Ci sono giorni nella vita di ognuno che sono diversi dagli altri giorni, giorni che, per situazioni varie, metti in memoria ancor prima che arrivino; giorni in cui già sai che devi affrontare qualcosa, qualcosa di importante, di bello, di spiacevole, di preoccupante o impegnativo. Giorni diversi dagli altri: può essere il giorno della festa che stai preparando con cura da tempo, il giorno di un importante anniversario, il giorno di un fondamentale esame o impegno di lavoro, di una partenza, di un intervento chirurgico, di un acquisto, di un incontro, ecc…

Giorni diversi dagli altri: attesi, preparati e indirizzati esclusivamente a ciò che devi fare, alle montagne che devi scalare, alle problematiche che devi affrontare.

Succede, poi, che quel giorno arrivi e che tutto vada come avevi previsto, come avevi sperato e quel giorno ti entra in memoria per quel fatto, per come sono andate le cose di quel fatto, per come sono state affrontate e risolte. Perchè quella era la cosa più importante di quel giorno e se tutto è andato bene, quel giorno sarà ricordato come tuo evento positivo.

Succede, però, che in quel giorno capiti anche dell’altro, qualcosa magari di stupido, di stonato, quella nota  negativa che non è nulla in confronto a ciò che hai dovuto affrontare, che è quisquiglia di fronte alla priorità, che è sciocchezza rispetto al risultato della giornata.

Ma quella piccola nota grigia entra anch’essa in memoria e se non sei così abile da neutralizzarla, se non hai antidoto a sufficienza, quel giorno inizierai a ricordarlo anche per quella nota storta ed essa potrà  prendere sempre più sopravvento sul resto.

 

Mi è accaduto poco tempo fa e sto ancora lottando per allontanare il punto nero di quel giorno importante in cui ho scalato agilmente una montagna, in cui tutto è andato bene e anche meglio del previsto. Ma quel punto è sempre lì, fermo ed irremovibile. Mi ripeto che non ha importanza, che è emerso solo perché l’essenziale di quel giorno è andato bene, che sarebbe stato molto peggio il contrario: lui però, col suo nero sempre più  lucido e vivido, stride nel ricordo di quel biancore, si allarga, si restringe, macchia, invade, avvelena e più tenti di cancellarlo, più non ci riesci.

Ripenso alle parole del mio insegnante di yoga che mi consiglia di concentrarmi sul bianco, solo sul bianco: non è facile anche perché quel puntino nero so di non meritarlo e con esso mi ritrovo ancora una volta a lottare.

Ancora una volta.

E se esaurissi l’antidoto?

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