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(Ultima parte di tre)

LEI

Ho mal di testa. Pier Ferdinando non tornerà al suo amato lavoro, i quadri organizzativi dell’azienda ora non lo consentono. A pranzo mi dovrà ascoltare! Che si inventi la qualsiasi per darsi una mossa, consulenze private, palestra, ippica,… qualcosa che gli dia un pochino di entusiasmo. Gli ho detto del bricolage, del cortile da sistemare, della biblioteca,…mi ha guardata come fossi un ‘ebete! Mi ha parlato di campeggi. I campeggi…alla nostra età!

LUI

Ho mal di testa. Lionella fa discorsi strampalati, vuole che mi metta a zappare il cortile, che mi inventi un hobby, che …che…che… Non le piace nulla di ciò che le propongo: lunedì c’è la carioca con le amiche, martedì c’è da stirare, poi ci sarà da curiosare all’outlet… No, più tardi mi sentirà, ci sono io, anche io e da adesso le giornate le programmeremo insieme, che le piaccia o meno. Tanto per iniziare  desidero eliminare qualche mobile e crearmi una stanzetta per fare sport in casa, io non amo le palestre con tutta quella gente che suda e alza la polvere. Comprerò qualche attrezzo sul web. E poi voglio un cane e un gatto! Farà storie, grosse storie, ma dovrà rassegnarsi!

……    ……

Lei: Che programmi hai per pomeriggio? Io andrò dalla mamma di Marta, sta male e noi amiche facciamo i turni per farle compagnia e sollevare un pochino Marta dall’assistenza.

Lui: Pomeriggio farò una visita al canile comunale. Voglio prendere un cane, lo desidero da tempo.

Lei: CosAAA?! Toglilo dalla testa, un cane a casa mia non entrerà mai! Hai scordato che sono allergica ai peli dei quadrupedi?!

Lui: Casa tua??? Casa nostra, vorrai dire! Anche mia! Ci saranno degli antistaminici per la tua allergia e poi pensavo di costruire una cuccia vicino al garage, in cortile, fuori, così la mia madame non si turberà!

Lei: Mai e poi mai! Che ne sai te della tua madame? Quanto l’hai vissuta negli ultimi decenni? Lavoro, ufficio, colleghi, mai casa e famiglia, mai! Sempre e solo al minimo sindacale!

Lui:  Cosa vi è mancato? Non venirmi a dire che ti sono mancato io, eh! Sei ben organizzata con le amiche, la palestra, il computer, la casa, le figlie. Mai una richiesta o uno spazio per me, con me. Mai un interesse da parte tua sul mio lavoro, il mio ambiente, mai!

Lei: Il tuo ambiente! Questo è il tuo ambiente! Qui c’è la tua famiglia. Sai cosa è una famiglia? O sai solo di lavoro, colleghi e segretaria?! A stento conosci i tuoi nipoti. Tua moglie, poi… Hai avuto da me dedizione, fedeltà, rispetto e hai dato a me, a noi, solo serenità economica. Ho dovuto riempire la tua assenza, anche nelle forme più sciocche!

Lui: Non  nego di essere stato un po’ distante. Ti sei chiesta il perché? A casa non esistevo, sono stato un ospite, non avevo un ruolo, non potevo intervenire nei discorsi con le ragazze, tu sempre presa dalle tue giornate. Voi tre, voi tre e io. E, non lo crederai, ma anche io ti ho sempre rispettata. Riconosco il tuo impegno, la tua solitudine, ma pure tu devi ammettere di avere sbagliato su tante cose. Avrei preferito meno camicie stirate alla perfezione, più disordine in casa e la Lionella di venti anni fa!

Lei: Lo sai quanto ho pianto quando decidesti di prolungare il lavoro? O quando mi dicesti che avresti pranzato ogni giorno coi colleghi? O tutte quelle volte che andavo a fare la mammografia e poi non mi chiedevi l’esito? Mi hai dato un guscio di casa e due figlie e mi hai detto che il mio posto era qui e ho fatto del mio meglio perché tutto andasse bene, anche per te: quante volte ho disturbato la tua carriera con delle richieste? Credevi non avessi desideri?!? Credi sia stato facile crescere da sola due figlie?!

Lui: Avrei voluto essere disturbato! Sapere che nei tuoi pensieri c’ero anche io! Ma tu dovevi dimostrare al mondo di farcela anche senza di me! Ora siamo noi due, h 24, e sei, e siamo… smarriti.

Lei: H 24, già. Sono stata dal tuo capo per chiedergli di riprenderti. Inutilmente.  Non sei felice da solo con me e non sopporto di vederti così abbattuto, senza un programma, una meta, un interesse…

Lui: Ho chiamato Paola, per un attimo ho pensato che andare a vivere con loro avrebbe dato un senso maggiore  al nostro continuare insieme. Anche tu non sei felice h.24 con me, mi sento  di peso. Dove abbiamo sbagliato tutti e due non lo so. O forse sì.

Lei: Non possiamo cancellare gli errori, forse possiamo decidere come proseguire. Siamo ormai anziani, abbiamo bisogno di …Rispondi tu al telefono?

Lui: No, vai tu, sicuramente cercano te.

…….    …….

Lui: Che succede? Chi era? Sei pallida.

Lei: Karola. Suo marito ha perso il lavoro tre mesi fa, non riescono più a farcela al Nord, mi ha chiesto se possono venire a vivere da noi, lui riprenderà il lavoro nella serra del padre, Marcolino si trasferirà nella scuola qui vicino e, se tutto andrà bene, poi affitteranno una casa.

Lui: Non ho mai sopportato il marito di Karola, lo sai.

Lei: Non lo conosci.

Lui: E quando pensano di trasferirsi?

Lei: Il prossimo mese, forse prima.

Lui: Tu che dici?

Lei: Non possiamo chiudere la porta in faccia a nostra figlia. Dico sì. E tu?

Lui: Quello che dici tu. Marcolino prenderà la stanza delle ragazze e Karola e il marito si adatteranno in mansarda? Ci andrà di mezzo il tuo bricolage…

Lei: Figurati…non ho più la forza per lavorare il legno. Sì, si può fare.

Lui: Dobbiamo rifare il bagno e comprare alcuni mobili nuovi. Andiamo all’Ikea nel pomeriggio?

Lei: No, io andrò dalla mamma di Marta, tu inizia a prendere misure, cerca un idraulico, fai preventivi e organizza per la prossima settimana. Sarà un compito tuo, io sono stanca, ti seguirò volentieri, ma a distanza.

Lui: Ti fidi?

Lei: Sempre. Ah, dimenticavo: porteranno anche Mia.

Lui: Chi è Mia?

Lei: La loro bassottina. Pensa, quindi, alla cuccetta nel cortile. Io chiamerò il medico per l’allergia. Vuoi un caffè?

Lui: Sì, bello forte. Grazie.

 

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