Vuoi che significhi “Carnem Levare” (tradizione medievale di  un lauto banchetto di “addio alla carne” prima dei digiuni quaresimali) o che derivi da “Carnalia” (feste romane in onore di Saturno),  o ancora da “Carrus Navalis” (carri a forma di nave usati a Roma nelle processioni di purificazione), l’importante è che a Carnevale in qualche modo si riesca a divertirsi  facendo baldoria e dimenticandosi per qualche ora o giorno dei problemi quotidiani. Tale è (o dovrebbe essere) l’imperativo per questa festività che sta tra l’Epifania e la Quaresima e che mescola folklore e profano.

In Sicilia il Carnevale è ancora parecchio sentito per la gioia dei bambini che si travestono e si appropriano per qualche giorno di piazze, saloni, aule scolastiche, giardinetti e, mascherati come i loro beniamini dei cartoons, si divertono con coriandoli, mazze, fischietti e stelle filanti. E gli adulti? Anche noi adulti cerchiamo in un modo o nell’altro di entrare nel clima carnascialesco anche se anno dopo anno quello spirito del divertimento puro e semplice, che un tempo riempiva la vita di un popolo che aspettava con ansia il susseguirsi delle festività, si dilegua sempre più.

Dei quattro giovedì di festa che precedevano il martedì di Carnevale, giorno antecedente al primo mercoledì di Quaresima, ne sopravvivono solo due: il giovedì delle comari e il giovedì grasso. Il primo apre ufficialmente le festività ed è dalle mie parti un giorno solitamente al femminile. Un tempo le donne del quartiere si riunivano in casa e consumavano un buon pasto tutte insieme tra chiacchiere, confidenze, giochi e indovinelli; vietata la presenza maschile, oggetto delle chiacchierate e anche delle rappresentazioni teatrali che le donne mettevano su con spontaneità, travestendosi da uomini e burlandosi degli stessi. Al pranzo badavano poco, mica perdevano tempo tra i fornelli! Il desiderio era di evadere dal quotidiano e dalla routine, divertendosi e così si dava spazio a pietanze  veloci a base di frittura: uova, farina, patate, zucchero, miele ed ecco le fumanti castagnole, le zeppole, le frittelle, le chiacchiere, gli struffoli, i tortelli, i cenci. Poi sul far della sera le signore  indossavano il “Domino”, una tuta di raso nera e rossa con un lungo mantello, una mascherina sul viso ed andavano in piazza a ballare, intrigando amici e conoscenti, libere e senza che il marito avesse il diritto di metterci la punta del naso.. Oggi del giovedì delle comari resta solo il pranzo o la cena tra amiche, un po’ di musica, qualche ballo caraibico di gruppo e chiacchiere e chiacchiere(fritte).

chiacchiere

Il giovedì grasso dà il via ai 6 giorni di festa carnascialesca vera e propria. E’ detto grasso perché apre le abbuffate di cibo che più grasso non si può, in previsione dell’astinenza quaresimale (che in realtà non c’è più…). La tradizione catanese vuole ancora oggi che in ogni casa il giovedì, la domenica e il martedì di Carnevale (da me solo la domenica, mica posso esagerare, eh…) si mangino i maccheroni a cinque buchi  (cinque purtusi) con il sugo. E che sugo! Un sugo di pomodoro che cuoce per oltre tre ore con pezzoni di carne di vitello, di maiale, di cotenna,  salsiccia e spezie: una bomba ipercolesterolica di infinita bontà!

maccheroni

Il Carnevale siciliano fa parte del folclore popolare e le manifestazioni si svolgono in tutta l’Isola, protraendosi per diversi giorni, e per i quali vengono previsti, nei vari centri, iniziative diverse. E’ un’occasione non solo per evadere dalla quotidianità, ma anche per “commentare” i fatti e i personaggi, soprattutto della classe politica italiana, attraverso la sfilata dei carri allegorici, costruiti in cartapesta ed alla cui realizzazione si lavora per tutto l’anno. Il più famoso dell’isola è il Carnevale di Acireale che  ha origini antichissime: il 1594. Dal 1929 è una festa organizzata che comprende giochi, esibizioni, balli in piazza e l’immancabile sfilata degli spettacolari carri allegorici (i primi dei quali costruiti nel 1880), dei carri infiorati (realizzati già nel 1930) e dei mini-carri detti “lilliput” (che fanno la loro comparsa negli anni ’50 – ’60).

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Nei locali dell’isola, nelle piazze, nei saloni parrocchiali, nelle discoteche, nelle associazioni si organizzano serate da ballo

OH, YESSS!!  😉

con orchestre e dj, con giochi, attrazioni, gare e lotterie, in maschera o in abito di gala e con l’invito a divertirsi fino al rito di purificazione: il rogo di Re Burlone.

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