Il plein air

Al di là di alcune soste forzate per far raffreddare il motore dell’auto che ribolliva per via del traino della roulotte mentre attraversavamo i valichi alpini e del tanto scotch da imballaggio che usammo per  tutto ciò che man mano si scollava, dal linoleum agli aggeggini vari, Brattitta non diede altri problemi sino all’arrivo, anzi ci regalò la  bellezza dei viaggi plein air e on the road.

 

 I campeggi tedeschi erano puliti, attrezzatissimi e dislocati in aree naturali splendide; li vivevamo, però, poco  perché si partiva con l’auto al mattino presto e si tornava la sera solo per dormire, ma quelle poche volte che si cucinava insieme agli amici e si consumava la cena sotto le stelle,  che si giocava a carte sotto gli alberi, sui tavolini illuminati coi lumi a gas, che si passeggiava sui prati o si affittavano le bici e si pedalava a bordo lago, che si decideva di fare un giorno di assoluto riposo all’aria aperta o di cambiare qualche itinerario…insomma…. furono esperienze che iniziarono a piacerci parecchio : nulla a che vedere coi tour organizzati dalle agenzie, decisi e cronometrati da altri.

 Una nota negativa  era la fila nelle docce con le monetine al mattino presto; uscire in accappatoio e ciabattine, attraversare mezzo campeggio col freddo che faceva anche se eravamo in agosto (beccammo in pieno una perturbazione atlantica), aspettare il turno e tornare in roulotte coi capelli bagnati e i piedi mezzi nudi che nella ghiaia e nei prati umidi si sporcavano più di prima, era cosa che poco mi piaceva. Altra nota negativa era la storia del bi pot (wc chimico) da svuotare con frequenza, ma a quel compito pensava il marito e…amen.

Non ricordo altre situazioni negative al di là della fatica di aggancio e sgancio di Brattitta. Ma anche questo era compito suo; io ero deputata al livellamento della roulotte e dopo i primi orientamenti in pericolosa scivolata, diventai bravissima a sistemare la roulotte  in perfetto piano orizzontale.

Di quel viaggio, oltre alla bella compagnia e ai fantastici luoghi che stavamo visitando, mi cominciava a piacere anche tutto il resto.

Mi piaceva  che mio marito, che di solito non guida  ma VOLA(!!!), fosse costretto a tenere una  velocità da crociera ed io potevo stare rilassata, evitare di ripetere il santo rosario e godere del panorama.

 Mi piaceva vivere le città e i paesini  in modo diverso e diretto, infilandomi ad es nelle macellerie o negli ortofrutta per fare la spesa. E poi visitare  una nazione in auto non è certo conoscerla come con l’ aereo.

 Mi piaceva l’idea di poter stare fuori a lungo visto che si risparmiava un bel po’ nella voce albergo e ristoranti. Mai, altrimenti, avremmo potuto permetterci viaggi che durassero un intero mese. Vabbè…i soldi si spendevano lo stesso in altre cose ed anche nei ristoranti perché noi donne spesso, con la scusa di assaggiare i piatti tipici, evitavamo di cucinare per la cena. Ma non fui costretta a mangiare i nauseabondi crauti per un mese!

Mi piaceva quel senso di collaborazione e di complicità che si instaura tra i campeggiatori: si chiacchierava tra donne aspettando che le lavatrici ci restituissero il bucato pulito; si scambiavano ricette nella zona comune del barbeque; ci si sfidava in tornei di briscola notturni con altri gruppi di comitive ;ci si aiutava per qualsiasi esigenza, dallo spicchio d’aglio alla lotta contro le zanzare.

Mi piaceva anche fare l’amore in quel piccolo abitacolo che profumava di noi ed  addormentarmi  col ticchettio dolce della pioggia sulla lamiera di Brattitta.

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