Ricevo dall’amico Bruno un ricordo del suo Natale da bambino, un Natale carico di famiglia, fede, tradizioni ed incanto; un Natale che è passato e che ritorna nei ricordi con malinconia, se non con qualche punta di rimpianto, per averlo vissuto in certi momenti con la fretta di crescere perché allora, da bambino, non sapeva ancora che quel Natale sarebbe col tempo diventato diverso ed oggi , da adulto, quasi si sorprende nell’ammettere che il Natale odierno, fatto di viaggi e lontano dai tradizionali riti familiari e religiosi, non riesce ad avere il fascino ed il significato di un tempo.

“…e ad un certo punto mi accorgevo che era arrivato il Natale. Era il più lungo periodo, dopo l’estate, in cui non si andava a scuola. Era il più lungo periodo, dopo l’estate, che mio padre non andava al lavoro.

Le tipiche musiche natalizie risuonavano quotidianamente dal registratore a nastri posto accanto al presepe dove ancora Gesù Bambino e i Re Magi mancavano. Le dolci melodie e le luci del presepe e dell’albero trasformavano la stanza in un mondo incantato dove mi aggiravo meravigliato e provando un senso di allegria crescente. Un altro senso provavo a quel tempo: il senso di protezione di una famiglia attorno.

Dietro i vetri c’era il mondo sconosciuto. Da questa parte il mio mondo. Tutto.

Pochi giorni prima del Natale, quasi ogni anno, arrivavano i parenti (noi eravamo gli unici di tutta la parentela a vivere in un’altra città) e li alloggiavamo tutti in casa. Le giornate piene e interminabili che continuavano anche quando io andavo a letto e mi piaceva sentire tutte quelle voci provenire dalle altre stanze, ascoltare i racconti della loro gioventù tra la guerra e le speranze del futuro.

Mi addormentavo con gli occhi e la mente ai colori delle lampadine del presepe, immaginando di camminare in quel paesaggio antico e carico di significati e riuscivo a percepire un amore che ancora oggi mi emoziona.

Il sonno sembrava…. un sogno, infatti appena sveglio sentivo ancora le stesse voci, ma stavolta in cucina dove il lavoro cominciava alle 5.30 al più tardi. Le donne della famiglia preparavano già per il pranzo di Natale.

Non si andava fuori a quei tempi; contenti ed appagati del ritrovarsi, non si partiva per un viaggio verso esotiche destinazioni. Non c’era altro modo per vivere il Natale che tutti insieme.

La sacralità del giorno era palpabile nel rito della deposizione del Bambin Gesù al suo posto nel presepe, nell’andare ad ascoltare la Messa e nell’assunzione di sempre nuovi buoni propositi.

La tradizione nella mia famiglia risale agli inizi del 1800 quando il mio bisnonno costruì un gruppo di case per tutti i figli che quindi vissero vicini tutta la vita. Così fu anche per le future generazioni fino a quella dei miei genitori che, per primi, come detto, cambiarono città. Ma contribuirono comunque a mantenere, se non addirittura ad accrescere, l’unione familiare visto che io sono nato proprio il 26.Questo evento trasformò in un presepe vivente la casa antica che mi vide nascere. Un vero pellegrinaggio di persone che portavano doni e venivano a vedere il bambino…

La festa dunque continuava così come la “novena” che adesso suonava per un Gesù Bambino finalmente al suo posto nella mangiatoia.

E si andava così fino al 6 gennaio. Sempre secondo tradizione. Sempre tutti insieme. Sempre ricordando i tempi passati e ringraziando per quello che si aveva avuto. Pregando per un futuro che fosse quanto meno come il passato.

Già il futuro. Cosa rimane oggi? Un dolce ricordo e un amaro rimpianto di quello che comunque, sicuramente, mi è sfuggito di quei momenti che avrei dovuto vivere più intensamente. Ma avevo fretta di crescere.

Nuove gioie hanno sostituito le più vecchie e nuovi dolori sono oggi presso di me come a ricordarmi di non commettere ancora lo stesso errore di superficialità: partecipare alle storie quando queste, invece, mi urlano di essere vissute”.

 Bruno – 16 dicembre 2011

Diversi sono i miei ricordi del Natale da bambina, un Natale che, iniziato come quello di Bruno, ben presto si affievolì perché a brevissima distanza nella mia famiglia ci furono dei grandi lutti e noi bambini restammo nel limbo, tra la voglia di festeggiare con luci, giochi e grandi tavolate e l’esigenza di rispettare la tristezza che era scesa nella nostra parentela. Ricordo la novena, la messa del mattino, così come la preparazione del piccolo presepe e dell’ alberello, ma per parecchi anni mi mancarono le voci festose ed allegre del ritrovarci in famiglia tutti insieme con i parenti. Pian piano, poi, negli anni dell’adolescenza, grazie ai nuovi amici dell’azione cattolica, il Natale iniziò ad arricchirsi di nuove situazioni, di eventi, di attese.

E ancora oggi, seppur nella semplicità, sono lietissima di correre, affannarmi, stancarmi per preparare un sempre nuovo Natale ricco di un qualche significato per i miei familiari, gli alunni, gli amici.

Una cosa, però, continua a mancarmi: il torrone che mio padre ogni Natale preparava  sul marmo bianco della cucina e che io aiutavo a tagliare a piccoli rombi. Non ho mai imparato a farlo, non ho mai voluto imparare forse perché preferisco mantenere quei gesti, quel profumo e quel sapore di buono nei miei ricordi.

Filippo Lippi – Natività

E i tuoi ricordi del Natale da bambino ?

SERENO NATALE A TUTTI VOI

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