Ostacoli

I campeggi avevano un’ora notturna di chiusura e se tornavi più tardi dovevi lasciare l’auto fuori. Questo non era un problema perché  di solito c’era  un ingresso pedonale aperto che ti permetteva di raggiungere la roulotte.

Una sera, nel campeggio di Amburgo, al rientro a notte fonda trovammo il cancello chiuso e nessun ingresso pedonale. E mica lì ci sta il portiere di notte che ti apre e ti dà il bentornato o la buonanotte…

Per raggiungere la roulotte bisognava scavalcare l’enorme cancello alto oltre due metri, con lance di ferro in punta; non fu un problema per gli uomini e per i ragazzi. Per noi donne, invece…

 Gli uomini prepararono  una pila di tavolini di plastica a mo’ di scaletta per facilitare la nostra discesa dal cancello, traballanti quanto non mai e che temevo più delle lance. Inoltre, se avessimo fatto rumore a quell’ora di notte saremmo stati cacciati in malo modo. Sfiancate dal sonno, dal freddo ma anche dalle risate per la situazione, le mie amiche, in modo che più goffo non si poteva, riuscirono ad arrampicarsi in cima e a lasciarsi scivolare dentro il camping.

Toccava a me ed ero impacciata dalla stretta gonna di jeans:

– Non arrivare a cavalcioni sul cancello altrimenti con le lance ti farai male!

-Ok, scavalco prima…

Naturalmente arrivai in punta a cavalcioni e lì rimasi , in equilibrio instabile e a testa in giù  senza più sapere come fare a scendere.

-Che ti avevo detto?!, gridò sottovoce mio marito.

-Ehm…e ora che faccio? Dai, mio prode cavaliere, vienimi a prendere che c’ho freddo e sonno!

Incitato dagli amici,  sbuffando e borbottando come l’Etna in pre-eruzione, risalì il cancello e mi sollevò in aria quel tanto che bastava per scavalcare con la gamba le lance arrugginite e pungenti. Le foto e i commenti degli amici si sprecarono per la situazione grottesca e per il suo gesto” romantico” e iniziarono anche  i suoi lamenti per uno strappo alla spalla. Ehhh…che esagerato! Ero una piuma!

 Decisi che non avrei indossato più gonne per il resto del viaggio e l’indomani ci preparammo a visitare Copenaghen. Lasciammo nel campeggio le roulottes per traghettare verso la Danimarca con i borsoni pieni di maglioni perché faceva un freddo boia.

Quattro giorni dopo, carichi di preziose porcellane bianche e blu, tornammo al campeggio e sistemammo tutto nei cassoni della roulotte, compreso un cagnolone di peluche  gigantesco che avevo  vinto al parco divertimenti di Tivoli. Il bello della roulotte era anche questo: nessun problema a trasportare la merce, semmai il problema è stato  trasportare lei sino a casa!

Alla partenza da Amburgo ci accorgemmo che qualcosa non andava nel grande vetro posteriore della roulotte: le vecchie guarnizioni di gomma non avevano retto al gelo delle notti precedenti e il vetro si era praticamente staccato! PANICO!! Ma chilometri di scotch e due tubi di colla tipo silicone, risolsero alla meno peggio il problema.

Insomma…Brattitta era uno spettacolo! Era tutta un rattoppo e in molti, nei sofisticati campeggi dove sostammo al ritorno, ci guardavano arricciando il naso. La cosa ci interessava poco e ciò che urgeva in quel momento di fine viaggio, parecchio stanchi ormai, era di rientrare a casa sani e salvi perché la roulotte traballava da tutte le parti e lanciava segnali allarmanti.

-Quel tizio della roulotte aveva detto che era stata usata pochi anni da una famiglia, vero? Sta cascando a pezzi !

-Zitta, zitta…appena torniamo a casa  mi sentirà!

 Oltrepassato il raccordo anulare di Roma, salutammo una delle due  coppie di amici che si fermò  nella capitale da alcuni parenti e riprendemmo la strada verso il sud. Ci sentivamo ormai  a casa, ma … non avevamo idea  della botta finale che Brattitta stava per riservarci…

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