Tag

, , , , , , , , , , , ,

luminaria

(Foto web)

Quando ero piccola (espressione presa in prestito dai miei alunni) i giorni che precedevano l’Ascensione erano frenetici per noi bambini, impegnati come eravamo a cercare legnetti, cartone, cassette di legno, giornali vecchi,  per la Luminaria. Il materiale raccolto veniva rigorosamente nascosto in qualche cantina e si iniziava a sistemare a pira nel tardo pomeriggio della vigilia dell’Ascensione.  Quelle cataste di legno, spesso davvero altissime grazie al contributo dei grandi che dalla campagna portavano intere fascine e tronchi, si posizionavano  al centro di un incrocio di strade senza alcun problema per il traffico automobilistico e senza il timore di sgridate o multe dei vigili urbani. Il traffico stradale era in difficoltà, ma gli automobilisti sapevano, rispettavano  e cambiavano itinerario. Anche gli spazzini  sapevano che l’indomani avrebbero dovuto ripulire le strade e lo facevano senza mugugni o proteste varie. Allora la strada si viveva, si poteva vivere, coi giochi  e con le chiacchiere seduti sull’uscio di casa, con le bici e i pattini, con le processioni e i riti che spesso mescolavano fede e profano.

Come ora fanno i giovani sulle spiagge per il Ferragosto, noi sistemavamo con cura la nostra montagna di legno, trasportando l’occorrente con le carriole. C’era sempre qualche papà che ci aiutava, e tanto anche, perché nel quartiere scattava la competizione per la luminaria più alta e più duratura. La gara a chi faceva il falò più grande era accesissima e comprendeva colpi bassi e goliardate. Beh, sì, anche allora si combinavano scherzi e tranelli, ma mai con la scempiaggine e la bastarda crudeltà di oggi. Sopra ogni cosa doveva restare il divertimento sano e pulito.

Così, mentre papà, zii e nonni sistemavano la legna più pesante, noi bambini avevamo il compito di sorvegliare la  luminaria dall’incursione dei ragazzini degli altri quartieri che avrebbero tentato di accenderla prima del tramonto e del suono delle campane o di buttare secchiate d’acqua per non fare appiccare il fuoco. Nel contempo anche noi cercavamo di fare lo stesso con le altre luminarie: ci davamo i turni e facevamo piccole spedizioni verso le altre cataste e si finiva sempre a corse, inseguiti dai coetanei che ci minacciavano con le canne. Non si riusciva mai a distruggere le luminarie altrui. In realtà non c’era l’intenzione di distruggere, solo il gioco di tentare, senza mai affondare sul serio.

acqua-e-rose

(Foto web)

Le donne la sera delle luminarie erano intente a raccogliere rose e a mettere a bagno i petali in grandi bacinelle colme d’acqua perché l’indomani tutta la famiglia doveva lavare il viso con quell’acqua che durante la notte veniva benedetta dal Signore mentre saliva in cielo. La bacinella coi petali si sistemava fuori e questa era una cosa che non capivo : “Mamma, perché deve stare fuori quell’acqua? Domattina sarà freddissima! Gesù sa attraversare le acque e anche i muri, lasciala dentro!” Non ricordo cosa lei rispondesse, ma l’indomani ci si lavava con acqua fredda e  petali di rosa che ti si appiccicavano sulla faccia, facendoti il solletico, insieme a qualche formichina o ragnetto. E non si discuteva.

Quando si accendeva la luminaria grandi e piccini uscivamo in strada e si faceva cerchio attorno al fuoco. Non ricordo di canti, balli e preghiere, ma ricordo di bigliettini, di pezzettini di carta che ognuno bruciava nella pira dopo aver scritto qualcosa di segreto, un desiderio, una speranza, una preghiera, affidando quel pensiero  alle fiamme perché salisse in cielo e lì venisse accolto. L’indomani si discuteva sulla luminaria più alta e che meglio aveva accompagnato il sorgere delle stelle. Capitava anche di restare al buio perché le vampe  avevano bruciato i fili della corrente elettrica che attraversavano gli incroci delle strade, ma era cosa accettata da tutti.

Poi, quasi improvviso,  tutto questo finì: iniziarono le proteste dei cittadini infastiditi dal fumo, degli automobilisti, sempre più numerosi, innervositi dai blocchi stradali e i divieti di accensione dei fuochi sulle strade. Iniziò anche il distacco dai riti religiosi, l’indifferenza al calendario liturgico e a quelle manifestazioni che lo accompagnavano. Arrivò la tiepidezza e tanto ebbe termine.

Tre sere fa nel mio quartiere in parecchi ci siamo accorti che dentro un cortile c’erano delle fiamme. Inizialmente ci siamo allarmati, poi abbiamo ricordato che era la sera dell’Ascensione e siamo rimasti a guardare.  In quel cortile abitano dei nonni e certamente quegli anziani signori stavano raccontando ai loro nipotini una storia come questa.

Buona domenica d’Ascensione a chi oggi passa da qui. 🙂

Annunci