Un piacevole scambio di commenti con un ospite del blog di Alidada, mi ha dato lo spunto per questo post. Si discuteva sulla differenza tra i social network e i blog e di come i primi abbiano molti punti in più (pare) rispetto ai blog, anche per ciò che riguarda il ritrovamento di amici dispersi, di ex amori, ex vicini di casa, ex compagni di scuola…insomma, ex qualcosa.

Fermo restando che ritrovarsi è una delle esperienze più belle della vita, rarissima ma bella, fermo restando che non è mai consigliabile andare a ricercare un ex amore perché se oggi è ex un motivo ci sarà, fermo restando che ritrovare gli ex compagni di scuola  è un pò rischioso perché la vita ti cambia e il ricordo che hai è quello e quello a volte è preferibile che resti, vorrei un attimo riflettere sugli amici dispersi e su quanto possa essere positiva o meno la ricerca di una persona con la quale andavi perfettamente d’accordo, ma che poi hai perso senza una ragione valida.

Di amici ne abbiamo tutti e  sappiamo che non sono tutti uguali. Gli Amici con la A maiuscola sono quelli che non si perdono,  nella buona o nella cattiva sorte, trasferiti o sotto casa. Ci sono sempre nella tua vita perché sono Amici. Facebook o meno. Altri amici sono quelli temporanei e legati a certi momenti di vita, a certi percorsi, a certi frangenti più o meno lunghi. E sono questi quegli amici che un social network come FB  potrebbe farti trovare, ma solo 1 ritrovamento su  100 sarà un vero e felice ritrovarsi per sempre. Per il resto sarà solo un veloce aggiornamento di vita e un riperdersi di nuovo.

E ri-perdersi è forse peggio che perdersi. In molti casi è’ un dispiacere che si rinnova.

 

In quella scuola arrivammo insieme e fresche di nomina di ruolo come insegnanti di sostegno. Entusiaste e felici di intraprendere la vita lavorativa, entrammo immediatamente in sintonia. Determinante fu l’incontro con il preside che subito  ci chiese impegno serio e concreto per  rivoluzionare il settore sostegno che andava male per errata impostazione e per  superficialità e lassismo di parte della classe docente della scuola. Fece un bel discorso  e si mise a disposizione per qualunque cosa noi proponessimo.

Quell’ importante spinta fu ciò che determinò il resto: noi tre ci coalizzammo e ci rendemmo attive e collaborative in tutto. Riprendemmo i libri in mano, frequentammo  corsi di aggiornamento e soprattutto unimmo le nostre sinergie per il raggiungimento dello scopo. Tanto impegno,  tanto lavoro, tanto coraggio e tanto stare insieme. Per farla breve: in due anni riuscimmo a capovolgere la situazione e a far assurgere a rispetto e dignità, nonché ad efficienza, il settore educativo dell’insegnamento del sostegno di quella scuola. Ricordo ancora le facce sbalordite e contrariate delle altre colleghe quando dicemmo che avremmo lavorato dentro le classi e che mai più un alunno h. sarebbe uscito per lavorare in un’auletta, in un angolo di corridoio o in un sottoscala. Ma questa è un’altra storia…

Noi tre diventammo inseparabili e ben presto coinvolgemmo le rispettive famiglie anche per momenti di convivialità, per gite fuori porta domenicali, per un cinema, ecc… Tra noi si parlava di tutto e non solo di scuola: ci si confidava, ci si aiutava. Mai ci fu una contrarietà o una discussione.

Dopo cinque anni di piacevolissimo  stare insieme e di costruttivo  lavoro, decidemmo di cambiare ruolo di insegnamento anche per avvicinarci alle nostre famiglie. E così ognuna di noi si trasferì in scuole e paesi diversi. Quante promesse, quanti propositi di continuare quel bel rapporto, di rivederci sempre. E invece…invece seguirono oltre 10 anni di assoluto silenzio per tutte. Solo qualche notizia volante perché nelle scuole si gira e ci si conosce un po’ tutti. Perché quel silenzio? Non lo so; ognuna si adattò al nuovo modo di lavorare, al nuovo ambiente, ebbe nuovi interessi  e, prese dai gorghi della vita, ci dimenticammo di noi. Noi…mi chiedo se mai siamo state noi o se lo fummo solo per un periodo perché unite da un progetto, da una percorso che ci entusiasmò .

In un giugno di quattro anni fa  trovai una foto di noi tre, una bella foto, e mi misi in testa di ritrovarle. Grazie ad una breve, ma intensa ricerca tra agende e quaderni, tra telefonate a questo e quello,  ebbi i loro recapiti e, senza esitare, le chiamai.

Le telefonate furono un’esplosione di gioia ed entusiasmo e, desiderosa davvero di rivederle e ritrovarle, organizzai un incontro per il fine settimana . Ci ritrovammo sedute al tavolo di un bar a gustare una buona granita e restammo oltre due ore a raccontarci di noi. Di scuola e di noi.  Poi ci fu la promessa:

-Ora che ci siamo ritrovate, cerchiamo di non perderci più. Facciamo passare l’estate e a settembre ci rivediamo per una cioccolata. Adesso sarà più facile visto che abbiamo aggiornato i contatti. Dobbiamo recuperare il tempo della nostra amicizia interrotta.

Sto ancora aspettando che una delle due mi chiami per quella cioccolata.

Se avessi usato Facebook le cose sarebbero andate diversamente?

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