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(seconda parte di tre)

Lui

L’altra mattina ho fatto qualcosa di incredibile: ho telefonato a mia figlia maggiore e con mille giri di parole le ho praticamente chiesto che ne pensasse dell’eventualità di trasferirci io e la mamma nella sua casa del Nord. Che ci stiamo a fare da soli qui?  Ora che sono un pensionato  potrei spostarmi, qualche liretta c’è per affrontare il trasloco e potrei essere utile ai nipotini, conoscerli meglio, intanto. Non so, magari si potrebbe costruire una nuova idea di famiglia, famiglia che ho percepito poco a causa -o grazie- al lavoro. Lei, mia figlia, con un altrettanto enorme giro di parole, mi ha detto che sono ben organizzati con asili nido e baby sitter, che sarebbe bello ma ci vorrebbe una casa in affitto, da loro non c’è spazio, che tra poco probabilmente si sposteranno in un’altra città, che… che…che. Afflitto, ho chiuso il telefono. Con la minore non ci penso nemmeno, mio genero mi provoca l’orticaria.

Che fare? Proprio non lo so. So solo che così non va. La mia vita ha preso una svolta aspettata: temevo il pensionamento, e a ragione. Mi sento spento e senza obiettivi. Ho una casa, una salute che regge, una discreta pensione e una moglie ancora piacente e piena di energie, nonostante i suoi sessantacinque anni e qualche acciacco. Lionella è una brava persona e una buona moglie e madre, non posso farle grossi rimproveri. Anche io sono una brava persona e penso di essere stato un buon marito e un buon padre. Un po’ distante per il mio lavoro, ma comunque presente,  non ho  fatto mancare nulla a nessuno. C’ero quando sono nate le bimbe, c’ero a tutte le feste comandate, ai matrimoni,  c’ero tutte le volte che era richiesta la mia presenza. Certo, non è stato semplice vivere con tre donne, mi sentivo escluso dai loro interessi, per me spesso futili,  e forse  per questo mi rifugiai sempre più nel lavoro, ma anche e soprattutto perché il lavoro mi piaceva. Bello l’ambiente, importanti le responsabilità e le gratificazioni, gradevolissimo il rispetto per ciò che facevo. In quegli uffici mi sentivo vivo, ebbro di me stesso, forte, utile. A casa…ero un gradito ospite serale. La cosa non mi pesava, Lionella mi toglieva i pensieri della quotidianità e mi permetteva di dedicarmi anima e corpo al lavoro e di far carriera, quella carriera che lei non tentò nemmeno per portare avanti la famiglia, la nostra famiglia.  Quasi non mi accorsi che le bambine erano diventate donne, che mia moglie stava invecchiando. Non mi accorsi che gli amici di gioventù erano spariti perché  mi ero chiuso nel mio gratificante guscio lavorativo. Perché Lionella non mi ha mai chiesto di  andare al mare? Di fare un viaggio? Io gliel’ho mai chiesto? Boh… la domenica mattina la dedicavo al calcio, il pomeriggio c’erano i ragazzini della cooperativa da allenare, in serata qualche film e il lunedì di nuovo al lavoro. In ufficio ritrovavo Pier Francesca, la mia segretaria di sempre. No, no, mai nulla con lei, ma era così piacevole affrontare la giornata insieme, comprenderci con uno sguardo, essere complici, discorrere e…vabbè, sì, un pochino corteggiarci, ma solo un po’, niente di niente, sapevamo che dovevamo rispettare i nostri ruoli di coniugati. Mi manca! Con lei si parlava di tutto, mi comprendeva a colpo, mi ascoltava, si fidava e metteva a nudo le sue fragilità. Basta, inutile ricordare, si fa tardi, devo tornare a casa, forse Lionella ha bisogno di me. Ma anche no, lei sa fare tutto, è abituata, ha imparato in fretta. Ha dovuto e l’ho costretta io.  Per assurdo che sembri sarei dovuto andare in pensione almeno dieci anni fa, quando  tra noi due c’era più intesa e passione, le figlie erano ancora a casa e sarebbe stato più semplice  fare il marito e il padre. E adesso? Ora sto con Lionella H 24 e mi sento un fantasma. Giro per casa, cerco un po’ di spazio, ma di mio ci sono solo un armadio, due cassetti, mezzo letto e la mensola del bagno. Persino la mansarda è diventata sua con gli attrezzi per il bricolage di legno! Non posso fargliene una colpa: io ero altrove.  Adesso mi rattrista vedere Lionella tesa, guardinga, come se vivesse con uno sconosciuto. Le voglio bene, guai se si ammalasse, ma H 24 con lei e con le sue abitudini è… è…senza meta!  A volte prendo l’auto e giro a zonzo per ore, per togliermi di torno, ma anche per respirare di ricordi e nostalgie. Ah, se solo potessi tornare al lavoro per un paio d’ore al giorno! Sarei un uomo felice e lo sarebbe anche mia moglie. Vederla più serena mi farebbe  stare meglio.

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A QUESTO PUNTO  ANDARE AVANTI DIVENTA UN PO’ COMPLICATO. I GIOCHI SEMBRANO COMPIUTI.

CHE AVESSE RAGIONE LA FORNERO COL SUO “LAVORARE, LAVORARE, LAVORARE, FINCHE’  MORTE NON VI SEPARI DALLO STESSO”?!?

GIAMMAI !!!

UN FINALE  LO TROVO E SARA’ …COME PIACE A ME. LO AFFIDO ALLA VITA E A CERTE INASPETTATE CIRCOSTANZE CAPACI, A VOLTE, DI SCHIARIRE LE NOTTI PIU’ NUVOLOSE.