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Faccio di solito fatica a prestare i miei libri e non so bene  il perché. Il libro è un oggetto, oserei dire un oggetto  come un altro e, dopo averlo letto, sta decenni fermo su uno scaffale ad ingiallire e prendere polvere. Capita di rileggerlo, in parte o tutto, ma  succede raramente se non è da consultazione. Non amo comunque separarmene, nemmeno se è un libro lasciato a metà. Quelli che non mi sono per nulla piaciuti li elimino nella raccolta carta. Ma quelli che ho letto con piacere, non sono più oggetti, diventano qualcosa in più, diventano miei e separarmene, anche solo per il prestito di un breve periodo,  è difficile.

Le persone con cui scambio libri sono nell’ambito familiare e delle amicizie strette. Più che scambio, preferisco  sia io a prestarli, se di quella persona mi fido. Già, la fiducia…sto affidando qualcosa che ho scelto, acquistato, sfogliato, odorato, segnato, scarabocchiato, reso  lentamente e sempre più  mio e se tornasse a me sgualcito, strappato, macchiato o se non tornasse, farei un quarantotto! Eppure io non tratto sempre bene i miei libri, no, cioè, i libri che amo li tratto più che bene  perché li vivo con appunti, sottolineature, piegature,  freccioline, smiles, interiezioni, domande. ..sì, anche domande: a volte parlo con gli scrittori! E lo so, mica so’ normale, io 😉

Non amo, quindi, leggere libri altrui perché non oserei mai segnarli e con il prestito mi sento anche obbligata alla fretta della restituzione.  Non mi piace nemmeno  prendere libri nella biblioteca comunale per gli stessi motivi e scambiare libri con sconosciuti. Su Anobii  non partecipo ai gruppi che scambiano libri e non aderisco a tutte quelle pur simpatiche iniziative di libri lasciati in giro perché altri possano trovarli. Lo feci una sola volta, lasciando un libro dentro la tasca di un giaccone alla Rinascente, un bel libro, uno di quelli che ho più amato, Il Piccolo Principe. Due minuti dopo andai a riprendermelo. Ciò che amo non lo lascio in giro e ciò che non amo non so proporlo.

Di libri, però, ne regalo molti, nuovi, appositamente acquistati o se ho dei doppioni in casa. Non so, ad esempio,  quanti libri del Piccolo Principe nel tempo ho regalato: l’ultimo poche settimane fa alla ragazza di mio nipote. Anni fa ne inviai uno ad una bimba russa, e le regalai il mio, quello vissuto : fu un atto di affetto e mi chiedo se mai quella bimba lo abbia letto o ascoltato o se la sua mamma abbia compreso i miei scarabocchi, magari sorridendone. Chissà…

Ma nelle abitudini  c’è sempre l’eccezione e in questo caso è rappresentata dai  miei alunni: da sempre compro libri adatti alla loro età, perché mi piace leggerli e per  invitare i bambini alla lettura,  e con gioia li metto a disposizione. Naturalmente faccio tante raccomandazioni. Anche loro portano libri da casa e li scambiano coi compagni e chiedo che i libri vengano sempre rispettati e trattati bene. Loro  lo sanno , sono abbastanza attenti e anche io so che alla lunga  li ritroverò a brandelli. Ma  il desiderio  che un libro venga letto dai bambini invece di restare immacolato a casa mia e poi dimenticato, è più forte.  Quando diventa irrecuperabile perché troppo sgualcito, con troppo scotch, macchiato, etc…,  lo ricompro e torna nella bibliotechina di classe senza drammi.

Nei giorni scorsi sono tornati i libri che gli alunni hanno preso per le vacanze natalizie. Alcuni ho dovuto portarli a casa per “le medicazioni”, ma fa nulla, ai bambini sono piaciuti e tanto  basta. Uno, L’occhio del lupo, di Daniel Pennac, è tornato già medicato. Laura tardava a restituirlo, poi…

-C’è stato un incidente- mi dice con gli occhi lucidi-mio fratellino me lo ha tirato dalle mani, ma io…ma io..

E giù lacrime.

-Calmati, fammi vedere…ma il libro lo hai letto?

-Sì,  l’ho letto tutto e alcune parti insieme a papà. Papà diceva “bello, bello”, e mio fratellino “bello pure io” e lo ha tirato forte.

-Oh, ma che simpatici cerotti!

-Sono quelli dell’Ikea, quelli che fanno sentire di meno la ferita.

-Davvero?!  Devo comprare questi cerotti. E che voto dai nella scheda del libro?

-Dieci e lode e cuoricino. E’ una bella storia e i lupi non sono cattivi e nemmeno i bambini africani.

-Il lupo era arrabbiato con gli uomini e chiuse un occhio…

-… il bambino pure, per fargli compagnia. Poi capirono che è meglio guardare con due occhi e perdonare.

-Sai che questa pagina con i tuoi cerottini è diventata più carina? Facciamo così: smetti di piangere e porta questi magici cerotti a scuola. Li useremo se ci saranno altri strappi nei libri. Da domani sarai l’infermiera della biblioteca!

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