Da tempo pensavo di scrivere di Suor  Letizia e mi piace farlo adesso in questo spazio dedicato alle donne del decennio ed in questo mese di Maggio dedicato alle rose, a Maria, alla festa della mamma, alle Prime Comunioni.

 Premetto che, negli anni, non sempre ho avuto un buon rapporto con gli uomini di chiesa, ma con suor Letizia è stato diverso: profondo rispetto per le sue scelte di vita e di fede ed ammirazione per il suo modo di essere.

Suor Letizia non è un personaggio famoso, non scrive libri e poesie, non fa ricerche o politica, non vincerà nessun Nobel; è una suora che, giovanissima, ha scelto un suo personale stile di vita e lo ha portato avanti in modo egregio, sorretta dalla sua fede. E’ una donna e credo che il suo operato si possa eguagliare a quello di tante donne e di tanti uomini, anche non di fede, che fanno scelte di vita volte al bene comune. E di queste donne e di questi uomini, spesso silenziosi e discreti,  nel mondo ce ne sono parecchi.

Di lei ho ricordi personali ed altri legati al mio lavoro perché lei da moltissimo tempo è alla guida di un istituto di tipo assistenziale e i suoi bambini da sempre frequentano la scuola dove insegno e quindi anche le mie classi. Bambini spesso problematici, con terrificanti situazioni familiari alle spalle, bambini con carenza e sete di affetto e protezione. Bambini  intelligenti e sensibili, capricciosi e dolcissimi, svogliati e fragili, coraggiosi e determinati. Bambini splendidi,  come tutti i bambini.

Il mio legame personale con Suor Letizia risale a moltissimi anni fa, ad un  giorno di maggio per la mia Prima Comunione; in famiglia eravamo  a lutto stretto per la morte di mio padre e mia mamma, nove mesi dopo decise che non si poteva aspettare oltre per la Prima Comunione delle sue figlie e, non volendo celebrarla nella grande ed affollata parrocchia, chiese alle suore dell’istituto di poter  svolgere il rito della Prima Comunione nella loro cappelletta , in privato. Le suore per me e i miei cugini addobbarono l’altare di fiori e prepararono nella sala mensa  dolcetti e confetti. Suor Letizia stette accanto a noi bambini e ci seguì nei vari momenti della messa, guidandoci negli interventi. Era una bella ragazza di 27 anni, magrolina ed interamente vestita di bianco, con un viso piccolo e occhi neri. Io non avevo ancora 11 anni e fu quello il nostro primo incontro. Si avvicinò a me al momento della comunione e mi disse di esprimere un desiderio, il più bello che avessi in cuore ed io, guardandola negli occhi, le dissi che rivolevo mio padre. Mi fece una carezza dolcissima e con un filo di voce disse che mio padre  sarebbe stato sempre accanto a me. Non capii in quel momento, ma mi piacque ciò che aveva detto ed oggi so che aveva detto il vero. Poi, con garbo e gentilezza,  chiese a mia madre di togliere il lutto a noi bambine, di bruciare quegli abitini neri, cerchietto per i capelli compreso, perché era semplicemente ora di farlo. Mia mamma promise che lo avrebbe fatto la stessa sera e le parole della suora ed una sciarpina rosa che mi regalò, sono le cose più belle che ricordo di quel giorno.

Il nostro rapporto continuò per lavoro e per amicizia. Nel tempo suor Letizia, collaborata da altre suore e da enti  pubblici e privati,  ha reso più moderno e confortevole l’istituto, ha avviato all’interno una scuola materna, ma ha sempre voluto che i suoi bambini frequentassero le scuole elementari statali perché ha sempre desiderato che  avessero contatti anche con l’esterno. Ancora oggi si arrabbia se qualche insegnante si lamenta dei suoi bambini o anche se ci sono  atteggiamenti  pietosi o troppo accondiscendenti: guai a non assegnargli compiti o a giustificarli troppo per monellerie o per poco studio. Desidera che a scuola siano trattati come tutti gli altri.

Una decina di anni fa, dietro insistenze di maestre e genitori, pian piano acconsentì che i bimbi uscissero nel pomeriggio per partecipare a festicciole di compagni o andare al cinema con loro: unico impegno fu che le maestre, solo le maestre,  prelevassero i bambini dall’istituto e li riportassero per l’ora di cena. E noi insegnanti  ancora oggi in molte  lo facciamo e per tante occasioni.

I bambini erano ospitati nell’istituto fino ai dieci anni, poi dovevano essere trasferiti in altri istituti dell’isola: era la regola, ma a suor Letizia non andava giù,  e tanto ha fatto e tanto ha detto che è riuscita a trasformare lo statuto e a far restare i suoi ragazzi fino alla maggiore età. Oggi l’istituto è divenuto comunità alloggio ed accoglie anche ragazze madri e lei, un po’ acciaccata dagli anni,  è sempre attivissima nell’organizzare, nel seguire, nel districare, nell’orientare, nel sostenere.

L’altro pomeriggio c’era il diluvio e, mentre ero in macchina, ho visto suor Letizia e sette  bambini che cercavano di ripararsi sotto un balcone, nonostante un grande ombrello. Non so come, ma li ho caricati tutti in auto e li ho riportati in istituto:-“La pioggia ci ha sorpresi all’uscita della chiesa, loro si stanno preparando per la Prima Comunione e oggi c’era l’incontro con le catechiste”.

“Ma chi meglio di lei, suora,  può prepararli alla Prima Comunione? Lei sa che ricordo sempre con affetto quel nostro primo incontro”.

“Ti ricordo anche io, piccolina, impaurita e tutta vestita di bianco. Ormai son vecchietta e non sono più brava con le parole.”

E una bimba, seduta sulle sue ginocchia :- “Non sei vecchietta, sei bellissima!”

Sì, una mamma bellissima di tanti figli bellissimi. Una mamma  che ha dato e continua a dare tanto amore. E tanto ne riceve.

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