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Sappiamo comunicare?  Verbalmente e per iscritto? Sappiamo capire e farci capire, instaurando così una efficace e costruttiva conversazione? La comunicazione è una questione di feedback: come in un’eterna partita a ping pong, dice Annamaria Testa nel suo libro “Farsi capire”, ogni mossa è volta a provocare una reazione nell’avversario, che a sua volta ribatte provocando una reazione in noi. A seconda della reazione, noi decideremo come agire con l’altro.

L’argomento è serio e vastissimo e sappiamo tutti quanto danno può fare la non comunicazione: da incomprensioni e malintesi nascono disaccordi, dissapori, inimicizie, liti, guerre. Dal silenzio si origina l’indifferenza, l’aridità, la frattura.

E’ noto ai più, ma mai abbastanza, che la prima regola di una buona comunicazione è il saper ascoltare, concetto tanto ovvio quanto complicato da mettere in pratica nella giusta maniera. Argomento peraltro vastissimo che richiederebbe un post a sé.

 Durante una conversazione puoi trovare l’interlocutore muto e il chiacchierone sordo, che ti lascia parlare perché non è attento a ciò che dici, non si sforza di ascoltare e la comunicazione si spegne. Puoi trovare, non manca mai in realtà, colui/colei che non lascia spazio a nessuno, interrompe tutti per arrivare al suo monologo legiferativo, Si crede brillante, ritiene di essere il solo attore, di avere davanti a sé un uditorio attento, ma non sa di aver già perso l’opportunità di comunicare in modo efficace. Diceva Zenone “per questo abbiamo due orecchie e una sola bocca, perché sia possibile parlare di meno e ascoltare di più”. Ma…

Il modo di comunicare-conversare, le parole che usiamo, il tono di voce, lo spazio, l’attenzione che diamo all’altro, ecc… può essere un forte indicatore di chi veramente siamo. Fastidiosa e poco educata, ad esempio, è l’abitudine sempre più diffusa di interrompere e di stoppare l’interlocutore; in tv, nei talk show, si abbonda e non solo per questioni di tempo o di esigenze di ripresa. I meccanismi e i significati dell’essere interrotti e del parlarsi addosso sono complessi e minano quel “fare a turno” che è una delle chiavi della buona comunicazione umana e del vivere in armonia. Oggi si legge spesso un termine inglese che non ha il corrispettivo femminile, “MANTERRUPTION”, un uomo che interrompe una donna, che la zittisce per un complesso gioco di ruoli (vabbè, siamo alle solite!) Studi psicologici rivelano e confermano una regola non scritta: zittire gli altri non è solo una forma di ineducazione, ma è anche una questione di potere e di dominazione. Le interruzioni non sono, tuttavia, tutte uguali, ci sono quelle cooperative e positive, utili a estendere la conversazione, sostenerla, chiarire meglio, e ci sono quelle intrusive, da disaccordo, per rubare la scena, per cambiare discorso, per far capire chi detiene il potere.

Anche la moderna comunicazione scritta può avere i suoi significati. Social, chat, mail e blog (la chiamano “il nuovo modo di parlare”) si alimentano con l’interscambio dei commenti, forme comunicative che comunque ci presentano e anche in questi casi si può avere una non comunicazione dagli effetti simili a quella verbale e reale. Certo, la comunicazione internettiana è più complessa, mancano il tono di voce, lo sguardo, il ritmo, il gesto (ci aiutiamo coi faccini) e poi occorre avere varie capacità e alcune volontà. Bisogna saper scrivere, trattare argomenti interessanti e farsi comprendere, dall’altra parte bisogna volere e saper leggere gli altri, anche oltre le righe. Poi bisogna voler comunicare a doppio binario e osservare regole non sempre scritte.  In parte ne ho parlato qui. Non esiste l’interruzione, ma esiste il rifiuto del commento o il commento comandato, ad esempio “resta nel tema!”. Ci sono commenti e risposte formali e seriali che inibiscono l’ulteriore sviluppo della conversazione, ci sono monologhi e avvertimenti, domande che restano senza risposte e poi ci sono commenti esaurienti, completi, sentiti, profondi, costanti, che indicano il desiderio del conversare e dell’entrare in relazione significativa con l’altro.

Saper comunicare, verbalmente, per iscritto, in modo non verbale, paraverbale e digitale è essenziale per le relazioni umane. Prendere consapevolezza del proprio modo di comunicare e interagire con l’altro resta sempre la maniera più efficace per migliorarsi e migliorare.

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