…faccia di chi ha dormito poco e male, il caffè mezzo bruciacchiato, la cartella della scuola troppo pesante, quel maglione grigio, vecchio e già slargato, mente rivolta alle mille cose da fare, odore pesante delle triglie fritte il giorno precedente, apro la porta, serve aria fresca e…

 

…e ti sento cantare mentre stendi la biancheria sul balcone.

Ti è sempre piaciuto cantare anche se sei stonata peggio di una campana. Papà ti diceva sempre di non cantare per noi figlie altrimenti saremmo cresciute stonate come te e tu con fatica hai rinunciato alle ninne nanne. Ma hai cantato sempre: quando eri da sola in una stanza, quando preparavi la colazione, mentre sfaccendavi in casa o ti preparavi per andare al lavoro. E’ sempre stato il tuo modo di iniziare una giornata. A volte lo hai fatto anche nei momenti difficilissimi che hai dovuto, che abbiamo dovuto, affrontare.

 

Non sai, mamma, quanto mi piace sentire il tuo stonatissimo canto: per me è sempre stato e sempre sarà dolcissima melodia.

 

E’ tardi, devo andare a scuola, ma prima alleggerisco la borsa di lavoro dalle tante cose inutili che ogni giorno mi trascino dietro, tolgo il vecchio maglione e ne indosso uno nuovo e colorato, spazzolo bene i capelli, metto l’ombretto verde e la matita sulle labbra, calzo le scarpe col tacchetto e metto anche gli orecchini di corallo che tu mi hai regalato. Uno sguardo allo specchio: ecco, ora va decisamente meglio.

Oggi è una bella giornata, è il tuo compleanno.

Corro, non ho il tempo di farti gli auguri adesso, lo farò più tardi. Salgo in macchina, accendo il motore. Lo spengo.

Perché più tardi? Risalgo velocissima le scale: sei sveglia, stai cantando, perché più tardi? Sarò richiamata al lavoro? Non importerà.

-Mamma, Auguriiiiii!!!!.

-Ehi, a quest’ora?! Grazie, ma è tardi, vai a scuola, ci vediamo a pranzo.

-Ti ho sentita cantare e mi è piaciuto. Grazie, mamma.

– Devi tapparti le orecchie quando mi senti cantare, sono stonata, lo sai! Grazie di cosa?

-Mai, per me è musica.Grazie di tutto, auguri, a più tardi.

– Ciao, buon lavoro e attenta agli incroci: non correre!

 

Cuore rosso

Nataliziu

 

-Mamma, mammuzza, si ‘n avissi a tia,
ju ‘ntra ‘stu munnu, mi sintissi persu;
ti vogghiu beni chiù di l’Universu,
chiù di la vista e chiù di l’arma mia.

 

Si lu me’ sensu ancora non s’ha persu,
lu vidi, mamma è pirchì pensu a tia:
a tia ca si’ la megghiu puisia;
e di la puisia lu megghiu versu!

Oggi ricurri ancora la to’ festa
ed ju chi non mi scordu la jurnata,
t’offru l’umili miu, solitu cantu.

Tu dunami la solita vasata,
e po’ fammi durmiri ccu la testa
supra lu pettu to’ amurusu e santu!

Nino Martoglio  -Centona

 

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