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Sofia si accorse casualmente e fortuitamente di quella busta bianca nella cassetta della posta. Non c’erano timbri postali né mittente quindi era stata imbucata a mano. Sempre a mano, in carattere stampato maiuscolo, si leggeva il destinatario: lei.  Il suo nome, il suo cognome e quello del marito. Incuriosita, Sofia aprì la busta e lesse il messaggio di quella paginetta, firmato “Un ammiratore”.  L’anonimo ammiratore riferiva dell’emozione ricevuta due settimane prima per una loro stretta di mano. Sorpresa, Sofia lesse e rilesse la lettera, esaminandola con attenzione: la voglia dell’ammiratore di non restare anonimo si evinceva da un riferimento: la data del giorno della stretta di mano. Di contro restava l’ardire vigliacco della missiva anonima, compresa  la cattiveria di imbucarla fino a casa sua e quindi facilmente intercettabile da suo marito.

Sofia era stata abituata agli ammiratori perché era una bella donna e sin dalla fanciullezza aveva avuto parecchi corteggiatori, tutti delicati e garbati e che avevano saputo ritirarsi in buona pace quando era stato chiaro il suo disinteresse. Parecchio esclusiva nei rapporti con l’altro sesso, attenta e sempre composta, l’educazione ricevuta in tal senso era stata ferrea, aveva avuto negli anni del Liceo il suo primo grande amore, durato anni ma poi definitivamente  sepolto, una relazione  che se da un lato l’aveva fatta soffrire, dall’altro l’aveva preservata da eventuali  flirt mordi e fuggi tipici di quell’età. Poi l’incontro con colui che sarebbe diventato suo marito, un amore convinto e totale che li aveva visti sposi in breve tempo. Lui era consapevole della bellezza di Sofia, era anche geloso e le diceva spesso che si accorgeva che, nonostante fosse sposata,  gli uomini non avevano smesso di guardarla. Diceva a Sofia che attirava gli sguardi e lei sorrideva di questo, si stupiva anche perché per carattere ed indole non metteva in moto particolari meccanismi per attrarre, specie da quando si era sposata. Non vestiva in modo appariscente anche se era sempre curata, usava poco trucco, frequentava persone serie e tranquille e aveva occhi e mente solo per l’uomo che aveva sposato. Pensava che quelle del marito fossero farneticazioni legate al suo carattere geloso e non si impressionava più di tanto. Aveva notato come dal giorno che era diventata una moglie i corteggiatori erano svaniti ed era giusto così.  Ma era una donna e tutte le donne amano essere ammirate, a qualunque età e in qualsiasi situazione. In certi frangenti avvertiva la quiete matrimoniale come un leggero peso ,  ma erano attimi e  bastava un abbraccio del suo compagno perché tutto perdesse importanza.

Sofia rilesse ancora la lettera  e cercò di tornare  con la memoria a quella data. Non ci fu modo di ricordare quella stretta di mano, di certo avvenuta nell’ufficio dove lavorava e lì di mani poteva capitare di stringerne visto che lavorava con il pubblico. L’unica cosa che riuscì a ricordare fu la normalità di quella giornata: mattinata al lavoro, pomeriggio e sera a casa. Mise la lettera nella tasca dei jeans e salì a casa. Per cinque minuti cinque ebbe un moto di ebbrezza; andò a guardarsi allo specchio e si disse che era piacevole essere ancora ammirata e corteggiata. Ma da chi? Non le interessò da chi, in quei cinque minuti le interessò sapere che  riusciva ancora ad emozionare qualcuno oltre il marito. In quei minuti vennero a galla tanti  bisogni, tipici dell’essere umano, anche e specie di una donna non ancora trentenne, seppur  serenamente sposata: attrazione, fisicità, ammirazione, proibito, stimolo, conferma, conquista, seduzione. Le mancavano già questi bisogni dopo soli cinque anni di matrimonio?

Sofia uscì turbata dal bagno e andò a preparare il pranzo. Non furono gli odori di cucina a farle salire la nausea, furono invece  la rabbia e l’indignazione che via via crescevano  verso l’anonimo corteggiatore. Come si era permesso di fare quel gesto? Cosa sperava di ottenere? Chi e cosa gli avevano dato l’ardire di pensare, progettare, agire? Che idea si era fatto di lei?! Come si era permesso anche solo minimamente di avvicinarsi a lei e in quel modo ignobile?!? Se quella busta l’avesse presa suo marito??? Chi si credeva di essere il vigliacco anonimo di cui lei non ricordava nemmeno il viso?!?!? Lei era Sofia, era sempre stata Sofia e ora era anche la Signora Sofia!  Che lo ricordasse sempre  il tizio e quelli come lui!

Prese la lettera e la bruciò sul fornello del gas. Andò ad aprire la finestra per togliere il puzzo della carta bruciata, ripulì il fornello e tornò in bagno. Fece una doccia, si profumò e si truccò leggermente, indossò un abitino leggero che valorizzava il suo bel corpo e uscì dal bagno sorridendo alla sua immagine riflessa nello specchio.  

Apparecchiò con cura e attese suo marito. Quando lui arrivò non ci fu spazio per il pranzo per parecchie ore.

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Dipinto di Marcela Gutierrez

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