Ci siamo quasi: sta per arrivare la signora PRIMAVERA e con essa il grande risveglio della natura. Se, pian piano, tutto attorno a noi si prepara a cambiare, anche sopra di noi, nella volta stellare, parecchie situazioni stanno per modificarsi. Il cielo primaverile sarà dominato  da un  grande triangolo, il cosiddetto Triangolo di Primavera. Il vertice più brillante sarà costituito dalla stella Arturo, nel Boote, e ci terrà compagnia fino alla tarda estate.

Arturo è una  stella gigante luminosissima,  di colore rosso-arancio,  appartenente alla costellazione del Bifolco (Bootes) e annuncia l’arrivo della primavera.   E’ la quarta  stella più brillante del cielo,  34 volte più grande del Sole con i suoi 32 milioni di chilometri di diametro. Una misura irrisoria se confrontata con colossi del calibro di Betelgeuse o di Antares, ma Arturo appare molto più luminosa perché a noi più vicina. E’ una stella molto vecchia e di essa si hanno tracce scritte sin dal VII secolo  in un poema di Esiodo e si ritiene che la sua fine sia vicina. Ma ancora c’è e quindi possiamo goderne la visione.

Oltre al grande splendore ed al fatto di essere una delle poche giganti a noi vicine, un’altra caratteristica che distingue Arturo è l’eccezionale rapidità con cui si sposta sulla volta celeste  Sempre in movimento, è adesso in avvicinamento ad una velocità di 4,8 km/s. Si tratta  di un moto temporaneo, visto che  riprenderà ad allontanarsi fino a sparire dalla vista ad occhio nudo tra circa 500 mila anni: di tempo, quindi, per ammirarla ne abbiamo parecchio.

Situata nel prolungamento della coda dell’Orsa Maggiore, Arturo brilla novanta volte di più del Sole ed  è stato calcolato che il calore che ci arriva da questa gigante arancione  equivale al calore che riceviamo da una candela accesa ad otto chilometri di distanza.  Affascina sapere che un raggio di Arturo concentrato dal rifrattore di Yerkes di un metro di apertura,  servì ad azionare un fotorelais che accese tutte le lampade della Fiera mondiale del “Century of Progress Exposition”, a Chicago, nel 1933.

Il suo nome deriva dal greco Arktouros, che significa letteralmente Guardiano dell’Orso o Coda dell’Orso (ossia dell’Orsa Maggiore, la costellazione in cui è contenuto l’asterismo del Grande Carro).

Il suo splendore ha incuriosito gli uomini di tutti i tempi e su Arturo si sono sviluppati tesi,  opinioni, credenze , miti e leggende. Arturo è menzionata nella Bibbia, nel libro di Giobbe; gli Ebrei la chiamavano infatti “stella di Giobbe”. Presso gli antichi Greci e Romani Arturo era un astro presago di avvenimenti nefasti: annunciava tempeste ai navigatori, secondo Omero, e disgrazie ai contadini, secondo Virgilio.

I navigatori polinesiani preistorici la chiamavano invece “Stella della Gioia” e la usavano per l’orientamento.

Ma il mito più affascinante resta sempre quello greco, Arcade e Callisto, mito sul quale si proiettano le più antiche usanze rituali di iniziazione femminile, nonché velati riferimenti all’omosessualità e al femminino eterno, alla vita nella sua forma materiale e ancora di più al mistero della creazione stessa, del principio che regge l´universo stesso e che non può essere che retto da un principio femminile.

Callisto era la bellissima figlia di Licaone, re dell’Arcadia. Essa, ancora giovinetta, si votò alla dea Artemide (Diana per i Romani): doveva rimanere vergine per servire e accompagnare la dea a caccia di animali nella foresta. Zeus tuttavia si innamorò di Callisto e la sedusse trasformandosi in Artemide; dalla loro unione nacque Arcade. Zeus sapeva che se sua moglie Era fosse venuta a conoscenza del tradimento si sarebbe vendicata su Callisto; quindi per proteggerla la trasformò in un’orsa .Callisto, divenuta orsa, vagò nella foresta alla ricerca del figlio, che trovò alcuni anni dopo, quando Arcade era ormai un uomo adulto. Ella cercò di abbracciare il figlio sollevandosi sulle gambe posteriori, ma Arcade non la riconobbe e pensò che l’orsa stesse per aggredirlo. Proprio quando Arcade stava per uccidere sua madre, Zeus, commosso per ciò che stava per accadere, trasformò Callisto e Arcade in costellazioni (Orsa Maggiore e Minore). Venuta a conoscenza dell’accaduto, Era, furiosa, chiese ad Oceano di non permette che potessero mai bagnarsi nelle sue acque. In questo modo viene spiegata la declinazione molto settentrionale delle due costellazioni che le rende circumpolari in molte regioni dell’emisfero boreale. Per proteggere le due costellazioni dalla gelosia di Era, Zeus mise Arcade a guardia di Callisto. Callisto divenne l’Orsa Maggiore e Arcade (Arcas) divenne Arturo,  guardiano dell’Orsa.

TIZIANO -Diana e Callisto-1556

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