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Si incontrano  in un mattino umido e ventoso. Un soffio birbante e freddo che da giorni spadroneggia e scuote ogni cosa, li ha alla fine staccati dai rispettivi alberi : Viola  dopo una tesa e strenua lotta,  Arancio dopo una facile resa .

In fondo Arancio sa che quello è suo destino e non aveva senso stare lì a lottare per restare ancorato a quell’albero che odora adesso di muffa. No, meglio staccarsi e vivere altre avventure prima di divenire polvere.

Re Vento lo rotola, lo solleva, lo adagia e poi lo spinge ancora e Arancio  si diverte da matti  a farsi sbatacchiare in quel modo: è ancora forte e ricco di linfa e può persino ridere. Lo fa incontrando altre foglie marroni, gialle, verdi, quando cade e si mischia a loro in un vorticoso girotondo e lo fa quando, in sella al vento, vola su campi e colline, su fiumi e città : che spettacolo! Niente a che vedere con ciò che gli offriva il suo alberello. Sente  di ringraziarlo per la vita e i bei periodi comunque  trascorsi, ma ora è tempo di ascoltare altra musica, prima che questa cessi del tutto.

Viola è smarrita e impaurita, tremante e desolata: stava bene su quell’albero, con le  sorelle foglie e tutti quegli uccellini che le facevano allegra compagnia. Godeva di un ottimo panorama e ora si sente tremendamente sola e impaurita. Sta  lì, ferma e immobile al centro di una pozzanghera e tutto le sembra buio e triste. Carica ancora di bellezza e vita, si sente inutile e rallenta il respiro per addormentarsi più in fretta. Vorrebbe solo marcire velocemente nel sonno  per farla finita con quell’inevitabile agonia.

Si risveglia invece bruscamente per una spinta vigorosa. Re Vento la urta, la rotola violentemente   e infine  la incastra tra le sbarre di un cancello insieme ad altre foglie. Viola si sente soffocare quando si accorge che una foglia color tramonto d’estate si è incollata su lei.

-Scusi, non vorrei disturbare, ma proprio non riesco a muovermi. Sono incastrato come lei tra queste sbarre. Comunque piacere, mi chiamo Arancio.

-Io sono Viola e se solo riuscisse a spostarsi un pochino…

-Non riesco, mi spiace. Dobbiamo aspettare che torni Re Vento. Resista in qualche modo.

Ma di Re Vento nessuna notizia  per giorni e giorni e Arancio e Viola restano lì, uno sull’altra. Pian piano si abituano a quella posizione, a quel peso, alle rispettive presenze e si fanno compagnia. Arancio è un gran chiacchierone e Viola una raffinata ascoltatrice. Lui le racconta i luoghi e le meraviglie del fiume che grazie al vento dei giorni scorsi ha potuto ammirare e della vita monotona sul suo alberello. Viola dice delle sue paure, della malinconia e racconta buffi e divertenti episodi della sua bella vita primaverile.

Diventano amici, diventano amanti: ridono, piangono e si danno forza, parlano, raccontano e si meravigliano, cantano, sognano e si commuovono. Litigano anche e scoprono la tenerezza  del far poi pace. Ora temono solo il ritorno del vento, che sanno arriverà, che sanno li separerà.  

Che peccato essersi incontrati così tardi! Ma che bello essere riusciti a stare insieme, seppur alla fine del tutto.

-Ehi, signor Arancio, senti il tepore di questo raggio di sole? Per quanto ancora?

-Chi lo sa: ora c’è. Dai, raccontami  nuovamente della coccinella che ti faceva il solletico…

Nuvole nere si addensano veloci dietro la montagna.  Arancio e Viola non le guardano nemmeno.

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Leonid Afremov – Tovard the sun light

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