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Chiudi la porta, stacca il telefono, spegni lo stereo, la TV, il PC, il cellulare.

Accosta le tende.

Togli l’orologio, non ti servirà per un bel po’.

Abbassa le luci perché siano soffuse al punto giusto per permetterti di leggere e non dare fastidio agli occhi.

Sdraiati sul divano posizionando bene i cuscini per stare comodo.

Allontana dalla mente i pensieri.

Rilassati.

Prendi il libro, odoralo, sfoglialo lentamente e comincia a leggere.

 *

 E’ il più bel regalo che puoi fare a te stesso.

 *

In questi giorni  ho finito di leggere “Una raggiante Catania” di Domenico Trischitta, un libro choc sulla mia città, choc per me almeno che ho studiato a Catania senza conoscerla nei suoi aspetti più neri e più bui degli anni 70-80. Leggevo e mi chiedevo dove fossi io a quei tempi visto che molte cose citate nel libro mi  erano nuove. Eppure ero lì e frequentavo proprio quell’università dove fecero trovare la testa di un cavallo.  Ero lontana, lontana per fortuna da certi ambienti e da certi quartieri, ma in questi giorni, sdraiata sul divano sono stata  con quei ragazzini dei quartieri più degradati della città, quelli che giocavano con la lava per fare capanne o per strada con le pistole, sono stata  lì tra i poliziotti violenti e tra i morti ammazzati,  con i ragazzini e con i loro sogni di salvezza e di riscatto; sono stata con loro mentre si iniziavano al sesso o cercavano il sogno, subito svanito, in Germania. Sono stata con le loro inquietudini e soprattutto con la loro musica. Perché il libro è tutta una playlist, la  playlist della mia generazione e della mia gioventù. Anche io ascoltavo Radio Marte  e ricordo quando l’emittente locale  iniziò a trasmettere canzoni diverse da quelle napoletane e tutti noi giovanissimi iniziammo a muoverci e a sognare al ritmo delle note di Bob Dylan, dei Queen, dei Beatles, dei Pink Floyd: non sapevo che furono proprio loro, i ragazzini dei quartieri neri della città che si impossessarono dell’emittente radiofonica ed iniziarono a proporre musica diversa, musica rock. Il quartiere insorse, chiese a gran voce le vecchie canzoni strappacuore,  ma il cambiamento stava avvenendo e fu  inarrestabile. Perché mentre la città contava un morto ammazzato al giorno ecco spuntare i Denovo, storico gruppo new-wave  catanese che irruppe prepotentemente nelle radio libere della città.

“Catania è nera,  nera perché di lava, nera perché di mafia, nera perché fascista”.

 Poi arrivano Giuseppe Fava, un eroe giornalista, gli anni Novanta, la movida e i salotti letterari e teatrali,  Sgalambro il filosofo e Battiato il cantautore  che si inventano le estati catanesi e  una giovane promessa da pub che esplode come un amore di plastica.

E mentre Carmen Consoli, la Cantantessa, intona  in una sua canzone di una raggiante Catania,  ecco che Turi, il protagonista del libro, dopo aver salutato i suoi amici di quartiere, molti dei quali ammazzati da tempo, riprende in mano la sua laurea in filosofia ed inizia a vivere nella sua raggiante città degli anni ’90.

Un bel libro, una scrittura non facile, ma fortemente accattivante, nuova, particolare, raffinata, un pugno e una carezza per la mia città: una piacevole lettura emozionale.

Disegno di Gabriella

Con il libro di Trischitta mi è tornata la voglia di leggere. Mai svanita in realtà, solo assopita, ma ora la sento prorompente. Sul comodino mi attendono Gramellini, Raffaele Nigro, Jostein Gaarder  e Giuseppina Torregrossa.  E poi? Accetto volentieri consigli 🙂

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