Ricevo dall’amico Bruno un breve stralcio del suo viaggio di Natale oltreoceano, accompagnato da bellissime foto che lui stesso ha scattato nella magica notte di Capodanno.

 “E’ un rito che avevo già visto nell’agosto del 2005, ma la sera del 31 dicembre ha un fascino particolare. Sarà che fare il capodanno in spiaggia non è proprio un’ abitudine per noi che viviamo in Italia, sarà che babbo natale e le renne sulla sabbia sanno di fuori luogo, sarà che ogni cosa nuova ha in sé un fascino strano, ma la notte di capodanno 2012 che ho trascorso a Key West è stata sicuramente da ricordare.

 Key West è l’ultima di una collana di isolette che si trovano a sud della  Florida, collegate da un unico ponte che per lunghi tratti corre sul mare dividendo l’Oceano Atlantico dal Golfo del Messico. Non lontana da Miami e da Cuba, l’isola ha un nome molto anglosassone; in realtà viene dallo spagnolo Cayo Huesos (isoletta delle ossa) in quanto qui furono trovati resti umani dai primi colonizzatori spagnoli e poi gli Stati Uniti anglicizzarono il nome in Key West.

Siamo a 24 gradi nord e il clima è decisamente da tarda nostra  primavera anche a dicembre e gennaio. Fu qui che Ernest Hemingway decise di vivere da solo buona parte della propria vita e qui scrisse uno dei suoi capolavori: “Il vecchio e il mare”. 

Già dal tardo pomeriggio del 31 l’atmosfera si carica di promesse per l’ultimo tramonto del 2011. I bar senza vetri, dove dal vivo si esibiscono cantanti e gruppi, con i tavoli che danno direttamente sulla strada, fanno da anfiteatro a  migliaia di persone che fanno shopping e danzano al ritmo della musica.  Duval Street è un vero formicaio di gente che si aggira tra le tipiche case di legno bianco ad un solo piano con il patio sul davanti e il giardinetto adornato di luci e soggetti natalizi.

Tutti hanno però una meta: alle 17.30 a Mallory Square per attendere il rito del tramonto.

 Anche qui, lungo il pontile che da Mallory Square si affaccia ad ovest c’è musica dal vivo e decine di artisti di strada che intrattengono le persone con scatenate melodie e danze. Ci sono anche altre danze da osservare:

gabbiani e pellicani bruni volano fin sopra le nostre teste, rubando la scena a un gruppetto di biplani ad elica che ronzano facendo evoluzioni e riportando la scena indietro di 70 anni mentre sull’acqua, costellata di piccolissime altre isolette interamente ricoperte di vegetazione, navigano in ogni direzione centinaia di barche di ogni dimensione fino ai velieri, tutti in attesa del tramonto: the Sunset come qui si dice o, meglio ancora, la Puesta del Sol, visto che lo spagnolo è più diffuso dell’inglese.

Un lungo applauso saluta il sole che scompare nel Golfo del Messico regalandoci un cielo blu raggiato di arancio.

Saluto Key West e, dopo la cena e poche ore di sonno, vado ad incontrare l’alba del nuovo anno dall’altra parte, sull’Oceano Atlantico, a Miami Beach e alle 06.00 sono già in riva al mare. Vedo che moltissimi mi hanno preceduto e molti hanno trascorso la notte sulla sabbia.

L’Atlantico è nero e il cielo ad est appare appena tinto di un rosa cupo.

Mi siedo in attesa su una delle tante scalette di legno e quasi subito mi accorgo di un gatto nero che si posiziona proprio accanto a me, anche lui rivolto verso il mare come ad attendere l’alba. E’ una compagnia che non mi aspettavo, ma che mi rende felicissimo. Facciamo subito amicizia.

Intanto il cielo ad est regala tutte le tonalità possibili del rosa e del rosso…..e il blu si estende già sopra di noi. Pian piano, poi, si riempie di colori

 

 e alle 07.07 appare il sole. Radioso.

Scendo in spiaggia dove molta gente sta festeggiando mentre altri sono ancora sdraiati, sicuramente vinti dalla stanchezza o dall’alcool. I granchi riprendono la vita di ogni giorno, i gabbiani e i pellicani tornano a fare evoluzioni e tuffi per pescare mentre una coppia dorme abbracciata sopra un letto di rose bianche cosparse sulla sabbia; accanto una bottiglia vuota di  Moët & Chandon.  

Ho conservato il tappo come ricordo di quella mattina . E del gatto. E della nuova alba.”

Bruno

 

Mi piace chiudere questo post con una frase tratta dal libro “L’uomo e il mare” di  Hemingway e la dedico alla nuova alba 2012 e a tutti coloro che non amano il verbo Sperare:

“It is silly not to hope, he thought. Besides I believe it is a sin”
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