Stamattina ho ripulito il citofono per l’ennesima volta dopo che, la sera  di Halloween, dei ragazzi vi hanno spiaccicato un uovo. Non ho nulla contro questa festa, l’ho conosciuta pian pianino e mio malgrado e l’ho anche considerata simpatica e rispettosa di tradizioni e culture altrui, guardandola quindi anche di buon occhio. A scuola è sempre stata un tormentone per le maestre perché i bambini ne sono attratti e guai a non fare delle attività. Quindi… vai con Jack – o – lantern, con pipistrelli e fantasmi, con Trick or Treat, ecc… Vabbè…

La cosa che però mi lascia perplessa è lo” status symbol” che questa festa, in particolare,  esercita sui giovanissimi: guai a non festeggiarla, in una discoteca o in locali particolari, guai a non uniformarsi o a non essere alla moda! Sarà perché è considerata trasgressiva e ai giovani l’idea della trasgressione, anche per il sol gusto di trasgredire, piace; non so, ma sentendo anche la tv, è proprio così. Altrimenti non giustifichi quelle orde di ragazzini schiamazzanti che si divertono di solito a fare gli scemi. Ecco: che si divertono, perché se non ci fosse il DIVERTIMENTO, che festa sarebbe?.

Bene, dopo questo lungo preambolo vengo al fatto dell’uovo sul citofono. Io quell’uovo avrei potuto anche capirlo, giustificarlo con la ricorrenza, avrei potuto anche sorriderci se…SE…se quei quattro ragazzini che lo hanno rotto lì, avessero sorriso a loro volta, divertendosi. E invece no!

Suona il campanello verso le sette di sera, rispondo e sento una voce femminile, molle e atona, dire: “Dolcetto o scherzetto”.

 Negli anni precedenti è capitato più volte che miei ex alunni venissero proprio la sera di Halloween a casa mia; in qualche modo lo preannunciavano, in qualche modo li aspettavo, preparando dolcetti e caramelle. Ed era anche piacevole: salivano in casa vocianti e festanti, con quei trucchi orripilanti, invadevano salotto e cucina, scherzavano, raccontavano, ridevamo insieme. Tutto aveva un senso: per me che li rivedevo e per loro che, fra l’altro, si divertivano.

Ma dicevo di quest’anno…“Dolcetto o scherzetto”….

Non rispondo al citofono,  mi affaccio dal balcone per capire se conosco qualcuno dei ragazzi e, nel caso, farli entrare. Sono in quattro, circa 15 anni, tre ragazze e un maschietto; vestiti normali, hanno delle maschere di cartone tipo carnevale che non abbassano. Chiedo chi sono e per risposta la ragazza ripete come un automa e con voce sempre piatta: ”Dolcetto o scherzetto”. Gli altri guardano altrove, fermi e immobili, manco alzano la testa verso me. Così dico : “ Non vi faccio salire perché ho un po’ di febbre e comunque buon Halloween!”. La febbricola l’avevo sul serio e se tra loro ci fosse stato qualche mio ex alunno avrebbe urlato festante: “Maestraaaaa, daiiiii”. ed io avrei aperto il portone.

Invece quei ragazzi hanno lentamente, quasi al rallentatore, girano i piedi e pian piano hanno svoltato l’angolo. Il maschio si è avvicinato al portone , spiaccicando l’uovo nel citofono e con calma, senza un sussulto o uno schiamazzo, ha raggiunto gli altri silenziosamente. Sono rimasta muta e pensierosa a guardarli andar via. Erano ognuno per i fatti loro, sembravano tristi e desolati pagliacci che, in una serata buia e fredda, non avevano meglio da fare che camminare in strada con una maschera di cartone e una busta di plastica con delle uova dentro. Ma gliel’aveva ordinato il medico??

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