Quella piccolissima offerta  la lasciai nelle mani ossute e tremolanti di Fra Modestino in quella  mattina di primavera di quasi nove anni fa, una cosa irrisoria e non programmata, data di slancio dopo un semplice, delicato e tenero  colloquio avuto con il cappellano del convento dei cappuccini, erede spirituale  di San Pio da Pietralcina.

Non so perché lo feci: era quello per me e per la mia famiglia  un periodo ancora denso di nubi e di incertezze e mi piacquero le parole, i sorrisi e la carezza  che Fra Modestino mi regalò e di certo il mio pensiero in quel mio gesto libero ed istintivo di offerta  fu pensato per la vita semplice dei frati, per l’ospedale che affianca la chiesa di San Giovanni Rotondo, per i tanti gesti di carità che i Frati spesso sanno fare.

Mai mi sfiorò, nemmeno remotissima, l’idea che quei soldi dovessero o potessero servire per una sfarzosa costruzione  di  2000 metri  quadrati  e di una grande  faraonica cappella mortuaria interamente ricoperta di oro, cappella di un frate, oggi santificato, che  ispirò tutta la sua vita agli insegnamenti francescani.

E invece… So che l’argomento è vecchio e già discusso, ma ritrovarmi lì tanti anni dopo e vedere quanto realizzato…

Passi per la nuova enorme chiesa, modernissima ed avveniristica che dall’esterno tanto somiglia ad un qualsiasi palazzetto dello sport ,  ricca di marmi, pietre e sculture anche di pregio (e pare anche di simbologie oscure), ma la cappella di Padre Pio…

(Foto web)

Appena ti avvii verso la cripta avverti subito un senso prima di smarrimento e pian piano di disagio, fastidio e infine  distacco  per l’opulenza e la lussuria che via via ti vengono incontro. Il tunnel a spirale che ti porta giù, architettonicamente valido, è un susseguirsi di statue ed è interamente tappezzato di mosaici (che molti dicono belli e pregiati ma che a me non sono piaciuti perchè non amo questo genere di arte ) che raffigurano momenti di vita di San Francesco e  di Padre Pio in una sorta di parallelismo.  Si susseguono parecchie frasi  scritte in tasselli di mosaico d’oro che fai fatica a leggere, tanto brillano. Poi arrivi nella sala-cappella e resti folgorata dal bellissimo (questo sì, bisogna ammetterlo) tetto a onde sempre di mosaico in foglia d’oro e attorno ancora giganteschi mosaici in oro e pietre che troneggiano e che forse vogliono comunicarti qualcosa, ma non so proprio cosa. Di certo non comunicano spiritualità, sacralità o religiosità. Nemmeno la tomba  di San Pio, in argento e pietre dure, riesce ad emozionarti, confusa ed infastidita come sei da tanto inutile sfarzo.

Così esci fuori per respirare nel  piazzale delle campane e delle aquile (alquanto sinistre ) e un cartello specifica che tutto ciò che hai visto è stato realizzato con le offerte  e con i monili d’oro (squagliati) donati nel tempo dalle migliaia di fedeli sparsi per il mondo. Sì? Era questo l’intento delle donazioni dei fedeli?? Ed era questo ridicolo  e  kitch caveau da banca mondiale  che meritava padre Pio e che stride violentemente con la sua vita di frate francescano???

(particolare  del piazzale esterno della nuova chiesa di S. Giovanni Rotondo)

Sono consapevole che l’oro ha sempre gremito le chiese e i vari culti del mondo e del business che inevitabilmente ed inesorabilmente si crea attorno e  altrettanto consapevole che alla santa madre chiesa vaticana si deve quanto meno la conservazione di un enorme patrimonio artistico spesso di indiscusso gusto e storico culturale di spessore.  

Sono però anche consapevole che Padre Pio in quella cripta sia in assoluto disagio e sono convinta che se un giorno decidessi di “incontrarlo” non sarà certo in quella cappella d’oro ma in una semplice distesa di campagna o sotto i rami argentei di un ulivo o ancora nei silenzi assolati del sud, tra i poveri e nei ricoveri, nelle chiese agresti e nelle cattedrali antiche, nei corpi dei malati o nei cuori della gente semplice .

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