In fondo il mondo è bello perché è vario. Che mondo sarebbe se tutti la pensassimo allo stesso modo? Se tutti vestissimo, mangiassimo, parlassimo alla stessa maniera?

E’ nella diversità che ti soffermi a pensare, che ti poni le domande, che magari ti diverti, altrimenti sarebbe una gran noia.

Diciamo che con la globalizzazione ci stanno provando a renderci tutti piatti ed identici, ma non è facile. Quando vado all’estero,  ad esempio,  mi piace fare un po’ di shopping, ma mi deprime entrare in un centro commerciale dove trovo i negozi identici a quelli che ci sono sotto casa. Che piacere c’è? Così finisco per non comprare nulla perché se devo acquistare una maglietta Zara, ad esempio, l’acquisto in Sicilia, almeno una minima parte di ritorno economico mi illudo che resti a casa.

Ma perché dicevo questo? Ah, sì (sono un po’ fusa in questo periodo, giornate pesanti, non fateci caso…), sì, lo dicevo perché domenica sono stata in piazza a vendere azalee pro AIRC e, come ogni anno, non posso non soffermarmi sul fatto della diversità del genere umano e di come ognuno si avvicini a certe iniziative in modo sempre personale.

Sono una dei tanti volontari ed aderisco con un bel gruppo di amiche a questa iniziativa da oltre un decennio e con convinzione. Ma anche questo è un parere mio personale e non è detto che abbracci tutti; posso credere al miracolo e all’intervento divino (altro parere personale) e credo fermamente nel progresso della ricerca e della medicina e se il mio modestissimo contributo in termini di tempo, denaro, insegnamento educativo può rivelarsi minimamente utile, io agisco.

Ogni anno in piazza è il ripetersi di scene già viste anche se non mancano , di volta in volta, le nuove situazioni. Tra le numerose persone che aderiscono ci sono quelli che ci credono fermamente, gli affezionati, gli abitudinari, ci sono i diffidenti, i curiosi, i nuovi di zecca, gli antipatici (che pare ti stiano facendo un favore personale), gli spiritosi… insomma c’è un po’ di variegato genere umano.

I più teneri e dolci sono i ragazzi che acquistano l’azalea per la mamma coi soldi spiccioli, contati e ricontati uno ad uno. I più divertenti sono gli anziani che si avvicinano per chiacchierare, per dare consigli per far durare le piantine più a lungo possibile, quasi fossero piante di  ulivo. E pazienza se non acquistano, a modo loro sono vicini all’iniziativa facendoci compagnia e dispensando consigli. Non mancano i sorprendenti che, ad esempio,  ti chiedono la confezione regalo o  lo sconto :”Non possiamo fare sconti, è una quota associativa che parte da 15 euro, è prezzo imposto in tutta Italia, mi spiace”.

 Domenica, di primissimo mattino due signore, appena sentito il prezzo, hanno strillato: “15 euro?! Ma dal fioraio costano 7 euro!! E’ un ladrocinio!”. Inutile stare a spiegare dell’ importanza della ricerca oncologica, della beneficenza, del prezzo imposto, ecc…siamo tutti ladroni e basta. E sono andate via.

C’è stato un giovane signore che, pagando con 20 euro e vedendomi in difficoltà per tornare il resto, ha aggiunto:” Ma non stia a preoccuparsi, lascio il resto come offerta”.

“Ma questi soldi siete sicuri che arrivano a destinazione?” Questa è una domanda che ricorre ogni anno e noi rispondiamo che siamo certe che dalla piazza partono tutti, poi la speranza è che non si disperdano in rivoli e stradine.

Simpatica  è stata una mamma che ha detto :”La maestra ha consigliato a mia figlia di regalarmi l’azalea dell’Airc e siccome le maestre hanno sempre ragione, me ne dia una”. Quoto quella collega! Non solo per l’Airc, ma per l’educare sin da piccoli ad offrire ed offrirsi.

Nel frattempo noi signore accoglievamo le persone, li aiutavamo a scegliere, davamo  informazioni sull’associazione, se richieste, compilavamo moduli, innaffiavamo le piante, ci arrostivamo al sole. Non sono mancati alcune amiche o qualche marito che portavano acqua,  caffè o dolcetto. Pian piano la stanchezza si faceva sentire perché intanto avevamo caricato e scaricato scatoloni carichi di piante, notiziari e manifesti, lottando col vento e col traffico.

Ma, nella misura in cui ci credi, in cui vuoi crederci,  si va avanti.

Domenica c’è stato anche un  momento che non scorderò. Due ragazze, forse due sorelle,  hanno scelto un’azalea bianca con tanta cura poi si sono  avvicinate al banchetto per pagare con 100 euro. Ho aperto la cassettina per dare il resto, ma loro hanno subito aggiunto che non desideravano nessun resto e che lo donavano alla ricerca. Le ho  invitate a portare via almeno un’altra azalea, ma loro hanno risposto:

“No, grazie, lasciamo la piantina ad altri che la vorranno. Per noi va bene così: la ricerca sta facendo tanto per la nostra famiglia. Siamo ancora tutti insieme”.

Sì, decisamente sì: il mondo è bello perché è vario.

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