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euroescepticismo

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Fossi stata una cittadina greca avrei votato NO al referendum di pochi giorni fa. Avrei votato NO pur sapendo che era inutile, pur sapendo di sbagliare. Avrei scritto un grande OXI di pancia, di petto  e di cuore, di pelle e di rabbia, un NO equivalente a un potente e disperato urlo, a un doloroso pugno sul tavolo, allo strappo feroce di un telo prezioso per esprimere il mio dissenso contro un’Europa Unita  che ha infranto il mio sogno, quello di essere una serena, libera e fiera cittadina europea.

Invece la UE è oggi il contrario del mio sogno! NO, quindi,  all’euroburocrazia, NO alla geopolitica, NO alla famelicità delle banche e delle finanze che stanno governando l’Europa e il mondo, NO alla politica becera, fredda e austera dei pochi che comandano e che sono burattini nelle mani delle grandi lobby massoniche e non del globo. NO, ancora,  all’umiliazione, all’asservimento, alla paura, allo spread e alle borse che segnano le mie giornate, ai conflitti tra le grandi potenze.  NO alla miseria, alla fame, alla disoccupazione. NO al buio cui siamo costretti da oltre un decennio!

Ricordo ancora quel mattino del 1° gennaio 2002 quando, dal giornalaio, mi liberai di tutte le monetine in Lire che mi erano rimaste nel portafoglio e respirai aria nuova, frizzante, profumata: ero cittadina europea, senza più cambi o passaporti, senza dogane o muri. Appartenevo adesso a una grande famiglia, quella del glorioso Vecchio Continente e ne ero contenta: ci saremmo aiutati, avremmo superato insieme le difficoltà e condiviso i successi, crescendo ancora e ancora. Invece siamo qui che ci scanniamo a vicenda come lupi famelici e l’unica cosa che ci lega  è l’interesse economico! Questa non è unione, quella vera, quella del sogno, questa è spietata guerra di supremazia in ogni versante.

“NO, NO, NO, tu sei il fratello povero, produci niente, poco e male, sperperi, tornami i soldi con gli interessi, risparmia, mettiti a dieta, risparmia, chiudi le fabbriche, risparmia, immiserisci le scuole, gli ospedali, la sicurezza: non sei degno di me!”

Un sogno che diviene  incubo.

Fossi stata cittadina greca, ripeto,  avrei votato NO, avrei sventolato la bandiera nazionale e avrei anche ballato e cantato in piazza, sapendo, però,  che la mia gioia sarebbe durata il tempo di una notte, il tempo di un sogno. Un sogno forse sbagliato. Ma i sogni non sono mai sbagliati! Ho sbagliato io a crederci? NO!!!:  hanno sbagliato  altri a non volerlo rendere possibile. Il sogno oggi è offuscato, forse non c’è, non più, non per adesso e non essendoci il mio NO diventa un inutile sbaglio, un inutile urlo. Perché io cittadina greca, ma forse anche italiana, da sola e al punto in cui mi trovo, so di non potercela fare. Non potrei farcela ad estinguere un debito che è divenuto gigantesco per una pessima politica interna ed estera e so bene che i debiti occorre restituirli, almeno in qualche maniera. So anche che se questo debito venisse fortemente ridotto, non potrei restituirlo ugualmente in un vicino futuro e sono persino consapevole del fatto che, anche  se questo debito venisse cancellato, annullato, faticherei comunque ad andare avanti perché il mio Stato non si è allineato ai ritmi del mondo che conta e che produce: di solo turismo e agricoltura non si vive e non si cresce. Amaro ammetterlo, ma è così.

Se fossi una cittadina greca cosa potrei, quindi,  ancora sognare dentro il tunnel buio dove ora mi trovo? Non lo so. Forse in un’accoglienza solidale e magnanima degli Stati Europei Uniti. Dovrei sognare un SI da coloro a cui  ho appena  sferrato un disperato NO. O forse potrei sognare una nuova consapevolezza e nuovi itinerari di un’ Europa che vuole iniziare ad essere davvero Unita. Un’ Europa che saprà comprendere, ascoltare e accogliere il mio NO. Un sogno…ancora un sogno!

Auguri sinceri, popolo greco. Auguri a noi cittadini europei “uniti”. La strada è in salita e il sogno lontano. Ma nessun sogno nasce mai sbagliato; può, però,  diventarlo strada facendo e per mano di pochi “eletti”.

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