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Ho accettato di buon grado il garbato invito di Arthur a scrivere un racconto natalizio per il Magazine Scriveregiocando, edizione 2013 e ringrazio subito Morena Fanti e Arthur per l’accoglienza. Mi piace far parte di un gruppo e, nell’ambito dei blog, mi piace quando alcuni blogger si mettono insieme per un progetto, un’idea, uno scopo. Nel caso del Magazine ho partecipato, così come sapevo e potevo, con un breve racconto che si è ritrovato tra le pagine patinate e raffinate di una rivista ricca di validi contenuti e curatissima a livello grafico da Arthur. Potete sfogliare e leggere i vari racconti di Natale di Scriveregiocando 2013 cliccando sulla copertina della rivista, nella barra laterale del widget o qui: una bella realizzazione che aggiunge un senso in più al nostro scrivere sul web per il solo piacere di scrivere. Mi congratulo, inoltre, coi vari autori dei racconti, tutti molto gradevoli e ben scritti.

E ora, se vi va, buona lettura con il mio racconto di Natale
Albero

Foto di Arthur per il Magazine Scriveregiocando 2013 – La scala di Natale 

La scala di Natale

Il loro incontro era stato insolito, strano e inaspettato e li sorprese entrambi. Non importa il come e il dove, importa invece che si compresero all’istante.  Accadde un 8 dicembre di molti anni prima, in uno di quei pochi giorni magici dell’anno, quello che riunisce le famiglie, i parenti, gli amici, gli affetti,  nei preparativi del presepe e dell’albero di Natale. Tra una pausa dai preparativi, lei, e una noia, lui, si incrociarono e  si riconobbero. Senza averne mai avuta chiara consapevolezza,  compresero che si erano tanto cercati, attesi, desiderati  e da quel giorno non si lasciarono più.

Quello tra Patrizia e Giuseppe fu  un rapporto strano, fatto di mille parole e cento intenzioni, di propositi, sogni e speranze, ma anche  di chiari divieti, princìpi e ostacoli. Un rapporto che scatenò sentimenti, emozioni e tormenti, che destò  una delicata sensualità, che svelò  confidenze e segreti, che  produsse complicità, gioia e risate e anche litigi, tristezze, malinconie e rimpianti.

Un  incontro che aveva riscaldato quel Natale tanto freddo e che diede tepore a molti altri ancora. Fu esattamente come succede quando nella vita di qualcuno entra improvvisamente un nuovo amico, un confidente , un custode, una luce, un innamorato. Ma, a differenza degli innamorati, loro due fisicamente non si incontrarono  perché un eventuale loro amore non poteva essere vissuto. Non come avrebbero voluto. E così fu  finchè non decisero di approfittare di una coincidenza  per trascorrere una giornata insieme. Con altre cinquanta persone. E accadde un 8 dicembre di cinque anni dopo.

La città quel giorno era splendida, nonostante un vento freddo e tagliente mozzasse il fiato. Era la città dei cento presepi e pullulava di fedeli e turisti stupefatti dalla maestria degli artigiani del luogo che decoravano ceramiche, intagliavano legna, modellavano cartapesta, coloravano tele, costruivano perfetti marchingegni elettronici attorno alle varie grotte della Natività disseminate lungo i vicoli, destando  la meraviglia dei visitatori.  Le strade e le piazze erano addobbate da mille lucine colorate, le aiuole da alberelli carichi di festoni e ovunque si sentiva il suono degli zampognari che si radunavano attorno alle chiese.

La dolce frenesia del Natale si avvertiva tutta e colse anche Patrizia, Giuseppe e  il loro gruppo. Tra i due, però, c’era qualcosa in più, qualcosa di diverso rispetto al mondo che in quel momento li circondava, qualcosa che non seppero ben definire. Per la prima volta le loro parole si stavano traducendo  in suoni , in gesti, in sguardi, che si ripetevano, si intrecciavano e si inseguivano come se cercassero conferme, come se avessero sete. Mai soli, sempre in gruppo, trascorsero così la giornata, con attenzione e delicatezza, nel rispetto della loro intensa, preziosa  e segreta amicizia.

Tra le cose da vedere in quella città c’era una scala, una lunghissima  e bellissima scalinata illuminata coi lumini e decorata da un arazzo di stelle di Natale. In cima stava un Presepe con gigantesche figure di terracotta e un abete non ancora illuminato. Ai lati della scalinata luccicavano le vetrine dei negozi  addobbati a festa.

E fu in uno dei negozietti  in cima a quella scala che Patrizia entrò per acquistare un angioletto dallo sguardo birichino che aveva notato in vetrina. Forse lei si  attardò un attimo di troppo o forse  Giuseppe  volle seguirla anche  per potere restare un momento  da solo con lei. Lui entrò  mentre Patrizia scendeva la ripida scaletta del soppalco del negozio. Le tese la mano :

-Ci aspettano giù, baby. Dobbiamo andare.

Lei prese la sua mano:

-Dobbiamo, sì.

Rimasero così, mano nella mano, occhi negli occhi,  immobili, sospesi  per svariati secondi. Avevano avvertito per la prima volta il calore della loro pelle e quello fu il più bel regalo di Natale che ognuno potè fare a se stesso e all’altro. Uscirono dal negozio tenendosi ancora per mano. Gli altri erano distanti e li stavano aspettando. L’abete accanto alla grotta si illuminò improvviso e loro rimasero a guardare quelle stelline che luccicavano di oro e blu. Sembravano molto vicine al cielo già imbrunito. Fu un momento di magia, un attimo irripetibile che rimase cristallizzato su quella scala, in quel Natale, tra le luci di un 8 dicembre e  per sempre nei loro cuori.

Staccarono lentamente le loro  mani e, mentre si avviavano verso gli altri, sorrisero alla consapevolezza del regalo che si erano appena concessi. 

Scriveregiocando2013-LaScalaNatale-MariaRosaria_1

Auguri

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