Alzarmi alle cinque del mattino ed iniziare queste giornate con voi, ancora con voi, con le vostre competenze, con le  parole scritte, con i vostri pensieri e con le sensazioni che in questi cinque anni avete provato.

Tra una scheda di grammatica, un riassunto, un dettato, un’analisi, mi soffermo sul vostro ultimo tema e mi faccio cullare dalle parole: fotogrammi che scorrono davanti agli occhi. Sono belle queste parole e fanno bene al cuore. Le avete scritte a scuola mentre passeggiavo tra i banchi e, sorridendo, dicevo che stavolta non potevo aiutarvi perchè era una prova di verifica e perchè non puoi aiutare a scrivere una pagina di diario.

Le vostre penne scorrevano veloci mentre scrivevate dei cinque anni trascorsi insieme e di cose da fissare su un foglio bianco ne avete trovate tante: un pezzo di vita con i compagni, con le maestre, con l’incanto della scoperta del sapere e della conoscenza.

Quante situazioni, quanti momenti avete ricordato! Le gite, le recite, i libri letti ed ascoltati, i lavoretti, i giochi, i teatri, alcuni argomenti di studio che più vi hanno incuriosito, i rapporti di amicizia con i compagni, le discussioni, qualche litigio, alcune confidenze, alcuni amori.

Sorrido nel leggere una frase di Chiara: – Ricordo quando  in prima classe dovevamo scrivere la E in corsivo maiuscolo. Che incubo! Io facevo un fusillo, come quello della pasta, un ricciolo lungo, uno scarabocchio e quella benedetta vocale usciva dagli spazi e stava storta e la maestra con tanta pazienza impugnava la mia mano e insieme tracciavamo quel segno così difficile. Guarda maestra:

Vedi adesso come viene bene? L’ho odiata questa vocale, ma ora osservo compiaciuta la sua eleganza. E lo devo a te. E vorrei  ancora non saperla fare perchè vorrei che tu ancora e ancora  una volta impugnassi la mia mano per condurmi verso nuove conoscenze con quella delicatezza che non dimentico.

E resto così mentre leggo e non noto più le virgole che mancano, la sintassi un pò pasticciata o il verbo sbagliato. La penna rossa resta ferma,  sospesa tra i ricordi e le emozioni.

Pochi giorni ancora e le nostre strade si separeranno: nuovi insegnanti vi accompagneranno verso più approfondite conoscenze, verso la crescita ed io resterò in attesa di un vostro saluto, di vostre notizie e nel frattempo mi preparerò ad impugnare altre manine tremanti. Ma il calore delle vostre mani non lo scorderò mai.

Auguri, bambini miei!  Adesso andate testa alta verso le Scuole Medie e verso la vita.  

Siate uccelli liberi di spiccare il volo. Siate alberi forti e rigogliosi, colorati e splendenti.

Siate sempre voi stessi ed impegnatevi per essere felici.

Gustav Klimt – L’albero della vita – Trittico

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