Succede a tutti di ricevere opinioni e commenti  non richiesti sul proprio operato o sulle proprie intenzioni, vero? E magari, ti mettono ansia ed agitazione e poi, a volte ti accorgi che certe opinioni sono davvero  moooooolto personali, ad esempio del tipo ogni scarrafone è bello a mamma so’’”

Lei  insegna inglese nella mia scuola (ma non nelle mie classi). Siamo in tante e mica possiamo conoscerci tutte bene, specie se lavoriamo in plessi diversi. Di lei so poco: so che è sposata ed ha una bambina molto carina. Laureata e con alcuni master, sta conseguendo una seconda laurea in psicologia. Eterea, un po’ sui generis, svolge il suo lavoro senza mettere il piede fuori dalle sue classi, nel senso che non si fa coinvolgere nella vita generale della scuola e non partecipa a nessun tipo di coordinamento, di gruppi di studio o lavoro, di organizzazione, progetti, manifestazioni, ecc…E ritengo sia un peccato perché coi titoli di studio che ha…insomma, potrebbe essere una bella risorsa per la scuola. Vabbè…

 Nei giorni di carnevale, e a conclusione dello studio sul testo fantastico, avevo deciso di far vedere ai miei alunni il film E.T. L’extraterrestre, un film che conosco bene e che mi piace anche per i valori di amicizia verso l’essere diverso che fa emergere. Così qualche giorno prima, sono andata nell’aula multimediale per provare il DVD con la LIM e trovo la mia collega intenta a preparare una lezione sull’alfabeto inglese. Scambiamo qualche parola e poi le chiedo se può cedermi per qualche minuto la postazione perché non sono molto pratica con quella lavagna ed ho 10 minuti di tempo a disposizione prima di rientrare in classe. Lei, gentilissima, interrompe il suo lavoro e mi dà anche qualche consiglio per stabilire i collegamenti con quel marchingegno che sto iniziando a conoscere. Quando vede il DVD, esclama:

“Ma vuoi far vedere ET ai tuoi alunni ?!”

“Sì, è un bel film e si collega con i testi fantastici e di avventura che stiamo studiando: I bambini potranno fare collegamenti e cogliere analogie e differenze con il linguaggio cinematografico”.

“Ma non è un film molto adatto ai bambini! Potrebbero spaventarsi !”

“Ma no, e poi la visione sarà mediata da me. Credo, inoltre, che sia un film anche educativo. Parecchi bambini lo hanno già visto ed io vorrei far emergere alcune ulteriori considerazioni.”

“Fossi in te ci penserei su”, dice lei ed io, che nel lavoro spesso mi faccio prendere dall’ansia dell’errore e sono aperta al confronto ed ai consigli altrui, già sto entrando in agitazione e in fase di dubbio.

“Ma  pensi che i bambini di 9 anni possano spaventarsi? E’ una favola dolce e con un finale lieto, anche se c’è l’elemento dell’innaturale”.

“Infatti! Stai attenta! Mia figlia lo adora questo film e conosce tutte le battute a memoria, ma è un discorso diverso”, dice.

Completo i collegamenti e mi accerto che tutto funzioni, ringrazio la collega e mi scuso  per aver interrotto il suo lavoro e prima di uscire dall’aula le chiedo:

“ Scusa, tua figlia quanti anni ha?”

“Sette anni, ma lei è molto avanti”, conclude salutandomi.

Entro in classe e con voce sicura comunico ai miei alunni: “Ragazzi, c’è in arrivo un regalo di carnevale per voi che siete più avanti degli avanti: lunedì nell’aula multimediale vedremo un film, E.T., L’extraterrestre!”

Forse la mia collega, prossima psicologa, avrà sentito, due aule più indietro, l’urlo di gioia dei miei alunni.