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E’ tardo pomeriggio, a Giza fa  molto caldo e mi sto riposando nel terrazzo della camera d’albergo dopo una mattinata in giro per  necropoli. Intanto Cheope, Chefren e Micerino mi salutano da vicino. Sono alla fine di questo viaggio in terra Egizia e ho completamente allontanato la tensione che avevo prima di partire. Forse mi sono abituata a vedere soldati coi mitra e carri armati in giro per le città. Alla fine gli stupefacenti tesori dell’Egitto hanno predominato su tutto, sui rischi, sulla povertà, sulla sporcizia, sulla sciatteria, sul traffico caotico, lasciandomi a bocca aperta per la fascinazione che provocano.

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In attesa di fare una doccia, osservo due bambine del mio gruppo turistico che stanno giocando nel giardino dell’albergo. Graziana è partita con me, la conosco da quando è nata e so quanto sa essere accogliente e determinata al contempo. Ha fatto subito amicizia con l’altra bambina del gruppo, una bimba deliziosa che vive vicino Mosca con la mamma, il papà è toscano e vive in Italia. La coppia si riunisce ogni due-tre anni in qualche parte del mondo, quasi sicuramente in modo clandestino. La piccola parla un po’ italiano e le due bimbe, uniche del gruppo,  si comprendono quasi alla perfezione.

Graziana ha con sé due Barbie, le ha infilate nel suo  trolley ancor prima delle magliette e ora gioca con la piccola russa. Improvvisamente a loro si unisce una bimba egiziana e lo fa con una spontaneità bellissima, attirata dalle Barbie. Poco fa a pranzo avevamo notato questa bimbetta dagli occhi scurissimi, una specie di piccola mascotte della sala ristorante, figlia di una signora che lavora nelle cucine. Si attardava attorno ai nostri tavoli cercando di attirare l’attenzione delle due bambine e adesso, con un linguaggio universale che solo i bambini conoscono, sta giocando nel giardino con Graziana e Aliina. Osservo con attenzione le tre bimbe: Aliina, bionda, pelle chiarissima, occhi blu, è la più riservata delle tre. Graziana, con le sue trecce biondo scuro, è la più vulcanica: propone, disfa, comanda con garbo, non si ferma un secondo. La piccola  egiziana è bellissima, ha degli occhi scuri molto espressivi e dei capelli neri lucidissimi, ricciolini e lunghi. Li tocca spesso, li accarezza, li mostra, fiera di tanta bellezza e probabilmente lo fa perché sa che presto dovrà nasconderli. Che peccato! Qui le donne indossano tutte il velo islamico, detto Hijab, alcune il Niqab e non mancano donne con il Burka. Questi ultimi due indumenti sono una chiara  violazione dei diritti umani. A mio parere anche il primo, il velo colorato che copre capelli e collo delle donne, proprio perché obbligato, è una assoluta prepotenza, non parliamo del Niqad, nero sino ai piedi e che lascia liberi solo gli occhi. Del burka è meglio non dire perché non basterebbero parole, per quanto dure, a descriverne la rabbia e la tristezza che suscita.

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Le tre bimbe hanno cambiato gioco: la piccola egizia sta proponendo una specie di gioco della campana ai bordi della piscina. Alcuni turisti intanto fanno il bagno e la bambina egiziana  si avvicina a una giovane signora che sta cercando di sistemarsi una sciarpa in testa che ha comprato in una delle tante bancarelle al Cairo, un souvenir, e la piccola con sapienti mosse glielo sistema sul capo in un attimo. Lei sa come si fa, lo avrà visto fare ogni giorno alla sua mamma. La giovane turista fa un selfie così abbigliata e toglie subito lo hijab facendo capire coi gesti alla piccola che fa troppo caldo. La bimba ci resta male, forse comprende il messaggio, forse no e ritorna a giocare con le coetanee, ma ora è silenziosa.

Queste tre bimbe presto diventeranno donne e avranno strade diverse da affrontare. Mi chiedo come sarà il percorso della piccola russa. Non so come sia la situazione odierna delle donne in Russia, spero un attimo migliore di quella che ho visto anni fa, ma leggendo in giro e le cronache che arrivano non fanno ben pensare. Le istituzioni della democrazia non si sono consolidate, il patriarcato russo è fortissimo, la disuguaglianza di genere altrettanto, le donne-madri e i divorzi sono in assoluta maggioranza e poi la violenza domestica e l’autorità su cui si basa tutta la gestione familiare, atterriscono. Se non erro l’ultima legge in proposito recita che le botte sulle mogli iniziano a essere punite per legge solo se si ripetono per più di due volte l’anno!

La bimba egizia avrà sicuramente un percorso difficile da affrontare, soprattutto perché donna. Stupri violenza, tratta, mutilazioni, discriminazione lavorativa, diritti umani e tutto il contorno  politico, militare, religioso, culturale, sociale,  economico di questo Paese, che ha sì splendori di “pietre” che parlano e emozionano, ma che renderà molto pesante la strada di “lucenti riccioli neri”. Auguri, piccola.

Resta Graziana, la  sicilianuzza tutto pepe. Per strano che sembri, il percorso meno duro a oggi sicuramente sarà il suo. Lo sarà perché in questo nostro splendido e scalmanato Paese, nonostante tutto e tutti, dalla politica alla gestione amministrativa, dalla corruzione al femminicidio, dalle disuguaglianze lavorative alle acrobazie tra lavoro e famiglia, dallo stalking ai maltrattamenti domestici, resta fermo, sin dal lontano 1947, l’articolo 3 della Costituzione Italiana che recita: «I cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di condizioni sociali, di religione e di opinione politiche, hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge….». Da allora è seguito un percorso lento e tortuoso e so bene che le battaglie delle donne non sono ancora finite, ma ciò che è stato ed è oggi della Democrazia e dell’Uguaglianza Italiana, per donne e uomini, è da amare, proteggere e difendere coi denti. Noi Italiani e Italiane saremo strafalcioni, bizzarri, corrotti, inefficienti, pigri e chi più ne ha più ne metta, ma siamo un Popolo ancora libero e la LIBERTA’ è il bene più prezioso, capace di superare ogni grigiore e dare forza e speranza.

Auguri, Graziana. Auguri, Italia! Resti sempre la più bella.