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Frequentavano gli stessi luoghi di lavoro e, pian piano, dopo l’iniziale indifferenza e una certa successiva reciproca antipatia, ebbero modo di conoscersi meglio. Parlando, ascoltandosi, osservandosi, scattò un qualcosa di indefinibile, o forse chiaramente definibile, un’attrazione che tennero saldamente a bada. Non fu semplice, ma l’impegno non mancò da nessuna delle parti. Lui era libero, lei no. Lui aveva già dato e conquistato una nuova libertà che ora gli lasciava ampi spazi per il gioco. Lei non era mai stata sfiorata dall’idea del gioco, per indole e per assenza di desiderio di trasgressione, avendo trovato un discreto equilibrio nella sua relazione di coppia.

Quando entrambi compresero meglio la situazione, iniziarono a staccarsi. Nessuno dei due desiderava complicazioni, non erano più in età di follie e inoltre né lui né lei avevano chiaro cosa fosse nato tra loro: sicuramente stima, simpatia e una certa dose di attrattiva che aveva portato lui a un delicato e impercettibile  corteggiamento e lei a riscoprire la voglia d’essere pensata e gentilmente  corteggiata. Da lì a continuare e a saltare il fosso ce ne sarebbe voluto  e lei non era certa di volerlo. Questo era chiarissimo a lei e abbastanza chiaro anche a lui che  sapeva  che sarebbe stata una strada irta e che avrebbe potuto non trattarsi di un gioco. Non con lei e non per lei.

Mai lui e lei parlarono di questo, mai un cenno o una forte allusione, mai un gesto o uno sfiorarsi; mai oltre il lecito. Così non furono necessarie parole e, senza un niente, iniziò la distanza.

 Lui quasi bruscamente si staccò dall’ambiente , nonostante fosse  un ambiente gradevole, che  gli piaceva e riempiva parte della sua vita da single. Ma c’era lei:  vederla, starle accanto, discutere, lavorare insieme  e non poterla avere, era divenuta  quasi  una  sofferenza. Lei  comprese il motivo del trasferimento di lui, accettò, si sentì sollevata, ma anche smarrita e più sola.

In quella specie di fuga avevano lasciato dell’incompiuto, un progetto che per essere terminato  aveva bisogno delle competenze di entrambi. Lui doveva completare la prima parte, lei la seconda e ultimare le rifiniture insieme. Il progetto  rimase chiuso in un cassetto dell’ufficio anche se lui a casa aveva eseguito  ciò che gli competeva. Avrebbe dovuto solo  consegnarlo a lei, ma non si decideva a farlo. Avrebbe significato  riavvicinarla e non era più certo della sua resistenza; temeva anche  quella di lei. Si distrasse in altri modi e riprese a giocare, divertendosi anche, ma certi pensieri riaffioravano soventi  e se ne sorprendeva. Impossibile che lei, senza nulla fare e dire, gli fosse entrata nella pelle e ogni suo poro la reclamasse. La distanza non aveva prodotto gli effetti sperati, piuttosto aveva evidenziato l’assenza.

Anche per lei fu un po’ la stessa cosa: quante volte si ritrovò a pensare a quel progetto incompiuto! No, no, non doveva prendere in giro se stessa, no! Le mancava lui. Avrebbe potuto chiamarlo con la scusa di quel lavoro, sarebbe stato semplice, normale, ma temeva fortemente e decise che non avrebbe compiuto quel passo perché forse, poi,  avrebbe  continuato a camminare, anche a correre, verso lui. E questo poteva rappresentare la gioia o la rovina per entrambi. Riuscì a chiudere cassetto e questione, pur tra i turbamenti: in fondo era forte, piena dei suoi principi e abituata alla rinuncia.

Una sera lei, mentre si apprestava a chiudere computer e ufficio, sentì il bip di una nuova e-mail. Per un attimo pensò di leggerla l’indomani, ma ebbe quasi un presentimento. Le poche parole le crearono un tumulto:

Carissima, non ho dimenticato.  In queste settimane ho completato la prima parte del nostro incompiuto . Devo consegnarti il plico, ma ho difficoltà a venire in ufficio. Ti aspetto domani pomeriggio a casa mia.

Lei rilesse un paio di volte, chiuse il pc, prese il paltò di cammello e si incamminò verso  casa. Quasi sorrise quando si accorse che non riusciva ad inserire la chiave nella serratura della porta per via di uno strano tremore alle mani.

Asit Kumar Patnaik -

Painting by  Asit Kumar Patnaik

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