Un progetto europeo legato al mio lavoro mi ha permesso in questi ultimi anni di conoscere abbastanza bene la Slovacchia. Delle bellezze del Danubio e della simpatica Bratislava ne ho parlato tempo fa in questo blog, così come della simpatia e della cordialità degli slovacchi, gente orgogliosa ed umile allo stesso tempo, fiera di lottare contro lo scempio che il regime comunista e socialista ha perpetrato per decenni. E’ uno Stato in crescita: tra mille difficoltà e mille piccoli progressi , lentamente potrà riuscire persino ad uguagliare la storica e raffinata Austria, sua prestigiosa confinante.

Essendo stata, in questi tipi di viaggi, a stretto contatto con colleghi del luogo, ho avuto la fortuna di fare qualche tour, nelle pause di lavoro, decisamente al di fuori dei soliti giri turistici e preconfezionati e ciò mi ha permesso di conoscere aspetti, luoghi, abitudini e situazioni che spesso vanno alle radici di un popolo. E se poi aggiungi che nel gruppo di colleghi si è creata negli anni una bella affinità, ecco che capita che certe barriere e certe difese di protezione cadano e vedi le cose con gli occhi di chi te li racconta col cuore in mano, anche nella sofferenza. E tutto assume una prospettiva diversa, più compresa, più dolce, più umana.

La Slovacchia è terra di castelli: dal rudere gotico al castello medievale e barocco, ne trovi per tutti i gusti, compreso quello decisamente bruttino di Bratislava. Si nota  un po’ ovunque la presenza distratta della regina Maria Teresa e di nobili famiglie ungheresi, ma soprattutto si nota il disastroso passaggio del regime comunista sovietico che fece di vari manieri e castelli la sede dei suoi quartieri generali, spogliandoli di ogni bene storico e culturale ed utilizzando questi tesori storici ed artistici come scuole di addestramento militare o commerciale. Lo scempio e il danno perpetrato dal regime per decenni è ancora visibile (e non solo nei castelli…), nonostante l’impegno della Repubblica Slovacca e della Comunità Europea  per la ricostruzione.

Un esempio è il Tereziansky Remeselnhy Dvor, castello imponente nella città di Holic, residenza di campagna di Maria Teresa.

Antica stampa del castello di Holic

Durante la visita siamo accompagnati da una giovane guida locale che ci mostra alcune stanze del castello rimesse a nuovo grazie ad imponenti sovvenzioni della Comunità Europea e della Repubblica Slovacca. Piccole stanze che ospitano un museo di arti contadine e di costumi locali. In un’altra ala c’è un nuovo ed elegante bar, da poco inaugurato,  e una sala utilizzata per fiere, eventi e mostre. L’affitto è modesto, ma necessario per il mantenimento del locale.

La guida, poi, ci accompagna nella parte vera del castello, nelle stanze reali, difficilmente di accesso al pubblico perché in lenta e perenne ricostruzione,  e ci dice di non sorprenderci per ciò che vedremo. Ci sono piccoli cantieri di ricostruzione e restiamo in silenzio mentre lei, tra slavo, tedesco ed inglese, racconta la storia del castello e ci rendiamo subito conto dell’imponenza e dello stato della costruzione: già l’ingresso dice tutto.

L’ingresso

Saliamo nelle stanze che una volta erano di rappresentanza e non sappiamo che dire. Lo scempio dovuto al tempo, alle intemperie,  ma soprattutto al regime, è ovunque. La guida ci illustra con antiche stampe cosa c’era prima che il regime comunista distruggesse pareti, decori, marmi, porte, dipinti, pavimenti,…tutto!

Particolare della scalinata in ferro battuto

Ci accompagna per corridoi, stanze e sotterranei e nel frattempo parla; il suo dire in stentato inglese, che capiamo a tratti, si fa più sofferto, più agitato, più inquieto. Entriamo in una stanza a cupola che era la cappella del castello; nelle pareti si notano tracce di stucchi e pezzi di marmo rosa. L’altare è ancora visibile e al posto di una tela c’è un rozzo intonaco bianco. Di fronte all’altare, in alto, si affaccia un’elegante balaustra di gesso e la guida spiega che era il collegamento con le camere da letto reali perché i regnanti potessero assistere alla messa dalla balconata. Nessuna traccia di mobili o suppellettili, solo pareti sventrate. Ci accorgiamo di due buchi nella parete di fronte all’altare e la guida spiega che servivano per le proiezioni . Così apprendiamo che quella stanza venne usata dai comunisti come cinematografo per gli studenti di una scuola agricola e che nel dopoguerra nessuno potè minimamente preoccuparsi degli atti vandalici di distruzione che il potere faceva a quel castello e ad altri beni della regione.

La cappella reale divenuta saletta cinematografica

Le nostre colleghe slovacche ad un certo punto ci dicono di ascoltare: si mettono vicino all’altare e intonano un canto e ci rendiamo conto che  la sonorità del locale è eccellente. La guida riprende a spiegare nella sua lingua e tutti siamo in ascolto anche se noi colleghi stranieri non capiamo una parola di ciò che dice, ma notiamo il suo crescendo di tono, le mani che si muovono nervose, le guance che diventano rosse e vediamo i suoi occhi pieni di lacrime. I colleghi cechi e slovacchi sono in assoluto silenzio e anche loro sono commossi: noi ospiti stranieri non esistiamo più. Cechi e slovacchi stanno ripercorrendo la loro dolorosa e tormentata storia e stanno piangendo di rabbia e dolore per le sofferenze patite e per quanto ancora c’è da fare dopo che il regime ha messo in ginocchio questa parte d’Europa.

Un collega spagnolo chiede quanto tempo e quanti soldi si prevedono per la ricostruzione del castello e la guida dice: “Tanti, troppi, impossibile, troppo danno.” Usciamo un po’ storditi dal castello, fuori c’è un vento deciso che porta folate di freddo ma anche profumo di primavera. Notiamo un cartello che invita i turisti a lasciare una mancia alle guide e che i soldi serviranno per la ricostruzione di uno dei  bastioni del castello e ci viene spontaneo essere generosi, ma la signora che ci ha guidati non vuole accettare e si scusa con noi per non aver saputo illustrare bene la visita in un buon inglese. Ma noi insistiamo perché ci sono momenti, luoghi e situazioni che vanno ben oltre le parole e che non necessitano di nessuna spiegazione per essere chiaramente compresi.

Tereziansky Remeselnhy Dvor

 mura di cinta crollate

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OGGI 25 Aprile, FESTA DELLA LIBERAZIONE

—CONTRO OGNI TIPO DI REGIME—

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