La terrazza della casa al mare, come tutte le altre, si apre sul cielo blu e sull’interno del condominio e succede così di vedere e di sentire le vite altrui. Non sempre è piacevole, ma a volte le notti estive riservano simpatiche scene.

 Perché capita di non riuscire a prendere sonno per il gran caldo e di stare un bel po’  fuori sulla sdraio in attesa di Morfeo e a luci spente per scoraggiare le zanzare e per ammirare qualche stella in più.

E così l’altra notte, già mezza appisolata , stavo decidendo di andare a dormire quando l’urlo di una ragazza mi fece trasalire. Erano due ragazzi con grandi borsoni in spalla che guardavano il balcone di un appartamento al primo piano; un po’ distanti da me, nella semioscurità del complesso non ancora del tutto abitato, scorgevo appena le loro giovani sagome, soprattutto la folta e riccia capigliatura di lui e percepivo a stento le loro parole.

-Io non salgo- diceva lei – torniamo a casa!

Lui salì la scala esterna, accese le luci dell’appartamento e dopo un attimo si affacciò dal balcone munito di scopa.

–Dove? Dimmi dove – chiedeva alla ragazza che rimaneva ferma nel vialetto col suo borsone stretto tra le braccia.

Lui iniziò ad armeggiare con la scopa: cercava di staccare qualcosa dal cordolo del balcone, qualcosa che aveva spaventato la ragazza. Un topo? Un pipistrello? Un grosso geco? Con tutto quel verde che abbiamo può succedere.

I due parlavano da sopra a sotto e la ragazza si muoveva nervosamente avanti e indietro; non percepivo tutte le parole, solo qualche -Ma dai, vieni su, entra, la casa è pulita- di lui. Lei restava ferma e diceva –Andiamo, andiamo. Poi indicava al ragazzo come muovere la scopa. Questo durò almeno dieci minuti e non capivo cosa potesse averla tanto spaventata. Sicuramente erano dei ragazzi che avevano affittato quell’appartamento  per qualche settimana o mese: non mi sembrò di riconoscere voci e sagome.

-Ecco, chiuso! Ho chiuso la porta, non c’è più niente. Sai che significa il verbo chiudere? Che non si entra, che non si passa! Non passa più niente da quella porta. Chiuso! Sali!

Lui si stava spazientendo e lei per tutta risposta girò i tacchi e si avviò verso l’uscita del viale. Lui scese le scale a precipizio ed andò a rincorrerla. Vedevo i loro gesti animati, ma non percepivo le parole. Poi i gesti di lui diventarono più teneri: forse stava capendo che occorreva calmare la ragazza, rassicurarla e che la dolcezza avrebbe avuto più effetto. Parlarono un po’ guardando sempre quel balcone, poi lui le circondò le spalle, le carezzò i lunghi capelli e la prese per mano conducendola lentamente verso quella scala.

Lei stava indietro, andava a piccoli passi, quasi si faceva trascinare  e a metà scala si bloccò.

“Dai, dai, incoraggiala ancora, aiutala: sii tenero!” dissi a voce quasi alta, chiedendomi sempre cosa l’avesse spaventata così tanto. Ma non potevano sentirmi.

Lui improvvisamente la baciò, un lungo e, penso,  tenero bacio e poi la sollevò tra le braccia come si fa con una sposa e la portò dentro : aveva capito come fare.

Andai a dormire e Morfeo mi abbracciò mentre ripensavo a quante volte un bacio, uno sguardo tenero  e una carezza del mio lui avevano risolto le mie paure come per magia. Magie dei tempi andati : oggi il mio lui si spazientisce se mostro timore per qualcosa perché ad una certa età…ma non ci sono età, no, non ce ne sono proprio…

L’indomani stavamo appena finendo di pranzare nel terrazzo quando vidi passare i due giovani che si tenevano per mano. Riconobbi senza dubbio lui per via di quell’enorme capigliatura riccia. Erano giovanissimi e lei con quei capelli chiari e lisci e gli occhi verdi poteva essere mia figlia.

-Scusatemi ragazzi, ieri notte ho assistito alla scena del vostro arrivo e ancora mi chiedo che cosa ti abbia tanto spaventata. Un topo?- dissi rivolgendomi a lei.

– Blatte. C’erano tre enormi blatte sul cordolo del balcone e a me fanno schifo!-

– Anche a me, decisamente! Fuggo se ne vedo anche solo una, ma col caldo umido di questi giorni può succedere che se ne  incontri qualcuna.

-Abbiamo disturbato?- chiese lui – Mi spiace. Siamo arrivati tardi e resteremo qui due settimane, blatte permettendo.

-No, affatto, nessun disturbo,  anzi  mi complimento  per come hai saputo calmarla e darle coraggio- risposi sorridendo a quella matassa di ricci neri.

Lui arrossì un attimino e mio marito insorse :- Mia moglie è terrorizzata dalle blatte e fa mille storie. Non so tutte le volte come calmarla.

Lo guardai e poi guardai il ragazzo:- Non è vero che non lo sa: lo ha dimenticato.

Mio marito mi guardò perplesso e lasciai correre. Poi presi il piattino con le ciliegie e andai verso i ragazzi:

-Posso offrirvele? Come benvenuto in questo complesso di mare e come augurio di belle vacanze.

Lei accettò con un dolce sorriso : -Grazie, buona estate anche a voi.

 

I.Diaz Olano – La  hija del puerto, 1930-33

Annunci