Ancora tragedie annunciate e realizzate. Ancora immagini di dolore , di distruzione, di sgomento, di morte. Ancora corse ad individuare cause e colpevoli.

Stavolta è accaduto in Liguria, due anni fa è successo in Sicilia: situazioni simili e differenti al contempo. In Liguria esondano i torrenti, nel messinese franò anche una montagnola.

Ho riletto il post che scrissi sulla tragedia del messinese e tutti i commenti,

https://ili6.wordpress.com/2009/10/19/una-tragedia-annunciata/

ho riletto il  dolore, la rabbia e la vergogna che traspaiono nelle mie parole e che furono di tutti i siciliani: morirono 37 persone e  in quel caso il dito d’accusa fu puntato sullo scempio edilizio (ricordate la famosa casa costruita sul greto del fiume e che divenne simbolo della tragedia anche se la frana venne giù più in alto?), sull’incuria dell’uomo verso il territorio e sugli amministratori e i politici locali e nazionali che nulla hanno fatto per mettere in sicurezza le fragili coste messinesi  . 

Ora  la tragedia è successa in Liguria, a Genova  sono morte 6 persone e già si sta puntando il dito sul sindaco della città che non ha chiuso le scuole e gli uffici, che non ha bloccato la circolazione stradale, e, naturalmente, si punta contro Berlusconi e il governo per quest’Italia che sta crollando a pezzi e sta annegando in un mare di fango.

 Polemiche, polemiche e sempre polemiche. Polemiche due anni fa verso i siciliani, bollati dalla nazione in modo terribile, polemiche oggi verso non si sa bene chi. Polemiche anche poche settimane fa lanciate dal sindaco di Roma per l’alluvione della città contro i bollettini metereologici non allarmanti.

Polemiche che non servono a nulla, che non portano niente di buono e di costruttivo se non si arriva alla  presa di coscienza che non c’è più rispetto del suolo, del territorio, della natura da parte di ognuno di noi, se non si apprende dalle tragedie altrui e non si agisce di conseguenza, se non si avverte l’esigenza di un profondo cambio di rotta sulle abitudini di vita, anche le più semplici, per far sì che 20 minuti di temporale non mettano sul lastrico un paese o un’intera città.

 A Giampilieri e Scaletta Zanclea, i paesi del messinese colpiti dall’alluvione del 2009, due anni dopo, le opere di ricostruzione sono minime e la fase di messa in sicurezza non è mai cominciata perché mai sono arrivati gli aiuti economici necessari per tale enorme mole di lavoro: fondi bloccati ed emendamenti bocciati. Solo l’intervento della Regione Sicilia, grazie alle anticipazioni dei Fondi Fas, è riuscita a fronteggiare le emergenze e a cantierare diverse opere di messa in sicurezza dei margini del torrente che straripò, ma la fragile montagna argillosa è ancora ferita e la gente legge i bollettini meteo e guarda il cielo autunnale con apprensione. 

Leggo sul giornale di oggi –Furore per l’incuria dei torrenti-. Furore verso chi? Verso gli amministratori che periodicamente non li ripuliscono dalla spazzatura ingombrante che gli stessi cittadini che gridano allo scandalo buttano nei torrenti? Furore verso chi non rimbosca le montagne per metterle meglio in sicurezza o anche verso chi brucia i boschi per ricavare incentivi vari? Furore verso chi? Furore verso le industrie che stanno tanto inquinando l’atmosfera  che poi, pare, sia  causa delle bombe d’acqua o anche verso ogni caldaia accesa o ogni automobile in movimento? Furore verso i sindaci che non ripuliscono periodicamente i tombini o verso chi butta chewingum, cicche o sacchetti e bicchieri di plastica dove capita prima? Furore verso chi non fa abbattere le case  abusive o verso chi le ha costruite e poi ha chiesto ed ottenuto un condono edilizio?

Furore verso ognuno di noi, uno ad uno, tutti inclusi e nessuno escluso, nord, sud o centro che sia, politico, amministratore, impiegato, insegnante, casalingo che sia.

Quando ci renderemo conto di questo ed agiremo di conseguenza, quando smetteremo di fare scarica barile e ci rimboccheremo le maniche verso il rispetto delle leggi del vivere civile, della natura e ci preoccuperemo seriamente della sua salvaguardia, con denunce e provvedimenti,   forse le tragedie non saranno più annunciate ma saranno solo tragedie di fatalità e di destino amaro.

Anche questa volta non voglio postare immagini della tragedia annunciata di Genova, ma solo un fiore per le vittime e a quelle due bimbe che oggi sono diventate angeli, chiedo perdono per l’Italia che noi tutti gli abbiamo fatto trovare.

La rabbia, la vergogna e il dolore si ripetono e restano immutati.

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