Il costume è un po’ vecchiotto, ma rimane il mio preferito per un bagno pomeridiano perché è leggero e si asciuga subito. Nero,semplice, mi sta bene e mi fa sentire bene anche se devo stare attenta alla scollatura, parecchio audace.

La spiaggia è la solita: stesse facce di bagnanti, stessi ombrelloni, stesso marito che legge lo stesso quotidiano nel suo solito silenzio e c’è anche lo stesso mare. Ma in questo tardo  pomeriggio di luglio lui, il mare,  è un vero spettacolo: è di un blu intensissimo, luccicante, quasi fosforescente; in cielo qualche nuvola bianchissima che un venticello di libeccio fa muovere di qua e di là e lui, maestoso, molle, si dondola verso la battigia con rivoli di onde dalla leggera cresta bianca. L’aria è tersa e si scorge chiaramente la costa calabra sino a distinguere le case, le strade, gli alberi.

Respiro a pieni polmoni e un forte odore di salmastro mi inonda. Passeggio sul bagnasciuga e i piedi lasciano orme decise che l’onda  prontamente cancella. L’acqua è  un punto più fredda rispetto al mattino  e ciò la rende ancora più gradevole. Dieci anni fa in questa zona di mare aperto, fare un bagno significava affrontare il ghiaccio sciolto per via di correnti molto fredde e solo a fine agosto la temperatura del mare diventava più accettabile. Ora siamo quasi a temperature caraibiche e non sempre mi piace.

L’acqua è limpida, lo è sempre in questo  tratto di litorale, oggi lo è ancor di più; riesci a vedere ogni ciottolo, ogni sassolino. Entro pian piano, a piccoli passi, lascio che lui bagni lentamente il mio corpo,  e solo quando l’onda  arriva sopra i fianchi, mi distendo lentamente, con calma, al rallentatore, senza sollevare spruzzi. il suo è un abbraccio totale e con leggeri movimenti vado avanti. Immergo la testa  e apro gli occhi, abituandomi  subito al lieve bruciore del sale, e osservo il fondale : sfumature verdi, poi blu, poi ancora verdi, ora grigie e azzurre  fanno da sfondo ai sassi e alla sabbia. E’ un fondale che conosco, poco variegato, ma mi incute sempre un po’ di timore e quindi lo rispetto.

Non ci sono scogli né grandi sassi in superficie e la mia abituale traiettoria di nuotata resta la barca bianca e blu di Alfredo, un pescatore del luogo, ancorata a circa 40-60 metri dalla riva. A stile libero, a dorso, a rana o come capita arrivo alla barca e mi fermo un po’, aggrappata alla corda della  boa per poi tornare a riva più lentamente. Oggi è stato facilissimo arrivare alla barca, la corrente verso il largo mi ha aiutata ad essere veloce; il più serio pericolo di questo tratto di mare è appunto la corrente, a volte molto sostenuta, e devi stare attenta ad allontanarti perché in pochi minuti potresti trovarti in tutt’altro punto.

Di solito queste nuotate le faccio con due amiche e restiamo a chiacchierare in acqua mentre ci sosteniamo alla barca, ma oggi sono sola  e così mi metto a fare degli esercizi con le gambe, reminescenze di un divertente corso di acquagym. Respiro profondamente e vado sott’acqua, non molto, solo qualche metro, non sono  brava ad andar giù; c’è una famigliola di pesciolini grigi che nuota a triangolo, in punta un pesce leggermente più grande e striato di verde e viola. E’ lui che determina la rotta, sarà il capofamiglia e subito mi vien da pensare a Guizzino e alla sua favola. Non hanno paura di me, passano tra le mie braccia, giocano con le mie gambe, sfiorano il mio seno, poi scendono in profondità  e li perdo di vista. Risalgo e mi distendo a faccia in su a guardare il cielo. Il sole si prepara a tramontare regalando pennellate di arancio e c’è ancora qualche nuvola, ma il vento sembra cessato, così resto ferma a farmi cullare da lui. Sento il suo sciabordio dentro le orecchie e noto l’intenso profumo che mi ricorda le angurie. Chiudo gli occhi; avverto la leggerezza del mio corpo e della mente e mi sento inondata dal blu. E’ un momento di grazia che stavolta riesco a percepire appieno e mi piace. Potrei stare anche un’ora così, ferma e immobile nel blu, ma non devo scordare la corrente e infatti, quando mi riprendo dal delizioso torpore, mi ritrovo più al largo della barca. Torno indietro  nuotando in modo più sostenuto e in prossimità della riva mi viene incontro Beatrice, un pesciolino di appena sette anni che ancora nuota con un bracciolo. Sta gareggiando col fratello più grande e la bimba  dà anima e corpo per eguagliarlo e superare le sue prodezze marine da ragazzo di piscina. Eh, Bea, è già iniziata la tua lotta di uguaglianza e pari opportunità…

<<Hai visto che so andare sott’acqua?>>, mi dice trionfante. Il fratello, intanto si esibisce in capriole mozzafiato.

<<Bravissima,Bea, ma quando lo togliamo quel bracciolo? Nuotare con un solo bracciolo è faticosissimo perché sei sbilanciata e fuori equilibrio. E’ più facile senza>>, dico convinta.

<<Non ce la fa, è piccola ancora>>, risponde il fratello con tono canzonatorio.

<<Non sono piccola! Il bracciolo lo toglierò quando andrò in piscina, come hai fatto tu>>, risponde impettita. Sorrido…ce la farà…altrochè se ce la farà…

Torniamo a riva insieme, la loro mamma e mio marito ci aspettano.

<<Ma ti eri addormentata al largo?>>, chiede mio marito.

<<Forse sì, e non volevo svegliarmi, troppo bello il blu. Stavi venendo a prendermi, vero?>>.

Torno nel blu.

Buon proseguo di estate Sorriso

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