Che nella mia città, quella anche di “Paolo il caldo”, succedano delle bizzarrie non mi sorprende e se poi queste si legano alla famosa liscìa dei catanesi, ecco che ne vengono fuori storielline molto particolari. Ma ve le risparmio…

Da un po’ di anni parte dei miei concittadini ce l’ha con un cavallo, un gran bel cavallo, uno stallone con le pudenda in bella mostra che turbano  i sonni e i sogni  degli uomini e delle donne. Non ha pace questo cavallo e più volte ha seriamente rischiato i connotati. Appunto…

stallone

“Lo stallone morente” è un’opera  dello  scultore Francesco Messina che ha anche scolpito, tra l’altro, il famoso cavallo che c’è a Roma alla sede della RAI.  Francesco Messina è stato un ottimo scultore che, come Emilio Greco, ha ripetuto  certi soggetti, in primo luogo muliebri, realizzando una teoria di statue bronzee e marmoree di buon valore artistico che riprendono, con moderna sensibilità, statuti iconici delle erme classiche di Venere. Tra i soggetti prediletti vi sono i cavalli che rappresentano spesso condizioni fortemente patemiche, facendosi metafora della sofferenza esistenziale. La scultura catanese, “Lo stallone morente”,  appartiene allo stesso nucleo tematico: il “realismo” dell’opera è sovvertito dalla drammatica e innaturale torsione dell’animale che cade ferito. E’ una bella statua  ed andrebbe osservata  nei suoi valori plastici e formali invece che soprattutto… sulle sue parti più intime! Concepito in quella posizione, non poteva essere scolpito in modo diverso da uno scultore che  amava la giusta libertà e le dovute proporzioni. E da qui il putiferio perché ….insomma,…lì è troppo reale e …fonte di tormenti tra i catanesi castigatori  medio(cri)-bigotti.

E così, in una città oberata da ben più seri ed urgenti problemi, ecco che il sindaco indice una specie di referendum per sapere dove collocare lo stallone ( affinchè abbia un po’ di pace). Perché il poveretto ne ha già viste un bel po’. Dal Castello Ursino, dove (ben) si trovava precedentemente,  l’opera venne collocata nella piazza Vittorio Emanuele, dove attualmente si trova.

In questa piazza, più un parcheggio ed uno spartitraffico che piazza, conosciuta come Piazza Umberto,c’è una chiesa, la Chiesa del Carmelo e ogni anno, in quel di luglio, il cavallo rischia  grosso perché per i parrocchiani è inconcepibile che la Madonna del Carmine esca in processione passando accanto allo stallone nudo!  Il 16 luglio del 2002, un “solerte” impiegato comunale, di notte saldò una bella mutanda di ferro alla statua, rischiando di rovinare la scultura che dovette essere urgentemente restaurata. L’indignazione fu tanta e l’autore del gesto venne smascherato solo dopo una campagna stampa martellante. L’ impiegato bigotto, per non rischiare il posto di lavoro, dopo la bravata fu costretto a scusarsi  pubblicamente e  tra le lacrime confessò di aver compiuto il “devoto” gesto perché non poteva permettere che le vergogne in bella vista dell’equino offendessero il simulacro della Madonna del Carmelo, in transito davanti la statua durante la consueta processione. E la cosa si chiuse lì.

LaICR0513f3420130720CT

Nel  Natale di due anni fa nella piazza si organizzò un mercatino di oggetti, giocattoli e robe varie. E il cavallo? Potevano gli abitanti della zona scordarsi del cavallo?? Giammai! Un nuovo “crociato”  pensò di coprire nuovamente il fallo del cavallo con dell’argentea carta stagnola, aggiungendo inoltre un tocco di goliardia: delle corna di renna legategli alla testa con del fil di ferro. Una nuova forma d’arte, tipo moralismo – pop?

cavallo

Per la festa del Carmelo del luglio scorso, falliti i vari tentativi di mutandazione coatta, gli irriducibili fedeli, senza perdersi d’animo sono tornati all’attacco. L’alzata d’ingegno li ha spinti ad un machiavellico cambio di strategia: se non si possono mettere le mutande alla bestia, si  cali almeno su essa un pietoso velo! E così, il bronzeo equino è stato interamente ricoperto da un drappo di velluto rosso, a mo’ di altarino improvvisato e con tanto di lucette, fiori, immaginette e statuina della Madonna!

altarino--620x420-2

Che alla gente del quartiere la statua non piaccia si è capito da tempo. Che la stessa statua sia sacrificata e a forte “rischio” in quella zona, dove i commercianti si dicono “esasperati” dallo stallone (ma esasperati di cosa?) è lampante. Che si beffeggi un’opera d’arte c’è poco da dire e molto da meditare. Che un’amministrazione comunale indica un concorso di idee per collocare la statua altrove, col beneplacido di tutti, in primis delle parrocchie,  per non avere rogne future, prendiamola come storiella da solleone. Che poi non si interroghi la cittadinanza su altri e ben seri problemi della città…meglio lasciar perdere altrimenti resta solo da rodersi il fegato ancora e ancora una volta!

 Propongo che la statua bronzea  di alto pregio artistico torni nello spiazzale verde, arioso, elegante  del Castello Ursino. E se ci sono parrocchie nelle vicinanze, che cambino l’itinerario delle processioni, ma lascino in santa  pace la scultura!

Ai  vari e  “valorosi” soggetti della chiesa del Carmine di Piazza Vittorio Emanuele, infine,  darei un consiglio serio : che si dedicassero con altrettanta abnegazione a delle azioni civili degne di questo nome, denunciando i mali, i disservizi, gli abusi e soprusi che dilagano per la città. Probabilmente  Catania sarebbe oggi una città ben diversa , più vivibile e rispettosa anche dell’Arte.

Annunci