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Jack Vettriano –  Back where you belong

 

“Se inizierò a parlare di amore e stelle, vi prego: abbattetemi”

CHARLES BUKOWSKI

“Per qualche uomo, non si creda così raro, verrebbe quasi da dire: abbattetelo pure!”

MARIRO’

È risaputo che gli uomini siano poco inclini al romanticismo, cioè a quei piccoli gesti spontanei e sorprendenti capaci di dare colore a un rapporto di coppia, questo diventa sempre più vicino allo zero quanto più il rapporto si protragga nel tempo. Mia nonna avrebbe detto: «Gli uomini posseggono una vena romantica stitica che spesso fa venire il mal di pancia». Sempre mia nonna: «Contano i fatti e gli equilibri, non le parole». Oggi, nell’era 2.0, pare che gli uomini (ma anche le donne) abbiano dimenticato il termine romanticismo, relegandolo semmai nelle prime fasi del corteggiamento per poi farne un uso sporadico, ritenendolo inutile e banale smanceria/perdita di tempo nonché ipotetico indicatore di debolezza. I maschi per “costituzione”, le femmine per “emulazione”.

Succede così che, in una giornata particolarmente calda, una donna si senta dire dal suo uomo: «Ah, senti, mangia questo cioccolatino prima che mi si squagli in tasca». Il cioccolatino è quello che nei bar viene servito gratuitamente col caffè e non è bello lasciarlo lì, anche perché di solito è di qualità. Ora, non che la donna ami sentirsi dire frasi del tipo: «Mia adorata, ti ho pensata mentre sorseggiavo il caffè del mattino e ho rinunciato a questo per te!» Uno scoppio di risate non basterebbe a giustificare la comicità del momento. Magari sarebbe adeguata la classica frase: «Cara, vuoi un cioccolatino?» Domanda semplice e un po’ anonima, adeguata alla circostanza, non compromettente per chi teme di svelare qualche sentimentalismo, però chiamiamola gentilezza da opportunismo. Invece: «Ah, senti, mangia questo cioccolatino prima che mi si squagli in tasca». Che galanteria! Ma… scusa: «Chi è senti?» Una donna, un uomo? Avrà pure un nome di battesimo, eh…! «Mangia questo cioccolatino», per caso è un ordine? «Prima che mi si squagli in tasca». Roba da sentirsi un cestino dei rifiuti! Inutile girarci attorno: le parole… le parole… pietre o fiori!

Perché gli uomini hanno timore di esprimere i propri sentimenti? Perchè hanno paura di un pizzico di romanticismo, dato o ricevuto? Non quello “oppiaceo” di Marx ma di quel pizzico che ogni tanto nasce con spontaneità e sincerità, in allegria e spensieratezza. Quel “tanticchia”, direbbe sempre mia nonna, che può contribuire a dare un po’ di colore a un momento della giornata e che, soprattutto, diventa indice di sano equilibrio tra la parte razionale logica e quella illogica sentimentale, connaturata in ciascun essere. Il quotidiano dovuto non esclude le emozioni, tende semmai a eliminare quelle negative. Sentimentalismi e romanticismi non sono in collisione con la ragione ma germogliano da essa; la ragione crea i valori e in essi lascia libera azione ai sentimenti liberandoli da ogni catena. I nostri maschi invece, spesso tendono a considerare sentimento e romanticismo una sorta di vulnerabilità, non sanno rilassarsi in quanto sempre protesi a mantenere il ruolo di imperturbabili duri, ligi alla società della clava, atavica e selvaggia. Le donne, oggi più che mai, non cercano smancerie e banalità e non si lasciano facilmente incantare da galanterie, rose rosse e ammennicoli vari. Continuano a saper apprezzare le giuste parole, i piccoli, sporadici e sinceri moti romantici che, credo, siano capaci di valorizzare anche i signori uomini perché, se equilibrati, contribuiscono a un miglioramento della nostra esistenza. E tutti noi, maschi e femmine, siamo sempre alla ricerca di un miglioramento della nostra vita.

Sì, cara nonna, nella vita contano razionalità, gesti e concretezze, tu hai ragione, ma conta anche la banalità di un cioccolatino poichè, anche questo tu lo sai, dietro un piccolo dono, del suo quanto, del suo come e del suo perchè, ci sta un universo intero. La banalità del bene è pur sempre una gran bella emozione.