora, si scambiarono degli sguardi, ma non dissero nulla. Tutto era pronto, bisognava solo finire di cuocere il risotto con gli spinaci, i pinoli e le noci e le due amiche tornarono in cucina dopo aver servito gli antipasti. La signora chiese sugli ingredienti usati e fu ampiamente rassicurata da Luca. Nell’attesa del primo piatto, conversarono su Putin e la Siria.

“Sì o no?”, chiese Viviana mentre mescolava il riso.

“Forse no, meglio sì, ma solo un pizzico. Che dici?”

“Due pizzichi”

“Lo capirà?”

“Sarebbe bello se lo capisse, certe lezioni sono necessarie per apprendere il rispetto di ogni situazione! Ma non lo capirà. Dovrebbe iniziare dalla coerenza, lei e i suoi stivali!”

Anna prese il pacchetto, lo aprì con mano ferma e estrasse un dado al doppio concentrato di carne. Lo scartò, lo divise in due e guardò l’amica mentre buttava i pezzi nella pentola:   “ Uno per me, uno per te. A Natale si è tutti più buoni!” Le due donne rimasero affascinate a guardare  il risotto che diventava leggermente ambrato.  Poi, con uno strano sorriso, lo versarono nella zuppiera e lo portarono in tavola.

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L’Acquisto (online?)

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Volendo acquistare uno scaldamani per mia madre e non avendo chiare idee dell’oggetto, delle caratteristiche, delle marche  dei modelli  e dei costi, ho fatto un ampio giro sul web. In meno di venti minuti degli scaldamani elettrici sapevo tutto e di più. Premesso che online sino ad oggi ho acquistato solo alcuni ebook  e che in famiglia ho un fan sfegatato per gli acquisti in rete, un nipote che, tanto per fare un esempio pratico,  va a provare le scarpe nel negozio, fotografa i codici e poi si affida all’e-commerce con un buon risparmio e che  le volte che compro qualcosa in un negozio mi dice che ho sbagliato, che devo aggiornarmi, che avrei risparmiato tanti soldini, ecc.. ecc…, prendo improvvisa decisione di acquistare lo scaldino on line. Il costo è così basso che si può rischiare la fregatura e poi ci deve pur essere una prima volta, giusto? Scelgo un famoso negozio che c’è dalle mie parti e che vende i prodotti anche in rete con un certo risparmio, clicco sul modello e avvio  la procedura di acquisto. Terminata, mi appare un cortese messaggio che mi avverte che la tessera prepagata che vorrei utilizzare non può supportare la vendita  e, in effetti, mi sovviene di non aver ricaricato quella tessera da mesi e mesi. Che virtuale figuraccia! Al nipote non lo dirò mai! Di usare la carta di credito ufficiale non se ne parla, quindi annullo tutto e mi riprometto di passare l’indomani in banca per la ricarica. Puntualmente, però, lo dimentico, i giorni passano e scordo anche lo scaldamani.

Una  settimana  dopo mi ritrovo nel negozio per altre cose e ricordo dello scaldino. Aiutata da un gentile commesso, decido di prenderlo  anche se lo pagherò  qualcosa in più rispetto alla vetrina online dello stesso negozio.

-Se lo avessi preso sul web avrei risparmiato 4 euro.

-Vero, signora, per poco sarà così, ma dal prossimo anno, per fortuna, non ci sarà più differenza tra gli acquisti sul web e quelli nel negozio.

-Oh, peccato, ora che mi stavo decidendo…mio nipote si dispiacerà. In effetti  4 euro su 20 non sono poca cosa…

-Lo so, ma questa sarà la nuova tendenza dei grandi negozi. Sa a cosa servono quei 4 euro che lei sta spendendo in più? Al mio stipendio. Ne sia contenta, sta contribuendo a mantenere un posto di lavoro che è sempre più traballante.

-Capisco, ma…il 20%…sì,  penso sia giusto così, almeno per le piccole spese…

Saluto il commesso e vado a fare la fila alla cassa. Due minuti dopo mi sento chiamare e accanto al commesso c’è una donna minuta, molto carina e un bambino riccioluto che le somiglia tantissimo:

-Scusi, signora, è appena arrivata mia moglie con mio figlio. Glieli volevo presentare. Anche loro ringraziano per l’acquisto. Buon Natale.

Ci scambiamo una stretta di mani, due parole di cortesia, gli auguri e esco dal negozio contenta per l’ acquisto e per gli euro non risparmiati per una giusta causa.

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SERENO E GIOIOSO NATALE, amiche e amici di blog

Bau e Gio

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(Seconda e ultima parte)

Disegni di Gabriella

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Gio, nato nel cortile di Bau insieme a sei altri fratelli, per una crudelissima legge di natura  fu destinato alla morte. La madre non riusciva ad allattare tutti i suoi cuccioli e dovette sceglierne uno per l’eliminazione.  Toccò a Gio che fu rifiutato sin da subito. I fratelli gli cedevano il posto tra le mammelle della mamma solo in rarissime occasioni di sazietà: per lui solo qualche goccia di avanzo e nulla più. Resistette oltre le previsioni, lottando e cercando di farsi spazio tra i vivi. Non riusciva a camminare, a stare in piedi, a mettere  il pelo, a miagolare, a crescere. Stava fermo in un angolino a lamentarsi e ad aspettare un miracolo. Il miracolo arrivò con il Principe che volle provare a forzare il suo destino e, munito di biberon, si prese cura di lui. Gio acquistò forza e speranza, iniziò a camminare e a miagolare e conquistò il Principe, suscitando la gelosia dei fratelli e di Bau che, turbato e ringhioso, gli gironzola sempre attorno. Durante il  pranzetto il Principe sta attento che nessuno, nemmeno Bau, si avvicini alla ciotola di Gio e solo dopo, quando  è sazio , permette agli altri di assaggiare gli avanzi. Il problema per Gio non sono i suoi fratelli che, ormai grandicelli, fanno tante passeggiate lontane e lo lasciano spesso solo e tranquillo, il problema è quel quadrupede nero che lo rifiuta, lo tormenta tutte le volte che c’è il pranzo e che teme la sua presenza:

-“ Perché ce l’hai così tanto con me? Che fastidio ti sto dando? Hai assistito alla mia nascita, hai visto coi tuoi occhi la fatica che ho dovuto fare per sopravvivere, rifiutato persino da mia madre! Credi sia stato facile per me accettare di essere un aborto della natura? Che ne sai tu della sopravvivenza, della fame, del rifiuto? Tu, col tuo pelo lucido e profumato; tu ,col tuo corpo grasso e sazio; tu, coccolato e amato; tu, con cuccette morbide e calde; tu con tutti gli spazi a tua disposizione! Che ne sai dell’abbandono e della solitudine, del terrore e della paura, dei morsi della fame e degli occhi che non riuscivo a tenere aperti per la malattia? Mi disprezzi perché sono diverso da te, perché sono rimasto piccolo e rachitico, perché non so arrampicarmi sui muri, solo ora ho imparato a raggiungere un piccolo rifugio sull’albero di limone. Mi sopporti malamente perché prendo un attimo di attenzione dal tuo Principe, che ora è anche il MIO, e fai di tutto per rubarmi il cibo anche se non ti piace, geloso come sei! Lo so che quando il Principe viene a prenderti per la passeggiatina poi ti porta nella casa di sopra e lì tu hai cibo e calore a sazietà. Da quaggiù sento i vostri giochi, le coccole che ti fa Principessa, il tuo ronfare tranquillo in chissà che eleganti cuccette e solo Dio sa quanto vorrei seguirvi di sopra e trascorrere la serata con voi! Ma non oso farlo, il mio posticino è qui e tu, invece di stare sereno con me, magari di giocare un pochino insieme, in quelle poche ore del mattino fai tutto l’altezzoso, non mi degni di uno sguardo e persino ti arrabbi se mangio qualcosina! Hai meritato quella botta del Principe sul sedere  quando hai cercato di rubarmi i croccantini! Hai persino tentato di morderlo e io ho soffiato contro te con tutta la mia forza perché sei un ingrato! Guarda che ce la faccio a uscire le unghie, non costringermi, stai  calmo  che non ti sto rubando nulla, sto solo cercando di vivere anche io e se vorrai, potremo farlo insieme, magari sarà divertente. Il Principe e la Principessa possono pensare a  tutti e due  quindi piantala di fare lo sciocco e andiamo avanti che in questo cortile c’è  spazio per entrambi. Miagolerò di meno per non disturbare il tuo riposo mattutino se la smetterai di rifiutarmi e di aver paura di me. Dall’alto del tuo Bau, hai paura di un piccolo Gio, temi che ti rubi i tuoi padroni e il loro affetto. Io non voglio rubare nulla, solo condividere un pochetto e poi,  come te, come tutti, ho bisogno  di attenzioni  per vivere.”

In questi giorni che precedono il Natale sta accadendo un fatto strano che sta disorientando Bau: per il pranzo di Gio nel cortile arriva anche Principessa: Principe dà da mangiare a Gio e Principessa nel frattempo  fa a Bau tante coccole. L’indomani è l’esatto contrario. E’ una specie di gioco che Bau non comprende bene, ma inizia a piacergli. Gio pare disponibile, è tranquillo e lascia fare: il cibo per lui è la cosa più importante, forse la sua fame non scherza davvero e poi  Bau ama mangiare al piano sopra e in fondo può aspettare. Bau non sa ancora scegliere tra il dominio del cibo, dei padroni e del territorio e le coccole alternate dei due che prima, a quell’ora del mattino, non c’erano e ora gli piacciono alquanto. Sarà stata la presenza di Gio nel cortile a portare questo inaspettato regalo mattutino? E’ forse un regalo di Natale? Bau è un po’ confuso, osserva  meglio Gio e si accorge che il suo pelo è diventato bello folto e lucido e che non puzza come prima. Comunque, adesso Bau è un po’ stanco e infreddolito e decide di riposarsi nella sua ex cesta e va ad acciambellarsi vicino alla sua ex copertina. Gio si avvicina cauto, entra dentro la cesta e si stiracchia accanto a Bau che drizza subito le orecchie. Ma Bau decide che a Gio penserà dopo, ora è meglio dormire un pochino, però con un occhio sempre aperto alle situazioni curiose, forse anche buone, che gli sta regalando la sua prima vecchiaia.  

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Bau e Gio

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(Prima parte di due)

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Disegno di Gabriella

Nero, piccolo da sembrare un peluche, impertinente e adorabile, Bau è da oltre un decennio l’indiscusso Principino di casa. Viziato e coccolato, sa dare affetto e spensieratezza e creare anche qualche problemino alla Principessa che per lui esiste solo quando il Principe non c’è. Beh, no, non è proprio così: Bau e Principessa hanno i loro bei momenti in certe sere, quando lei sta sul divano e lui le si acciambella accanto e le  tira tante carezze. Ma l’adorato indiscusso è il Principe, lui sì che lo fa divertire portandolo a spasso e dandogli ottimo cibo! Il cibo…ragione di vita insieme alle coccole e al dormire…Bau è esigente e sofisticato: ama mangiare ciò che mangiano i suoi padroni, Principessa è un’ottima cuoca, e Bau disdegna croccantini e biscottini adatti a lui. In modo particolare gli piace mangiare a tavola, la “sua tavola”, cioè i preziosi tappeti sparsi sul pavimento di casa e non comprende gli strilli di Principessa tutte le volte che, dopo aver addentato un osso o un pezzo di carne succulenta, si sposta sul persiano di turno per il suo pranzetto.  Esigente anche nelle abitudini, non sopporta i ritardi e le assenze e nemmeno le novità e ora, nella sua incipiente vecchiaia deve affrontare, nella sua casa di giorno,  una grande seccatura di nome Gio. Eh sì, come si conviene alle teste coronate anche Principino ha due case: il cortile è la sua casa di giorno, lì c’è la sua (ex)cesta, la copertina, la ciotola dell’acqua e ci sono tante cose da fare come inseguire i colombi, controllare i gatti dei tetti, annusare odori nelle aiuole, ascoltare i vicini di casa e la sua amica Polla che abbaia con lui dal terrazzo confinante. Poi c’è la casa della sera, quella bella, calda e morbidosa, due cuccette deliziose, una dentro e una sul terrazzo, la compagnia dei suoi Principi, i suoi giochini e piccoli dispettucci da fare quando gli passa per la coda.

Ora, si diceva, per Bau  il problema si chiama Gio:

-“Posso tollerare tanto di te, la cesta che mi hai tolto, la copertina che puzza del tuo odore, il tuo miagolio rauco e insistente che mi fa riposare male, la tua sciocca presenza nella mia casa di giorno. Posso sopportare che ogni tanto cerchi di strusciarti sul mio pelo, non ti morderò, mi limiterò a scansarmi  schifato e sopporto anche che sbagli in continuazione la ciotola dell’acqua e vieni a sporcare la mia. MAI, però,  sopporterò questa specie di amicizia che sta nascendo tra te e il MIO Principe! Lui ogni mattina ti offre una ciotola piena di croccantini (schifosetti a dire il vero) e io, che a quell’ora ho la mia fame, devo stare buono e osservare da lontano! Devo assistere al mio Principe che ti parla, che  ti accarezza…Gio di qua, Gio di là… ti ha persino curato gli occhi e una zampetta  e, cosa che mi fa infuriare, inizia persino a giocare con te! Questa è casa MIA e il Principe è mio, chiaro? Tu non esisti,  devi crescere in fretta e riuscire a saltare quel muro, come hanno fatto i tuoi fratelli e sgommare da qui, capito?! Tua madre ti ha rifiutato, i tuoi fratelli pure e…sei rimasto a me! Non se ne parla nemmeno! Sì, ok, sono geloso, lo ammetto, e ho paura di perdere i miei Principi per causa tua. Sto invecchiando e non riesco ad abituarmi a te.Vai via, Giò, vattene da casa mia e dai miei padroni o inizierò a mordere pesante! Lasciami invecchiare tranquillo, non sono capace di convivere con un diverso da me. I tetti ti aspettano. Sciòòò!”

Dicembre

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Non sembra vero, ma siamo arrivati agli ultimi Tautogrammi dedicati ai mesi dell’anno. Il plurale è d’obbligo perché in questo gioco linguistico non sono mai stata sola; Isabella Scotti ha collaborato con costanza e attenzione e anche altri amici, nei commenti, hanno giocato con me, accogliendo il mio invito iniziale. Grazie per averci provato, così, per il semplice piacere di farlo, e grazie a tutti per aver letto e commentato le 12 proposte.

I tautogrammi sono stati un buon esercizio linguistico e mentale, alcuni mesi sono stati più ostici, altri decisamente più semplici. Personalmente, non avendo doti poetiche, ho cercato di variare le proposte e, come ovvio, alcune sono riuscite meglio di altre. Ma tutto è stato anche occasione per un augurio che, mese per mese, ho voluto porgere a chi segue questo blog.

Dicembre è un mese speciale, carico di emozioni  e di auguri e così sono i tautogrammi che sto per proporvi. Sono gli ultimi della serie, ma forse ce ne sarà ancora uno e sarà un po’ speciale…eh, questi rompicapo sanno prenderti e…vabbè, ci sto lavorando, non è roba semplice  …vedremo  😉

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Dicembre

dimentichiamo dolori

desiderio

di donare

devotamente

diletto

dialogheremo

Dio

dolci dorati

decorati

din don

din don.

Isabella Scotti

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D di Dicembre

di delicato, delizioso desiderio

di dono dolcemente disponibile

di decori dorati

di durevole devozione

di direzione diligente, dignitosa

di disciplinato diritto,

di decisioni divertenti,

di dame danzanti,

di disagi dimenticati.

Marirò

Sereno, lieto Dicembre a voi tutti!  🙂

Di chiese, austriaci e muli.

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Foto prese dal web

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Questa è la Karls Kirche di Vienna, una chiesa molto bella; è stata voluta dall’imperatore Carlo VI che fece voto di far erigere una chiesa dedicata a San Carlo  Borromeo, protettore degli appestati e, nel 1716, quando la peste ebbe fine, fu postata la prima pietra. Nella chiesa si incontrano gradevolmente elementi  stilistici delle epoche e culture più diverse. Nella facciata si notano lo stile greco romano, quello bizantino e ottomano, tetti a pagoda dal sapore asiatico e, naturalmente, tanto barocco. Nulla di strano, siamo a Vienna! L’interno della chiesa è spettacolare, non tanto per i pregiati materiali presenti quanto per una efficacissima estensione dello spazio data da una serie di ingegnosi dettagli che allungano la luce e la visuale ed esasperano lo spazio. Non è semplice spiegare a livello tecnico il perché, la chiesa non è grande, ma lo sembra, forse l’ellissi della cupola o le colonne a spirale o la luce, molto intensa in alto: di fatto si resta stupiti. Stupiti anche per altri elementi: l’altezza, ad esempio. La cupola della chiesa arriva a 74 metri da terra, poi i dipinti e gli affreschi che ricoprono le pareti, cupola compresa, l’organo  molto elegante come gli arredi lignei,  l’imponente altare e i deliziosi particolari sparsi ovunque.  Poi, poi… c’è un mostro di ferro, legno e plexiglass che altro non è che un altissimo ascensore!

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Eccolo qua il mostriciattolo che è un vero pugno  nello  stomaco dentro tanta bellezza. Che ci fa un ascensore da ben 14 anni in questo gioiello di chiesa? Un avviso ti dice che l’ascensore è provvisorio, che è stato eretto per effettuare dei restauri e che, finiti questi, ne sono stati necessari altri e quindi l’opera continua. Pagando 8 euro puoi salire sulla cupola, contribuendo così agli infiniti abbellimenti, ammirare il panorama di Vienna e vedere da vicino vicino, mooolto vicino, gli affreschi di Johann Michael Rottmayr  che raffigurano  l’Apoteosi di San Carlo Borromeo.  E di vera “apoteosi” si tratta, cari austriaci!

L’ascensore si ferma 20 metri prima del belvedere e ti lascia su una piccola piattaforma di legno e ferro e poi puoi decidere di continuare a salire sino al vertice della cupola mediante una stretta e ripidissima scala a zig zag, protetta da pannelli di plexiglass alti meno di un metro. Non ci sono accompagnatori o personale vario e nessun segno di accorgimenti per la sicurezza dei visitatori. Sei sola a circa 50 metri di altezza, attorniata dalle figure degli affreschi e non sai se proseguire o meno. Un cartello ti dice che è pericoloso stare lassù in più di 10 persone e tu ne conti già 15. Sei testarda come un mulo, decidi così di proseguire nonostante il fiatone e ti affidi a San Carlo. In qualche modo arrivi alla ringhiera della cupola per ammirare il panorama della città, davvero bello. Poi senti qualcuno che dice: “ Mammamia quanto siamo alti, guarda giù!”.  E tu guardi giù: il vuoto! Inizi ad avere una leggera nausea. Comprendi che stai per avere le vertigini, anche se non sai cosa sono perché non ne hai mai sofferto e temi che arrivi un attacco di panico anche se lo sconosci. Dimentichi panorama e affreschi, vuoi solo scendere, ma è difficile muovere un solo passo. Che fare??? Pregare? Sei nel posto giusto!!!

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Sei lì, a 70 metri di altezza, aggrappata a un corrimano di plastica e devi scendere  quella scaletta per raggiungere l’ascensore: le ginocchia tremano, le gambe sono rigide, cominci a sudare. Devi sbrigarti, devi deciderti prima che arrivi la vera paura che ti bloccherà. Così pensi a quel mulo che una volta vedesti da bambina e ti sorprendesti nel  notare che il contadino lo bendava per fargli attraversare un piccolo fossato di acqua. Tuo padre ti disse che era l’unico modo per fargli superare la paura del vuoto. E tu ora hai paura, proprio come quel mulo, ma non puoi scendere 20 metri di scale bendata. E allora prendi la sciarpa  che hai in borsa, la arrotoli in testa e attorno al viso, creando una specie di paraocchi e poi fissi i piedi di chi sta davanti  a te e, contraendo i muscoli, inizi a scendere, pianissimo, piano. Funziona. Meno 5 metri, meno 10, gli ultimi zig zag di scalini li fai quasi volando fino all’ascensore: sei salva! E gli affreschi? Li guarderai su internet, comodamente seduta sul divano di casa.

Quando esci dalla chiesa sei sudatissima e ti piace persino  quel 2 di gradi che ti sta facendo gelare il sudore. Ma hai scordato qualcosa, così torni dentro la chiesa e ringrazi San Carlo e il mulo. Solo in quel momento ti accorgi che un coro di giapponesi ha iniziato un concerto. Ti siedi su una panca ad ascoltare e lentamente ti rappacifichi con gli austriaci e col mondo.

Wapp:buongiorno-buon pomeriggio-buonanotte.

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Lei è una mia collega,  garbata, preparata e sensibile, ma ha un piccolo neo. Chi non ne possiede di nei, grandi e piccoli? Ne abbiamo tutti e il problema è che spesso non ce ne accorgiamo e non ci rendiamo conto  che quel particolare aspetto o abitudine di noi può, alla lunga, infastidire. Ci vorrebbe ogni tanto qualcuno che, con coraggio, con delicatezza, con attenzione, ce lo dicesse e magari quel difettuccio, quell’abitudine antipatica, quell’eccesso che può disturbare gli altri, magari riusciremo  a modificarlo e correggerlo. Personalmente  apprezzerei se qualcuno, nella dovuta maniera, me lo dicesse perchè se non prendi consapevolezza non riesci a correggerti e a migliorare.

Il neo della mia collega è irrisorio, una sciocchezzuola che, però, alla lunga stanca anche perché devi compiere azioni di conseguenza che eviteresti volentieri. Di che si tratta? Di qualcosa che sicuramente conoscete in tanti: i buongiorno-buon pomeriggio-buonanotte su whatsapp  che invia a ogni suo contatto per TRE volte al giorno, più altro. Con lei ho un contatto personale (usato pochissimo per argomenti seri) e in tre altri gruppi, quindi tre (3) volte al giorno, domenica compresa, 3 x 365 giorni l’anno x 4 chat , dalla mia collega in quasi due anni  ho ricevuto (io e quasi tutti gli insegnanti della scuola) immagini, gif e filmati augurali. Tutti uguali, 12 foto giornaliere uguali nei 4 contatti che vanno puntualmente a intasare la memoria del telefonino. Facendo due conti da lei in due anni ho ricevuto  4380 tra immagini e video, più tutte le feste consacrate e le occasioni extra!

Inutile dire che ho silenziato i suoi contatti, che non guardo quasi più ciò che invia, anche perché periodicamente li ripete uguali, che rispondo con uno stringato grazie ogni venti  giorni, che a scuola tutti ironizzano su questa sua mania (e ciò mi spiace perché lei mi sta simpatica), che ogni tot giorni perdo tempo a cancellare tutto quello che invia per liberare spazio sul telefono e che la cosa non crea ormai alcuna emozione. Il  suo resta  un gesto gentile, ma…non se ne può  più!

Che fare? Dirglielo? Cancellare i contatti  e i gruppi dove lei è presente?? Eliminare whatsapp??? Proporre  una raccolta di firme a livello nazionale per un decreto legislativo che multi severamente chi  intasa lo spazio tecnologico altrui??? Forse quest’ultima idea è la migliore: un quesito referendario!

Vuoi tu continuare a inviare /ricevere gratuitamente messaggi di buongiorno-buon pomeriggio-buona notte per tre volte al giorno e in ogni santo giorno dell’anno? Segna SI per continuare a inviarli/riceverli gratuitamente, segna NO per tassarli e quindi liberartene per sempre.

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Novembre

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Penultimo appuntamento con i Tautogrammi, giochi linguistici rompicapo che sanno divertire (e anche affaticare quando l’iniziale è tosta). Andiamo quindi con la N di Novembre, il plurale è d’obbligo per la piacevole presenza di Isabella Scotti che mi ha fedelmente e onorevolmente seguita in questo gioco dei mesi dell’anno. Questo il suo tautogramma:

Novembre

nere nuvole

nocchiere nave

navigherà nella nebbia

non naufragherà

noia nervosismo

nostalgia

noci nocciole

niente nuoto

novità nobile

nascerà Nando

Isabella Scotti

Grazie, Isabella! Giocare in compagnia è sempre piacevole.

Anche io, come Isabella, ho voluto dare al mio tautogramma un taglio positivo, nonostante tutto quello che sta accadendo nel nostro Paese. Inoltre, proprio oggi è venuta a mancare una grande Donna italiana, Tina Anselmi. Parlai della Sig.ra Anselmi in questo post alcuni anni fa in occasione di un 8 Marzo e ancora oggi La ringrazio per aver creduto e combattuto per la Democrazia, per le Donne e per il Rispetto di ogni essere umano con dignità, limpidezza, consapevolezza  e autorevolezza.Che Tina Anselmi sia da esempio per tanti nostri politici odierni.

Il mio breve tautogramma di Novembre desidero dedicarlo ai Nonni, privilegio di ogni bambino. Lo dedico ai miei amati nonni ai quali oggi ho portato un fiore, e a tutti i nonni blogger e amici di questo mio spazio.

Novembre

Nelle notti novembrine,

nonni narrano novelle nostrane,

nascondendo nebbie e  nuvole nere.

Nessuna negatività.

Nel nido natalizio

nipotini negoziano

nenie e ninne nanne.

Nitide note nascono.

Marirò

Buon mese di Novembre!

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Dipinto di Victor Nizovtsev