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Nell’apprestarmi ad aggiornare la mia libreria su Anobii, riflettevo su uno degli ultimi libri letti e sulla recensione e/o le stelline di gradimento da assegnare. Si tratta del  libro di Alessandro Baricco, “Tre volte all’alba” e non nascondo di essere entrata in confusione.

tre volte all'alba

Mi è piaciuto? Non mi è piaciuto? E se mi è piaciuto, perché? Consigliarlo o meno?

Ecco, ancora non lo so! Cioè, lo so, ma mi sfugge cosa so. Il libro si legge in poco più di un’ora, nemmeno 100 pagine, ed è composto da tre racconti. Non amo i libri di racconti, amo le trame lunghe, anzi amo la trama e i personaggi dell’unica trama che restano con me per un certo tempo  perché possa affezionarmi e entrare dentro le pagine.  Ma possono esserci le eccezioni.

Ho letto tanto di Alessandro Baricco: buoni libri, “Oceano mare”, ad esempio, “Seta”, bellissimo, “Castelli di rabbia”, persino “Emmaus” mi è piaciuto, e libri che non rileggerei, “City”, per dirne uno.; mi piace il suo stile asciutto, sfuggente, al contempo profondo  e a volte irriverente, ma è uno scrittore che pubblica parecchio e quindi qualche plof può capitare.

Andiamo al suo ultimo “Tre volte all’alba”. Protagonisti di ogni racconto sono  un lui e una lei che “si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l’unica, e la prima, e l’ultima”. Sottofondo comune ai tre racconti sono  le hall di squallidi alberghi dove si incontrano degli sconosciuti personaggi e l’alba, momento in cui inizia ogni storia, momento che “ contiene una luce perfetta per essere puliti”, capace di cambiare le sorti di ogni esistenza,” nella misteriosa permanenza dell’amore, nella corrente mai ferma della vita.”

Leggo il primo racconto: scrittura veloce, innovativa, asciutta, dialoghi serrati, qualche buona citazione. Bene, ma manca qualcosa. Cosa? Manca tutto il resto. Poco prima avevo letto alcuni racconti brevi di amici di rete di blog e mi erano piaciuti di più, caspita!

Leggo il secondo racconto: come il primo, gradevole, significativo. Il terzo è decisamente il migliore, il più introspettivo e forse quello che riunisce i tre racconti, no, i due, il primo e l’ultimo. Ma anche il secondo, a pensarci  bene… Ma alla fine che importa? Beh, è che il lettore vuole sapere, vuole capire, così, tanto per. Perché se questo libricino lo leggi bla bla bla, ti vien da pensare che Baricco stia prendendo per i fondelli i suoi lettori e ti dici che non può essere, non può essere che un siffatto libro venga proposto da uno scrittore famoso  e pubblicato da una spettabile casa editrice  e che, invece,  sei tu lettore che non stai cogliendo  il messaggio subliminale. Così torno all’enigmatica frase di overture:

 “Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l’unica, e la prima, e l’ultima”

e mi rendo conto che sono davanti a un rompicapo dove le possibili spiegazioni sono infinite. Rileggo e diventa  chiaro che lo scrittore ha frantumato ogni struttura temporale : l’uomo e la donna protagonisti  s’incontrano e si ritrovano più volte nel tempo, ma in un tempo inesistente che scorre in maniera differente per ognuno di loro. Io lettrice riconosco i personaggi ma non so esattamente chi sono o chi saranno o chi sono stati. E questa cosa è spiazzante e geniale al contempo!

 La verità è che siamo abituati al politically correct e cioè, in questo caso,  a  dare un senso cronologico e consequenziale a ciò che leggiamo e agli episodi e alle scelte della vita, nostra e degli altri. Per dirne una:  studio, trovo lavoro, metto su famiglia.  Ma se provassimo a staccare i vari  pezzi di vita e li assemblassimo  in maniera differente,  potremmo arrivare a  un’altra interpretazione della realtà: metto su famiglia, trovo lavoro, studio per migliorarmi. Ottica diversa e non necessariamente sbagliata. Così come la scrittura di Baricco che stavolta non si è accontentato di scrivere, ma ha voluto divertirsi nel farlo e nell’immaginare noi lettori a scimunire per risolvere l’arcano. Complimenti , quindi, all’autore! 4 su 5 stelline Anobii!  🙂

stretto di Messina alba

Alba sullo Stretto di Messina,

punto esatto dove sarebbe dovuto sorgere

il Non politically correct Ponte.

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