Secondo racconto scritto per gioco.
Auguro agli eventuali lettori serena domenica e qualche sorriso…
:-))
 

Faceva caldo quella sera, molto caldo, così come le sere precedenti.

Margherita era già in pigiama e ciabatte e si apprestava a trascorrere l’ora di relax quotidiana davanti al pc.

Da qualche mese aveva quell’abitudine; terminato il lavoro, finite le faccende domestiche e i doveri familiari, accendeva il computer e si regalava un po’ di riposo, navigando in quel mondo strano, variopinto di colori, parole, immagini e suoni.

Quella sera, però, aveva deciso che sarebbe stata poco davanti allo schermo: era stanca e assonnata. Nelle notti precedenti aveva dormito male a causa del gran caldo e di sogni agitati. Durante le ultime settimane, nel cuore della notte, si era spesso svegliata con la strana ed inquietante sensazione che in casa ci fosse qualcuno, qualcosa. Si era riaddormentata tutte le volte ripetendo a se stessa che erano solo sciocche sensazioni, dovute, magari, alle giornate stressanti che stava vivendo, cariche di impegni e di troppo rumore.

Da oltre un mese i vicini di casa stavano ristrutturando la facciata dell’appartamento attiguo al suo e, polvere e assordanti rumori, la costringevano a tenere le porte esterne chiuse fino al tramonto. Solo all’imbrunire Margherita apriva porte e finestre nella speranza di rinfrescare la casa. Essendo il suo appartamento al 2° piano e vivendo in un quartiere molto tranquillo, aveva anche l’abitudine di tenere alcune porte esterne aperte tutta la notte: era l’unico modo per dormire con quel caldo micidiale. Non aveva mai pensato che l’impalcatura dei vicini, necessaria al rifacimento della facciata, potesse costituire una facile via d’accesso al suo confinante balcone. No, non l’aveva mai pensato, nemmeno in quei momenti di improvvisi risvegli notturni.

Nel silenzio di quella sera, Margherita si sedette davanti al pc, digitò la password d’ingresso ad internet e cominciò la sua navigazione. In casa dormivano tutti e anche il cagnolino si era già sistemato nella cuccia del terrazzino. La tenda di bisso bianca si muoveva dolcemente, sospinta da una leggera brezza che iniziava a regalare un po’ di frescura.

Improvvisamente Margherita girò lo sguardo verso la tenda: un’ombra, un movimento repentino, un respiro, un soffio…qualcuno…qualcosa…

Margherita scattò in piedi, si guardò attorno, ma non notò nulla di insolito nella stanza.

Le luci di casa erano tutte spente, solo lo schermo del computer e la lampada della scrivania illuminavano lo studio.

Stava per risedersi quando sentì un rumore provenire dalle altre stanze, un suono debole, poi un respiro. Qualcuno era entrato in casa!

La testa di Margherita cominciò a bruciare e il cuore a battere forte. Si avviò a passi cauti verso la camera da pranzo e con mano tremante fece scattare l’interruttore della luce: niente, tutto sembrava tranquillo, così come in cucina.

“Sono solo stanca ed agitata…è stata solo la mia immaginazione…”.

Spense le luci e tornò verso lo studio, decisa a chiudere il pc e ad andare a dormire.

Mentre attraversava l’ingresso… lo sentì di nuovo: un soffio, un respiro debole, debolissimo, ma chiaro e sicuro. Paralizzata, ascoltò attentamente: un altro soffio e ancora un altro.Provenivano dal salotto.

Margherita cominciò a sudare e il suo corpo fu pervaso da un leggero tremore. Gridò A.I.U.T.O.!, Lo gridò, ma dalla bocca non uscì alcun suono: il suo cervello aveva elaborato e formulato quelle lettere una ad una, ma il terrore aveva bloccato la sua voce.

Andò verso il salotto completamente immerso nel buio, allungò il braccio tremante per cercare l’interruttore,…click, e…lo vide!

Per un lunghissimo attimo si guardarono, fermi, immobili, poi lui soffiò, si gonfiò, si rizzò, fece dei passi all’indietro,si diresse verso la porta che dava sul balcone, porta che quella sera Margherita aveva dimenticato di aprire, e cominciò a saltare. Era terrorizzato più di Margherita, sembrava impazzito e continuava a soffiare e a saltare sbattendo il suo corpo contro la serranda. Lui sapeva che quella era una via d’uscita, di salvezza, forse aveva usato quella porta nelle notti precedenti, ma quella sera era una via chiusa, sbarrata.

Margherita rimase immobile sull’uscio del salone, senza sapere cosa fare. Guardava quasi affascinata quei salti sempre più alti, più disperati, accompagnati da tonfi tremendi contro il legno; ad ogni salto le tende di lino venivano smosse, strappate dalle sue unghie mentre si avviluppavano attorno al suo corpo terrorizzato.

Il cane, svegliato dai rumori, abbaiava e ringhiava mentre cercava di abbattere la sottile zanzariera di nylon per entrare in casa in aiuto della sua padrona.

<<Stai calmo, torna nella cuccia, non c’è pericolo!>>, Margherita gridò al cane. Se fosse riuscito ad entrare sarebbe stato un problema in più.

Lei capì che doveva muoversi da quell’uscio, il suo corpo ostacolava l’unica via d’uscita per quell’essere spaventato. Se Margherita fosse stata più calma avrebbe di certo capito che la cosa migliore da fare sarebbe stata di andar via, in un’altra stanza, e aspettare che lui si calmasse e trovasse da solo la strada da dove era entrato, ma si sa che la paura non fa ragionare bene.

Così lei decise di andargli incontro; voleva tranquillizzarlo, voleva indicargli la via per tornare sul balcone e quindi sull’impalcatura. Si mosse verso lui, ma quei salti disperati la spaventavano, così lei si guardò attorno ed afferrò la prima cosa che vide per difendersi: un vaso di kenzia. Con quella pianta a mo’ di scudo si avvicinò verso quell’esserino che, vedendo quel semi-albero movente, impazzì di terrore ancora di più.

La tenda era ormai a brandelli. Margherita, seminascosta dalle foglie, era vicinissima a lui…inclinò il vaso…le foglie sfiorarono il suo corpo e lui fuggì come una saetta verso l’ingresso, dopo aver travolto tutto ciò che stava sul tavolo basso di cristallo.

Margherita vide l’Elsa blu vacillare, scaraventò la kenzia a terra e si tuffò per afferrare la sua statuina preferita e con l’Elsa in mano corse verso lo studio.

Vide che lui stava per imboccare l’uscita…<<A destra!! Vai a destra!!>> gridò.

L’impalcatura era a destra del lungo ed angolare balcone. Lui era andato a sinistra.

Il cagnolino, che intanto aveva distrutto la zanzariera, fiondò nello studio e, abbaiando e ringhiando, uscì come un furetto verso il balcone, a sinistra.

Margherita corse fuori, si lanciò sul cane e con l’unica mano libera riuscì ad afferrare il suo collarino, immobilizzandolo.

Ci fu un attimo di pausa,una frazione di secondo di immobilità quasi irreale, poi lui uscì da dietro un vaso; guardò il cane con le zampe bloccate, guardò Margherita lunga lunga a terra e con l’Elsa in mano, fece un passo avanti, poi indietreggiò, si girò e…saltò giù.

Il cane, Margherita e l’Elsa si affacciarono, si sporsero dal balcone del secondo piano e guardarono in basso…

 

 

Quella notte Margherita dormì malissimo, anche per il gran caldo, poiché aveva accuratamente chiuso tutte le porte esterne; tutte.

L’indomani mattina, ancora assonnata e con le ginocchia doloranti, uscì di casa per andare al lavoro. Appena chiuse il portone, sentì un soffio. Si voltò di scatto e…lo vide!

Stava sul muretto della casa accanto, fermo in una postura elegante e fiera.

Margherita sorrise:<< E’ proprio vero che i gatti hanno sette vite!>>   Gatto

 

 

Disegno realizzato col mouse da Gabriella solare

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