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Non parlano, ma sanno fare interi discorsi. Siamo noi che spesso non comprendiamo cosa vogliono dirci. Sì, proprio noi che di parole ne usiamo fin troppe  e che ci riteniamo di intelligenza superiore alla qualunque. Spesso davanti a loro facciamo figure mostruose. E son lezioni, eh!

L’altra sera ne ho presa una di lezione  che ancora sto a pensarci.

Sistemavo la cena quando Tichi inizia a saltarmi addosso. <<Vuoi carezze? Più tardi, ora devo cucinare>>. Ma Tichi insiste. Gratta le mie gambe, scodinzola e zampetta verso la porta di ingresso. Cinque, dieci, venti volte.

<<Che succede?>>. E’ agitato, gratta, batte la porta  e viene a chiamarmi.<<Sei già uscito! Mi fai preparare la cena, scarpette bianche? Vai a cuccia!>>.  Ma non smette, anzi aumenta  il suo discorso e così decido di capire cosa vuole dirmi. Mi avvicino alla porta di ingresso e lui  fa salti altissimi, quasi volesse afferrare la maniglia. Vuole uscire, questo mi è chiaro, ma per andare dove? Apro  la porta e con mia grande sorpresa,  invece di dirigersi verso la strada, corre veloce verso l’appartamento di mia madre.

<<Dove vuoi andare a quest’ora? Che ti prende?>>. Lui  gratta, salta e si lancia con tutto il suo minuscolo corpo verso la porta, mi guarda, ansima, corre in tondo, graffia ancora. Decido di assecondarlo e apro la porta di ingresso di mia madre che sta guardando la tv e si sorprende nel vederci arrivare.

<<Penso che Tichi voglia salutarti>>. Ma lui nemmeno la guarda e si dirige deciso e veloce verso una delle due terrazze e, alla stessa maniera di prima, mi fa capire che devo farlo uscire.

<<Non so che sta cercando, non so che abbia, è agitatissimo. Forse ha nascosto qualcosa da qualche parte>>, dico a mia madre. Apro la porta, si fionda fuori e gira attorno a tutti i vasi. Sta cercando qualcosa, qualcosa che non trova. Torna indietro, attraversa la casa e va verso la porta dell’altra terrazza. Stavolta apro subito.

Il cane esce a razzo e inizia a girare attorno ai vasi e alla fine si ferma. Ha trovato quello che cercava e io e mia madre siamo senza parole: beve, beve  da un sottovaso che contiene  po’ di acqua.

<<Stava cercando l’acqua! Si è ricordato che da me beve spesso nei sottovasi. Ma non gli dai l’acqua?>>.

<<Certo che gli do l’acqua! La sua ciotola è sempre piena!>>, rispondo sorpresa e torno di fretta a casa. Ho un dubbio che mi attanaglia e che risolvo appena giunta nel terrazzino dove sta Tichi: la ciotola è vuota!Mi pare di ricordare di averla riempita la sera precedente, ma ora è asciutta. La riempio immediatamente e il cagnolino riprende a bere fino a saziarsi e nel frattempo noto due piume scure sul pavimento: i piccioni! Sono tornati in massa e hanno bevuto tutta la sua acqua.

Tichi scodinzola, poi mi guarda con le orecchie abbassate come se si sentisse in colpa per il trambusto creato.<<Scusa, scarpette bianche, scusa!>>.  Mi chino per accarezzarlo e lui si gira di pancia con le zampette piegate. Mi ha perdonata.  Dimentico la cena e lo accarezzo sino a che non si sistema  sul fianco e si addormenta. Forse sognerà  fresche cascatelle d’acqua.

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