Assistere alle tragedie greche a Siracusa è per me, e per gli appassionati come me, un evento da non perdere; un appuntamento atteso e sperato che si rinnova ogni anno e che puntualmente ti regala emozioni.

Il rituale è ormai consolidato: parti da casa  munita di cuscino, ombrellino, cappellino, bottiglietta d’acqua, arrivi al Parco archeologico della Neapolis di Siracusa e, attorniata da centinaia di persone, attendi l’apertura degli enormi cancelli di ferro ; già quel cancello lo vedi come un confine, un orizzonte che distingue la realtà dalla fantasia, l’antico dal moderno. La gente attorno a te aumenta sempre più, ci sono tantissimi giovani, intere scolaresche, gruppi, comitive, persone che vengono da tutta Italia e anche dall’estero.

Questa è una delle poche giornate a biglietto libero e il costo nei giorni dei posti numerati è davvero elevato( fino a 65 euro), quindi siamo pronti a correre all’apertura dei cancelli per accaparrarci il posto migliore. Alle 17.00 infatti scattiamo proprio tutti ;i più pimpanti delle comitive conquistano i posti migliori, mentre il solitario, riflessivo studioso percorre quel tratto di ghiaia bianca, in salita, tra gli alberi del parco, già sfogliando il libretto di sala o, meglio ancora, la traduzione della tragedia così come andrà in scena.

Già sai che dovrai attendere altre due ore poiché lo spettacolo inizierà al tramonto e il sole siciliano a maggio non scherza, così via ai cappellini, agli ombrellini, alla crema solare. Intanto sei già lì, sei immersa nel parco degli dei, allontani i pensieri e ti prepari ad entrare in un’atmosfera senza tempo. Le restanti due ore di attesa scorrono veloci mentre ti arrostisci al sole: qualcuno va ad ammirare la fontana che sovrasta il teatro, altri vanno a buttare un urlo nell’orecchio di Dionisio o a visitare l’area romana, altri ancora scambiano qualche parola con lo sconosciuto vicino o si immergono nella lettura del libretto di scena. Mentre i giovani fanno la ola, alcuni sfogliano la vecchia antologia greca e sorridono leggendo note, frasi, appunti che  riportano ai bei tempi dei banchi di scuola.

Davanti a te la scena attende silenziosa, senza sipario, senza alcun velario, che la rappresentazione teatrale le dia senso e vita;  ed ecco che arriva il  crepuscolo. In questo emozionante e magico momento della giornata, la luce ambrata e toccante, rende tutto più nobile e spettacolare.

Si comincia…Il pubblico, composto da migliaia di persone, tace all’improvviso, come un sol uomo. Che importa essere seduti sulla pietra, senza schienale, su un sedile munito solo di un sottile cuscino? Chi se ne accorge? Sei sudata ed accaldata? Fa nulla, tra poco si alzerà la brezza di mare.

 

Entra in scena il Coro  e tutto ha inizio…Sei lì, rapita dalla recitazione, dagli attori, dalla scenografia, dal testo.

Una qualità universalmente riconosciuta della tragedia greca, e del mito greco, è la sua ricchezza di significati e interpretazioni. In ognuna di queste interpretazioni la tragedia greca offre una verità altrettanto universale e simbolica della condizione umana e ti sorprendi ogni volta per gli elementi di attualità e contemporaneità che riesci a trovare in essa. Ciò che mi affascina è anche questo: consapevole che stai ascoltando fatti di un mondo antico, vecchio e sepolto, ti accorgi che tutto rimane attuale e nulla in fondo si modifica. Predestinazione, libero arbitrio, passione, matricidi, gelosie, invidie…l’antico si mescola con la modernità dei sentimenti e delle passioni di oggi in modo sorprendente….basta leggere un quotidiano per rendersi conto dell’attualità della tragedia greca…

Edipo a Colono” di Sofocle che ho visto quest’anno è, nel suo insieme un inno all’accoglienza dello straniero, anche quando lo straniero è macchiato da infamia politica e religiosa nel paese da cui è fuggito, pur essendo innocente. L’accoglienza non è automatica e indolore: la “gente”, i vecchi di Colono, recalcitrano, sono sospettosi e tendenzialmente ostili, temono la contaminazione religiosa e l’inimicizia del paese di provenienza dello straniero…e se questa non è attualità…

L’ora e mezza di intensa recitazione scorre veloce mentre contempli l’eterno travaglio della vita, lo snodarsi di vicende di uomini e dei, di eroi e di traditori, di padri e madri, sposi, fratelli e figli uniti da vincoli feroci, di vita e di morte..

E’ già buio quando tutto ha termine e ancora sei lì ad applaudire e ad ammirare la spettacolare scenografia. Sorridi nel sentire l’urlo da stadio delle ragazzine che così omaggiano la bellezza dell’attore che impersona Teseo, non ti sorprendi nel sentire un giovane dire all’amico “Mi sono commosso”, applaudi convinta al vecchio, ma sempre grande, Giorgio Albertazzi e hai quasi voglia di abbracciare tutti gli attori che hanno saputo con la loro interpretazione proiettarti indietro nei secoli, regalandoti un brivido.

 

Annunci