So che non è corretto dire –non lo voglio– anche perché il dono che Lei ha appena annunciato per i docenti del Sud non è per me che insegno in una Scuola Primaria e non in una Secondaria, pur lavorando in una delle Regioni italiane della Convergenza.

Nonostante ciò, no Signor Ministro, non mi serve un tablet e ben altre sono le cose che, invece, mi servirebbero per iniziare (e continuare) un nuovo anno scolastico all’insegna dell’ENTUSIASMO e della PASSIONE. Perché è di entusiasmo e passione ciò di cui noi insegnanti abbiamo bisogno per poi cercare di trasferire le stesse negli alunni in termini di curiosità del sapere e di voglia di conoscere ed apprendere.

Noi docenti, della convergenza o meno, abbiamo bisogno, Signor Ministro, di assurgere a nuova DIGNITA’, quella dignità che ognuno di noi, singolarmente e con la propria cultura, l’impegno e la  professionalità, tenta di costruirsi ogni giorno nella società e soprattutto nel lavoro e nel rapporto con gli alunni e le famiglie e che poi viene facilmente frantumata da uno Stato che non ha imparato a prendersi cura della Sua Scuola di Stato. Abbiamo bisogno di avvertire RISPETTO attorno a noi e di non sentirci un peso bensì una forte e valida  RISORSA per la crescita della nostra Nazione.

Abbiamo necessità di SCUOLE SICURE, (ha saputo che ieri è crollato un tetto di una scuola in provincia di Pordenone, Regione, peraltro, di non convergenza…? ), di edifici costruiti in termini antisismici e di ambienti idonei per sviluppare le attitudini di ogni singolo alunno che ci viene affidato; abbiamo bisogno di lavorare in classi non superaffollate, di avere al nostro fianco bidelli e docenti di sostegno con un monte ore equo alle difficoltà dell’alunno disabile; di poterci rapportare con gli psicologi scolastici; di vedere incentivata la nostra carriera, se degnamente svolta e di andare in pensione ad un’età che non sia ridicola e che non ci ridicolizzi agli occhi delle famiglie. Perché noi, Signor Ministro, non lavoriamo coi fogli di carta, quelli che Lei vuole sostituire con la digitalizzazione: noi lavoriamo con i bambini, con i ragazzi, con esseri umani che mai diverranno dischetti  impilabili ed il nostro, che Lei ed altri ci crediate o meno, è un lavoro di enorme attenzione  e responsabilità quotidiane che richiede  forza , impegno, creatività e lucidità mentale .

Abbiamo bisogno, Signor Ministro, di non sentir più pronunciare la parola RISPARMIO per le scuole

“Il piano di digitalizzazione delle scuole promosse dal ministero dell’Istruzione può garantire un risparmio di circa trenta milioni di euro”

…Sue parole di ieri…

bensì di sentir parlare di EDUCAZIONEDIDATTICA, di PROFESSIONALITA’, di FORMAZIONE, di INVESTIMENTO utile e ragionato per la crescita e per il sapere degli studenti, nostro FUTURO . Abbiamo bisogno di cancellare i termini  PRECARIATO e MISSIONE e necessitiamo di DIRIGENTI scolastici che sappiano di PEDAGOGIA  e non solo di freddi numeri di bilancio economico.

Domani, Signor Ministro, ricomincio un nuovo quinquennio di lavoro e vorrei poter NON DIRE ai genitori dei miei piccoli alunni che il monte ore scolastico scende da 27 a 25 ore settimanali per la riduzione degli organici, che il plesso scolastico non ha palestra e quindi l’educazione motoria sarà svolta in cortile quando il tempo atmosferico lo permetterà, che non c’è un’aula teatro o per laboratori visto che ogni spazio utile è stato destinato ad aula scolastica, che in elenco ci sono 24 alunni di cui 2 con handicaps e non c’è ancora l’insegnante di sostegno incaricata, anzi non c’è ancora nemmeno la graduatoria delle assegnazioni al CSA.

Vorrei NON DIRE che l’Inglese dovrò insegnarlo io per il sol fatto di aver frequentato (obbligata) un breve corso ministeriale e non l’insegnante specialista di L2 che deve presto sparire dal carico statale,  che dovrò insegnare da sola tutte le materie come si faceva 30 anni fa perché l’organizzazione modulare non esiste più visto che allo Stato costava troppo e che si è buttato al vento un patrimonio esperenziale di ricchezza, scambio, condivisione, specializzazione.

Vorrei anche NON DIRE ai genitori  che dovranno portare la carta igienica e a scansione mensile perché non ci sono armadi a sufficienza dove riporla se dovessero portarla tutti nella stessa settimana, che i bambini dovranno munirsi di sapone e tovagliette perché non ci sono dispenser e asciugamani elettrici nei bagni o aule mensa. Vorrei anche NON SENTIRE le parole di quella mamma che, ad occhi bassi, mi chiederà di pazientare perché al momento non può acquistare il corredo scolastico al figlioletto.

Mi piacerebbe moltissimo poter mostrare ai bambini una bibliotechina di classe ricca di libri per l’infanzia, libri nuovi, accattivanti, colorati e sedermi sotto un albero con loro attorno per sfogliare, osservare, leggere, ascoltare. Sarò una maestra all’antica, ma amo l’odore e il rumore della carta e vorrei che anche i miei piccoli se ne innamorassero. Dovrò accontentarmi dei pochi volumetti in dotazione alla scuola ed incrementare di mio, anzi di nostro, con la collaborazione delle famiglie. Due giorni fa in libreria non ho resistito ad un moderato acquisto di libri di narrativa per i miei alunni e mi sono anche vergognata a presentarmi come insegnante e a chiedere un po’ di sconto ulteriore. Perché ci si vergogna, sa? No, forse Lei non sa, non può sapere…

Ancora, Signor Ministro, mi piacerebbe poter dire ai genitori che il plesso scolastico SARA’ dotato di pc per ogni  alunno (ad oggi nell’aula informatica del mio plesso  abbiamo 9  pc funzionanti, senza connessione Internet  e senza stampante, per 150 alunni), di Lim,  di fotocopiatrice, di tablet, ma quel verbo al futuro lo uso ormai da 5 anni e comincia a suonare di presa in giro, quindi eviterò di ripeterlo.

Avrei tante altre cose da dirLe, ma non ho più tempo per stare al pc perché devo programmare le mie prime lezioni, andare in copisteria per ritirare e pagare alcune fotocopie  e  foderare tre scatoloni di cartone recuperati in un supermarket  visto che le aule non sono dotate di contenitori per la raccolta differenziata e anche a  questo devono pensare le maestre o le famiglie. Ed io, se mai avrò il coraggio di chiedere alle mamme la carta igienica, di certo non avrò la forza di chiedere anche le pattumiere!

Come vede, Signor Ministro, il tablet può aspettare.

Concludo augurando a Lei  buon lavoro ed agli alunni, alle famiglie, agli insegnanti,  me compresa,  un sereno, costruttivo e sorridente nuovo anno scolastico. Nonostante tutto e al di sopra di tutto.

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