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Jean-François Millet – Pausa di mezzogiorno, 1866 – Museum of Fine Arts, Boston

La Controra è uno spazio temporale delle giornate ben definito, sacro e intoccabile, specie al Meridione. Le “contra horas” vanno dalle 14.00 alle 16.00 e tutto si ferma. A Luglio e Agosto in questo lasso di tempo non si muove foglia, nessuno per strada, persone, cani o gatti, pochissime automobili in giro. I rumori sono al minimo; litigate afone, tv a basso volume, niente giochi a pallone o con le bici. Le ore caldissime della giornata creano una volontaria interruzione del fluire del tempo nell’attesa che la calura si attenui e che la quotidianità possa riprendere. Questo succede nelle campagne e nelle case di città e, vuoi per abitudine o per pura piacevolezza, di solito si espande anche nelle stagioni meno calde, divenendo sana consuetudine. Sana? Sì, sana poiché, a differenza dei luoghi comuni, le ore-contro sono molto positive; in tanti le dedicano al sonnellino ristoratore che permetterà di arrivare attivi fino a tarda sera. Al Sud la sera è sera-notte, si lavora sino a tardi, si sta fuori, si fa shopping, si cena, si passeggia ben oltre la mezzanotte. Le due ore di fermo pomeridiano vengono quindi ampiamente recuperate.

La Controra non sempre è destinata al sonnellino, tutt’altro. Chiusi gli scuri dei balconi per difendersi dal sole, diventa il tempo per la casa e la famiglia, per il dialogo, per la lettura, per la scrittura, per i giochi on line, per un film, per i propri pensieri, per la creatività, per fare l’amore. Diventa anche il tempo per qualcosa di più nascosto, nella consapevolezza che in quelle ore nessuno ti scoprirà facilmente. Io, ad esempio, ho imparato a guidare grazie alla Controra, e avevo appena 15 anni. Mia madre la sera obbligava la ritirata alle 20.00, ma se alle 14.30 mi riunivo nell’ampio androne a pianoterra con amiche e cugine per chiacchierare o ascoltare la radio sommessamente, lei acconsentiva e sonnecchiava davanti alla tv. Prendere le chiavi dell’auto e guidarla, spingendola prima a mano perché non sentisse il rumore del motore e poi fare giri sempre più ampi nel quartiere, fu il nostro segreto e amato gioco della controra: bellissimo! Quando lei se ne accorse chiamò i Carabinieri che organizzarono dietro l’angolo di casa un blocco per noi ragazze (alle 15.00 del pomeriggio!) e in sei finimmo in Caserma. Ma questa forse l’ho raccontata già in un vecchio post e ho detto anche che con me c’erano la figlia del maresciallo e quella dell’appuntato. Che ramanzina della Madonna che prendemmo!!!

Ora sono sul terrazzo, proprio nella controra, all’ombra del glicine e mi sto riposando con i ricordi. Qui soffia una leggera brezza di mare, dentro fa troppo caldo. Sto osservando l’ampio spiazzo interno del complesso e le case che si affacciano su di esso: porte tutte chiuse, nessuno in giro, silenzio. Normale. Tra un’ora si inizierà a sentire l’aroma del caffè e il tintinnio dei cucchiaini nelle tazzine, alcuni bimbi riprenderanno a giocare con la palla e comincerà la processione ciarliera di gente che scenderà in spiaggia.

Gli appartamenti dentro la mia visuale sono tutti occupati, tutti meno uno, quello del signor Gianni che per ferragosto va in crociera: beato lui. Quasi mi addormento quando noto un uomo che cammina piano e tiene in mano qualcosa, forse un fazzolettino di carta che non disdegna di buttare nel terrazzino del signor Gianni. Si ferma, attende all’ombra, ma lei non lo raggiungerà perché oggi ha ospiti. Una storia che tutto il complesso conosce…vabbè, stavolta ai due va buca. Due minuti dopo una signora toscana che ha affittato l’appartamento proprio sopra a quello del signor Gianni, si affaccia dal balcone e pulisce la tovaglia del pranzo sul terrazzino disabitato, rientra e poi torna con la paletta della pattumiera e lascia cadere giù la ghiaietta della spiaggia. Il rumore dei sassolini infrange il silenzio della controra. Eh, signor Gianni, i topi ballano quando il gatto va in vacanza, si sa.

Protetta dal glicine, vedo e non vengo vista. Noto movimenti in due appartamenti distanti e dopo un po’ una coppietta di ragazzini, con giri guardinghi e vari cenni, si incammina verso angoli più isolati del complesso. Sorrido: non tutti pensano a imparare a guidare l’auto durante la controra… Oh, vedo Mariella. La moglie sempre ingioiellata dell’ingegnere esce dal cancelletto del suo terrazzo con la scopa in mano. Di certo non vorrà spazzare il vialetto a quest’ora. Quindi? Fa alcuni passi e guarda a destra, a sinistra, in alto, la scopa sempre in mano. Si avvicina cauta al cancelletto del signor Gianni e, dopo aver guardato ancora in giro, prende la scopa e la pulisce energicamente dai pelucchi proprio sul cancello del crocerista. Mariella!!!

Quanta vita nella controra! Che faccio? Un pisolino? Inizio un nuovo libro? Scrivo un post? Intanto ho già voglia di caffè.

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