Qualche mese fa ho letto nel blog dell’amica Vera un bel post dedicato a Sua Maestà l’Etna, un post scritto con tanto affetto e tanto pathos , tipico di chi ha  amato, ama  ed amerà sempre “a muntagna” perché non la si può non amare, anche se ci si trova a centinaia di chilometri di distanza.

A ciò che scrive Semplice, vorrei aggiungere un aspetto non secondario del Vulcano e che, inoltre, la dice anche lunga sulla tempra della sua gente. Perché se è vero, e vero è , che l’Etna ti regala tantissimo, è anche vero che spesso ti fa stare in tensione e ti fa sussultare il cuore con le sue eruzioni, coi suoi tremori, con le piogge nere, coi boati che ti tolgono il sonno.  Il legame, però, è fortissimo e per noi etnei “a muntagna” non può che  essere buona, amica, sorella e le imponenti distruzioni avvenute nei secoli, tendiamo a cancellarle, a dimenticarle, ad annullarle. Per noi l’Etna è quel gigante buono che  offre meraviglie e null’altro, altrimenti non potremmo vivere ai suoi piedi.

 Lo rispettiamo, lo curiamo e coccoliamo: lo amiamo. E’ il nostro primo sguardo del mattino : siamo tranquilli quando notiamo che fuma e sbuffa, rassegnati quando ci inonda di cenere nera, estasiati quando erutta con le sue spettacolari fontane verso la Valle del Bove , ampio contenitore naturale senza alcun pericolo per la gente e il territorio, timorosi quando si scuote con tremori e boati e non sai se e dove andrà ad aprirsi, quando notiamo rigonfiamenti e spaccature del terreno ed osserviamo che le sue eruzioni sono diverse.

Nel corso dei secoli , alla furia distruttiva dell’Etna, ha fatto riscontro la tenacia e la capacità della gente etnea, che ha sempre ricostruito, con lentezza e sacrificio, ciò che il Vulcano è andato via via distruggendo.

Il suo prodotto principale, il basalto, è inoltre sempre stato utilizzato per svariati usi, divenendo  materia prima per l’edilizia e la ricostruzione ma anche, piegato e forgiato dalla capacità e dalla fantasia dell’artigiano e dell’artista,  per opere d’arte e d’ingegno. Nella ricostruzione settecentesca della Sicilia Orientale, dopo il terremoto del 1663, si concentrò la più alta espressione dell’utilizzo architettonico del basalto etneo con i capolavori del barocco catanese, attuale volto del centro storico di Catania.

Porta Garibaldi – Catania

 L’estrazione e la lavorazione della pietra lavica ha avuto un notevole riflesso sull’ economia locale, per il numero di addetti e per l’alta specializzazione richiesta, tanto da dare origine a dei veri mestieri. Un tempo c’era lo spaccapietre , che estraeva dalla cava i massi utili alla lavorazione e dava una prima lavorazione con mazze, martelli e cunei di ferro per ottenere i primi blocchi di pietra; c’era l’intagliatore, che continuava a dar forma ai grandi blocchi secondo l’uso che se ne doveva fare;  c’era lo scalpellino, che con grande pazienza e creatività dava forma estetica ai blocchi lavici per creare portali, maschere, colonne, chiavi, fioriere, …; c’era il sabbiatore, che andava a cercare in strettissimi cunicoli la finissima sabbia lavica che, mischiata ad altri prodotti, poi dava un colore uniforme al basalto; c’era il basolaro, operaio specializzato nella costruzione delle basole o bolognini,  utili a pavimentare strade, piazze, cortili, in connubio spesso  con marmi e pietre bianche per esaltarne l’eleganza.

Chiesa Santa Maria di Randazzo (CT) costruita interamente in pietra lavica

Mestieri che ormai sono del tutto scomparsi perché da decenni si usano  moderne e costose  tecnologie estrattive e costruttive, meno faticose, più precise, più specialistiche, più sorprendenti nell’utilizzo di questo prodotto naturale che, saputo lavorare nel rispetto della tradizione e della purezza della pietra, diviene punto cardine per soluzioni di arredo eleganti, sobrie e raffinate .

Beauty center – pavimento e pareti in basalto

Oggi il basalto esplode di colori, se vuoi e c’è il ceramista che, in linea con le attuali richieste di mercato, interviene sulle lastre laviche con decori di smalto policromo per creare elementi di arredo per bagni e cucine, piastrelle da pavimentazione e rivestimenti interni ed esterni , praticamente eterni perché inattaccabili da qualsiasi agente esterno.

Il mio tavolo in pietra lavica ceramizzata

Il basalto etneo , roccia effusiva di tipo basico, per le caratteristiche particolari che presenta in termini di durezza, resistenza e versatilità, è l’unico basalto al mondo o comunque il migliore,  a poter essere utilizzato  per l’edilizia e l’arredo urbano. Non tutto il basalto che l’Etna ci offre e continuamente rinnova, può essere utilizzato, ma occorre  ricercare quello  dove il materiale si è formato  secondo particolari condizioni, a cominciare dal raffreddamento che necessita della dovuta lentezza per consentire alla lava di dare strutture composte e massive.

 Poi le operose ed innovative fabbriche della lavorazione della pietra lavica faranno il resto.

 Pavimento in pietra lavica lucida 

Altro e meglio dovrebbero fare le politiche economiche di zona e regionali per far sì che questi preziosi e unici prodotti entrino in un mercato commerciale di più ampio respiro e produttività.

I vincoli e le modalità di costruzione della zona etnea imposti dai Comuni e dalle varie Sovrintendenze,  sono attentamente rispettati e riguardano  anche la ristrutturazione  dei vari centri storici; vincoli che, oltre al discorso sicurezza, si orientano naturalmente verso il mantenimento, la ripresa e la valorizzazione dell’uso della pietra lavica. Giusto, giustissimo, e ci impegniamo, noi gente dell’Etna, a sopportarne il costo parecchio elevato.

 Ma meglio e di più si potrebbe fare. Abbiamo l’oro in mano, l’ Oro Nero, e non sappiamo farlo brillare a dovere: questioni già risapute, purtroppo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci