Tag

, , , , , , ,

DSCN6608

In tanti conoscete questo attrezzo di legno e bambù, detto pettine, che un tempo veniva usato in tutte le case per tessere al telaio e, appena consunto, per la regola che nulla si doveva buttare, si utilizzava per fare gli gnocchetti o i garganelli di pasta fresca.  Ma non tutti conoscete il perché di quel fiocchetto rosso messo lì, e non a caso. Nemmeno io sapevo del fiocchetto sino a che, pochi giorni fa, la responsabile del piccolo, ma interessantissimo Museo del Costume e della Cucina Iblea di Scicli, splendida cittadina del ragusano, non me ne ha spiegato il motivo.

Bisogna andare indietro nel tempo, non moltissimo, e tornare a quando i matrimoni, quindi la vita e i destini dei figli , venivano decisi dalle famiglie. Casati e parentadi, compari e comari, ma anche parroci ed esponenti  politici combinavano i matrimoni  spinti soprattutto da situazioni economiche, doti, discendenze e robe varie. I  futuri coniugi spesso erano ignari dei progetti a loro destinati e a cose fatte, cioè a consensi  familiari avvenuti, si ritrovavano marito e moglie come niente fosse. Se uno dei due futuri sposi, lei soprattutto,  aveva il cuore altrove,  ricorreva alla fuitina con l’amato e al conseguente veloce matrimonio riparatore con onte sociali che duravano tutta una vita. Ma almeno l’aveva avuta vinta sul suo destino. Se entrambi i giovani non erano d’accordo al matrimonio combinato dai familiari, nenti ci faceva, si sarebbero comunque  dovuti adattare. Se invece una delle due famiglie non accettava la proposta dell’altra famiglia, erano guai seri: rancori a vita con annessi e connessi!

Si sa che  madri, zie, nonne e comari, avevano un ruolo preminente in tutte queste storie. Fondamentalmente le donne di casa temevano il rifiuto e l’eventuale conseguente guerra che si sarebbe generata tra i maschi delle famiglie coinvolte e così, caute e previdenti, escogitavano mosse argute e attente per sondare il terreno prima di lanciare la proposta del matrimonio. Per evitare, quindi, tragiche offese tra famiglie, usavano con le donne dell’altra famiglia un linguaggio non detto e per farlo si servivano di simboli e aggeggi vari e tra questi ultimi del pettine del telaio. Questo pettine permetteva di sostituire  la parola matrimonio, o meglio, evitava che questa venisse pronunciata e,  proprio perché mai pronunciata, un rifiuto non avrebbe generato  offesa alcuna: la forza della parola non detta, seppur esplicitata in tutta la sua potenza.

La madre che per prima costruiva col marito  il pensiero di un matrimonio del figlio o della figlia  si recava dalla  madre del desiderato  sposo/a  con il pettine da telaio  e le chiedeva di sistemarlo poiché non scorreva più bene. Non pronunciava in nessuna forma la parola matrimonio, ma tutto era chiaro e compreso.  Il pettine veniva restituito dopo alcuni giorni, dopo un consulto familiare, e conteneva la risposta in un fiocchetto rosso: se il fiocchetto legava nove fili del pettine, la risposta era NO, da NO di NOVE. Se i fili legati erano sedici (in siciliano SIDICI) la risposta era un SI. Solo dopo la restituzione del pettine  si mandava un emissario alla famiglia interessata per la proposta ufficiale  e solo allora si poteva pronunciare la parola matrimonio. E i destini, legati a un “silenzioso”  fiocchetto rosso, si compivano.

Annunci