L’altro pomeriggio, tutta contenta, sono andata al Massimo Bellini per assistere alla Bohème. Contenta perché l’opera lirica mi piace; non sono un’intenditrice, né un’appassionata, ma una forte simpatizzante, tanto simpatizzante da fare a volte salti mortali per non perdere le opere proposte dal Teatro Massimo Bellini della mia città. Da anni, però, l’Ente teatro vive situazioni economiche e politiche tali da costringere i tantissimi amanti del bel canto e della musica a varie peripezie, con scioperi improvvisi e recuperi degli spettacoli dopo mesi o anni o rimborsi faticosissimi. Nonostante tutto la stagione lirica e sinfonica proposta dal Massimo rimane tra le più valide, ambite e seguite dai catanesi e non, per la qualità dei lavori proposti, per i cast nazionali ed internazionali che si susseguono, per la bravura degli scenografi e costumisti e, non ultimo, per l’eccellente orchestra del Bellini. E poi c’è da dire che il Teatro Massimo è uno dei gioielli di Catania e il solo entrarci mi fa andare in euforia.

Non avendo mai visto La Bohème, vado, quindi, con mamma al seguito ed amiche, tutta contenta; c’era un certo preavviso di sciopero, la prima era saltata, e, affrancata da telefonate al botteghino e visite al sito web, stavolta sono certa che tutto andrà a buon fine. Ma…

Al suono del campanello di inizio, una voce fuori campo avverte che c’è un’agitazione (ecco… ci siamo di nuovo, caspiterina!) dei tecnici di scena  e la forma di protesta sarà un prolungamento degli intervalli di circa un quarto d’ora oltre il normale allestimento scenografico. Pazienza…tanto siamo comodamente sedute nel palco…15 minuti in quel luogo scorrono veloci, pensiamo. Già, pensiamo…pensavamo…perché i minuti non saranno 15 ma ben 55 per ogni intervallo che moltiplicato 3, visto che la Bohème ha quattro quadri (di circa 20 minuti l’uno), …sto parlando di 3 ore totali di intervalli!

Comunque…finito il primo atto,  ci muoviamo verso il foyer, il bar, verso i corridoi, verso le toilettes… tanto capiamo che sarà lunga stasera… Passa mezz’ora buona e siamo tutti seduti in attesa del secondo atto, ma nulla si smuove. Scattati i 45 minuti di attesa,  cominciamo a battere ritmicamente le mani, qualcuno inizia a gridare “buffoni” e cose del genere, qualche altro urla che quello è un -sequestro di persona- Beh…non esageriamo, siamo liberi di uscire dal teatro ed andarcene, ma…insomma…un biglietto di medio ordine si aggira sui 45 euro…quindi difficile andarsene e poi l’opera pucciniana è veramente bella e ben interpretata dai cantanti. Finalmente, dopo 56 minuti di attesa, orologio alla mano, il sipario si apre e assistiamo al secondo atto, ancora più bello del primo. Al secondo intervallo, e scattato il primo quarto d’ora di attesa, il pubblico ricomincia a rumoreggiare. Ma ecco la sorpresona: entra tutta l’orchestra e il direttore chiede scusa per questo tipo di protesta e per intrattenerci e nel contempo promuovere la campagna abbonamenti della stagione sinfonica appena cominciata,  alza la bacchetta e …ed ecco la Musica! L’orchestra inizia con la Marcia trionfale dell’Aida e segue con  La gazza ladra. Ascoltiamo in perfetto silenzio, con tutte le luci accese,  e gli applausi alla fine sono scroscianti. La bella iniziativa continua nel terzo ed ultimo intervallo: stavolta sono le arie belliniane ad intrattenere il pubblico per oltre 50 minuti;  si sentono provenire dal palco martellate e trapani elettrici (protesta nella protesta dei tecnici di scena) ma la bellezza della musica vince su tutto.

Usciamo dal teatro a notte fonda : abbiamo assistito ad un’opera lirica e contemporaneamente  ad un concerto sinfonico. In auto non so se canticchiare Una gelida manina o Casta Diva; sono stanca e un po’ confusa, ma in fondo è stato un bel porpurie di note, acuti, semitoni,  scene, costumi e …martellate.

E’ proprio vero che…non tutti i mali vengono per nuocere.

Teatro Massimo Bellini – Catania

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