Può un libro rivolto ai bambini  emozionare gli adulti fino alle lacrime? Sì, può.

Anche se il libro è formato da 14 pagine e da poche parole? Sì se le parole sono inaspettate e  tanto semplici quanto forti da entrarti dentro.

Parole inaspettate perché quel libretto te lo ritrovi in mano per caso, tra i tanti libri per bambini in mostra su un tavolino, con una copertina senza immagini, senza autori, senza nulla, solo il titolo “Conto e m’incanto”, e magari pensi ai numeri della matematica, 1,2,3,4…pensi alle filastrocche, ai giochini didattici, alle rime e non sai quanto sei fuoristrada. Ma i libri, si sa, quante e quali sorprese possono contenere dentro le pagine e poi quel libretto che ti accingi a sfogliare è un primo premio di un importante concorso che ha avuto come tema il “10” e allora cominci a pensare che l’incanto da qualche parte ci deve essere e inizi a sfogliare, a leggere, a capire…

Ti colpiscono subito le illustrazioni; disegni delicati e dolcissimi che però non riescono e non vogliono  celare  l’orrore, perché orrore è stato e non si può né si deve dimenticare o mascherare anche se è tremendamente difficile narrare ai bambini l’inenarrabile. Ma il passato è lì, merita rispetto ed esige memoria.

E così torni alla prima pagina col cuore che batte un po’ più forte e ti soffermi ad ogni frase che leggi e alla fine non ti sorprendi quando qualcuno ti dice che hai gli occhi lucidi…

Il nonno e il nipotino amavano  giocare insieme  coi soldatini e coi trenini e il nonno gli aveva insegnato a scrivere il suo nome e a contare sino a dieci. Poi il campo e lì non ci furono più giocattoli ma altro perché il bambino  potesse continuare ad esercitarsi a contare…

UNO il fischio della sirena che ci chiama alle quattro per l’appello.

DUE i pezzetti di patate che trovo nel brodo scuro e amaro alla sera.

TRE i bambini abbracciati che dormono al secondo piano della cuccetta a castello.

QUATTRO i topi che vivono con noi bambini in un angolo della baracca.

CINQUE i numeri che i soldati tedeschi  m’hanno scritto sul braccio.

SEI le punte della stella gialla che porto in petto.

SETTE i colori dell’arcobaleno che vola oltre il filo spinato dopo la pioggia.

OTTO le baracche tra il forno di mattoni rossi e la medicheria.

NOVE i vagoni del treno buio e lunghissimo che mi ha portato qui.

DIECI

Tratto dal racconto  “Conto e m’incanto”  di Anna Baccellieri. Illustrazioni di Liliana Carone

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